[Topolino] Annata 2008
Noooo.... Oskar il Fenomeno!
(e se non ricordo male, direttamente da una rubrica pknaica della serie regolare o di uno speciale)
(e se non ricordo male, direttamente da una rubrica pknaica della serie regolare o di uno speciale)
T 2733
Che Aria Tira… (Ziche): supergiardinaggio e mani intrecciate. Rotfl.
Ultraheroes – Passato Remoto e Futuro Anteriore (Salati/Gula & Migheli): e si riconferma ancora la tendenza altalenante della saga che presenta ora genialate demenziali (di cui anche il titolo fa in questo caso parte, dopo una serie di coppie antitetiche decisamente piatte) ora espedientucci grotteschi che sfiorano nel patetico. Cioè. Etabetagodzillakingkong. Questo obbrobrio rovina tutte le attese che si erano create nei confronti degli effetti dell’Ultamachine che dovevano essere ben più apocalittici e ridicolizza un po’ tutto il contesto. E questo dispiace molto visto che il contesto non è niente male ed anzi è impreziosito da piccoli tormentoni (Topolino emarginato) e gag (quella dei cartelloni pubblicitari richiama un po’ Casty) che renderebbero la lettura estremamente piacevole se di fatto avesse poi un qualche contenuto centrale. Disegni poco omogenei.
Zio Paperone e l’Affare Air Water (Coppola): uh? Eh? Oh? Coppola autore completo? Beh, fa davvero piacere, visto che si dimostra anche capace. Se sul lato grafico non c’erano dubbi (anche se si nota un certo recesso nella sua sprovincializzazione da Cavazzano, che in precedenza lo stava portando ad un suo stile più personale), Coppola dimostra di saper intessere anche una buona storia e di saper gestirsela anche bene (a differenza di alcuni disegnatori che o non riescono a gestire la sceneggiatura o non rimediano un soggetto coinvolgente). Una gradita sorpresa.
E poi? E poi Qui, Quo e Qua e il Gioco di Squadra (Gianatti/Held) che per quanto prevedibile parla di calcio senza provocare crisi isteriche, la mediocre Pippo e lo Specchio Consigliere (Panaro/Uggetti) che parla di uno specchio MAGICO creato dal bis-bis Pippus Magus, il MAGO BUONO alla faccia della povera Nocciola che come una scema tenta di convincere Pippo da una quarantina d’anni appena. Eh, ma che volete. Sono un nerd criticone, l’importante è che sia piaciuta ai bambini.
Conclude l’albo un’imbarazzante storia di Concina che sa un tantino di stravisto. Ma solo un tantino, eh.
Che Aria Tira… (Ziche): supergiardinaggio e mani intrecciate. Rotfl.
Ultraheroes – Passato Remoto e Futuro Anteriore (Salati/Gula & Migheli): e si riconferma ancora la tendenza altalenante della saga che presenta ora genialate demenziali (di cui anche il titolo fa in questo caso parte, dopo una serie di coppie antitetiche decisamente piatte) ora espedientucci grotteschi che sfiorano nel patetico. Cioè. Etabetagodzillakingkong. Questo obbrobrio rovina tutte le attese che si erano create nei confronti degli effetti dell’Ultamachine che dovevano essere ben più apocalittici e ridicolizza un po’ tutto il contesto. E questo dispiace molto visto che il contesto non è niente male ed anzi è impreziosito da piccoli tormentoni (Topolino emarginato) e gag (quella dei cartelloni pubblicitari richiama un po’ Casty) che renderebbero la lettura estremamente piacevole se di fatto avesse poi un qualche contenuto centrale. Disegni poco omogenei.
Zio Paperone e l’Affare Air Water (Coppola): uh? Eh? Oh? Coppola autore completo? Beh, fa davvero piacere, visto che si dimostra anche capace. Se sul lato grafico non c’erano dubbi (anche se si nota un certo recesso nella sua sprovincializzazione da Cavazzano, che in precedenza lo stava portando ad un suo stile più personale), Coppola dimostra di saper intessere anche una buona storia e di saper gestirsela anche bene (a differenza di alcuni disegnatori che o non riescono a gestire la sceneggiatura o non rimediano un soggetto coinvolgente). Una gradita sorpresa.
E poi? E poi Qui, Quo e Qua e il Gioco di Squadra (Gianatti/Held) che per quanto prevedibile parla di calcio senza provocare crisi isteriche, la mediocre Pippo e lo Specchio Consigliere (Panaro/Uggetti) che parla di uno specchio MAGICO creato dal bis-bis Pippus Magus, il MAGO BUONO alla faccia della povera Nocciola che come una scema tenta di convincere Pippo da una quarantina d’anni appena. Eh, ma che volete. Sono un nerd criticone, l’importante è che sia piaciuta ai bambini.
Conclude l’albo un’imbarazzante storia di Concina che sa un tantino di stravisto. Ma solo un tantino, eh.

T 2734
Che Aria Tira… (Ziche): sottotono quella che dovrebbe essere l’ultima gag riguardante gli Ultraeroi.
Ultraheroes – La Minaccia Finale (Secchi/Turconi): chiude la saga un episodio sobrio, disegnato alquanto svogliatamente da Turconi, con qualche ricaduta che lo compromette un po’ riflettendo la tendenza generale di un’opera buona specialmente per le singole trovate umoristiche e le valide sceneggiature quanto carente nel soggettone di fondo, un groviglio di banalità male assortite: l’unico spunto notevole lo si ha sul finale (ma è di fatto parte del soggetto comune o frutto dell’inventiva del solo Secchi?) che fa presagire le vere motivazioni che hanno spinto Eta Beta, da previdente Uomo del 2000 (che è venuto comunque a prendere da un Galataxi che sembra provenire da quell’infelice tradizione che lo vuole essere extraterrestre), ad ideare l’Ultramachine. Buone le gag che fanno da valido contorno ad una trama assai deludente: davvero insopportabile la megazuffa finale che dimostra l’importanza del lavoro di squadra e blabla e specialmente i congedi finali il cui buonismo sfuma per fortuna nel demenziale. Il finale aperto suona non poco di faciloneria, mentre la non-conclusione della sottotrama Paperinik-Paperinika fa irrimediabilmente cascare i suddetti al suolo.
In conclusione: una saghettuncola alquanto traballante, con qualche spunto positivo, sì, ma che forte di un soggetto migliore e magari diretta da un’unica penna poteva rendere molto, ma molto di più. Peccato.
Aramouse e l’Oscuro Furto del Tesoro (Macchetto/Gervasio): ma se proprio bisognava fare $storia_in_costume_con_i_moschettieri perché non riprendere quella già delineata da Nigro? E soprattutto perché di fatto storpiare il personaggio di Manetta per non dover inserire in un contesto topesco il ben più consono Ciccio? Questi gli interrogativi che aleggiano su questa storia, un po’ annaspante ma godibile che disattende alcuni clichè come l’ormai insopportabile Sta cercando di dirci qualcosa!. Macchetto di certo non ai massimi livelli, anzi molto appannato, riesce comunque ad inserire una punta di poesia nel finale. Peccato che il contesto anonimo e i personaggi scialbotti caratterizzino poco l’atmosfera rendendo quasi stonato il lirismo conclusivo. Piacevoli i disegni di un Gervasio in forma.
Da segnalare poi le belle Paperino e la Cucina Antistress (Muzzolini/Intini), che non pochi punti in comune ha con l’incomensurabile Ratatouille e che soprattutto vanta un formidabile Intini e Paperino e il Potenziale Pericolo (Venerus/Di Vita) di un Venerus disimpegnato illustrata però da un Di Vita fin troppo stilizzato.
Che Aria Tira… (Ziche): sottotono quella che dovrebbe essere l’ultima gag riguardante gli Ultraeroi.
Ultraheroes – La Minaccia Finale (Secchi/Turconi): chiude la saga un episodio sobrio, disegnato alquanto svogliatamente da Turconi, con qualche ricaduta che lo compromette un po’ riflettendo la tendenza generale di un’opera buona specialmente per le singole trovate umoristiche e le valide sceneggiature quanto carente nel soggettone di fondo, un groviglio di banalità male assortite: l’unico spunto notevole lo si ha sul finale (ma è di fatto parte del soggetto comune o frutto dell’inventiva del solo Secchi?) che fa presagire le vere motivazioni che hanno spinto Eta Beta, da previdente Uomo del 2000 (che è venuto comunque a prendere da un Galataxi che sembra provenire da quell’infelice tradizione che lo vuole essere extraterrestre), ad ideare l’Ultramachine. Buone le gag che fanno da valido contorno ad una trama assai deludente: davvero insopportabile la megazuffa finale che dimostra l’importanza del lavoro di squadra e blabla e specialmente i congedi finali il cui buonismo sfuma per fortuna nel demenziale. Il finale aperto suona non poco di faciloneria, mentre la non-conclusione della sottotrama Paperinik-Paperinika fa irrimediabilmente cascare i suddetti al suolo.
In conclusione: una saghettuncola alquanto traballante, con qualche spunto positivo, sì, ma che forte di un soggetto migliore e magari diretta da un’unica penna poteva rendere molto, ma molto di più. Peccato.
Aramouse e l’Oscuro Furto del Tesoro (Macchetto/Gervasio): ma se proprio bisognava fare $storia_in_costume_con_i_moschettieri perché non riprendere quella già delineata da Nigro? E soprattutto perché di fatto storpiare il personaggio di Manetta per non dover inserire in un contesto topesco il ben più consono Ciccio? Questi gli interrogativi che aleggiano su questa storia, un po’ annaspante ma godibile che disattende alcuni clichè come l’ormai insopportabile Sta cercando di dirci qualcosa!. Macchetto di certo non ai massimi livelli, anzi molto appannato, riesce comunque ad inserire una punta di poesia nel finale. Peccato che il contesto anonimo e i personaggi scialbotti caratterizzino poco l’atmosfera rendendo quasi stonato il lirismo conclusivo. Piacevoli i disegni di un Gervasio in forma.
Da segnalare poi le belle Paperino e la Cucina Antistress (Muzzolini/Intini), che non pochi punti in comune ha con l’incomensurabile Ratatouille e che soprattutto vanta un formidabile Intini e Paperino e il Potenziale Pericolo (Venerus/Di Vita) di un Venerus disimpegnato illustrata però da un Di Vita fin troppo stilizzato.

