Tigrotta ha scritto:
VOLUME 47 - TOPOLINO IN: "CIAO, MINNOTCHKA!" E ALTRE STORIE
Il volume 47 contiene l'ultima imperdibile strip story di Scarpa "Topolino in: "Ciao, Minnotchka!"", per la prima volta raccolta in un unico volume.
Questo l'ho preso.
Ho avuto culo di trovare un'edicola che ricevesse anche copie extra, non destinate ai clienti che si prenotano per tutta la collana, e ne ho approfittato per procurarmi uno dei volumi senza dubbio più rilevanti della collezione.
Il motivo è chiaramente schiaffato in copertina: per la prima volta viene ripubblicata
Topolino in: "Ciao Minnotchka!", storia che per ragioni legati alla tematica leggermente satirica nei confronti dello stile di vita dell'URRS è stata messa alla berlina ai tempi della pubblicazione su
Topolino e, per questo, oscurata dalla casa madre.
Non possendo (tutti) i "Topi" originali che contenevano le varie puntate della storia, questa era l'unica delle 4
strip-stories di
Romano Scarpa che non avevo mai potuto leggere, visto che nemmeno l'encomiabile
I Maestri Disney fece in tempo a ristamparla.
Ci voleva questa sgangherata omnia per riportare in edicola un'avventura importante, che come le precedenti storie a strisce riportava in campo quel Mickey Mouse avventuroso e simpatico dei tempi d'oro tornando a ritmare la narrazione nel formato a striscia, che proprio per l'uso che ne fa Scarpa non si limita ad essere un semplice scrupolo amarcord dell'autore ma un vero e proprio modo diverso di concepire la storia.
Per la prima volta senza Gancetto al proprio fianco, ma con la "family" quasi al completo composta da Minni, Pippo e Zenobia, quest'ultima strip-story porta Topolino e soci in Francia, dove dovrà affrontare un intrigo di natura politica che si sta consumando in un immaginario stato dell'est europeo a base di ex regnanti e di regimi ugualitari che tanto egualitari non sono e si possono definire piuttosto totalitari.
È una bella storia. Una storia come si deve. Non credo di dover aggiungere molti altri aggettivi. La trama è avvincente, cattura l'attenzione e ha ottimi personaggi. Il vecchio re, per quanto non sia una figura nuova nell'immaginario scarpiano, trova qui una connotazione simpatica e peculiare (gestore di una locanda), mentre il perfido dittatore risulta un po' stereotipato nella sua figura di villain fintamente ugualista, ma funziona nell'ambito della vicenda. Spicca invece Minnotchka, una topolina dal caschetto biondo al servizio del regime capace però di mettere in dubbio le dottrine che le sono state inculcate grazie ai discorsi di Mickey, che rischiano di essere intesi come un filo retorici, ma che fondamentalmente ripropongono le idee economico-sociali della società occidentale in cui il protagonista vive, e di cui comunque non ha mai nascosto i difetti.
Anche per questo la polemica giornalistica del 1992 era assolutamente pretestuosa, figlia di quella mentalità pronta ad additare il fumetto Disney (e non solo) qualora si "permetta" di lambire e approfondire tematiche sociali realistiche. Mentalità che, purtroppo, è ancor oggi presente e gli esempi recenti non mancano.
Minnotchka, dicevo, risulta essere un gran bel personaggio, sfaccettato e dalla recitazione credibile. Molto bello anche il rapporto instaurato tra lei e Topolino.
Graficamente, poi, la storia appartiene al periodo di Scarpa che preferisco, quello dove i personaggi sono una gioia per gli occhi con quella linea morbida e accogliente, dove Topolino guadagna un sacco di vitalità e dinamismo, che aiuta la "seconda giovinezza avventurosa" che l'autore stava dando al personaggio in questi racconti.
Il volume offre altre cose interessanti, pur non essere scritte da Scarpa ma solo disegnate.
Sto parlando delle due storie firmate da
Claudia Salvatori, sceneggiatrice che personalmente ho sempre apprezzato molto nelle sue incursioni disneyane, mai casuali ma sempre legate da fili logici come il mystery o le storie di impronta femminile come
I diari delle antenate e la doppia parodia delle
Piccole Papere.
Qui è presente con due storie, e in entrambe l'autrice omaggia due personaggi scarpiani:
Zio Paperone e il "tradimento" di Brigitta descrive la pretendente di Paperone che vive finalmente una storia d'amore riuscita e soddisfacente con qualcuno che non sia il vecchio avarastro. È bello vedere Brigitta finalmente felice e non sofferente, senza doversi accontentare delle rare concessioni minime di affetto di Scrooge. Il finale sarà impietoso, inevitabilmente, ma la storia risulta assai piacevole. Il tratto di Scarpa è pulito e affascinante, e riserva il meglio proprio alla sua bionda creatura.
Topolino e il diario segreto di zia Topolinda ripropone invece la zia di Topolino, che ha esordito nella celeberrima
Collana Chirikawa. La storia della Salvatori si pone quasi come un sequel della celebre avventura scarpiana viste le numerose citazioni, ma si regge molto bene anche da sola con una trama il cui svolgimento è in realtà facilmente intuibile (la Salvatori ha scritto gialli disneyani migliori, basti pensare al
Mistero della Sachertorte) ma dove i personaggi sono mossi molto bene. Scarpa disegna un Gambadilegno non molto convincente sotto il profilo estetico, mentre Topolino, la zia e le comprimarie sono molto riuscite.
Chi ha rubato Topolino 2000? è una storia che mi è sempre piaciuta molto:
Carlo Panaro qua era al massimo delle sue potenzialità di sceneggiatore espresse e ha scritto una storia dalla struttura fortemente "compartimentata" ma che proprio per questo funziona bene e risulta un modo originale di celebrare lo storico traguardo numerico di
Topolino. Romano Scarpa la disegna con passione realizzando tavole ricche e curate, come sempre in questi primi anni '90.
Infine sono da segnalare
Paperino e Gastone... scherzi a parte!, scritta da
Fabio Michelini e le storie non Disney di
Angelino.
Nel primo caso siamo di fronte ad una storia simpatica, più che leggibile e anche divertente... ma niente di che. Ennesimo scontro tra Donald e il fortunatissimo cugino rinverdito dal riferimento a
Scherzi a parte. Angelino altri non è che un personaggio di scarso rilievo, protagonista di brevi storie dal sapore fortemente italiano che strappano qualche sorriso ma che non rimangono scolpite nella memoria.