Uh, la copertina PUZZONA. A quanto pare è destino che i topi del mondo dell’editoria si dotino di puzze su carta per stimolare le narici del lettore. E se dopo Geronimo Stilton è la volta di Topolino (coadiuvato da Remy, protagonista di Ratatouille) attendiamo impazienti le versioni puzzone di Topo Gigio e Rat-Man.
E dopo questa arguta e brillante parabola, passiamo all’albo in questione. Albo dedicato interamente a Ratatouille. E per interamente intendo interamente: anche le barzellette hanno per soli protagonisti topi, ratti, sorci e altri tipi di roditori. Il che è indubbiamente una buona cosa, se non fosse che mortifica la negligenza di cui I Robinson è stato vittima. Pazienza, ciò che è stato è stato, godiamoci questo godibile abbattimento delle barriere interdisneyane. Già, perché anche il Che Aria Tira… (Ziche) è dedicato a Remy, con una simpaticissima vignetta il cui unico difetto sta nel presentare il succitato roditore con una colorazione inadeguata.
Da notare, sempre in correlazione con Ratatouille, la breve di quattro tavole Ratatouille – Formaggio… a Sorpresa (Sisti/Melaranci) che si spera chiuda l’infelice serie delle autoconclusive ispirate al lungometraggio.
Il numero non offre comunque molto, se non una danese gradevole, Paperino e il Grande Vendicatik (Meikle/Andersen), che accusa forse una certa discontinuità grafica tuttavia ricompensata dall’enfasi di alcune espressioni paperiniesche. E poi, il piatto forte.
Zio Paperone, il Cuore del Mondo e la Perfetta Letizia (Cimino/Cavazzano): non vale, però. Il compleanno è loro, ma fanno il regalo a noi. Infatti Rodolfo Cimino (80 anni il 16) e Giorgio Cavazzano (60 anni il 19), due degli autori più valenti di sempre, confezionano questa splendida storia per noi, splendida storia incartata dalla redazione che finalmente restituisce a Cimino il posto che gli compete, la lunga d’apertura. E i risultati si vedono: un’avventura in sé abbastanza sobria, ma dalla raccontata magistralmente da un indiscusso artista dei testi che per un’unica storia inserisce trovate con cui avrebbe potuto scriverne una decina. E nonostante questo non si riscontrano affollamenti, la trama tira avanti tranquillamente non senza coinvolgere il lettore che anzi si ritrova a misurarsi con temi ciminiani consolidati, il Viaggio e il Tesoro, con tanto di sapiente ciminiano, autoctoni affaristi e chi più ne ha più ne metta. Inoltre si respira in sottofondo un tema più complesso, come quello della “perfetta letizia”, espresso tramite la metafora del Cuore del Mondo che ci insegna che la felicità assoluta non esiste, è un’illusione fuorviante la cui ricerca porta spesso alla perdizione; si può tuttavia aspirare a un’armonia con sé stessi grazie al perpetuo tentativo di superare i propri limiti, nel fare le cose che ci fanno sentire vivi e compiuti. Un insegnamento tra le righe e nel contempo potente, che farebbe schiattare d’invidia la prolissità di un Don Rosa. E vogliamo parlare dei dialoghi? Del linguaggio forbito che il Maestro adopera piazzando con assoluta leggerezza un lemmi del calibro di obnubilato, termine senz’altro sconosciuta ai più? Parliamone, parliamo di come Cimino non solo faccia storia belle ma anche di come la pedagogia ciminiana non si limiti solo al livello morale, ma arricchisca anche il vocabolario dei lettori più giovani. Insomma, Rodolfo Cimino ha dimostrato di meritarsi la gestione di storie lunghe e spero vivamente che ottime storie come questa spingano ad accordargli maggiori spazi all’interno del Topo e che non ci si limiti a questa festosa occasione.
Che c’è da dire di più? Cavazzano, ovviamente. Cavazzano che spesso si da un po’per scontato ma che ha una produzione qualitativamente invidiabile a ritmi ragguardevoli. Lui per fortuna non è mai stato relegato alle brevi e ha sempre occasione di mostrare il proprio talento. In coppia con Cimino è poi ottimo, visto che possiede un grande gusto per le soluzioni grafiche più disparate, che realizza con il suo formidabile stile, che pur avendo raggiunto livelli eccelsi è sempre e costantemente aperto a nuovi influssi e a nuove ispirazioni. Beh, grazie Rodolfo e grazie Giorgio.