Kaka Quaquà.
Prima o poi sarò ucciso da un promo di Topolino.
Prima o poi sarò ucciso da un promo di Topolino.
Lorenzo Breda
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If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
[No bit was mistreated or killed to send this message]
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Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah!
Dai, a modo suo, sta diventando divertente XD
Dai, a modo suo, sta diventando divertente XD
T 2735
E finita l’altalenante Ultraheroes, tutto sommato piacevole ma di cui poco si avvertiva il bisogno, un’altra saga parte sulle pagine del Topo coinvolgendo gran parte dell’albo, come dimostra anche un Che Aria Tira… (Ziche) simpatico ma che fa presagire una poco piacevole serializzazione delle vignette (già avvenuta per UH) non certo spiacevole ma alla lunga logorante.
Ma l’attenzione si sposta comunque alla nuova Doubleduck cui gran parte del numero viene dedicata, con articoli che per quanto ancora topolineschi non possono fare a meno che ricordare i fasti deliranti di PKNA. E’ una sensazione accentuata anche dalla lettura della storia, la cui gabbia libera ricorda non poco lo sperimentalismo pikappico ed il tutto viene anche ribadito dalla De Poli che cita lo stesso Pk nel suo editoriale privo di senso logico quanto abbastanza ricco di significato intrinseco per noialtri appassionati. Questo non certamente indurre a crearsi false aspettative, pur costituendo un importante messaggio da parte di quella redazione ora così lontana ora così vicina che tuonava con decisione “Il futuro è Papertotti!” da un lato mentre dall’altro prometteva miglioramenti.
Il compromesso sembra ora esseri concretizzato in un’operazione che per quanto lanciata dall’imminente film di James Bond si è creata un contesto abbastanza personalizzato in cui s’inserisce un prodotto qualitativamente valido. Sì, Doubleduck – Episodio 1 (Vitaliano/Freccero) è indubbiamente più che valido. Nonostante fosse l’occasione buona di ripescare la P.I.A. riabilitandola e giustificando la sua esistenza, si fa apprezzare la scelta di Vitaliano di non tirare in ballo l’organizzazione di Paperone in favore di una situazione inedita e più ricca di appeal, per nulla pretestuosa e fortunatamente avulsa da frittolismi. E così, con una massiccia dose di vitalianica ironia perfetta per stemperare i toni e creare atmosfera s’intreccia una trama semplice e schietta ma non del tutto lineare: abilmente Fausto tace alcuni passaggi e ne mostra altri calandosi perfettamente nel ruolo di narratore di spy-story pur mantenendo il proprio personalissimo stile. L’unica nota dolente è forse l’espediente finale utilizzato da Paperino, abbastanza deboluccio anche se coerente con la trama.
Poi Freccero. Lui è lo sbavo assoluto, si merita una lettura a parte riservata alla sola contemplazione dei suoi disegni, mirabile spettacolo e delizia per gli occhi incanalati con abilità nel suo fluido tratto e nella succitata gabbia libera. Non ci sono parole per rendere giustizia alle sua prodezze stilistiche, tra l’altro valorizzate da una vivace ed efficace colorazione.
Il tutto promette più che bene. Il primo episodio è ancora troppo poco per dare giudizi, è vero, ma se non altro può instillare un po' di sano ottimismo in un fandom da tempo sfiduciato. Non è poco.
Topolino e la Stella Scomparsa (Bosco/Palazzi): gialletto costruito e sceneggiato con perizia, ma vuoto e privo di significato alla fin dei conti e con un finale piattissimo. Palazzi nella norma. Una storia che avrebbe potuto dare di più con un soggetto che andasse oltre la semplice funzionalità della trama.
Paperino in: Professione Multimiliardario (Carol & Pat McGreal/Pujadas): quante volte abbiamo visto storie simili in Italia? Innumerevoli. E che senso ha proporre una storia come questa, allora? Nessuno. Dalla trama un po’ confusa e alquanto prevedibile, vanta dei disegni eccessivamente stilizzati e lineari. Insomma, se ne poteva fare a meno.
E finita l’altalenante Ultraheroes, tutto sommato piacevole ma di cui poco si avvertiva il bisogno, un’altra saga parte sulle pagine del Topo coinvolgendo gran parte dell’albo, come dimostra anche un Che Aria Tira… (Ziche) simpatico ma che fa presagire una poco piacevole serializzazione delle vignette (già avvenuta per UH) non certo spiacevole ma alla lunga logorante.
Ma l’attenzione si sposta comunque alla nuova Doubleduck cui gran parte del numero viene dedicata, con articoli che per quanto ancora topolineschi non possono fare a meno che ricordare i fasti deliranti di PKNA. E’ una sensazione accentuata anche dalla lettura della storia, la cui gabbia libera ricorda non poco lo sperimentalismo pikappico ed il tutto viene anche ribadito dalla De Poli che cita lo stesso Pk nel suo editoriale privo di senso logico quanto abbastanza ricco di significato intrinseco per noialtri appassionati. Questo non certamente indurre a crearsi false aspettative, pur costituendo un importante messaggio da parte di quella redazione ora così lontana ora così vicina che tuonava con decisione “Il futuro è Papertotti!” da un lato mentre dall’altro prometteva miglioramenti.
Il compromesso sembra ora esseri concretizzato in un’operazione che per quanto lanciata dall’imminente film di James Bond si è creata un contesto abbastanza personalizzato in cui s’inserisce un prodotto qualitativamente valido. Sì, Doubleduck – Episodio 1 (Vitaliano/Freccero) è indubbiamente più che valido. Nonostante fosse l’occasione buona di ripescare la P.I.A. riabilitandola e giustificando la sua esistenza, si fa apprezzare la scelta di Vitaliano di non tirare in ballo l’organizzazione di Paperone in favore di una situazione inedita e più ricca di appeal, per nulla pretestuosa e fortunatamente avulsa da frittolismi. E così, con una massiccia dose di vitalianica ironia perfetta per stemperare i toni e creare atmosfera s’intreccia una trama semplice e schietta ma non del tutto lineare: abilmente Fausto tace alcuni passaggi e ne mostra altri calandosi perfettamente nel ruolo di narratore di spy-story pur mantenendo il proprio personalissimo stile. L’unica nota dolente è forse l’espediente finale utilizzato da Paperino, abbastanza deboluccio anche se coerente con la trama.
Poi Freccero. Lui è lo sbavo assoluto, si merita una lettura a parte riservata alla sola contemplazione dei suoi disegni, mirabile spettacolo e delizia per gli occhi incanalati con abilità nel suo fluido tratto e nella succitata gabbia libera. Non ci sono parole per rendere giustizia alle sua prodezze stilistiche, tra l’altro valorizzate da una vivace ed efficace colorazione.
Il tutto promette più che bene. Il primo episodio è ancora troppo poco per dare giudizi, è vero, ma se non altro può instillare un po' di sano ottimismo in un fandom da tempo sfiduciato. Non è poco.
Topolino e la Stella Scomparsa (Bosco/Palazzi): gialletto costruito e sceneggiato con perizia, ma vuoto e privo di significato alla fin dei conti e con un finale piattissimo. Palazzi nella norma. Una storia che avrebbe potuto dare di più con un soggetto che andasse oltre la semplice funzionalità della trama.
Paperino in: Professione Multimiliardario (Carol & Pat McGreal/Pujadas): quante volte abbiamo visto storie simili in Italia? Innumerevoli. E che senso ha proporre una storia come questa, allora? Nessuno. Dalla trama un po’ confusa e alquanto prevedibile, vanta dei disegni eccessivamente stilizzati e lineari. Insomma, se ne poteva fare a meno.

A zonzo per una Feltrinelli, ho preso in mano il Topo e mi sono letto a scrocco DoubleDuck.
Uao.
Insomma, è una riuscita via di mezzo tra i fumetti Pk/MMMM e le storie sul Topolino.
Bella l'impostazione di tavola, belli i disegni, bella la colorazione che dona autorità alla storia rispetto alle altre dell'albo. Carine anche le rubriche abbinate, evidentemente hanno deciso di dare visibilità alla cosa.
Mi sembra però un progetto con un piede in due scarpe, è chiaramente PK-style, ma è sul Topo; lo stesso dicasi per i toni, e la lunghezza della storia.
Comunque, lettura molto piacevole; continuerò la lettura a scrocco. Dato che ho scoperto pochi giorni fa dell'uscita di una raccolta di WoM in allegato col Topo, mi potreste tenere informati sull'eventuale uscita di volumi che raccolgono UltraHeroes o DoubleDuck?
Li prenderei sicuramente;per la Disney, iniziative simili potrebbero essere il corrispettivo delle raccolte 100% Marvel.
Uao.
Insomma, è una riuscita via di mezzo tra i fumetti Pk/MMMM e le storie sul Topolino.
Bella l'impostazione di tavola, belli i disegni, bella la colorazione che dona autorità alla storia rispetto alle altre dell'albo. Carine anche le rubriche abbinate, evidentemente hanno deciso di dare visibilità alla cosa.
Mi sembra però un progetto con un piede in due scarpe, è chiaramente PK-style, ma è sul Topo; lo stesso dicasi per i toni, e la lunghezza della storia.
Comunque, lettura molto piacevole; continuerò la lettura a scrocco. Dato che ho scoperto pochi giorni fa dell'uscita di una raccolta di WoM in allegato col Topo, mi potreste tenere informati sull'eventuale uscita di volumi che raccolgono UltraHeroes o DoubleDuck?
Li prenderei sicuramente;per la Disney, iniziative simili potrebbero essere il corrispettivo delle raccolte 100% Marvel.
DeborohWalker,
su Topolino.it hanno messo le tavole del primo episodio di DoubleDuck e di tutto Ultraheroes

Se vuoi leggere a scrocco, puoi farlo da casa... così Fausto non si lamenta

su Topolino.it hanno messo le tavole del primo episodio di DoubleDuck e di tutto Ultraheroes
Se vuoi leggere a scrocco, puoi farlo da casa... così Fausto non si lamenta
Giusto. Se scrocco dev'essere, che almeno sia scrocco autorizzato e a norma di legge.
Fausto
Segnalo per chi non avesse letto a proposito sul Papersera o AfNews:
http://www.afnews.info/public/afnews/ne ... 24905,.htm
Sul numero 2737 del Topo comparirà la storia scritta da Baricco e Faraci ispirata al Novecento di Baricco, appunto: protagonisti Topolino e Pippo. Dalle dichiarazioni di Tito, il tutto si prospetta come molto allettante.
http://www.afnews.info/public/afnews/ne ... 24905,.htm
Sul numero 2737 del Topo comparirà la storia scritta da Baricco e Faraci ispirata al Novecento di Baricco, appunto: protagonisti Topolino e Pippo. Dalle dichiarazioni di Tito, il tutto si prospetta come molto allettante.
Oh, porc.
Cioè, volete dirmi che devo comprarmi Topolino?
Comunque ultra-sbav.
Cioè, volete dirmi che devo comprarmi Topolino?
Comunque ultra-sbav.
quella non la metteranno online? :=
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

