#2725

Ebbene sì. Il ritorno di Wizards of Mickey. Anche se la cosa ironica è che la copertina gli viene scippata dalla storia promozionale made in Vitaliano sul risparmio energetico. All’interno del numero è inoltre presente una doppia razione di Ambrosio visto che c’è anche il suo
Q-Blog – La Corsa dell’Indipendenza (Ambrosio/Mangiatordi), ultimo avvistamento della serie,
Zio Paperone e i Segreti del Tempo (Cimino/Chierchini) di un Cimino piuttosto astruso, e una lunga danese,
Paperino e il Tesoro del Pirata Barbarosa (Erickson/Fecchi) non molto originale ma godibile e ben sviluppata.
Paperopoli e la Pedalata Energetica (Vitaliano/Freccero): Niente di che, piuttosto fiappa a dire il vero. Divertente il fatto che Vitaliano abbia ripreso il suo Dinamite Bla ai fini della storiella ma sentirsi dire dalla De Poli che questa, insieme al
Giorno Prima degli Esami è stata, statisticamente parlando, la storia più apprezzata dai bambini negli ultimi tempi mette un po’ di magone…
Wizards of Mickey – La Guerra Infinita (Ambrosio/A. Pastrovicchio): E ci risiamo. La saga più truffosa degli ultimi tempi, dalla quale si sperava di esserci liberati dopo la seconda demenziale saga, ritorna. Per fortuna non lo fa in pompa magna ma con una terza uscita di dimensioni ridotte, limitata a due soli episodi. Episodi che ovviamente preludono a ritorni con tanto di minacce future e finale aperto, e che quindi non costituiscono la fine di tanto soffrire ma che almeno fanno prendere un po’ di fiato e gioire del ridimensionamento del tutto. Più che un’ammissione del fatto che Ambrosio da solo non riesce a reggere una Saga di 10 episodi senza strafalcionare terribilmente, però il ridimensionamento sembra voler significare che è tempo del passaggio del testimone dal fumetto al merchandising. L’”evento” Wom infatti continua a suon di carte collezionabili, tornei organizzati nelle fiere, ristampe in volume e quant’altro si possa fare per spremere la gallina dalla uova d’oro a breve termine.
L’episodio in questione è più leggero e tollerabile, ma in piccolo riproduce esattamente tutte le magagne della serie vera e propria, a partire dalla prevedibilità (è *ovvio* che quel tizio è Gambadilegno), fino ai forzatissimi toni epici e retorici che non stanno in piedi neanche con l’amido. Poi ovviamente ci sono le solite falle nella sceneggiatura, come il ruolo dei Diamagic, mai chiarito, e l’umorismo infantile e infarcito di cliché. Niente di nuovo sotto il sole.
#2726

Ullallà che bella copertina! Scomodare addirittura Mastantuono per Wizards of Mickey! Il numero fa un po’ da passaggio del testimone tra due saghe, facendo finire WoM e iniziare Ultraheroes con una sorta di miniepisodio zero. E’ inoltre presente un debole Cimino e un secondo Gervasio didattico.
Wizards of Mickey – Il Mistero del Dormiente (Ambrosio/L. Pastrovicchio): Secondo episodio, alquanto patetico. Già l’inizio è tipicamente Ambrosiano con un flashforward sborone e senza motivo di essere, giusto per tirarsela un po’, e che serve a mascherare la pochezza della storia. Per non parlare poi delle card con i motti dei maghi, presenti nelle pagine dispari, alquanto patetici. Speriamo che questa quarta saga, qui introdotta, arrivi e se ne vada in fretta.
Topolino e la Canzone Fuori Tempo (Salati/Mottura): Sarà che Salati ultimamente si è distinto per quel bellissimo post nel suo blog dove dimostrava di aver preso decisamente sul serio gli amati personaggi Disney, sarà che Mottura odora così tanto di PK e MM, fattostà che la coppia in questione sforna una storiella molto interessante e romanticamente sentita che a differenza del resto non si fa affatto saltare. Gradevolissima, si continui così.
