#2707
Un discreto Che Aria Tira per un numero che già dalla copertina sembrerebbe voler valorizzare la storia principale. Questo è un bene, sia chiaro, eppure, la cosa stona quando la storia principale non è tutto questo granchè.
I Bassotti e la Sfida in Rosa (Gervasio): Una storia che ha del buono e del meno buono. Il buono è la voglia di Gervasio di tenere conto dei suoi trascorsi da autore completo, conferendo alla Bassotti Internazionale una forma ben precisa e una sua continuità. Un’altra cosa buona sono alcuni sviluppi della sceneggiatura, abbastanza originali. Il meno buono è – ahimé – una certa concezione svilente dei personaggi in questione e della stessa storia che si sta raccontando. Insomma, una buffonata fatta in maniera più filologica di altre, ma pur sempre una storiellina da poco.
Tutti i Milioni di Paperone – Episodio 8: Il Mio Ottavo Milione (Vitaliano/Pastrovicchio): ‘Mazza che episodiaccio questo qui. Non convince per nulla, e sembra più che altro un guazzabuglio ucronico con un po’ di anni 50, un po’ di belle epoque e un altro po’ di anni 20. Insomma, bocciata in pieno, se non fosse per il finale con le multe, che strappa un sorriso.
#2708
Oh, il numero dedicato a Ratatouille. Un gran dispiego di mezzi, invero, e per giunta per un film che questo dispiego lo merita tutto. Un vero Capolavoro che viene qui giustamente omaggiato. Peccato che la stessa cosa non sia stata fatta per…no, non mi riferisco ai Robinson, stavolta, ma a Come D’Incanto, vero e proprio film della rinascita natalizia Disney che almeno a sentire i discorsi della De Poli a Lucca sarebbe stato largamente omaggiato con una sua copertina. Copertina, che ad oggi non si è vista. Congratulazioni. Geniale il Che Aria Tira, peccato che Remy, per un fosco problema di diritti interni alla stessa Disney, sia stato sbianchettato per fargli perdere la sua identità. Segnale che lì dentro, checché se ne dica, non funziona tutto benissimo.
Zio Paperone, il Cuore del Mondo e la Perfetta Letizia (Cimino/Cavazzano): Una gestione piuttosto strana questa qui, alterna perfettamente momenti di massimo sconforto a momenti di massimo esalto. Note positive e negative, armonia e note stonate. Questa bella sorpresa rientra perfettamente nell’armonia, perché finalmente rende omaggio e celebra Rodolfo Cimino, un artista che negli ultimi tempi era stato sempre più svilito e messo in secondo piano. Ma qui viene messo in prima posizione, gli vengono “concesse” tutte la pagine che gli servono e lo si affianca al vecchio amico Giorgio Cavazzano (che celebra anche lui il compleanno). Risultato: una storia come quelle dei vecchi tempi. Datecene ancora grazie, che a differenza di molta altra gente, pivellini & novellini ultimi arrivati, questo anziano signore SA come far muovere i suoi personaggi.
Paperino e il Grande Vendicatik (Meikle/Andersen): Diciamocelo: saranno anche incapaci con le sceneggiature questi danesi ma sanno conferire alle loro storie una vena cattivella niente male. E infatti era da tempo che non assistevo a una vera e propria schermaglia tra Paperino e nipotini. I disegni di Andersen poi li adoro, così espressivi e divertenti che mi renderebbero commestibile pure la peggiore boiata.
#2709
Numeretto un po’ così, con una tavola zichiana nella media, una storiella breve di Gervasio e una breve di Ratatouille pessima nella sceneggiatura quanto ottima nei disegni, firmati da una Razzi sublime.