Vabbè, ma anche quella potrei leggermela a scrcco dalla Feltrinelli che tiene i Topolini esposti, o in una qualunque edicola dentro ai supermercati.
Però non è un DoubleDuck qualsiasi (..che mi è piaciuta, eh, come ho scritto sopra)
E' un omaggio a Novecento, probabilmente il mio spettacolo teatrale sotto forma di monologo preferito, e per lo più ci hanno lavorato sopra Faraci, Cavazzano e lo stesso Baricco.
Insomma, una cosa così DEVE fare parte dei miei scaffali, a differenza di molte altre storie di qualità, non posso rischiare e aspettare che venga inserita in una qualche raccolta di qualità
Però non è un DoubleDuck qualsiasi (..che mi è piaciuta, eh, come ho scritto sopra)
E' un omaggio a Novecento, probabilmente il mio spettacolo teatrale sotto forma di monologo preferito, e per lo più ci hanno lavorato sopra Faraci, Cavazzano e lo stesso Baricco.
Insomma, una cosa così DEVE fare parte dei miei scaffali, a differenza di molte altre storie di qualità, non posso rischiare e aspettare che venga inserita in una qualche raccolta di qualità
già, però non credo che si possa strappare la storia dal giornale e portarsela via dal supermercato... e poi farsela ririlegare... troppa fatica...
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

Ma non li leggi i cartelli esposti nei supermercati riguardo al fatto che non si devono sfogliare le riviste in vendita?DeborohWalker ha scritto:Vabbè, ma anche quella potrei leggermela a scrcco dalla Feltrinelli che tiene i Topolini esposti, o in una qualunque edicola dentro ai supermercati.
No, sono troppo indaffarato a leggerele riviste per leggere i cartelli.
Insomma, non è che si può leggere tutto, uno deve effettuare delle scelte e darsi delle priorità.
Insomma, non è che si può leggere tutto, uno deve effettuare delle scelte e darsi delle priorità.
E il Topolino cambiò, portando innovazioni buone, meno buone e pessime. La gestione delle grandi contraddizioni quindi continua in modo amplificato, mai gli alti sarebbero stati così alti e i bassi così bassi. E il problema è quando questo continuo contrasto si presenta all’interno di uno stesso progetto! Ultimamente sono stato “rallentato” nelle recensioni al Topo e quindi adesso mi metto di buzzo buono e recupero, con la speranza di non causare più un tale riaccumulo…
#2717

Il numero della svolta, la discussa svolta, anticipata dal grande zuffone nel Papersera e dal mancato invito alla conferenza di presentazione. Tutto l’ambaradam causato dalla metropolitana è a mio avviso alquanto ininfluente per quanto riguarda la fruizione che può avere del Topo una persona adulta, magari ai bambini questa riorganizzazione delle rubriche dirà di più: personalmente non distinguo neanche le varie linee. Lo stratagemma della doppia copia del Topolino è carino e magari funzionerà, quanto alle strip di Soffritti…bé…bah, sono ancora molto indeciso a riguardo. Mi sembrano terribilmente moderniste, troppo moderniste, quasi snaturanti, visto che la loro tematica principale è quel Paperino Paperotto che sembra essere più PP8 che mai. Posso capire che Donald è uno dei creatori grafici di quel progetto andato male, però già lo smiles è spesso e volentieri urtante, spererei in una maggior universalità delle battute. Quanto al contenuto il numero è davvero ma davvero buono, ed è un peccato che così poi non rimarrà visto che per una volta le storie sembrano essere tutte scelte con un certo gusto.
Zio Paperone in Un Altro Natale Sul Monte Orso (Faraci/Cavazzano): La storia del numero. Il sequel tanto atteso, di una storia tanto importante fatta da due autori tanto idolatrati. Una storia che non delude per niente, a patto di non caricarla di aspettative troppo alte. Faraci, in vena di continuity, ci offre un simpatico scorcio di ciò che poteva essere, un what if, un omaggio sentito al rapporto tra Paperino e Paperone che si inscrive alla perfezione nella tradizione barksiano/donrosiana senza eccessive ridondanze ma con intelligenza e naturalezza. Promossa a pieni voti.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 1 (Vitaliano/Camboni): Inizia il Topolino delle grandi Saghe, incessabili e continue, e per la verità non tutte riuscite. Tutte piuttosto fighe però, almeno sulla carta. Non sfugge all’eccezione neanche questo nuovo parto vitalianesco, che dalla prima tavola sembra chissà cosa e porta a sognare e desiderare i dorati tempi di Pk. Così però non è, è tutto un delirio, una cosa demenziale anche parecchio piacevole se non fosse per la struttura completamente sconclusionata: quattro episodi di cui tre brevi in cui non succede niente e l’ultimo un po’ più lungo in cui si scatena la demenza più completa. Nel complesso però una delle cose più divertenti negli ultimi tempi, considerato anche il finale metafumettistico.
L’episodietto in questione è solo introduttivo. O almeno così sembra, visto che la verità è ben diversa e pure i successivi due episodi sembreranno dei prologhi.
Oltre ai due cavalli di battaglia, e al Che Aria Tira davvero gradevole, infatti ci sono anche tre storielline riempitive di tutto rispetto come Topolino e l’Evaso a Mezzanotte (Panaro/Pastrovicchio) dove Panaro mette in scena un po’ di sana violenza, Paperino Paperotto e l’Invito Natalizio (Vetro) in cui torna in scena lo scenario classico e vengono finalmente integrati in versione retrò i personaggi creati per il PP8 moderno, e Paperino e la Vigilia Strapazzante (Faccini/Freccero) col ritorno di Timoteo Piccione creato da questi stessi due autori un po’ di numeri fa.
#2718

E dopo aver fatto un po’ gli splendidi nel numero precedente si torna ad un menu più normale con storielle mediocri a profusione come Topolinski, Pipcic e il Circo degli Orrori (Vitaliano/Mazzarello) piuttosto poco ispirata o Premiata Ditta Filo e Brigitta: Inventapremi e Cotillons (Muzzolini/Lucci) semplicemente piatta, banale, già vista e disegnata col deretano. E per la verità neanche i cavalli di battaglia brillano poi tanto:
Zio Paperone e il Compromesso Videomusicale (Cabello-Sisti/Ziche): Sentire nominare Lateral Park dal filologico Sisti, che l’aveva creato per Xadhoom mi ha messo subito di buon umore e mi ha fatto morire dalle risate il modo in cui sono stati parodizzati i VJ presenti e passati di MTV. Un bel lavoro per la Ziche che sforna caricature deliziose e per Sisti che col suo Neanchevecchio mi ha fatto piegare in due. Plauso anche per il ritorno della nipotina di Doretta Doremì, in una versione piuttosto obesa ma accettabile. Se ci fosse stata anche una trama sarebbe stato meglio, ma tant’è si tratta sempre di una storia vip, tipologia che ospiterà ben altro sterco…
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 2 (Vitaliano/Camboni): idem come per la precedente. La storia non ingrana, anche se le gag ci sono. Le atmofere parodieggiano evidentemente The Cube anche se Camboni se la cava decisamente meglio con gli ambienti che con i paperi, a cui deforma il becco in modo osceno.
#2719

Altro numero fiappoide, vista la storia portante del numero…
Topolino e l’Anticipo Natalizio (Bosco/Palazzi): Glom, very imbarazzante. La Befana gelosa di Babbo Natale? Bosco come al solito finge di preparare chissà quale leccornia, per poi far rotolare gli zebedei per terra. Pure qui, le atmosfere faraciane da commissariato fanno presagire ben altro rispetto alla pochezza dell’esito finale. O forse sono io che non l’ho capita, in fondo sono solo il lettore.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 3 (Vitaliano/Camboni): Peggio che peggio. E la sensazione di prologo che non accenna a passare.
Per il resto il numero offre ben poco come Paperino e il Prestito Disastroso (Panaro/Ziche) prevedebile ma godibile e la danese Zio Paperone e il Tele-Trasporta Turisti (Hansegard/Fecchi), brutta copia dello stile italiano. Voglio Flemming Andersen e i suoi deliri…
#2720