Ultraheroes – Prologo (Secchi/Turconi): Ebbene è successo. La profezia si è avverata: in una gestione così contraddittoria, foriera in egual modo di cose ottime e pessime, ecco arrivare un prodotto che ospita all’interno di sé queste due anime divergenti. Il bello e il brutto uniti in un’unica Saga. La voglia di innovare, di sperimentare, di inserire interessanti sottotrame, unita alla codardia di non saper escogitare una trama decente che le possa racchiudere. La voglia di continuity, di avere tra le mani un mondo coerente, una regione unica, il Calisota, in cui ambientare le storie del giornalino, unita alla scarsa conoscenza di alcuni elementi. L’abilità nel saper far muovere un vastissimo numero di personaggi differenti unita all’incapacità di inventarsene di nuovi decenti. Virtuosismi grafici e scivoloni sceneggiatorii, infarciti di battute più o meno riuscite. Un prodotto pasticciato nel suo esser gradevole e gradevole nel suo esser pasticciato. Un prodotto che non si vuole prendere troppo sul serio ma qua e là lo fa mostrando il suo lato più debole. In Ultraheroes c’è tutto il nuovo scenario, la nuova Disney, le nuove leve, con le loro potenzialità e i loro limiti.
Ultraheroes è bello, è brutto, fa ridere e fa schifo. Si fa attendere, si fa odiare, interessa, ma è impossibile restare immuni dal suo fascino imponente. E una volta terminato viene voglia di far mente locale per capire quali sono i suoi pro e i suoi contro. La stessa cosa che ho voluto fare io per capire se questo fumetto mi piace o meno, quindi ecco il mio punto di vista, punto per punto.
PRO
-Uso della continuity marcatissimo. Finalmente Paperopoli e Topolinia immersi nello stesso contesto, all’interno dell’ormai istituzionalizzato Calisota. Questo e altri termini e riferimenti barksiani come la collina Ammazzamotori, Cornelius Coot vengono qui utilizzati dando l’impressione di una coerenza di fondo e di un mondo organico e più interessante. Si ritorna inoltre alle origini del supereroismo Disneyano mettendo in scena la Villa Rosa martiniana, ora in possesso di Eta Beta. Idee fanfictionose, senza dubbio, che sarebbero state rifiutate se proposte da novellini e aspiranti autori in cerca di lavoro, ma che fanno un certo effetto su Topolino. Interessante inoltre il fatto che ritornino supereroi e supercattivi presi da un po’ tutta la tradizione Disney. Vi sono Inquinator e Spectrus, nemici del Paperinik anni 90, come anche Zafire, personaggio della saga dell’anno scorso qui rispolverato per l’occasione. Dalla parte dei buoni fa piacere rivedere Paper Bat, che ormai era stato dimenticato.
-C’è spazio per tutti. Un gran dispiego di personaggi, visto che vengono tirate in ballo due città. E di queste due città non soltanto i rispettivi supereroi, ma anche personaggi che a rigor di logica non dovrebbero c’entrare nulla e che invece trovano qui un buon impiego, pur passando in secondo piano. Topolino e Paperone hanno infatti un notevole spazio, anche se si gioca molto sul loro starsene in disparte, e tutti i supereroi dei rispettivi gruppi hanno modo di distinguersi con gag e sottotrame create ad hoc.
-Belle sottotrame. Diciamocelo, la cosa che più ha mandato in brodo di giuggiole i fan è vedere Paperino e Paperina lasciarsi mentre si invaghivano delle rispettive controparti super. Una sottotrama che avrebbe potuto portare stravolgimenti nello status quo ma che è stata gestita tutto sommato bene, senza strascichi drammatici. Interessanti inoltre le indagini di Topolino, divertenti i tentativi di fuga di Paperone e i Bassotti.
-Alcune buone gag. Pur non salvandosi tutte, qua e là si ride, e parecchio. Divertentissimo Super Pippo che sostiene di essere diversissimo da Pippo, simpaticissimo il tormentone delle pizze con Topolino che tiene aperta la porta a Gambadilegno, impagabile Gastone che gira per i forum creandosi fake per autoincensarsi e viene immancabilmente sgamato dal nerdaccio di turno. C’è poco da dire, se presa come Saga esclusivamente demenziale questo Ultraheroes non ha grossi difetti. Solo che appunto in tal caso bisognava insistere di più su questo lato e lasciar fare tutto alla Ziche.