Premiata Ditta Filo & Brigitta – I Segreti del Backstage (Muzzolini/Intini): Queste storie della ditta pur mantenendo sempre un loro perché stanno iniziando a stancare, forse pure perché non si capisce mai chi ci sia dietro (e infatti tra Muzzolini, Perini e Arrighini si fatica a capire chi sia chi). La storia in questione non brilla in mezzo alle altre ma non è neanche da buttare, visto che un po’ di satira sociale la fa. Sarà Intini che in questo caso l’ho trovato leggermente “sguaiato” nelle pose dei personaggi. Bocciossa.
Tutti i Milioni di Paperone – Episodio 9: Il Mio Nono Milione (Vitaliano/Palazzi): Carina stavolta. Certo, come struttura è un po’ un mix di già visto con il socio truffaldino e il decadimento poi risolto di Paperone, ma si lascia leggere, ha un buona ironia e non dà quella brutta sensazione di guazzabuglio temporale che aveva lo scorso milione.
Speciale Lucca
#2710
Oh, il numero Lucchese, con le prime esplicite celebrazioni per il compleanno di Zio Paperone. E il numero che non fa che confermare che questa gestione De Poli è tanto ottima nelle intenzioni quanto difettosa al dunque. E’ come se ogni volta che qualche ideona viene partorita dalla mente della De Poli, questa dovesse per forza passare sotto le mani del reparto imbecillità per farsela immediocrire per benino. E’ come se ci fosse un filtro. Altrimenti non si spiegherebbero certe recenti scelte, come quella di pubblicizzare la Numero Uno in allegato a Topolino e realizzare poi una patacca falsona o quella di pubblicare il Monte Orso in versione mutila. Come funzionino le cose in redazione probabilmente non lo potremo mai capire visto che noi del loro lavoro non campiamo una benemerita ceppa (M. Bosco), sta difatto che non serve una laurea per rendersi conto che lì dentro qualcuno che non sa fare il proprio lavoro c’è. E senza andare troppo nel personale sarebbe bene che tali persone non infangassero il nostro settimanale preferito. Perché, diciamocelo, è abbastanza ridicolo leggersi un paginone con scritto “La numero uno è un decino” e scorgere affianco la riproduzione della moneta con scritto in grande CENTESIMO. Non c’è sinergia, non c’è comunicazione, non c’è logica in una cosa del genere. E senza dover per forza scendere in questi dettagli nerd, basta anche solo vedere l’inizio della “saga” nordica che, per adattarla al formato a tre strisce per tavola, è stata brutalmente privata di metà delle sue vignette. E la De Poli a Lucca di questo non sapeva assolutamente nulla. Qualcosa non va, decisamente.
Tutti i Milioni di Paperone – Episodio 9: Il Mio Decimo Milione (Vitaliano/Mazzarello): Si conclude piuttosto bene, questa saga, con una storia molto carina, perfettamente in linea con lo spirito generale del ciclo. Un basso profilo, certo, che potrebbe aver irritato molti. Ma in fin dei conti Vitaliano l’ha detto dal principio: sono storielle divertenti e basta. E in quest’ottica l’idea alla base dell’episodio è molto stuzzicante, e anche la componente onirica con il prossimo futuro di Paperone è stata molto interessante. Per non parlare poi della citazione a me e a Sprea che ha fatto davvero molto piacere, immagine di un recente presente in cui i rapporti autori/lettori erano ben diversi dalla monnezza che di lì a poche settimane avrebbe causato al forum del Papersera l’allontanamento di Elik, Fausto, Sprea e altra utenza molto valida.
La Grande Caccia alla Numero Uno – 1° Episodio: Zio Paperone e la Carrozza Fantasma (Hedman/Gattino): Come si diceva prima ecco lo scempio editoriale per cui, se fossimo in un mondo giusto, molte teste cadrebbero. I tagli ci sono, sono grossolani e si vedono, nel ritmo assolutamente sballato della storia, nei balloon aggiunti alla meno peggio e nei maldestri collage di personaggi. Insomma, grazie all’incompetente responsabile di ciò, sembra di essere tornati negli anni 40, quando questo tipo di rimontaggi era la regola. Non che la storia poi brilli, sia chiaro. Fa un sacco di piacere di vedere un po’ di stile Barksiano (e pure un po’ Branchiano) all’interno del Topo. Ma questa corsa all’imitazione non è certo un merito, e vista anche la debolezza di questo tipo di sceneggiature…bè forse era meglio risparmiarcela, questa saga.