Per quanto Ambrosio ambrosieggi alla grandissima ammiccando dalla copertina e poi all’interno con il suo ‘ggiovane QQQ Blog: Duck School Musical (Ambrosio/D’Ippolito) che cita spudoratamente il wii, il numero è interessante per ben altre cose, come ad esempio la breve facciniana Paperino e la Filastrocca Malaugurante (Faccini/Piras) che raggiunge un vertice di demenza mai visto prima nella vignetta finale con le tre civette sul comò, o Zio Paperone e i Polli da Tartufoli (Cimino/O. Panaro). Ma c’è di meglio, ovvero…
Topolino e il Tocco di Fuoco (Panaro/Casty) : Panaro, il tanto a lungo biasimato Panaro. Colui che un tempo aveva scritto per Romano Scarpa un pugno di sceneggiature perfettamente rientranti nel suo stile, l'autore de L'Artista Vagabondo o La Formula della Ricchezza, che si chiudeva con quel pensiero di Paperone così umoristico e nel contempo poetico da fare invidia a Barks. L'autore che da anni e anni ormai si era dato alle brevi "umoristiche", pare su richiesta della redazione, perdendo così ogni briciolo di interesse per un lettore sopra i due anni di età. L'autore che negli ultimi tempi sembrava volersi riscattare agli occhi di certi nerdacci cattivi cattivi che l'avevano soprannominato per via della sua vacua prolificità "Carlo un tanto alla dozzina Panaro", dapprima iscrivendosi sul forum del Papersera, rispondendo in modo impeccabilmente gentile alle critiche, poi realizzando una storia-omaggio a Don Rosa, scialbotta in sé ma importante per il messaggio "continuativo" all'interno.
Bé qui Panaro ha un ritorno di fiamma per ciò che faceva un tempo, presentandoci nuovamente una lunga, interessante e ben articolata, e con protagonisti un Topolino e Pippo vacanzieri, invischiati come al solito in un mistero, che vedrà protagonisti un gruppetto di volti nuovi creati ad hoc per disseminare il sospetto negli occhi del lettore. Insomma, i presupposti standard per una storia standard, che è già molto visto che da tempo nella sua produzione di storie tanto articolate non se ne vedevano. Se a questo aggiungiamo il sapore Scarpiano di sottofondo che ritorna a deliziare il lettore, non sembra sbagliata la scelta della redazione di affidarne il comparto grafico a Casty.
Casty, il tanto a lungo incensato Casty. L'abbiamo conosciuto come uno sceneggiatore particolarmente dotato, con un occhio di riguardo dapprima per le belle avventure, poi per lo stile Scarpiano e infine per quello Walsh/Gottfredsoniano, abbiamo poi avuto modo di apprezzarne le doti di "progettista", quando si è iniziato a vedere un filo conduttore unico che abbracciava l'intera sua produzione, rendendola un corpus omogeneo e di altissima qualità. E infine lo abbiamo apprezzato come copertinista e come disegnatore delle sue stesse storie, quando ci ha dimostrato di poter essere un autore completo e un ottimo artista della matita. Bé qui Casty compie un ulteriore passo nella metamorfosi da sceneggiatore a disegnatore, giungendo a disegnare una storia altrui, con sommo scorno dei fan che al sentirne la notizia già temevano di aver perso l'autore più interessante che da un decennio offriva il Topo. E invece no, perchè in questo caso la mano assolutamente Scarpiana di Casty sposa lo stile analogo di Panaro, creando un connubio stilistico molto gradevole e retrò che non potrà fare a meno di sorprendere chi ormai non ci sperava più. Intendiamoci: non è che sia un bene che le già esigue storie di Casty si diradino ancora di più in favore di questa attività di disegnatore per altri, e sarebbe meglio per via del rapporto qualità/quantità che Casty tornasse a disegnare solo le proprie, e neanche tutte, per poter avere una sua presenza fissa all'interno del Topo, come accadeva un paio d'anni fa. Ma tant'è, il matrimonio c'è stato e ha permesso la creazione di una storia davvero simpatica, nonchè il ritorno, in sordina ma pur sempre ritorno, del Panaro di una volta.
L'effetto complessivo, si diceva è quello di una fusione stilistica tra due artisti sulla stessa lunghezza d'onda, che amano alla follia gli stessi autori, e gli stessi personaggi: notevole a questo proposito il modo "buono" e un po' ingenuo con cui Panaro tratta i suoi attori, rispettandone le caratteristiche e senza snaturarli in modo fighetto anche quando sono alle prese con soggetti obbrobriosi tipo Il Mostro di Halloween. Insomma, Panaro pur non elaborando trame apprezzabili da anni e anni dimostra di sapere ancora come far muovere i personaggi, senza scadere nella farsa, e l'effetto finale è quella di leggere una storia bonaria, ricca di personaggi bonaccioni e "caldi" (Gerry ad esempio è bellissimo graficamente parlando), certamente priva di alcune uscite surrealmente folli tipiche delle ultime sceneggiature castyane, ma che fa concludere la lettura con il sorriso sulle labbra.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 4 (Vitaliano/Camboni): Si conclude in modo buffo e divertente con un episodio un po’ più lungo questa saga Vitalianica. Viene da chiedersi perché non abbia ingranato sin dal principio ma si sia lasciata la parte esplorativa tutta nell’ultimo episodio. Un vero peccato perché poteva venire fuori davvero una storiella esplosiva in pieno stile Papernovela.
#2721

Il sublime e la munnezza riunite nello stesso albo. E indovinate chi si becca la copertina? A completare il tutto un Cimino sottotono e un Gervasio impegnato con la pubblicità progresso.
Papertotti e il Segreto del Cucchiaio (Secchi/Turconi): Eccolo qui! Lo sterco! Essendo questo il punto più basso toccato da Topolino negli ultimi mesi è giustamente stato proclamato esempio eccellente, riferimento ufficiale quando si parla della deriva trendy e commerciale del Topo. Una storia che ha alimentato polemiche, malumori, litigi e dissapori in giro per i forum, alle fiere, e persino nei garage e durante i matrimoni. La storia che ha fatto fare il Topo il tutto esaurito nelle edicole romane, che adesso si trova in vendita su ebay a 20 euro il pezzo. Insomma, tutti parlano di Papertotti, il modo più scontato e lampante per descrivere il marcio sul Topo. Ma è veramente così brutta questa storia? Ebbene sì. E’ davvero pessima.
Ma vediamo di analizzarla e capire perché è pessima, al di là di tante indignazioni che finiscono per essere bollate dalle alte sfere come semplice partito preso. Innanzitutto il volersi riferire a tutti i costi ad elementi presi dalla nostra attualità è come sempre un arma a doppio taglio, si può riuscire a nobilitare il fumetto Disney (vedi il Ciao Minnotchka di Scarpa) ma si può fallire miseramente finendo per far invecchiare maluccio la storia (le storie con Nichetti, ad esempio). Ma il caso peggiore è quando si appare ridondanti, patetici. E la Disney è sembrata proprio patetica nel volersi accattivare a tutti i costi le simpatie di gente che il Topo potrà farlo, sì, respirare per un paio di numeri, ma che molto probabilmente lo cestinerà subito per tornare ad occuparsi d’altro. Il senso di fastidio nel vedere il proprio fumetto vendersi in modo così dozzinale però può essere stemprato con qualche accorgimento: è il caso della storia con la Cabello, in cui i nomi dei vj venivano storpiati con umorismo e inventiva. Qui si commette l’errore più rozzo e insopportabile, aggiungendo al semplice nome Totti, l’abusato suffisso Paper, ottenendo così un ibrido poco credibile, banale, facilone, pacchiano e quel che è peggio oggettivamente brutto.
Poi passiamo alla spinosa questione continuity. La continuity nel fumetto Disney non è una chimera, visto che il fumetto Disney nella continuity ci è NATO. Mi riferisco alle strisce di Gottfredson, ma anche al fatto che a differenza dei corti Warner dove i Looney in ogni episodio sembravano non conoscersi, in quelli Disney i legami tra personaggi non svanivano una volta finito il cortometraggio. Molti nomi illustri hanno poi creato un universo coerente e credibile per questi personaggi facendo passi avanti e anche qualcuno indietro. Ma evolvendo e istituzionalizzando questo mondo di fantasia. Nomi come Barks, Scarpa, Casty, Faraci, Sisti, serie come Pk, MM, progetti come quello di Don Rosa, pur con i suoi deplorevoli eccessi, ci hanno consegnato un mondo Disneyano un po’ più coerente di quanto lo sia stato in precedenza. E questo è stato un bene, perché partire da una base comune, con riferimenti canonizzati aiuta a conferire allo scenario quel pizzico di credibilità in più che possa stimolare gli autori a creare capolavori. Nella storia di Papertotti c’è un uso svilente di questi personaggi, immersi in un’ipotetica infanzia che altro non presenta che lo status quo attuale rimpicciolito, neanche si trattasse dei Disney Babies, dei Baby Looney Toones, dei Tom & Jerry o dei Flintstones Kid. Non pretendo chissà quale accorgimento di continuity in una storia fatta per le masse, ma sia questo che Il Giorno Prima degli Esami cadono nello stesso identico errore. Vogliamo giocare a fare i precisi? Di tutti i personaggi in scena nel campetto ben pochi si conoscevano da bambini, e questo non lo affermo prendendo ad esempio le ricostruzioni donrosiane, fatte pedantemente e a posteriori, ma le loro semplici prime apparizioni, in cui si presentavano da zero. Ciccio si presenta alla porta di Paperino solo negli anni 30 nel corto Donald’s Cousin Gus, Paperina conosce Paperino solo negli anni 40 quando trasloca vicino a casa sua nelle strisce di Al Taliaferro, Paperoga conosce Paperino solo negli anni 60. Per non parlare dell’apparizione dei Bassotti da piccoli e di Paperone pre-Monte Orso che scomodano la tradizione barksiana.
A questi presupposti aggiungiamo una paperizzazione di Totti particolarmente sciapa (non graficamente però!) che tira in ballo le barzellette, ammiccando di continuo in modo insopportabile, una caratterizzazione dei baby personaggi degna dei Puffi in cui ognuno di loro deve per forza dire in qualche frase qualcosa di stereotipato che riconduca al ruolo che avrà da adulto, situazioni povere e banali come i ragazzini che cercano di guadagnare la somma necessaria con lavoretti e buffe gag, la femminuccia grintosa che cerca di emergere in uno sport maschile, l’importanza del festeggiare coi propri amici piuttosto che aver successo e infine la spiegazione delle origini del cucchiaio con l’immancabile gag di Ciccio otteniamo la cosa più imbarazzante mai apparsa nelle ultime annate del Topo. Il pensiero che questa porcheria sia stata da Lepore proclamata come “il futuro” e abbia avuto sulla Gazzetta e nei media un richiamo spropositato aiuta a far capire il motivo di tanto astio da parte di chi il fumetto Disney lo ama davvero. Speriamo sia solo un male necessario e che dopo non si ripetano più cose del genere, anche se la presenza pochi numeri dopo del libro di barzellette di Papertotti non fa certo sperare per il meglio.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. I: Numeri Misteriosi (Casty): E scatta il capolavoro, ma quello vero, che si dipana in lungo e in largo e in quattro meravigliosi capitoli che raccontano finalmente una signora storia, libera da qualsiasi costrizione, senza limiti di respiro e numero di tavole. Casty si ritrova tra le mani la possibilità di impostare la sua personale saga, in un periodo in cui in Topolino si fa un grande uso di storie a puntate, spesso e volentieri di qualità modesta. Ma Casty fortunatamente ci risparmia l'iniziativa fuffona, pretestuosa, ammiccante e trendy, proponendoci una vera e propria Storia, dalla trama articolata e mai prima d'ora tanto complessa. Una storia che rinuncia alla tendenza in voga di legare tra loro con un filo posticcio tante storielle autoconclusive, ma le cui quattro parti scandiscono quattro diverse fasi di un unico racconto organico.
Insomma mai così complesso, ma anche mai così ossequioso del passato, visto che la storia decide di disegnarsela lui adottando il suo stile scarpagottfredsoniano. E se non bastasse lo stile grafico e narrativo, ecco arrivare i pezzi grossi: Eta Beta nelle file dei buoni, e la Spia Poeta come grande Cattivo. Il primo l'avevamo già visto nella Neve Spazzastoria e conferma qui il suo esser tornato fortunatamente alle origini, dopo decenni di cattivo utilizzo: addirittura la sua genialità ammanatata di flemma è pure di più rispetto alla sua precedente apparizione. Per quanto riguarda il secondo, ritorna dritto dritto dalla splendida storia a strisce Topolino e la Spia Poeta, dove in piena guerra fredda non si faceva alcuno scrupolo a tradire e AMMAZZARE i suoi stessi compagni, salvo poi morire lui stesso annegato dal peso delle sue medaglie. Non c'è da meravigliarsi se Casty abbia deciso di ignorare il ritorno della Spia Poeta, avvenuto negli anni 90, per mano di Asteriti, dove una spia rediviva passava dalla parte del bene e chiedeva a Topolino di trovargli un lavoro onesto, combinando tanti pasticci. Una storia così svilente rovinava e rendeva inservibile quello che era l'avversario di Topolino più pericoloso, forse anche più di Macchia Nera, e l'unico visto finora che senza farsi troppi problemi ricorreva all'omicidio esplicito. Ecco quindi una Spia Poeta più fedele all'originale, sia nella caratterizzazione che nella grafica, magari non un assassino - del resto i tempi non lo permettono più - ma un traditore sì, e anche bello grosso.
Numeri Misteriosi è il capitolo più corto. In sole sedici tavole, Casty fornisce un degno prologo agli avvenimenti, incuriosendo quanto basta il lettore. E' dalla lettura conseguenziale dei quattro capitoli, poi, che si capiranno svariate cose che una lettura frammentata dalla cadenza settimanale aveva contribuito a far dimenticare. E da qui si vede la grande cura, la perizia di un Casty che riesce a condensare in poche pagine un numero sufficente di incentivi, e di indizi: gli oscuri riferimenti nei dialoghi nella base artica, la reticenza del professor Gutenabend durante l'intervista di Minni e quel paio di occhialetti che spuntano dalla sua libreria. E infine il ruolo di un Topolino più spaesato che mai, che ricorda non poco il lettore alle prese con i molteplici elementi non spiegati di questo primo capitolo, e che si fa trascinare nell'avventura stavolta proprio da Minni, che da elemento attivo si trasformerà in donzella da salvare, senza però far perdere per un solo istante l'interesse di Topolino verso la sua persona, e riappropriandosi di un ruolo antico che decenni di indagini con Basettoni avevano fatto accantonare.
Un Cimino, un secondo Gervasio didattico, e un paio di storielle fuffe di cui una con Paperut completano il menu del numero in cui più di ogni altro le due anime del restyling topoliniano convivono lottando.
#2722