-Grafica meravigliosa. I colori pastellosi, l’impostazione libera delle vignette, i disegni dinamici di un Turconi o di un Dalena hanno dato non poco a questa Saga, rendendola appetibile anche solo per il lato grafico. Se a questo aggiungiamo un gran dispiego di personaggi che danno una varietà incredibile di forme e colori non si può negare che il prodotto abbia appeal.
CONTRO
-Trama scadente. Ultraheroes è un’accozzaglia di buoni spunti legati insieme con lo sputo. Sembra infatti che abbiano progettato in separata sede le sottotrame e lo schema generale degli eventi, e si sia poi cercato di creare uno straccio di trama pretesto per poter far rientrare i primi all’interno del secondo. L’effetto è sgradevole, non c’è credibilità e tutto sembra un grande videogiocone strutturato a scontri uno contro uno. Niente ha senso, dall’oggetto del contendere, l’Ultramachine con un nome degno di Ambrosio, alle modalità in cui uno ad uno i pezzi saltano fuori nascosti in posti stupidi tipo sotto le sedie di uno stadio. Più che un avventura sembra giochi senza frontiere.
-Pacchianate come se piovesse. Per quanto sembra che si sia stati attenti il rischio pacchianata c’era, è stato corso e non è stato eluso. Già la Villa Rosa ipertecnologica ha fatto storcere il naso a molti, figurarsi il mega Eta Betone che diventa Godzilla e distrugge tutto dicendo “pgrrrr”. Pure la morale sull’unione che fa la forza è abbastanza rivoltante e sminuisce i cattivi. Se a questo si aggiunge un’ingiustificatissima versione super di Gambadilegno e Macchia Nera, e un ritorno al male di Inquinator che non ci viene per nulla spiegato, la cosa ha del fastidioso.
-Le New Entries. Da un po’ di tempo a questa parte sembra che Ciccio con le sue battute monotematiche sul dormire e il mangiare sia diventato un personaggio irresistibile e insostituibile. Dagli Agenti Gnam a Ciccio Tarzan passando per il Mago Ciccio e un sacco di altre incarnazioni non si capisce bene il motivo di questo abuso. Il personaggio piace così tanto? Le battute sul mangiare fanno così ridere? Era proprio necessario inserire Iron Ciccius a scapito di chissà quale altro personaggio migliore? A ingrossare le fila dei buoni viene inoltre il nuovissimo Quadrifoglio, alter ego di Gastone, inutile ma utilizzato sicuramente meglio, mentre per i cattivi ecco Rollerdollar, poco credibile versione supercriminale di Rockerduck.
-Un Eta Beta molto strano. Non si capisce bene che razza di caratterizzazione abbiano voluto dargli. Quella flemmatica e indifferente tipica della Tradizione Classica? Non proprio visto che spesso e volentieri Eta Beta si comporta qui da fighetto indifferente. E a parte il finale dove emerge in tutto il suo strambo candore, per il resto del tempo sembra di avere a che fare con Everett Ducklair post Dhasam-Bul. Pbah.
Questo brevissimo prologo di sole otto tavole è quasi un extra all’interno del giornale, visto che arriva persino dopo il colophon. E a dire il vero dice poco su ciò che sarà la serie, quel che basta per interessare e invogliare a seguirla.
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Copertina ultraeroica, per introdurre a dovere la Saga. Numero che, Ultraheroes a parte, non offre praticamente nulla se non l’inizio del ciclo di brevi di Bosco sul tempo libero, che hanno un che degli how to di Pippo ma coinvolgono tutta Topolinia.
Ultraheroes – Adunanza (Secchi/Turconi): Secchi, l’autore a cavallo tra due tipologie di qualità. Colui che seppe riprendere in modo così sublime Paperinika in una storia dell’anno scorso, ma anche colui che con le sue due storie spot mostrò i lati più negativi delle riunioni forzate di personaggi. Qui sembra proprio l’autore giusto per farsi protavoce di un fumetto come questo, che fa della contraddittorietà il suo dna. Turconi dal canto suo non si comporta male ma ormai si vede che il disegnare Disney è per lui un attività assai poco interessante, visto come snatura l’aspetto di Spectrus. Carino come primo episodio, per quanto le pacchianate e la fuffosità della storia vengano messe in chiaro fin da subito. Un rimpianto è che si siano dati ai personaggi dei nuovi costumi: già è raro vederli interagire, sarebbe stato carino vederglielo fare con il loro aspetto consueto…
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Ancora Ultraheroes in copertina, più il grande ritorno di un preziosissimo Savini e una storia danese,
Zio Paperone e il Furto su Concessione (Transgaard/Fecchi) con il difetto della paggior parte delle sue epigone: elaborata ma assai piatta. Continua inoltre il Manuale di Bosco.