Topolino nella Città dei Fantasmi (Venerus/Mazzarello): Ed ecco invece l’autore giovane e di belle speranze che abbiamo avuto modo di conoscere personalmente a Lucca. Per chi si era dispiaciuto di vedere Venerus alle prese con brevi di poco conto, rivedere una sua sceneggiatura ad ampio respiro, con tanto di Zia Topolinda e registro “cinematografico”, non può che essere un toccasana. E se anche la storia non sarà un capolavoro, pazienza, almeno detta quello che dovrebbe tornare ad essere uno standard tra le pagine del Topolino, a prescindere dai tanti roboanti proclami. Bravo Venerus.
Amelia e la Festa di Halloween (Gianatti/Mazzon): Ed ecco la merda. O meglio la storia che a Lucca è diventata celebre per essere la miglior rappresentante della sventurata categoria delle storie da prendere come esempio negativo. E a questo proposito sarà meglio che non scada ulteriormente nella volgarità e riporti le frasi che scrissi a suo tempo nel resoconto lucchese: E pensare che Topolino dovrebbe pure star migliorando. E io bel bello, a un anno esatto dall'avvistamento di Pico e il Mostro di Hallooween, sempre in treno per Lucca, mi ritrovo davanti una cosa simile. Certo, a cercare di scalzarla dal podio della storia più orribile, quest'anno c'era stato pure Ciccio Incontra Ciccia di Regolo, ma mi sa che qui raggiungiamo nuovi vertici d'eccellenza. Le persone sedute affianco a me in treno mi guardano stranite, e non riescono a capire il perchè delle lacrime che rigano il mio volto. E francamente non lo so neanch'io, visto che l'agonia più volte si mischia al divertimento e al senso di ridicolo, quindi non saprei dire con certezza la vera natura di queste lacrime. Posso finalmente dire di aver letto una storia in cui Paperone gareggia contro Rockerduck per chi ha il costume migliore, posso dire di aver visto Qui Quo Qua vestiti da moschettieri-vampiro e Paperino sognare una vacanza alle Quacamahas. Ho visto Amelia cadere dal cielo e vincere la competizione andandosene via tutta contenta. Ho visto il sindaco con una piovra di gomma sulla testa e l'intera Paperopoli sputtanata alla grandissima. Ho visto l'out of character nella sua forma più meravigliosa. E per questo, e per aver avuto modo di passare quattro giorni a metterla alla berlina coi miei amici non posso che ringraziare l'autrice di cotanto scempio.
Paperino e i Pantallegri di Archimede (Petrucha/Fecchi): Altra storia danese, stavolta più demenziale del solito. E a sentire Fecchi dovrebbe essere anche un bel po’ vecchia, e non si capisce ancora quale sia il criterio di pubblicazione di questo materiale estero. Niente di che, comunque, e se vogliamo pure parecchio disturbante.
#2711
Un Che Aria Tira assai poco interessante. Da qui in poi si iniziano a vedere i primi effetti dell’imminente restyling. Ogni numero, viene preceduto da una cover che parla della storia principale. Senza più eccezioni, sia che questa sia bella, sia che lo sia un po’ meno.
Zio Paperone & Ciccio in L’Imbattibile Forchettone (Secchi/Perina): Per quanto detesti l’utilizzo che viene fatto ultimamente di Ciccio, non posso fare a meno di ammettere che Secchi ci sa fare coi personaggi e li sa utilizzare abbastanza bene pure in contesti come questo qui, senza svilirli più di tanto. Nello specifico mi ha fatto inspiegabilmente lollare il puntuale ripetersi del tormentone “Ciccio, è incredibile! Ti hanno rubato nuovamente il cibo!”, ed essendo questa una gag piuttosto mediocre, è una gran cosa che questo sia accaduto. Segno che Secchi è un bravo sceneggiatore e andrebbe utilizzato meglio.