Stavolta la copertina se la cucca Casty. E vorrei anche vedere! Oltre al piatto forte del numero c’è anche l’immancabile Ambrosio col suo Q-Blog: Una Principessa per Quo (Ambrosio/Freccero) e una storia danese, Gastone e l’Inspiegabile Fortuna (Roland/Andersen) che si fregia dei disegni del folle Andersen che riesce a cortometraggiare così bene da essere sempre un piacere.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. II: L’Ombra dal Passato (Casty): L'Ombra del Passato senza più reticenze mette in tavola tutte le carte, le tematiche e gli indizi della storia. Vengono posti tutti i quesiti ed entrano in scena quelli del NISBA capeggiati da un Eta Beta, che nelle intenzioni originarie di Casty avrebbe dovuto avere qui il suo ritorno e non nella Neve Spazzastoria. Divertentissime le scene al NISBA, dove si sprecano le gag (il Gedicom!) e dove vengono per la prima volta menzionati il progetto "Mondo Che Verrà", il satellite, i quattro giganti e l'Inusitania, che sarà il teatro della terza parte. Sul finale si riveleranno anche altri personaggi come Bonomox e il manageriale Nicko, ma soprattutto la Spia Poeta, che prima era stata solo accennata attraverso indizi, che di certo non ingannerebbero mai l'esperto ma potrebbero aver incuriosito a sufficienza il lettore bambino, incentivandolo a cercarsi la storia di Gottfredson. Divertentissimo inoltre l'atteggiamento dei superiori di Eta Beta, che lo aiutano di nascosto per non incorrere in incidenti diplomatici. Unico neo di questa parte è Topolino che anche solo per preparare il terreno per la riuscitissima gag del fantasma vestaglia (lol!) afferma di non credere ai fantasmi, cosa alquanto improbabile da sentirgli dire dopo le tonnellate di storie (anche classicissime!) a tema, e anomala specialmente per un Casty, che ha fatto della continuità narrativa una delle sue regole fondamentali.
#2723

E in copertina abbiamo Papernova. Si sperava fosse stato dimenticato dopo la sua squallida apparizione di un anno e mezzo prima, e invece no. Non solo ritorna ma lo fa per due settimane di seguito, e a due settimane di distanza dal discusso Papertotti. Cosa ci potrebbe essere di peggio? Wizards of Mickey 3? E’ in arrivo anche quello.
Paperinik e i Magici Furti (Ambrosio/Perina): Dopo aver stuprato la continuity per anni, con le sue rifondazioni di personaggi già esistenti, ecco che Ambrosio fa marcia indetro e riprende le due caricature di Greggio e Iacchetti già viste in passato senza inventarsene di nuove. Cosa positiva devo dire. Se non fosse che l’intera operazione Papernova è assolutamente inutile e ingiustificata, la storia non sarebbe neanche poi così pessima, fermo restando che l’idea di dare un passato enigmatico a Papernova ha del ridicolo come solo Ambrosio può fare.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. III: I Segreti dell’Inusitania (Casty): I Segreti dell'Inusitania svela infine ogni mistero. Durante la trasferta di Eta Beta e Topolino nello staterello mitteleuropeo dell'Inusitania (che nel nome è una splendida citazione a Romano Scarpa), abbiamo modo di conoscere Silvy, l'ennesima ragazzina-spalla di Topolino, che va ad affiancarsi ad Eurasia, Estrella e Uma nella galleria di donne di Casty. Dopo due topine e una volpicina abbiamo un'umana, ancor più tenera e sbarazzina di loro, che ormai determina quello che si può chiamare un vero e proprio stilema castyano. Viene poi il colloquio col re Bonomox che spiega per filo e per segno il progetto Mondo Che Verrà che si mostra un concentrato di idee originali e geniali. La denumeratropia e l'equazione del mondo, oltre a ricordare molto lo stile di Lost, si rivelano spunti nuovi, che fanno un figurone narrati sulle pagine di un Topo, ormai troppo spesso relegato a siparietti comico-demenziali. E non è finita, visto che dopo i piani del buon Bonomox vengono nell'ordine svelati quelli del nipote degenere Nicko (mitiche le due Italie!) e infine quelli assai più cruenti della Spia Poeta, che fugge e getta le basi per la battaglia finale dell'ultimo capitolo.
Paperino e la Notte degli Insonni (Gagnor/Deiana): Ha fatto scalpore questa breve, più che per la sua bellezza per il fatto che si sia sperimentato un approccio un pelino più impegnato ai riempitivi. La storia in questione è poco chiara ma interessante visto che è completamente immersa in uno scenario onirico e trasognato.
Zio Paperone e la Contesa del Fondatore (Badino/Gula): Badino topps again! Non basta impregnare la storia di riferimenti alla continuity, a Cornelius Coot, a Forte Paperopoli e Don Rosa se poi la vicenda non sta minimamente in piedi. Sorvolando sul fatto che la fedeltà alla lezione donrosiana è solo parziale (infatti sembra che Badino abbia letto la Saga ma non Sua Maestà De Paperoni, dove venivano spiegate ben altre cosette…), la storia in sé è proprio brutta. I Bassotti si impossessano del denaro di Paperone con un mezzuccio assolutamente poco credibile: non ha il minimo senso che qualcuno rivendichi un territorio e per questo rubi anche tutti i beni mobili del precedente proprietario. E lo stato magari lo permette anche. Ma fosse solo quella, c’è persino una falla logica notevole data l’autenticità apparente del documento che sfugge alle rilevazioni fatte da Archimede, solo perché il Bassotto Intellettuale aveva creato un marchingegno che invecchiava temporaneamente la carta. Per non parlare della reazione di Paperone che accetta la cosa di buon grado e inscena la farsa del maialino. Si finisce in bellezza con la messinscena organizzata dai Bassotti che non si capisce bene perché decidano di trafugare in gran segreto del denaro che è già loro. Pacchiano infine il robottone Cornelius Coot, che non rispetta neanche le sembianze che dovrebbe avere il personaggio. Bocciata su tutta la linea.
#2724

Copertina stavolta dedicata ad un concorso di lettura, la prima volta dopo parecchio che non vi è una correlazione con una storia. E’ il numero in cui si conclude Il Mondo Che Verrà, lasciandoci a bocca asciutta di un certo tipo di fumetto Disney per molto tempo ancora.
Paperinik e la Magica Moneta (Ambrosio/Mazzarello): Ambrosio stavolta inscena il crossover. Conclude (si spera per sempre) ‘sta fregnaccia di Papernova facendolo scontrare con quel Mr. Invisible che era stato l’avversario finale della Saga da due lire Paperinik Contro Tutti, e che era tornato poi dopo un sondaggio che lo proclamava il nemico più interessante della serie. Siamo quindi alla sua terza apparizione.
Storiella senza pretese.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. IV: La Minaccia sul Mondo (Casty): La Minaccia sul Mondo rappresenta, infine, un unicum nel fumetto Disney di questi ultimi anni. Una battaglia finale lunga diciassette tavole è qualcosa di mai visto sin dai tempi delle lunghe sequenze d'azione con cui Scarpa soleva chiudere le sue primissime storie. E adesso che siamo abituati a vedere le lotte concludersi in due vignette, ci fa strano vedere come a suo tempo Pietro e Mickey usassero scazzottarsi e rincorrersi per pagine e pagine, tra una gag e un momento di pathos, intrattenendo a sufficienza il lettore, come se si trattasse di un film. Per avere il tempo (e lo spazio) per poterci restituire una vera battaglia ad ampio respiro, Casty si occupa di sbrigare ogni chiacchiera nel capitolo precedente, lasciandosi così il campo sgombro per la costruzione del suo personalissimo climax d'azione. Climax che vede Topolino e Eta Beta atterrare sull'aereo-dirigibile della Spia, e la guardia reale dell'Inusitania intraprendere una battaglia aerea come si deve nel tentativo di salvare il mondo. Una vera e propria guerra, quindi, che non toglie spazio alle gag visive: bellissima Minni che apre la porta delle cucine in faccia alla Spia, o Eta Beta che tranquillissimo annoda l'antenna con una chiave inglese. E si vedono qua e là alcune influenze miyazakiane: nella battaglia nei cieli, nelle avventure "fisiche" di Topolino e Minnie, perennemente aggrappati l'un l'altro e nella presenza dei quattro giganti. Un misto tra Laputa, Nausicaa e Porco Rosso con il finale di Conan, oserei dire. E niente male pure il finale con l'inquietante vignetta della mano della Spia Poeta, che a sorpresa salta fuori dall'acqua e il discorso "pacioso" di Bonomox.
Passato, presente e futuro del fumetto Disney si incontrano così in un lavoro dalla qualità eccelsa, che si teme potrebbe non vedere mai più la luce sulle pagine di Topolino, in cui sembra starsi facendo largo una tipologia ben differente di saga, o storia a puntate. Topolino e il Mondo Che Verrà è un'immane opera, che si spera proprio non debba essere l'ultima dell'autore, ormai sempre più lontano dalle pagine di Topolino. Certo, come testamento creativo è una meraviglia, un monumento a quanto Casty ha fatto in questo lustro di attività Disneyana, nonchè un modo di chiudere in bellezza una carriera. Ma di Casty, di Faraci e di altri autori Disney che prendano seriamente questa tipologia molto particolare di fumetto, c'è un grande bisogno laggiù in Disney dove ci si sta sbilanciando sempre più verso lo humor, a scapito di altri generi. Rimane apprezzabile il fatto che a questa storia sia stata dedicata la copertina, non nell'albo di esordio (lì c'era Papertotti, sigh) ma nel successivo, segnale che questa tipologia di fumetto Disney potrebbe godere ancora di un certo appoggio.
Per il resto il numero offre un Cimino piuttosto fiappo e un riempitivo di Concina così modesto da fare attrito con l’immagine che di sé dava l’autore nelle sue ultime uscite pubbliche.
[CONTINUA...]
#2717