Ultraheroes – Muscoli e Cervello (Ferrari/Dalena): La fuffosità degli scontri uno a uno si rivela qui in tutto il suo mediocre splendore, facendo capire che ciò che la Saga avrà da offrire sarà da ricercare nelle trame di contorno. I tormentoni più simpatici come quello delle pizze hanno qui inizio. Nota negativa per le armi tematiche dei personaggi che stereotipizzano pesantemente il loro ruolo e per la faciloneria con cui è stato ripescato Inquinator, che nella sua seconda apparizione – qui evidentemente ignorata – era diventato buono. Un plauso ai disegni di Dalena.
Topolino e lo Stabilimento 13 (Savini/Dalla Santa): Bella, davvero. Savini non si faceva vedere da un secolo, ed è un po’ triste che i disegni di Dalla Santa giungano solo ad accompagnare storie di autori che dobbiamo goderci in differita, come Artibani. Storia intelligente, interessante e adulta. Ne vogliamo ancora così.
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Una bruttoccia copertina cavazzaniana fa da apripista ad un numero abbastanza interessante. Se nella cover è Sberlon ad apparire va segnalato che da un po’ di numeri a questa parte, nel Che Aria Tira ormai si fa riferimento esclusivamente alla Saga del momento, in questo caso Ultraheroes.
Zio Paperone e Fab Sberlon, dei Telecronisti il Gran Campion (Vitaliano/Cavazzano): Uhm. Mi ha lasciato MOLTO perplesso questa storia. Non certo per la sua presunta origine di storie vip (Vitaliano l’ha smentita sul Sollazzo) quanto per ciò che trasmette, un messaggio alquanto disturbante. Mi è parso che per ottenere un effetto comico si sia sacrificata la sensatezza del tutto: Sberlon che sulle prime sembra essere un toccasana, acclamato e apprezzato da tutti e che poi da una pagina all’altra IMPAZZISCE e diventa l’ostacolo da sconfiggere. Boh mi ha messo un po’ a disagio la cosa, non tanto per la pazzia, che in una storia Disney ci può stare benissimo, quanto per il repentino cambio di ruolo del personaggio e per l’incoerenza della storia stessa che mi è parsa saltare di palo in frasca, così senza motivo, tanto per farsi quattro risate. Nota di merito per la battuta della locomotiva gialla e per la vignetta adultera, novità assoluta per un fumetto Disney.
Ultraheroes – Fortuna e Fama (Salati/Gula): Gula sfigura non poco rispetto ai due che l’hanno preceduto. Per il resto l’episodio è notevole sia per i tormentoni che introduce/porta avanti sia per l’inizio della sottotrama di Paperinik e Paperinika, la cosa migliore di Ultraheroes. Interessante il dialogo notturno tra i due, anche se un po’ facilone e strafalcionoso in termini di continuity, come quando Paperinika si stupisce di apprendere che Villa Rosa era di Fantomius, cosa che invece sapeva benissimo, o quando Paperinik afferma che da piccolo sognava di essere Fantomius, che a rigor di logica non avrebbe neanche dovuto conoscere. Ma non importa, si perdona, specie quando nella vignetta finale Salati mostra di avere l’intelligenza e la furberia per fare una bella frecciatina ad Ambrosio, e alla sua storia di Papernova in cui Paperinik sembrava non conoscere affatto il vecchio nemico Spectrus. Un modo per irridere la tendenza a ripresentare da zero i personaggi e allo stesso tempo metterci una pezza umoristica che strizza l’occhio ai lettori che sanno.
Topolino e il Preistoriclub (Salati/Vian): Inizio col botto, grazie alle sapienti didascalie di Salati, molto faraciane, e ai disegni di Vian, ricchi di pathos. La storia è davvero promettente e anche mantenente…almeno fino a quattro pagine dalla fine, dove tutto si risolve in modo facilone. Ma non ha importanza, per tutto il resto della sua durata la storia presenta situazioni curiose e una narrazione interessante e non troppo bambinesca. Nota: è curioso che nello stesso albo in cui è presente un episodio di Ultraheroes venga nominato nuovamente il Calisota, segno di una maggior omogeneità tra storie anche diverse.