Topet il Commissario – Lo Strano Caso dell’Ombrellaio Oldrain (Macchetto/Sciarrone): Due assi per una storia che meritava la copertina. Veramente tanto di cappello allo stile di Macchetto che con pochi cenni sa confezionare una delle sue solite storielle “epifaniche” che appena lette lasciano sempre un po’ a pensare. Davvero bravo, complimenti. Ecco un altro stile sceneggiatorio che su Topolino sarebbe bello che facesse scuola: una narrazione adulta, ricercata, per uno stile lieve che è pura poesia.
La Grande Caccia alla Numero Uno – 2° Episodio: Zio Paperone e la Miniera di Sale (Hedman/Gattino): Sorvolando sullo scempio editoriale che continua, stavolta vorrei sottolineare la banalità di queste sceneggiature danesi che sembrano avere una povertà di mezzi per interessare il lettore davvero esasperante. Credo che la cosa capiterebbe anche di fronte alla storia integra: durante la lettura il mio cervello si addormenta e mi ritrovo alla fine della storia che non ho ben capito quello che sta succedendo. Quando questo accade con storie un po’ migliori si può anche tornare indietro a rileggere, ma con tale fuffa non ce la si sente proprio.
#2712
Il numero che getta le basi della Grande Discordia Paperseriana. E neanche a farlo apposta il Che Aria Tira della Ziche sembra voler dire la sua sull’intera faccenda che ha visto quella che è stata definita una vera e propria “lotta di classe”.
Indiana Pipps in: Tutto per un Molare (Sarda/De Vita): Ah eccola qua, la scagazzata. Ha fatto più danni lei che l’intero stock di pattume made in Badino con protagonisti Lusky e Battista. E non perché sia poi così malvagia, in fondo a differenza di molte sue epigone uno straccio di sviluppo avventuroso, l’ha. E’ a leggere i credits che ci si fa il sangue marcio. Cioè Sarda e De Vita, due nomi che un tempo erano indice di grandi avventure, di personaggi utilizzati in modo sapientemente maturo, producono quella che è poco più di una breve di poco conto. E che per giunta ironizza su un personaggio già di per sé malaticcio e in cattiva salute. Insomma, a venir criticato è l’intero basso profilo che Sarda sta mostrando ultimamente, dalle autoconclusive a questo genere di storie. Basso profilo che mi par di capire potrebbe star cessando di esistere. Speriamo.
La Grande Caccia alla Numero Uno – 3° Episodio: Zio Paperone e i Diamanti dell’Antenato (Hedman/Mota): Stavolta non c’è Wanda Gattino ma Carlos Mota, con un tratto forse meno scopiazzato da Barks e un po’ più da Branca, ma con una personalità ed eleganza minori. La storia invece è la solita solfa, sembra giusto giusto meno tagliata. Però ancora non si capisce che senso abbia chiamala “saga” vista la sua autoconclusività.
Paperino e la Signora del Mistero (Shaw/Fecchi): Cattiverie gratuite e rivalità martiniane. Sembra che nei paesi del nord il massimo dell’italianizzazione sia proprio questa. Una storia senza infamia né lode, ma soprattutto senza lode, che ha la particolarità di esser stata pesantemente modificata nei testi, vista l’apparente insensatezza della scena in cui Gastone si veste da donna.
#2713
Si conforma sempre più una nuova struttura con una copertina e una storia principale che trattano lo stesso tema del rubricone che segue. Il Che Aria Tira della Ziche inoltre segue a ruota mostrando il trio di cugini in una gag. Si procede verso una nuova idea di “tematicità”.
