Re: La Grande Dinastia dei Paperi - Carl Barks con il Corriere
Inviato: lunedì 04 febbraio 2008, 18:50
La Grande Dinastia dei Paperi 2

1950-51
I capolavori iniziano a fioccare. In particolare il loro ritmo aumenterà dalla fine del 1951, data che coincide anche con il secondo divorzio di Barks che tuttavia non perderà verve creativa ed anzi inizierà a lavorare, in un motel di Los Angeles, al primo Uncle Scrooge indipendente da Four Color Comics, che vedrà la luce nel 1953.
Paperino e le Spie Atomiche (Donald Duck in “Dangerous Disguise”): un caposaldo della produzione barksiana, che con i suoi ritmi impareggiabili e la dimestichezza nell’amalgamare la comicità disneyana ai numerosi momenti di tensione resi ancora più realistici dal cast di personaggi perfettamente umani ha contribuito alla consacrazione dell’Uomo dei Paperi. All’ombra della Guerra Fredda Barks schernisce con il consueto garbo il clima d’opprimente ansia che si espandeva a macchia d’olio, riuscendo a sdrammatizzare le tensioni ancora maggiormente di quanto ha fatto il binomio Walsh/Gottfredson, che preferì la propaganda allo stemperamento dei toni. La raffinata spy-story, che si conclude con un eclatante suicidio, verte sulla figura di un Paperino poliedrico come non mai, pronto a passare dal desiderio di farsi i fatti suoi a quello di gettarsi all’avventura: il tutto garantisce una vasta varietà di situazioni, che passano dall’emozionante viaggio in treno (con un Donald che rischia ripetutamente di essere impallinato, gettato giù da un pontile e decapitato), all’esilarante rodeo per finire con un classico ma efficace ribaltamento di ruoli. L’abilità del Maestro dell’Oregon sta anche nel non disperdersi in questa molteplicità di scene, che garantiscono la perpetua attenzione del lettore ma che rischierebbero anche di fargli perdere il filo, grazie a piccoli espedienti impliciti come il nesso logico per cui a causa della falla nell’impianto antincendio la pompa d’acqua dei nipotini perde tutta la propria pressione.
Grande anche la figura dell’enigmatica Georgia de’ Atlantis (il cui cognome originale, Cornpone, si riferisce alla farina di mais tipica degli stati del sud come, appunto, la Georgia), esponente della numerosa carrellata di spie, contro-spie e contro-contro-spie che danno vita ad indimenticabili siparietti tragicomici (Sempre festa, qui! Senti che petardi!), ora semplice contorno ora parte integrante della trama.
Graficamente già si è accennato ai personaggi completamente umani, come quelli di Magic Hourglass, che sono calati in ambientazioni accurate tipicamente barksiane che aumentano l’impatto realistico senza tradire lo spirito disneyano.
Paperino Re del Circo (Donald Duck in “Big-Top Bedlam”): tra le commedie più riuscite, ma anche tra le più misconosciute ecco questa storia di farsesca e beffarda che fa riapparire il fascino delle acrobazie circensi nella produzione barksiana dopo Paperino equilibrista (1944, con il primo riferimento a Paperopoli) e Paperino prestigiatore (1947). Grande lezione di ritmo comico non solo per i testi, ma anche per i disegni che conferiscono frenetica dinamicità grazie anche all’insolita disposizione che la gabbia assume in certe tavole, con vignette frammentate che s’incastonano perfettamente l’una con l’altra. Notevole anche il gusto del paradosso barksiano, per cui la spilla che serviva per andare al circo finisce con l’essere ritrovata nel circo stesso, causando però imprevedibili complicazioni che confluiranno nel finale con la meritata ed immancabile punizione per il fraudolento e menzognero Donald.
Paperino e la Margherita (Donald Duck): simpatica ten pages, per la serie Tra i due litiganti…, alquanto atipica per le piccole finestrelle con giochi di parole utili per gag visive e non.
Paperino e la Cavalleria (Donald Duck): altra simpatica ten pages, commedia nella commedia, notevole per la sottile ironia verso la piccola borghesia.