Il numero della svolta, la discussa svolta, anticipata dal grande zuffone nel Papersera e dal mancato invito alla conferenza di presentazione. Tutto l’ambaradam causato dalla metropolitana è a mio avviso alquanto ininfluente per quanto riguarda la fruizione che può avere del Topo una persona adulta, magari ai bambini questa riorganizzazione delle rubriche dirà di più: personalmente non distinguo neanche le varie linee. Lo stratagemma della doppia copia del Topolino è carino e magari funzionerà, quanto alle strip di Soffritti…bé…bah, sono ancora molto indeciso a riguardo. Mi sembrano terribilmente moderniste, troppo moderniste, quasi snaturanti, visto che la loro tematica principale è quel Paperino Paperotto che sembra essere più PP8 che mai. Posso capire che Donald è uno dei creatori grafici di quel progetto andato male, però già lo smiles è spesso e volentieri urtante, spererei in una maggior universalità delle battute. Quanto al contenuto il numero è davvero ma davvero buono, ed è un peccato che così poi non rimarrà visto che per una volta le storie sembrano essere tutte scelte con un certo gusto.
Zio Paperone in Un Altro Natale Sul Monte Orso (Faraci/Cavazzano): La storia del numero. Il sequel tanto atteso, di una storia tanto importante fatta da due autori tanto idolatrati. Una storia che non delude per niente, a patto di non caricarla di aspettative troppo alte. Faraci, in vena di continuity, ci offre un simpatico scorcio di ciò che poteva essere, un what if, un omaggio sentito al rapporto tra Paperino e Paperone che si inscrive alla perfezione nella tradizione barksiano/donrosiana senza eccessive ridondanze ma con intelligenza e naturalezza. Promossa a pieni voti.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 1 (Vitaliano/Camboni): Inizia il Topolino delle grandi Saghe, incessabili e continue, e per la verità non tutte riuscite. Tutte piuttosto fighe però, almeno sulla carta. Non sfugge all’eccezione neanche questo nuovo parto vitalianesco, che dalla prima tavola sembra chissà cosa e porta a sognare e desiderare i dorati tempi di Pk. Così però non è, è tutto un delirio, una cosa demenziale anche parecchio piacevole se non fosse per la struttura completamente sconclusionata: quattro episodi di cui tre brevi in cui non succede niente e l’ultimo un po’ più lungo in cui si scatena la demenza più completa. Nel complesso però una delle cose più divertenti negli ultimi tempi, considerato anche il finale metafumettistico.
L’episodietto in questione è solo introduttivo. O almeno così sembra, visto che la verità è ben diversa e pure i successivi due episodi sembreranno dei prologhi.
Oltre ai due cavalli di battaglia, e al Che Aria Tira davvero gradevole, infatti ci sono anche tre storielline riempitive di tutto rispetto come Topolino e l’Evaso a Mezzanotte (Panaro/Pastrovicchio) dove Panaro mette in scena un po’ di sana violenza, Paperino Paperotto e l’Invito Natalizio (Vetro) in cui torna in scena lo scenario classico e vengono finalmente integrati in versione retrò i personaggi creati per il PP8 moderno, e Paperino e la Vigilia Strapazzante (Faccini/Freccero) col ritorno di Timoteo Piccione creato da questi stessi due autori un po’ di numeri fa.
#2718

E dopo aver fatto un po’ gli splendidi nel numero precedente si torna ad un menu più normale con storielle mediocri a profusione come Topolinski, Pipcic e il Circo degli Orrori (Vitaliano/Mazzarello) piuttosto poco ispirata o Premiata Ditta Filo e Brigitta: Inventapremi e Cotillons (Muzzolini/Lucci) semplicemente piatta, banale, già vista e disegnata col deretano. E per la verità neanche i cavalli di battaglia brillano poi tanto:
Zio Paperone e il Compromesso Videomusicale (Cabello-Sisti/Ziche): Sentire nominare Lateral Park dal filologico Sisti, che l’aveva creato per Xadhoom mi ha messo subito di buon umore e mi ha fatto morire dalle risate il modo in cui sono stati parodizzati i VJ presenti e passati di MTV. Un bel lavoro per la Ziche che sforna caricature deliziose e per Sisti che col suo Neanchevecchio mi ha fatto piegare in due. Plauso anche per il ritorno della nipotina di Doretta Doremì, in una versione piuttosto obesa ma accettabile. Se ci fosse stata anche una trama sarebbe stato meglio, ma tant’è si tratta sempre di una storia vip, tipologia che ospiterà ben altro sterco…
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 2 (Vitaliano/Camboni): idem come per la precedente. La storia non ingrana, anche se le gag ci sono. Le atmofere parodieggiano evidentemente The Cube anche se Camboni se la cava decisamente meglio con gli ambienti che con i paperi, a cui deforma il becco in modo osceno.
#2719

Altro numero fiappoide, vista la storia portante del numero…
Topolino e l’Anticipo Natalizio (Bosco/Palazzi): Glom, very imbarazzante. La Befana gelosa di Babbo Natale? Bosco come al solito finge di preparare chissà quale leccornia, per poi far rotolare gli zebedei per terra. Pure qui, le atmosfere faraciane da commissariato fanno presagire ben altro rispetto alla pochezza dell’esito finale. O forse sono io che non l’ho capita, in fondo sono solo il lettore.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 3 (Vitaliano/Camboni): Peggio che peggio. E la sensazione di prologo che non accenna a passare.
Per il resto il numero offre ben poco come Paperino e il Prestito Disastroso (Panaro/Ziche) prevedebile ma godibile e la danese Zio Paperone e il Tele-Trasporta Turisti (Hansegard/Fecchi), brutta copia dello stile italiano. Voglio Flemming Andersen e i suoi deliri…
#2720

Per quanto Ambrosio ambrosieggi alla grandissima ammiccando dalla copertina e poi all’interno con il suo ‘ggiovane QQQ Blog: Duck School Musical (Ambrosio/D’Ippolito) che cita spudoratamente il wii, il numero è interessante per ben altre cose, come ad esempio la breve facciniana Paperino e la Filastrocca Malaugurante (Faccini/Piras) che raggiunge un vertice di demenza mai visto prima nella vignetta finale con le tre civette sul comò, o Zio Paperone e i Polli da Tartufoli (Cimino/O. Panaro). Ma c’è di meglio, ovvero…
Topolino e il Tocco di Fuoco (Panaro/Casty) : Panaro, il tanto a lungo biasimato Panaro. Colui che un tempo aveva scritto per Romano Scarpa un pugno di sceneggiature perfettamente rientranti nel suo stile, l'autore de L'Artista Vagabondo o La Formula della Ricchezza, che si chiudeva con quel pensiero di Paperone così umoristico e nel contempo poetico da fare invidia a Barks. L'autore che da anni e anni ormai si era dato alle brevi "umoristiche", pare su richiesta della redazione, perdendo così ogni briciolo di interesse per un lettore sopra i due anni di età. L'autore che negli ultimi tempi sembrava volersi riscattare agli occhi di certi nerdacci cattivi cattivi che l'avevano soprannominato per via della sua vacua prolificità "Carlo un tanto alla dozzina Panaro", dapprima iscrivendosi sul forum del Papersera, rispondendo in modo impeccabilmente gentile alle critiche, poi realizzando una storia-omaggio a Don Rosa, scialbotta in sé ma importante per il messaggio "continuativo" all'interno.
Bé qui Panaro ha un ritorno di fiamma per ciò che faceva un tempo, presentandoci nuovamente una lunga, interessante e ben articolata, e con protagonisti un Topolino e Pippo vacanzieri, invischiati come al solito in un mistero, che vedrà protagonisti un gruppetto di volti nuovi creati ad hoc per disseminare il sospetto negli occhi del lettore. Insomma, i presupposti standard per una storia standard, che è già molto visto che da tempo nella sua produzione di storie tanto articolate non se ne vedevano. Se a questo aggiungiamo il sapore Scarpiano di sottofondo che ritorna a deliziare il lettore, non sembra sbagliata la scelta della redazione di affidarne il comparto grafico a Casty.
Casty, il tanto a lungo incensato Casty. L'abbiamo conosciuto come uno sceneggiatore particolarmente dotato, con un occhio di riguardo dapprima per le belle avventure, poi per lo stile Scarpiano e infine per quello Walsh/Gottfredsoniano, abbiamo poi avuto modo di apprezzarne le doti di "progettista", quando si è iniziato a vedere un filo conduttore unico che abbracciava l'intera sua produzione, rendendola un corpus omogeneo e di altissima qualità. E infine lo abbiamo apprezzato come copertinista e come disegnatore delle sue stesse storie, quando ci ha dimostrato di poter essere un autore completo e un ottimo artista della matita. Bé qui Casty compie un ulteriore passo nella metamorfosi da sceneggiatore a disegnatore, giungendo a disegnare una storia altrui, con sommo scorno dei fan che al sentirne la notizia già temevano di aver perso l'autore più interessante che da un decennio offriva il Topo. E invece no, perchè in questo caso la mano assolutamente Scarpiana di Casty sposa lo stile analogo di Panaro, creando un connubio stilistico molto gradevole e retrò che non potrà fare a meno di sorprendere chi ormai non ci sperava più. Intendiamoci: non è che sia un bene che le già esigue storie di Casty si diradino ancora di più in favore di questa attività di disegnatore per altri, e sarebbe meglio per via del rapporto qualità/quantità che Casty tornasse a disegnare solo le proprie, e neanche tutte, per poter avere una sua presenza fissa all'interno del Topo, come accadeva un paio d'anni fa. Ma tant'è, il matrimonio c'è stato e ha permesso la creazione di una storia davvero simpatica, nonchè il ritorno, in sordina ma pur sempre ritorno, del Panaro di una volta.
L'effetto complessivo, si diceva è quello di una fusione stilistica tra due artisti sulla stessa lunghezza d'onda, che amano alla follia gli stessi autori, e gli stessi personaggi: notevole a questo proposito il modo "buono" e un po' ingenuo con cui Panaro tratta i suoi attori, rispettandone le caratteristiche e senza snaturarli in modo fighetto anche quando sono alle prese con soggetti obbrobriosi tipo Il Mostro di Halloween. Insomma, Panaro pur non elaborando trame apprezzabili da anni e anni dimostra di sapere ancora come far muovere i personaggi, senza scadere nella farsa, e l'effetto finale è quella di leggere una storia bonaria, ricca di personaggi bonaccioni e "caldi" (Gerry ad esempio è bellissimo graficamente parlando), certamente priva di alcune uscite surrealmente folli tipiche delle ultime sceneggiature castyane, ma che fa concludere la lettura con il sorriso sulle labbra.
Universi Pa[pe]ralleli: Episodio 4 (Vitaliano/Camboni): Si conclude in modo buffo e divertente con un episodio un po’ più lungo questa saga Vitalianica. Viene da chiedersi perché non abbia ingranato sin dal principio ma si sia lasciata la parte esplorativa tutta nell’ultimo episodio. Un vero peccato perché poteva venire fuori davvero una storiella esplosiva in pieno stile Papernovela.
#2721