Tre Paperi e un Coccodrillo (Sarda/Gottardo): E la storia poi non è niente di che, anzi è parecchio banalotta. Come se non si fossero mai visti i cugini partecipare forzosamente ad un reality per conto dello zio. Ci sono sviluppi dignitosi, ma nel complesso, anche visto CHI E’ l’autore non si può fare a meno di esserne delusi. Oltre a questo va notato il fatto che L’Isola dei Golosi nella storia non è che citata e quindi il suo utilizzo in cover puzza tanto di trendysmo forzato. Brrrrr.
Zio Paperone e il Temibile Fantobass (Gagnor/Soffritti): Una storia già più interessante, anche solo per le sperimentazioni grafiche made in Soffritti. Solo che viene da chiedersi se è veramente questo ciò di cui il Topolino attuale ha bisogno. E’ un egregia storiella umoristica, mica no, ma non è che, dopo anni di questo menu, forse questa tipologia di storia andrebbe leggermente limitata? (E’ più uno spunto di riflessione che una polemica stavolta, quindi non ho niente contro Gagnor che sa spesso e volentieri farmi ridere)
La Grande Caccia alla Numero Uno – 4° Episodio: Zio Paperone e le Armi dei Vichinghi (Hedman/Gattino): Continua questa sfortunata saga, che saga non è ma mezza sega sì. Scherzi a parte, continua ad avvertirsi quel senso di affrettato e di poco interessante che finisce per penalizzare anche alcune vignette molto belle made in Gattino, come le ultime che con la dovuta trattazione avrebbero potuto essere utilizzate in ben altre storie.
Brigitta e la Conquista Imprevista (Gianatti/Marini): Brigitta che insegna a Paperoga come cuccare insegnandogli a vestirsi alla moda e dandogli lezioni di bon ton. O è una metastoria che gioca con gli stereotipi o c’è qualcosa che credo di non aver capito io.
Topolino e il Tesoro di Temugin – 1° Parte (Artibani/Dalla Santa): L’altra metà della polemica. La metà buona oserei dire. Visto che sarà anche un residuo di magazzino, ma quando arrivano i pezzi grossi si sente. Artibani, ora lontano dalla Disney, dovrebbe proprio tornare. Riporterebbe in frettissima lo spirito giusto per utilizzare i personaggi in modo positivo, lo spirito giusto per intrattenere il lettore. Lo spirito per fare buon fumetto Disney, che ricordiamolo non è solo un frizzo e un lazzo. L’avventura in questione, magari non sprizza genialità da ogni poro della carta, ma è l’esempio migliore di “buona scuola” mai apparso sul topo negli ultimi tempi. I maligni lo accuseranno di una certa “scolasticità”, di poco brio (ricordiamo però che conta molto anche il disegnatore, e un Dalla Santa invecchiato male non aiuta di certo). Ma per il lettore verace, quello che compra Topolino perché convinto che il fumetto Disney possa aver ancora molto da dire non è che un toccasana. E non è che in questa prima parte, peraltro ottenuta spezzando in due artificialmente la storia, accada poi molto. Però ci sono tutti gli elementi che dovrebbero esserci in una cara vecchia avventura di Topolino e Indiana Pipps, con le bizzarrie di quest’ultimo dosate al punto giusto, con frequenti riferimenti alla sua controparte cinematografica e con una sana e genuina voglia di raccontare qualcosa al lettore. Lettore che non viene trattato da bambino deficiente ma essere pensante, e magari anche conservante, che non butta Topolino dalla finestra appena letto. I flashback, le gag, l’equilibrio tra dramma e humor vengono dosati e presentati in forma più smagliante che mai e non dà neanche troppo fastidio vedersi rimandare alla settimana prossima per poter leggere il seguito.
#2714
Un Topo con sole quattro storie? Bé le preghiere parrebbero esser state esaudite. Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi del numero del galeone dove ci si bullava di aver ben SETTE storie e di aver calibrato il numero delle storie per averne 365 all’anno. Meno quantità e più qualità è uno dei dettami della nuova gestione De Poli. Che almeno a giudicare da questo numero parrebbe star dando buoni frutti visto che ospita gente illustre del calibro di Biagi, Artibani, Sisti, Scarpa e Cavazzano. Il Che Aria Tira, strizza l’occhio a HSM, quel tanto che basta per citare l’attuale senza esserne asserviti e in copertina c’è la storia di Badino.