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Oh, dalla copertina sembra di essere tornati negli ecologici anni 80. Non più cose fighette e trendy ma un bonario Topolino che invita a piantare un alberello nel bosco di Topolino. Il numero poi oltre a UH contiene anche una storiella di Ambrosio su Superpippo, e una di Badino con Topolino e Minni. Entrambe abbastanza leggibili.
Ultraheroes – Sogno e Realtà (Ferrari/Razzi-Urbano): Viene finalmente spiegato anche solo parzialmente e in un modo che fa abbastanza acqua il motivo per cui Rockerduck è nei Bad 7, prosegue in modo brillante la love story Paperinik/Paperinika, ma il meglio dell’episodio è rappresentato dal siparietto con Quadrifoglio nell’Ultraforum che trolleggia e crea i fake. Divertentissimo anche il nerdaccio che lo sgama. Una chiave di lettura ironico demenziale che salva parecchio capra e cavoli, facendo chiudere un occhio sui punti deboli del progetto.
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Oltre a UH, il numero presenta
Topolino e i Sosia dei Mari del Sud (S. Enna/De Vita) una storiella assai modesta sulla macchina del tempo e una danese,
Paperino e l’Abominevole Palmatone (L.Shaw-M.Shaw/Fecchi), che altro non sembra che una scopiazzatura extra-large di una tenpage di Barks dal brodo che più allungato non si può. Sembra che ormai Ultraheroes abbia assorbito i contenuti del Topolino e che ormai secondo la redazione basti da solo a reggere il numero.
Ultraheroes – Notte e Giorno (Salati/Migheli): Tracollone grafico coi disegnetti fonfi della Migheli dal dinamismo pari a zero. Bruttina anche la sceneggiatura che annega tra una gag di Ciccio che dorme e un’arma ”a tema” e assai stereotipante di Rollerollar. Per non parlare del cattivo uso di Paperbat che non dovrebbe essere un supereroe pasticcione ma un eroe normale che agisce in un contesto demenziale.
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Una fantastica copertina di Perina ci introduce ad un numero delusione, che oltre ad UH offre un Cimino, un Filo e Brigitta, serie ormai stantia e obsoleta, ma che ha il pregio di mostrarci finalmente un papero gay, e una storia di Bosco che demoralizza alquanto. In preview il libro delle barzellette di Papertotti. Wow.
Commissario Sassi, il Caso Non E’ Tuo (Bosco/Camboni): No cioè. In copertina spuntano bel belli i due agenti, con un Basettoni dai colori ectoplasmici che li osserva da distante. Segue poi un articolo con la galleria dei personaggi fissi e non creati da Tito Faraci. La bava è alla bocca quando ci si imbatte in una storia dove l’intero commissariato aiuta Rock Sassi a fingersi commissario per reggergli il gioco con la ragazza che gli piace. Cioè LO Stereotipo, IL Cliché. Non riesco ancora a capacitarmi che si sia potuto riprendere questo abusato canovaccio, è stato davvero imbarazzante, anche a prescindere dal gialletto con cui la storia termina cercando di salvare capra e cavoli. Non ho parole, cribbio.
Ultraheroes – Bene e Male (Ferrari/Dalena): Combattimento interessante quello tra Macchia Nera e Paperinik i due personaggi fighi, dei rispettivi team. Peccato sia stato compresso per passare alla scena, piuttosto banale, che introduce al finale con tanto di rivelazioni mosce, tradimenti telefonati e facilonerie assortite. Interessante il fatto che si nomini la Dimensione Delta.
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Ultima copertina dedicata ad UH per il penultimo episodio della Saga. Per il resto un numero che mi ha fatto capire che non condivido affatto la visione della De Poli secondo la quale le due storie principali dovrebbero occipare la prima e la seconda posizione. Di mio preferisco concludere la lettura con qualcosa di meglio che
Zio Paperone e l’Abbigliamento Trendy (Concina/O. Panaro), una bruttura di Concina che inizia a farmi capire perché sia stato "messo da parte". Molto meglio
Zio Paperone e l’Affare Air Water (Coppola), modesta ma interessante, prima prova di Coppola come autore completo.