Paperino e i Doni Inattesi (Donald Duck in “You Can’y Guess!”): grande esempio di formidabile intreccio comico che culmina in ben due climax (nella terzultima e ultima tavola), fa leva sull’aspetto consumistico del Natale da sempre deriso da Barks che questa volta coglie l’occasione per ironizzare anche su quei tanti ciarlatani che ancora oggi speculano sui creduloni. Nessuno di questi truffatori riesce a scoprire cosa desideri Paperino per Natale e se il lettore inizia già a capirlo dopo il ripetuto tormentone della 313 zoppicante, Barks aveva già inserito delle piccole anticipazioni con le auto balocco rispettivamente nella prima e nella seconda tavola.
Nonna Papera e l’Aspirapolvere (Grandma Duck): breve storiellina che introduce, per gli stessi motivi pubblicitari per cui i due sono presenti nella gottfredsoniana Mousepotamia, i cenerentolosi Giac e Gas che diventeranno comprimari fissi nella produzione americana collaterale.
Paperino Consulente di Campeggio (Donald Duck in “Camp Counselor”) è alquanto deboluccia (e non a caso non scritta da Barks) ma se non altro è ottima per introdurre Paperino e l’E.S.S.B. (Donald Duck) in cui esordiscono quelle Giovani Marmotte che occuperanno gran parte delle ultime storie del Maestro.
Paperino e la Clessidra Magica (The Magic Hourglass): Don Rosa l’ha parzialmente esclusa dalla sua Saga, vista la presenza di questa Clessidra Magica che svaluterebbe il ruolo della ben più celebre Numero Uno. Beh, Don Rosa certe volte è un vero gnagno dato che La Clessidra Magica è un avventura bellissima, in cui Barks tratta il tema della vera ricchezza senza infiorettature o banalità e che anzi è contornata da una trama avvincente e scorrevole, dai toni surreali che non stonano con le componenti realistiche, accentuate dall’ottimo tratto di Barks (memorabile la prima quadrupla) che utilizza personaggi umani al posto dei soliti cani antropomorfi al pari dell’altrettanto capolavorosa Le Spie Atomiche.
Chiudono l’albo le autoconclusive Paperino – Silenzio!, Paperino Portiere di Teatro, Paperino e un Cane da Riporto e l’interessante articolo sull’esperienza di Barks come illustratore dell’Eye-Opener.

1950-51
I capolavori iniziano a fioccare. In particolare il loro ritmo aumenterà dalla fine del 1951, data che coincide anche con il secondo divorzio di Barks che tuttavia non perderà verve creativa ed anzi inizierà a lavorare, in un motel di Los Angeles, al primo Uncle Scrooge indipendente da Four Color Comics, che vedrà la luce nel 1953.
Paperino e le Spie Atomiche (Donald Duck in “Dangerous Disguise”): un caposaldo della produzione barksiana, che con i suoi ritmi impareggiabili e la dimestichezza nell’amalgamare la comicità disneyana ai numerosi momenti di tensione resi ancora più realistici dal cast di personaggi perfettamente umani ha contribuito alla consacrazione dell’Uomo dei Paperi. All’ombra della Guerra Fredda Barks schernisce con il consueto garbo il clima d’opprimente ansia che si espandeva a macchia d’olio, riuscendo a sdrammatizzare le tensioni ancora maggiormente di quanto ha fatto il binomio Walsh/Gottfredson, che preferì la propaganda allo stemperamento dei toni. La raffinata spy-story, che si conclude con un eclatante suicidio, verte sulla figura di un Paperino poliedrico come non mai, pronto a passare dal desiderio di farsi i fatti suoi a quello di gettarsi all’avventura: il tutto garantisce una vasta varietà di situazioni, che passano dall’emozionante viaggio in treno (con un Donald che rischia ripetutamente di essere impallinato, gettato giù da un pontile e decapitato), all’esilarante rodeo per finire con un classico ma efficace ribaltamento di ruoli. L’abilità del Maestro dell’Oregon sta anche nel non disperdersi in questa molteplicità di scene, che garantiscono la perpetua attenzione del lettore ma che rischierebbero anche di fargli perdere il filo, grazie a piccoli espedienti impliciti come il nesso logico per cui a causa della falla nell’impianto antincendio la pompa d’acqua dei nipotini perde tutta la propria pressione.