Topolino e la Memoria Futura (Biagi-Sisti/Scarpa): Ristampare questa vecchia gloria per omaggiare Biagi è stata una mossa astuta e intelligente. Apprezzabilissimo poi il fatto che oltre a Biagi, siano coinvolti pure quel mostro sacro di Sisti e quell’altro mostro sacro di Scarpa che negli anni 90 pur non facendo più l’autore completo, si dedicava a storie altrui, sceneggiate con il suo stesso stile. E infatti ha molto dello scarpiano questo didascalico Biagi, che con un viaggio nel tempo narrativamente piuttosto slegato, cerca di portare sulle pagine del Topo un po’ di sana morale. Morale del tutto affine a quella di Scarpa, a sua volta molto simile nelle radici a quella di Walt Disney. Insomma un piccolo gioiello che con una punta di furbizia e molta molta cautela riesce persino a trattare temi religiosi. Cosa che non è certo da tutti.
La Grande Caccia alla Numero Uno – 5° Episodio: Zio Paperone e la Caccia all’Oro (Hedman/Gattino): Toh Cuordipietra Famedoro sul Topo, e con la barba marrone. Per il resto si continua sullo stesso trend degli altri episodi: avvenimenti banali e frenetici, ritmi pessimi, gran disgusto. Tutto questo ovviamente senza che io riesca a ricordarmi minimamente cosa succedeva.
Topolino e il Tesoro di Temugin – 2° Parte (Artibani/Dalla Santa): E il meglio arriva qui. Gengis Khan, rivelazioni, flashback e un po’ di sana azione. Tutto intrecciato in maniera non banale e con una buona dose di colpi di scena, trovate cinematografiche e respiro narrativo degno di una storia di Mickey Mouse. Vedere finalmente il Topo combattere un corpo a corpo e far leva sulla sua agilità per vincere, vedere una crisi risolta con un pizzico di humor tipicamente Disneyano e una buona dose di serietà e veder concludersi la vicenda con quel tocco malinconico e allo stesso tempo epico mi ha quasi commosso. Eccolo il grande fumetto Disney, che riposa sotto una coltre di neve, in attesa di risvegliarsi e mostrare il suo potenziale. Speriamo che lo faccia, e che Tito convinca il caro vecchio Artibani a tornare, anche solo per una collaborazione con lui.
Topolino e la Leggenda dei Robo-Presidenti (Badino/Cavazzano): Oh, finalmente Badino confeziona qualcosa che non sia Battista e Lusky a spasso con gli Husky nei Loschi Boschi Privi di Chioschi, ma una vera e propria lunga. A dire il vero l’aveva già fatto quest’estate nella assai poco riuscita storiella sul calcio disegnata da Turconi. Speriamo che stavolta…e invece no. Peccato, un vero peccato che uno spunto così interessante come il Monte Rushmore venga sprecato in una storia così deboluccia, dalle trovate narrative così scontate. Graficamente parlando il Macchia è quello dandy evoluto da Cavazzano attraverso l’apporto sceneggiatorio di Savini e Casty, e ciò non può essere che un bene. Un po’ meno bene che si faccia fregare da Tip e Tap in modo così facilone e imprevedibile. Vabbè vabbè, si apprezza il tentativo e si spera che sia solo l’inizio di una lenta e sofferta redenzione.
#2715
Che Aria Tira che più rotfloso non si può, solo cinque storie, Manetta in copertina, e la tanto attesa storia filologica di Panaro. Nonché la fine della grande cacca alla numero uno. Insomma parrebbe un buonissimo numero.
