Faccio un ultimo commento cumulativo su quest'opera. O meglio, sull'ultimo pezzo di quest'opera.
Scarpa Puro
Nell'ultima sua fase come autore completo Scarpa lancia le quattro famosissime e bellissime Strip Stories, che nell'insieme rappresentano qualcosa di veramente unico e prezioso, all'interno del suo percorso autoriale. Nella forma e nel contenuto abbiamo il prodotto che forse più si avvicina all'intenzione dell'autore di porsi come continuatore dell'opera di Gottfredson.
Brigaboom è la migliore, la più lunga, complessa, effervescente e curiosa. Parecchie spanne sotto invece la
Banda dello Sternuto, piuttosto ripetitiva, e
Gli Uomini Vespa, un giallo simpatico ma estremamente prevedibile. Si tratta comunque di ottime storie, in grado di divertire sinceramente il lettore, restituendogli un sapore antico e moderno al tempo stesso. Chiude il quartetto
Ciao Minnotchka, altra storia notevolissima, tanto per le implicazioni politiche, quanto per l'atmosfera che si respira. Non è certo una storia priva di ingenuità, dato che il climax di questo intrigo internazionale è costituito dal salvataggio di un cagnolino, e l'entusiasmo di Pippo di fronte a Zenobia che lo scarica mi è sempre parso un bel po' posticcio, ma sono cose su cui si sorvola volentieri. Nel mucchio di questo periodo è presente anche una storia straniera di Scarpa,
Zio Paperone e il tesoro profumato, simpatica ma trascurabile, e soprattutto la bellissima
I Paperi di Paperopoli alla Conquista del Mitico Ticket, altra saga in quattro parti in cui Scarpa ripropone l'intero cast dei Paperi, calandoli nell'atmosfera "festosa" dell'inaugurazione di Disneyland Paris, e offrendo ad ognuno di loro un ottimo ruolo. Una fase creativa indimenticabile, questa, per Scarpa, qualitativamente pari a quanto proposto agli inizi della sua carriera, quando ancora "ci credeva".
Poi Scarpa abbandona la Disney Italia e approda alla sua ultima stagione creativa. Si comincia benissimo con
Le Dolcezze del Natale, la storia francese, che è già un piccolo classico. Il cast è usato benissimo e le chicche e le finezze si sprecano (
Tu Quoque Plute, Orazio che commette tanti sbagli sul lavoro e va in prigione) insieme alla bellezza del tratto che tocca qui il suo apice. Carine anche se un po' minori le successive
Carote dell'Allegria e
Regali Mutanti che chiudono definitivamente la carriera di Scarpa come autore completo.
Scapra
Cominciamo con un appunto. Sono sempre stato molto critico con la scelta attuata da questa collana di mescolare le Storie sceneggiate dallo stesso Scarpa con quelle di altri autori, come se si trattasse di materiale omogeneo. Dopotutto, si sa, Scarpa è stato un grandissimo disegnatore, ma il motivo per cui lo si considera l'erede diretto di Barks e Gottfredson è per quello che produsse come autore completo, per cui diluire la sua cifra stilistica in mezzo a materiale prodotto con presupposti diversissimi mi è sempre parso sbagliato. Seguire l'ordine cronologico d'altra parte era una scelta, per quanto da me non condivisibile, sicuramente sensata, per cui mi è dispiaciuto veder cadere anche quest'ultimo criterio negli ultimi volumi. La collana è stata infatti protratta per altri tre numeri per far posto alle storie di Amendola e Del Conte, che Scarpa ha solamente supervisionato, correggendo qua e là qualche becco o espressione. Si tratta di materiale a tratti caruccio ma non sempre memorabile e "collezionabile", ed è sicuramente poco pertinente all'opera stessa. Oltretutto, per rendere maggiormente comprabili anche i volumi di questa fase, sono state anticipate le varie Strip Stories, piazzandone una a volume. A mio avviso, è stata una mossa azzardata e figlia dell'eccesso, che ha fatto perdere un po' il reale senso delle cose. Dopotutto è vero che in un omnia ci deve stare tutto, ma allora andrebbe ridefinito il criterio per cui si è scelto di dedicare un omnia ad un determinato autore.
Oltre alle storie supervisionate, sono presenti storie di un sacco di autori contemporanei. Fra loro si distinguono alcuni autori che sembrano aver imparato molto bene la lezione di Scarpa. Il primo
Panaro, per esempio, autore di alcune storie la cui mimesi stilistica con Scarpa è pressocché perfetta, e la
Salvatori, autrice molto attenta ai caratteri dei personaggi, che firma pure un ideale sequel della
Chirikawa. Degna di nota è stata pure la "decostruente"
Topolino Capostazione di
Concina e le
Pitto-Pareti Boom di
Michelini. Ma le due "sorprese" più grosse vengono dalla fase Egmont e sono la storia del filologo Gerstein
Un Ragazzo Davvero in Gamba che riesamina il rapporto tra Topolino e Pietro con una certa sensibilità capace di far scendere qualche lacrimuccia, e la storia muta sperimentale
Un Tranquillo Giorno in Spiaggia di
Hamill, ottima sotto ogni aspetto. Viene da pensare che per quanto la Egmont possa aver portato avanti una politica passatista e un po' retrograda nel suo rifarsi agli archetipi del fumetto Disney, fosse il posto ideale per uno Scarpa a fine carriera.
Altre considerazioni
L'ultimo volume, quello delle Cronologie Ragionate mi ha lasciato un po' perplesso. Vedere una sezione dedicata ai personaggi di Scarpa mi aveva fatto inizialmente pensare ad una disamina delle principali figure scarpiane. Non pensavo certo potesse trattarsi di un blocco di ben 40 pagine occupate da una griglia in cui viene elencato qualsiasi disegno vagamente antropomorfo uscito dalla matita di Scarpa. E così si ha una lunghissima e infinita sfilza di "Bambino" "Bambina" "Bambina 2"" Bambina 3" "Cameriere" "Cameriere dell'hotel" "Cameriere dell'hotel 2" "Joe" "Postino" Portinaio", con tanto di numeri di Topolino in cui andarsi a cercare ognuno di loro (ma non i titoli delle storie). Seriamente, come può in qualche modo essere utile una lista simile? Quanto tempo è stato speso per stilare un elenco di figure prevalentemente anonime? Proseguendo c'è invece la lista di ogni storia scarpiana. Di ognuna è presente il codice, la lista delle ristampe, le note su colorazioni, lettering, eventuali censure. Ma non il nome dello sceneggiatore. What? Molto poco ragionate queste cronologie ragionate.
Insomma, personalmente non posso fare a meno di salutare quest'omnia con una punta di amarezza. E' stata lunga, spossante, e non sempre ne è valsa la pena. In altre parole, è stata una collana all'insegna dell'eccesso, che ne ha permeato tutta l'impostazione. Non discuto la buona fede dei curatori, che probabilmente si sono trovati a dover far coincidere esigenze e visioni difformi, tuttavia sarei disonesto nell'affermare che questa elefantiaca sfilza di 51 volumi contenga materiale della stessa qualità dei precedenti TuttoBarks e TuttoGottfredson. Non è stata un'opera per tutti, ma solo per un determinato tipo di pubblico, quello dei filologi. E neanche tutti i filologi, ma quelli di un certo tipo e con determinate idee.
Tempo fa sul Papersera era venuta fuori una discussione a questo proposito nella quale avevo detto
la mia. I toni si erano fatti anche aspri ad un certo punto, ma ritengo che leggerla sia comunque importante per capire i differenti punti di vista.