Ultraheroes – Passato Remoto e Futuro Anteriore (Salati/Gula-Migheli): urgh, bruttura assoluta. La storia si banalizza, i colpi di scena si fanno risibili e ci si ritrova davanti il pacchiano Eta Beta godzilla (Pgrrrr!) contro cui buoni e cattivi fanno causa comune e combattono a suon di armi tematiche. Sblorgh, i disegni poi raggiungono il minimo storico, semplicistici, bambineschi e fonfi.
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Kakà Qua Qua! No, non si tratta di un nuovo Papertotti, anche se si chiama Paperkakà. Stavolta niente storia, solo intervista. E copertina (vabbè, vorrei ben vedere). Continua il Manuale di Bosco, e appare persino una storia
Paperino e la Cucina Antistress (Muzzolini/Intini) che ha un che di Ratatouille. C’è infine una storia,
Aramouse e l’Oscuro Furto del tesoro (Macchetto/Gervasio) in cui Macchetto continua con il suo stile pseudopoetico/balzano ma lo fa in maniera svogliata, apparendo irritante, fuori luogo e sconclusionato. Macchetto è un autore da non mettere sotto stress, sennò niente capolavori.
Ultraheroes – La Minaccia Finale (Secchi/Turconi): Stavolta buono, e parecchio. I cattivi che stringono la mano ai buoni è LO Sputtanamento totale e completo, ma visto che ormai questo è l’andazzo non ci sta neanche troppo male. Per il resto le altre sottotrame si concludono decentemente e con una dose di humor che copre come al solito le falle della storia (Superpippo e Paper Bat che giustificano le insensatezze di Eta Beta come se niente fosse). Pk e PKA si salutano, Zio Paperone ha una tavola tutta per lui, Villa Rosa torna un cumulo di macerie, e tutto torna al proprio posto e, cattivi a parte, assolutamente in-character, specialmente Eta Beta che finalmente torna ad essere davvero lui, flemmatico, sorridente e a suo modo enigmatico. Il finale aperto in questo senso rende davvero omaggio al personaggio e dopo tanti “pgrrr!” la cosa fa parecchio piacere.
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La copertina mette in luce il nuovo evento Doubleduck, e non ne rimane per nessuno, Tutto il resto è fuffa, a cominciare dalla danese
Paperino in Professione Multimilionario (C. MacGreal-P-MacGreal/Pujadas), inno al già visto, per giungere alla carina ma piatta
Topolino e la Stella Scomparsa (Bosco/Palazzi)
Doubleduck (Vitaliano/Freccero): Finita una saga ne inizia un’altra. E per quanto Vitaliano insista nel dire “oh mi raccomando non paragonatela a PK!”, che altro potremmo fare noi poveri Pkers quando vediamo riutilizzati un linguaggio, uno schema libero delle vignette, un rubricame che altro non fa che rimandere ai dorati tempi PKNAici? Del resto pure la De Poli nell’editoriale mi sembra molto chiara: è un’operazione analoga (e pure quel codice con scritto pk3 nell’equazione di realizzazione introduttiva la dice molto lunga). Che poi possa essere più simile alla serie frittole che a quella dorata è una cosa che dipende dalla pubblicazione su Topolino anziché su una testata a parte. La storia è gradevole, per quanto infarcita di cliché (ma del resto pure PK, l’importante è che vengano usati in modo figo), Freccero è un Dio e pure il caro vecchio tonnoso Monteduro fa il suo lavoro per appagarci con colori mirabolanti. Vitaliano stavolta non delude: sembra aver trovato il giusto equilibrio tra storia e sfottò, riuscendo ad interessare. Per il resto niente che faccia gridare al capolavoro: la storia dopo una prima parte davvero interessante mette l’accelleratore e da pagina 43 in poi sembra farci risvegliare nel solito mondo Topolinoso naufragando nella scontatezza. Ma in fondo è solo il primo episodio e mi aspetto di vedere nei prossimi numeri una trama che si dipana in maniera davvero adulta spiegando il significato della prima tavola. Dai che forse stavolta la imbroccano! Forza Pk-team!