Zio Paperone e il Vortice del Tempo (Panaro/De Lorenzi): Allordunque. C’è Panaro che gioca a fare il Don Rosa. E francamente mi fa piacere. Perché tra Panaro e Don Rosa quello che sa utilizzare meglio i personaggi Disney è sicuramente Panaro. C’è da dire però che il tanto amatodiato corpus donrosiano non lo si può ignorare come se niente fosse, quindi ben venga il volerne rielaborare personaggi e ambientazioni, mantenendo i fatti e alleggerendo lo stile. Insomma, il sogno di ogni nerdaccio brufoloso che si rispetti: il mondo di Don Rosa che entra di prepotenza in quella riserva protetta che era diventata la scuola italiana. Io sono per le fusioni, per i riavvicinamenti tra mondi e devo dire che mi ha fatto piacere questo sincretismo, questa mediazione. Vedere Soapy Slick, Doretta, sentir nominare l’Agonia Bianca, vedere un po’ di date (che bollano Paperone come ultracentenario, ma vabbè si sapeva
La Grande Caccia alla Numero Uno – 6° Episodio: Zio Paperone e l’Ora Fatidica (Hedman/Gattino): Sorvolando per un attimo sul finale frenetico e insensato, degno di cotanta saga, viene da porsi un dubbio: all’inizio della “saga” Amelia scopre che esiste un’ora ben precisa per fabbricare l’amuleto nel Vesuvio, sennò la cosa non funziona. Bé, questo non comporta una modifica allo status quo? A parte tutto, ingloriosa conclusione per un’ingloriosa operazione. Le cose o si fanno bene o non si fanno affatto.
Manetta e l’Indagine Senza Distintivo (Valentini/Vian): Che è, il numero dei plagi? Vedere iniziare la storia con la battuta di Anderville mi ha proprio innervosito. Anche se poi andando avanti ho pensato “massì magari non conosce Faraci”, peccato che nella storia ci fosse Rock Sassi. Vabbè pazienza, poi sembra che sia una coincidenza. Ad ogni modo la storia è buona, e parecchio. Ha un finale leggermente affrettato ma nel complesso convince non poco, anche grazie a Vian che ormai pare aver sviluppato una codifica “adulta” per interpretare i personaggi Disney.
#2716
Oh eccoci al dunque. Dov’è la copertina di Come D’Incanto promessa? E’ il film di Natale, non è sfigatello come I Robinson, dovrebbe essere un evento sentito un po’ in tutta Casa Disney visto che come recita un riuscitissimo trailer che ho visto stamattina “75 anni di magia Disney stanno per approdare al cinema.” Un evento importantissimo da non ignorare assolutamente. Sicuramente più importante di High School Musical, e persino più dei Pirati dei Caraibi. E in copertina c’è la storiella trendy della Pya. Questo è alto tradimento e qualche testa rotolerà per questo. Inoltre è il numero del Monte Orso rimontato. Parolacce.
Qui, Quo, Qua & l’Operazione Natale (Gianatti/Turconi): Sebbene qua e là traspaia ancora qualche briciolo di trattamento svilente per i personaggi, direi che siamo a livelli ben migliori di quelli a cui l’autrice ci aveva abituato di recente con storie come quella di Amelia o Brigitta. Anche a causa di un Turconi sopra le righe la storia appare un po’ troppo ‘ggiovane, e le scenette d’azione non fanno che confermare e banalizzare un po’ tutto. D’altro canto si apprezza il recupero di Qui Quo Qua che ormai, Ambrosio a parte, facevano la muffa e di una canonizzazione dell’esistenza di Babbo Natale nel mondo Disney (che palle ogni anno vederli scoprire che esiste davvero…). Simpatici i nomi degli elfi.
Paperino sul Monte Orso (Barks): la recensione che si sta tentando di visualizzare potrebbe avere dei contenuti poco adatti ai redattori più permalosi.
E dal prossimo numero speriamo si volti pagina anche su certe miserie redazionali...