Grande anche la figura dell’enigmatica Georgia de’ Atlantis (il cui cognome originale, Cornpone, si riferisce alla farina di mais tipica degli stati del sud come, appunto, la Georgia), esponente della numerosa carrellata di spie, contro-spie e contro-contro-spie che danno vita ad indimenticabili siparietti tragicomici (Sempre festa, qui! Senti che petardi!), ora semplice contorno ora parte integrante della trama.
Graficamente già si è accennato ai personaggi completamente umani, come quelli di Magic Hourglass, che sono calati in ambientazioni accurate tipicamente barksiane che aumentano l’impatto realistico senza tradire lo spirito disneyano.
Paperino Re del Circo (Donald Duck in “Big-Top Bedlam”): tra le commedie più riuscite, ma anche tra le più misconosciute ecco questa storia di farsesca e beffarda che fa riapparire il fascino delle acrobazie circensi nella produzione barksiana dopo Paperino equilibrista (1944, con il primo riferimento a Paperopoli) e Paperino prestigiatore (1947). Grande lezione di ritmo comico non solo per i testi, ma anche per i disegni che conferiscono frenetica dinamicità grazie anche all’insolita disposizione che la gabbia assume in certe tavole, con vignette frammentate che s’incastonano perfettamente l’una con l’altra. Notevole anche il gusto del paradosso barksiano, per cui la spilla che serviva per andare al circo finisce con l’essere ritrovata nel circo stesso, causando però imprevedibili complicazioni che confluiranno nel finale con la meritata ed immancabile punizione per il fraudolento e menzognero Donald.
Paperino e la Margherita (Donald Duck): simpatica ten pages, per la serie Tra i due litiganti…, alquanto atipica per le piccole finestrelle con giochi di parole utili per gag visive e non.
Paperino e la Cavalleria (Donald Duck): altra simpatica ten pages, commedia nella commedia, notevole per la sottile ironia verso la piccola borghesia.
Paperino e i Doni Inattesi (Donald Duck in “You Can’y Guess!”): grande esempio di formidabile intreccio comico che culmina in ben due climax (nella terzultima e ultima tavola), fa leva sull’aspetto consumistico del Natale da sempre deriso da Barks che questa volta coglie l’occasione per ironizzare anche su quei tanti ciarlatani che ancora oggi speculano sui creduloni. Nessuno di questi truffatori riesce a scoprire cosa desideri Paperino per Natale e se il lettore inizia già a capirlo dopo il ripetuto tormentone della 313 zoppicante, Barks aveva già inserito delle piccole anticipazioni con le auto balocco rispettivamente nella prima e nella seconda tavola.
Nonna Papera e l’Aspirapolvere (Grandma Duck): breve storiellina che introduce, per gli stessi motivi pubblicitari per cui i due sono presenti nella gottfredsoniana Mousepotamia, i cenerentolosi Giac e Gas che diventeranno comprimari fissi nella produzione americana collaterale.
Paperino Consulente di Campeggio (Donald Duck in “Camp Counselor”) è alquanto deboluccia (e non a caso non scritta da Barks) ma se non altro è ottima per introdurre Paperino e l’E.S.S.B. (Donald Duck) in cui esordiscono quelle Giovani Marmotte che occuperanno gran parte delle ultime storie del Maestro.
Paperino e la Clessidra Magica (The Magic Hourglass): Don Rosa l’ha parzialmente esclusa dalla sua Saga, vista la presenza di questa Clessidra Magica che svaluterebbe il ruolo della ben più celebre Numero Uno. Beh, Don Rosa certe volte è un vero gnagno dato che La Clessidra Magica è un avventura bellissima, in cui Barks tratta il tema della vera ricchezza senza infiorettature o banalità e che anzi è contornata da una trama avvincente e scorrevole, dai toni surreali che non stonano con le componenti realistiche, accentuate dall’ottimo tratto di Barks (memorabile la prima quadrupla) che utilizza personaggi umani al posto dei soliti cani antropomorfi al pari dell’altrettanto capolavorosa Le Spie Atomiche.
Chiudono l’albo le autoconclusive Paperino – Silenzio!, Paperino Portiere di Teatro, Paperino e un Cane da Riporto e l’interessante articolo sull’esperienza di Barks come illustratore dell’Eye-Opener.











