7x12:
Nightmare in Silver
7x13:
The Name of the Doctor.
Cioè, chiudono la settima stagione con un episodio scritto da Neil Gaiman e con uno di Moffat! Lol, nerdgasmo!
E' il Gaiman di
The Doctor's Wife quello che ritroviamo alle prese coi Cyberman? No, nella scorsa stagione è stato meglio. Ma questo non vuol dire che stavolta mi abbia deluso. L'atmosfera da luna park abbandonato è inquietante e avvolgente, il modo in cui vengono fatti tornare gli uomini metallici mi pare riuscito e capace di renderli più apprezzabili delle precedenti incursioni, il nano è un personaggio perfetto che ha un'ottima parabola. E poi, soprattutto, c'è in conflitto nella mente del Dottore. E gestire a livello di storia e di sceneggiatura un dialogo tra due Matt Smith non è cosa banale per uno degli autori fissi della serie, figuriamoci per una guest, per quanto di lusso, come Gaiman. E' un'ulteriore prova delle abilità narrative e di scrittura dell'autore di
Coraline, capace di rendere la storia appassionate e coinvolgente. Funzionale allo stile di Gaiman, poi, la presenza dei bambini, della tipa sveglia in particolare
Poi c'è il finalone. Bellissimo, senza mezzi termini. Se andate a rileggere le mie recensioni alle precedenti stagioni vedrete come ho elogiato i finali delle stagioni 5 e 6, decantandone le lodi. Continuo a farlo, ma resto affascinato da come stavolta, senza bisogno di episodi doppi, Moffat abbia tirato fuori dal cilindro una conclusione efficace, agghiacciante, un meccanismo perfetto come un orologio. Un Dottore che soffre, forse come non mai, nemmeno quello di Tennant prima della rigenerazione... una Clara che prende coscienza di se stessa e del suo ruolo e lo fa con il suo bel visino... Strax, Vastra e la bella fanciulla che tornano ancora in azione più in forma che mai... River, ottima come sempre, qui ancora di più anche per una scena in particolare... il cimitero, l'angoscia sul viso di Smith, la nemesi che a conti fatti non poteva che essere la [spoiler]Grande Intelligenza[/spoiler], il terribile piano attuato, il paradosso.
E, ovviamente, come non citare il finalone?
Che se ne faceva Moffat di un episodio doppio, quando tutta la settima stagione è stata costruita per arrivare a questo punto, che è anche trampolino di lancio per lo speciale dei 50 anni?
Ma di questo parlerò qua sotto...
Facciamo il punto sulla Stagione 7...
La settimana stagione è effettivamente divisibile in due parti uguali e distinte. Il modo di trasmetterla, metà nel 2012 e metà nel 2013, assume quindi un significato prettamente narrativo, che piega la forma in cui la storia viene raccontata, e questo è delizioso.
La prima parte è infatti impegnata a congedare al meglio i compagni del Dottore, cioè Amy e Rory. Il modo più bello per farlo è stato proprio quello scelto: mostrarci i due sposini nel netto contrasto della loro vita quotidiana con le avventure che vivono insieme al Dottore. Mai prima d'ora avevamo visto, perlomeno in modo così marcato, la vita dei compagni del Dottore quando non erano con lui in giro per lo spazio e per il tempo o a bordo del Tardis. Qui invece è forse il punto focale, presente in tutte le prime puntate, con l'ovvia detonazione di questo concetto in
The Power of Three.
E' come se Moffat e gli altri volessero farci affezionare ancora di più ai due compagni, mostrandoceli nella loro dimensione più intima oltre che mentre corrono con il Dottore, prima di toglierli di mezzo. Crudeltà o volontà di dare loro il giusto tributo non saprei dirlo, ma io con
The Angels Take Manhattan ho pianto molto. Un episodio straordinariamente riuscito, avvincente, che non lascia tregua né allo spettatore.
La seconda parte viene inaugurata dallo special natalizio, ufficialmente. Ma come dicevo prima, a ben vedere i primi semi sono stati piantati fin dal 7x01, quell'
Asylum of the Daleks che a sorpresa ci aveva già mostrata Clara, per quanto in un ruolo insospettabile. Bello pensare adesso alle congetture fatte allora sulla natura della presenza della futura companion in una situazione del genere.
E nello special natalizio, Clara è ancora una volta alternativa a quella che avremmo poi magnificamente visto in azione durante le scorse settimane, scorrazzando insieme ad un Dottore che vorrebbe vederci chiaro riguardo a questa "impossible girl".
La settima stagione di DW è tante cose, ma una svetta su tutte le altre. Ed è una cosa vecchia: questa serie ha la rara capacità di migliorare con il procedere delle stagioni. Ogni anno si alza l'asticella, ogni anno credo che oltre a quel livello qualitativo non si potrà andare e Moffat, o chi per esso, mi smentisce l'anno dopo. Pensavo che non avrei più avuto un Dottore come Tennant e ne ho avuto uno valido tanto quanto lui, pensavo che la quinta stagione fosse meravigliosa e poi la sesta spaccava i culi. E poi arriva questa, che presenta un po' del passato con il residuo di Amy e Rory, un po' di futuro con Clara, una storia più unitaria di quello che poteva sembrare e anche più compatta delle storyline degli scorsi due anni, una compagna che non si limita ad essere l'aiutante di turno ma diventa parte integrante della mitologia del Dottore (della mitologia di sempre!) e... e con un finale così, poi. Un finale spiazzante, commovente, devastante, immaginifico e meraviglioso. E con un'ultima scena che lascia a bocca aperta, ma anche asciutta sapendo che se tutte le precedenti 12 puntate erano un preludio a questa, questa è un preludio allo specialone che vedremo a novembre, e hai voglia ad aspettare!

Un preludio che ha una qualità e un'indipendenza di per sé, però, tanto da far sì che tutta la narrazione risulti unitaria e straordinariamente eccitante.
Quindi sì, la settima stagione per me è la migliore di tutte quelle dal 2005 ad oggi.
Ed è una cosa incredibilmente sublime.
Geronimo!