Il sublime e la munnezza riunite nello stesso albo. E indovinate chi si becca la copertina? A completare il tutto un Cimino sottotono e un Gervasio impegnato con la pubblicità progresso.
Papertotti e il Segreto del Cucchiaio (Secchi/Turconi): Eccolo qui! Lo sterco! Essendo questo il punto più basso toccato da Topolino negli ultimi mesi è giustamente stato proclamato esempio eccellente, riferimento ufficiale quando si parla della deriva trendy e commerciale del Topo. Una storia che ha alimentato polemiche, malumori, litigi e dissapori in giro per i forum, alle fiere, e persino nei garage e durante i matrimoni. La storia che ha fatto fare il Topo il tutto esaurito nelle edicole romane, che adesso si trova in vendita su ebay a 20 euro il pezzo. Insomma, tutti parlano di Papertotti, il modo più scontato e lampante per descrivere il marcio sul Topo. Ma è veramente così brutta questa storia? Ebbene sì. E’ davvero pessima.
Ma vediamo di analizzarla e capire perché è pessima, al di là di tante indignazioni che finiscono per essere bollate dalle alte sfere come semplice partito preso. Innanzitutto il volersi riferire a tutti i costi ad elementi presi dalla nostra attualità è come sempre un arma a doppio taglio, si può riuscire a nobilitare il fumetto Disney (vedi il Ciao Minnotchka di Scarpa) ma si può fallire miseramente finendo per far invecchiare maluccio la storia (le storie con Nichetti, ad esempio). Ma il caso peggiore è quando si appare ridondanti, patetici. E la Disney è sembrata proprio patetica nel volersi accattivare a tutti i costi le simpatie di gente che il Topo potrà farlo, sì, respirare per un paio di numeri, ma che molto probabilmente lo cestinerà subito per tornare ad occuparsi d’altro. Il senso di fastidio nel vedere il proprio fumetto vendersi in modo così dozzinale però può essere stemprato con qualche accorgimento: è il caso della storia con la Cabello, in cui i nomi dei vj venivano storpiati con umorismo e inventiva. Qui si commette l’errore più rozzo e insopportabile, aggiungendo al semplice nome Totti, l’abusato suffisso Paper, ottenendo così un ibrido poco credibile, banale, facilone, pacchiano e quel che è peggio oggettivamente brutto.
Poi passiamo alla spinosa questione continuity. La continuity nel fumetto Disney non è una chimera, visto che il fumetto Disney nella continuity ci è NATO. Mi riferisco alle strisce di Gottfredson, ma anche al fatto che a differenza dei corti Warner dove i Looney in ogni episodio sembravano non conoscersi, in quelli Disney i legami tra personaggi non svanivano una volta finito il cortometraggio. Molti nomi illustri hanno poi creato un universo coerente e credibile per questi personaggi facendo passi avanti e anche qualcuno indietro. Ma evolvendo e istituzionalizzando questo mondo di fantasia. Nomi come Barks, Scarpa, Casty, Faraci, Sisti, serie come Pk, MM, progetti come quello di Don Rosa, pur con i suoi deplorevoli eccessi, ci hanno consegnato un mondo Disneyano un po’ più coerente di quanto lo sia stato in precedenza. E questo è stato un bene, perché partire da una base comune, con riferimenti canonizzati aiuta a conferire allo scenario quel pizzico di credibilità in più che possa stimolare gli autori a creare capolavori. Nella storia di Papertotti c’è un uso svilente di questi personaggi, immersi in un’ipotetica infanzia che altro non presenta che lo status quo attuale rimpicciolito, neanche si trattasse dei Disney Babies, dei Baby Looney Toones, dei Tom & Jerry o dei Flintstones Kid. Non pretendo chissà quale accorgimento di continuity in una storia fatta per le masse, ma sia questo che Il Giorno Prima degli Esami cadono nello stesso identico errore. Vogliamo giocare a fare i precisi? Di tutti i personaggi in scena nel campetto ben pochi si conoscevano da bambini, e questo non lo affermo prendendo ad esempio le ricostruzioni donrosiane, fatte pedantemente e a posteriori, ma le loro semplici prime apparizioni, in cui si presentavano da zero. Ciccio si presenta alla porta di Paperino solo negli anni 30 nel corto Donald’s Cousin Gus, Paperina conosce Paperino solo negli anni 40 quando trasloca vicino a casa sua nelle strisce di Al Taliaferro, Paperoga conosce Paperino solo negli anni 60. Per non parlare dell’apparizione dei Bassotti da piccoli e di Paperone pre-Monte Orso che scomodano la tradizione barksiana.
A questi presupposti aggiungiamo una paperizzazione di Totti particolarmente sciapa (non graficamente però!) che tira in ballo le barzellette, ammiccando di continuo in modo insopportabile, una caratterizzazione dei baby personaggi degna dei Puffi in cui ognuno di loro deve per forza dire in qualche frase qualcosa di stereotipato che riconduca al ruolo che avrà da adulto, situazioni povere e banali come i ragazzini che cercano di guadagnare la somma necessaria con lavoretti e buffe gag, la femminuccia grintosa che cerca di emergere in uno sport maschile, l’importanza del festeggiare coi propri amici piuttosto che aver successo e infine la spiegazione delle origini del cucchiaio con l’immancabile gag di Ciccio otteniamo la cosa più imbarazzante mai apparsa nelle ultime annate del Topo. Il pensiero che questa porcheria sia stata da Lepore proclamata come “il futuro” e abbia avuto sulla Gazzetta e nei media un richiamo spropositato aiuta a far capire il motivo di tanto astio da parte di chi il fumetto Disney lo ama davvero. Speriamo sia solo un male necessario e che dopo non si ripetano più cose del genere, anche se la presenza pochi numeri dopo del libro di barzellette di Papertotti non fa certo sperare per il meglio.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. I: Numeri Misteriosi (Casty): E scatta il capolavoro, ma quello vero, che si dipana in lungo e in largo e in quattro meravigliosi capitoli che raccontano finalmente una signora storia, libera da qualsiasi costrizione, senza limiti di respiro e numero di tavole. Casty si ritrova tra le mani la possibilità di impostare la sua personale saga, in un periodo in cui in Topolino si fa un grande uso di storie a puntate, spesso e volentieri di qualità modesta. Ma Casty fortunatamente ci risparmia l'iniziativa fuffona, pretestuosa, ammiccante e trendy, proponendoci una vera e propria Storia, dalla trama articolata e mai prima d'ora tanto complessa. Una storia che rinuncia alla tendenza in voga di legare tra loro con un filo posticcio tante storielle autoconclusive, ma le cui quattro parti scandiscono quattro diverse fasi di un unico racconto organico.
Insomma mai così complesso, ma anche mai così ossequioso del passato, visto che la storia decide di disegnarsela lui adottando il suo stile scarpagottfredsoniano. E se non bastasse lo stile grafico e narrativo, ecco arrivare i pezzi grossi: Eta Beta nelle file dei buoni, e la Spia Poeta come grande Cattivo. Il primo l'avevamo già visto nella Neve Spazzastoria e conferma qui il suo esser tornato fortunatamente alle origini, dopo decenni di cattivo utilizzo: addirittura la sua genialità ammanatata di flemma è pure di più rispetto alla sua precedente apparizione. Per quanto riguarda il secondo, ritorna dritto dritto dalla splendida storia a strisce Topolino e la Spia Poeta, dove in piena guerra fredda non si faceva alcuno scrupolo a tradire e AMMAZZARE i suoi stessi compagni, salvo poi morire lui stesso annegato dal peso delle sue medaglie. Non c'è da meravigliarsi se Casty abbia deciso di ignorare il ritorno della Spia Poeta, avvenuto negli anni 90, per mano di Asteriti, dove una spia rediviva passava dalla parte del bene e chiedeva a Topolino di trovargli un lavoro onesto, combinando tanti pasticci. Una storia così svilente rovinava e rendeva inservibile quello che era l'avversario di Topolino più pericoloso, forse anche più di Macchia Nera, e l'unico visto finora che senza farsi troppi problemi ricorreva all'omicidio esplicito. Ecco quindi una Spia Poeta più fedele all'originale, sia nella caratterizzazione che nella grafica, magari non un assassino - del resto i tempi non lo permettono più - ma un traditore sì, e anche bello grosso.
Numeri Misteriosi è il capitolo più corto. In sole sedici tavole, Casty fornisce un degno prologo agli avvenimenti, incuriosendo quanto basta il lettore. E' dalla lettura conseguenziale dei quattro capitoli, poi, che si capiranno svariate cose che una lettura frammentata dalla cadenza settimanale aveva contribuito a far dimenticare. E da qui si vede la grande cura, la perizia di un Casty che riesce a condensare in poche pagine un numero sufficente di incentivi, e di indizi: gli oscuri riferimenti nei dialoghi nella base artica, la reticenza del professor Gutenabend durante l'intervista di Minni e quel paio di occhialetti che spuntano dalla sua libreria. E infine il ruolo di un Topolino più spaesato che mai, che ricorda non poco il lettore alle prese con i molteplici elementi non spiegati di questo primo capitolo, e che si fa trascinare nell'avventura stavolta proprio da Minni, che da elemento attivo si trasformerà in donzella da salvare, senza però far perdere per un solo istante l'interesse di Topolino verso la sua persona, e riappropriandosi di un ruolo antico che decenni di indagini con Basettoni avevano fatto accantonare.
Un Cimino, un secondo Gervasio didattico, e un paio di storielle fuffe di cui una con Paperut completano il menu del numero in cui più di ogni altro le due anime del restyling topoliniano convivono lottando.
#2722

Stavolta la copertina se la cucca Casty. E vorrei anche vedere! Oltre al piatto forte del numero c’è anche l’immancabile Ambrosio col suo Q-Blog: Una Principessa per Quo (Ambrosio/Freccero) e una storia danese, Gastone e l’Inspiegabile Fortuna (Roland/Andersen) che si fregia dei disegni del folle Andersen che riesce a cortometraggiare così bene da essere sempre un piacere.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. II: L’Ombra dal Passato (Casty): L'Ombra del Passato senza più reticenze mette in tavola tutte le carte, le tematiche e gli indizi della storia. Vengono posti tutti i quesiti ed entrano in scena quelli del NISBA capeggiati da un Eta Beta, che nelle intenzioni originarie di Casty avrebbe dovuto avere qui il suo ritorno e non nella Neve Spazzastoria. Divertentissime le scene al NISBA, dove si sprecano le gag (il Gedicom!) e dove vengono per la prima volta menzionati il progetto "Mondo Che Verrà", il satellite, i quattro giganti e l'Inusitania, che sarà il teatro della terza parte. Sul finale si riveleranno anche altri personaggi come Bonomox e il manageriale Nicko, ma soprattutto la Spia Poeta, che prima era stata solo accennata attraverso indizi, che di certo non ingannerebbero mai l'esperto ma potrebbero aver incuriosito a sufficienza il lettore bambino, incentivandolo a cercarsi la storia di Gottfredson. Divertentissimo inoltre l'atteggiamento dei superiori di Eta Beta, che lo aiutano di nascosto per non incorrere in incidenti diplomatici. Unico neo di questa parte è Topolino che anche solo per preparare il terreno per la riuscitissima gag del fantasma vestaglia (lol!) afferma di non credere ai fantasmi, cosa alquanto improbabile da sentirgli dire dopo le tonnellate di storie (anche classicissime!) a tema, e anomala specialmente per un Casty, che ha fatto della continuità narrativa una delle sue regole fondamentali.
#2723

E in copertina abbiamo Papernova. Si sperava fosse stato dimenticato dopo la sua squallida apparizione di un anno e mezzo prima, e invece no. Non solo ritorna ma lo fa per due settimane di seguito, e a due settimane di distanza dal discusso Papertotti. Cosa ci potrebbe essere di peggio? Wizards of Mickey 3? E’ in arrivo anche quello.
Paperinik e i Magici Furti (Ambrosio/Perina): Dopo aver stuprato la continuity per anni, con le sue rifondazioni di personaggi già esistenti, ecco che Ambrosio fa marcia indetro e riprende le due caricature di Greggio e Iacchetti già viste in passato senza inventarsene di nuove. Cosa positiva devo dire. Se non fosse che l’intera operazione Papernova è assolutamente inutile e ingiustificata, la storia non sarebbe neanche poi così pessima, fermo restando che l’idea di dare un passato enigmatico a Papernova ha del ridicolo come solo Ambrosio può fare.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. III: I Segreti dell’Inusitania (Casty): I Segreti dell'Inusitania svela infine ogni mistero. Durante la trasferta di Eta Beta e Topolino nello staterello mitteleuropeo dell'Inusitania (che nel nome è una splendida citazione a Romano Scarpa), abbiamo modo di conoscere Silvy, l'ennesima ragazzina-spalla di Topolino, che va ad affiancarsi ad Eurasia, Estrella e Uma nella galleria di donne di Casty. Dopo due topine e una volpicina abbiamo un'umana, ancor più tenera e sbarazzina di loro, che ormai determina quello che si può chiamare un vero e proprio stilema castyano. Viene poi il colloquio col re Bonomox che spiega per filo e per segno il progetto Mondo Che Verrà che si mostra un concentrato di idee originali e geniali. La denumeratropia e l'equazione del mondo, oltre a ricordare molto lo stile di Lost, si rivelano spunti nuovi, che fanno un figurone narrati sulle pagine di un Topo, ormai troppo spesso relegato a siparietti comico-demenziali. E non è finita, visto che dopo i piani del buon Bonomox vengono nell'ordine svelati quelli del nipote degenere Nicko (mitiche le due Italie!) e infine quelli assai più cruenti della Spia Poeta, che fugge e getta le basi per la battaglia finale dell'ultimo capitolo.
Paperino e la Notte degli Insonni (Gagnor/Deiana): Ha fatto scalpore questa breve, più che per la sua bellezza per il fatto che si sia sperimentato un approccio un pelino più impegnato ai riempitivi. La storia in questione è poco chiara ma interessante visto che è completamente immersa in uno scenario onirico e trasognato.
Zio Paperone e la Contesa del Fondatore (Badino/Gula): Badino topps again! Non basta impregnare la storia di riferimenti alla continuity, a Cornelius Coot, a Forte Paperopoli e Don Rosa se poi la vicenda non sta minimamente in piedi. Sorvolando sul fatto che la fedeltà alla lezione donrosiana è solo parziale (infatti sembra che Badino abbia letto la Saga ma non Sua Maestà De Paperoni, dove venivano spiegate ben altre cosette…), la storia in sé è proprio brutta. I Bassotti si impossessano del denaro di Paperone con un mezzuccio assolutamente poco credibile: non ha il minimo senso che qualcuno rivendichi un territorio e per questo rubi anche tutti i beni mobili del precedente proprietario. E lo stato magari lo permette anche. Ma fosse solo quella, c’è persino una falla logica notevole data l’autenticità apparente del documento che sfugge alle rilevazioni fatte da Archimede, solo perché il Bassotto Intellettuale aveva creato un marchingegno che invecchiava temporaneamente la carta. Per non parlare della reazione di Paperone che accetta la cosa di buon grado e inscena la farsa del maialino. Si finisce in bellezza con la messinscena organizzata dai Bassotti che non si capisce bene perché decidano di trafugare in gran segreto del denaro che è già loro. Pacchiano infine il robottone Cornelius Coot, che non rispetta neanche le sembianze che dovrebbe avere il personaggio. Bocciata su tutta la linea.
#2724

Copertina stavolta dedicata ad un concorso di lettura, la prima volta dopo parecchio che non vi è una correlazione con una storia. E’ il numero in cui si conclude Il Mondo Che Verrà, lasciandoci a bocca asciutta di un certo tipo di fumetto Disney per molto tempo ancora.
Paperinik e la Magica Moneta (Ambrosio/Mazzarello): Ambrosio stavolta inscena il crossover. Conclude (si spera per sempre) ‘sta fregnaccia di Papernova facendolo scontrare con quel Mr. Invisible che era stato l’avversario finale della Saga da due lire Paperinik Contro Tutti, e che era tornato poi dopo un sondaggio che lo proclamava il nemico più interessante della serie. Siamo quindi alla sua terza apparizione.
Storiella senza pretese.
Topolino e il Mondo Che Verrà - Cap. IV: La Minaccia sul Mondo (Casty): La Minaccia sul Mondo rappresenta, infine, un unicum nel fumetto Disney di questi ultimi anni. Una battaglia finale lunga diciassette tavole è qualcosa di mai visto sin dai tempi delle lunghe sequenze d'azione con cui Scarpa soleva chiudere le sue primissime storie. E adesso che siamo abituati a vedere le lotte concludersi in due vignette, ci fa strano vedere come a suo tempo Pietro e Mickey usassero scazzottarsi e rincorrersi per pagine e pagine, tra una gag e un momento di pathos, intrattenendo a sufficienza il lettore, come se si trattasse di un film. Per avere il tempo (e lo spazio) per poterci restituire una vera battaglia ad ampio respiro, Casty si occupa di sbrigare ogni chiacchiera nel capitolo precedente, lasciandosi così il campo sgombro per la costruzione del suo personalissimo climax d'azione. Climax che vede Topolino e Eta Beta atterrare sull'aereo-dirigibile della Spia, e la guardia reale dell'Inusitania intraprendere una battaglia aerea come si deve nel tentativo di salvare il mondo. Una vera e propria guerra, quindi, che non toglie spazio alle gag visive: bellissima Minni che apre la porta delle cucine in faccia alla Spia, o Eta Beta che tranquillissimo annoda l'antenna con una chiave inglese. E si vedono qua e là alcune influenze miyazakiane: nella battaglia nei cieli, nelle avventure "fisiche" di Topolino e Minnie, perennemente aggrappati l'un l'altro e nella presenza dei quattro giganti. Un misto tra Laputa, Nausicaa e Porco Rosso con il finale di Conan, oserei dire. E niente male pure il finale con l'inquietante vignetta della mano della Spia Poeta, che a sorpresa salta fuori dall'acqua e il discorso "pacioso" di Bonomox.
Passato, presente e futuro del fumetto Disney si incontrano così in un lavoro dalla qualità eccelsa, che si teme potrebbe non vedere mai più la luce sulle pagine di Topolino, in cui sembra starsi facendo largo una tipologia ben differente di saga, o storia a puntate. Topolino e il Mondo Che Verrà è un'immane opera, che si spera proprio non debba essere l'ultima dell'autore, ormai sempre più lontano dalle pagine di Topolino. Certo, come testamento creativo è una meraviglia, un monumento a quanto Casty ha fatto in questo lustro di attività Disneyana, nonchè un modo di chiudere in bellezza una carriera. Ma di Casty, di Faraci e di altri autori Disney che prendano seriamente questa tipologia molto particolare di fumetto, c'è un grande bisogno laggiù in Disney dove ci si sta sbilanciando sempre più verso lo humor, a scapito di altri generi. Rimane apprezzabile il fatto che a questa storia sia stata dedicata la copertina, non nell'albo di esordio (lì c'era Papertotti, sigh) ma nel successivo, segnale che questa tipologia di fumetto Disney potrebbe godere ancora di un certo appoggio.
Per il resto il numero offre un Cimino piuttosto fiappo e un riempitivo di Concina così modesto da fare attrito con l’immagine che di sé dava l’autore nelle sue ultime uscite pubbliche.
[CONTINUA...]
volevo dire tre cose:
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“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”






