
Nei mesi precedenti al reboot della DC, la testata Detective Comics è stata graziata da una serie di storie scritte dallo sceneggiatore Scott Snyder, sceneggiatore con ancora pochi lavori all'attivo ma che ha iniziato a farsi notare con la sua American Vampire (scritta, nella prima parte, con il contributo di Stephen King) e con questo ciclo di storie batmaniane, da molti considerato un capolavoro per quanto riguarda Batman e il fumetto seriale.
Capolavoro non è, perlomeno dal mio punto di vista e potendo giudicare solo questo primo volume (il secondo, che raccoglie l'ultima parte della gestione Snyder su Detective Comics, sarà pubblicato a marzo dalla Lion). Però sicuramente quelle che ci troviamo di fronte sono storie scritte con abilità, e lo si nota per motivi diversi nei due archi narrativi raccolti nel volume Planeta.
Black Mirror è una storia quasi noir, e in questo senso è perfettamente riuscita: Dick Grayson nei panni di Batman deve indagare sul commercio illegale di oggetti appartenuti ai criminali di Gotham. Se da una parte questo ci mostra le qualità da detective che mette in campo l'erede del manto di Bruce, fino a sbattere il muso alla resa dei conti con il fatto che non tutti i trucchetti riescono alla perfezione, dall'altro Snyder consacra l'importanza e l'influenza che Gotham City ha su Batman, chiunque ne vesta i panni, sui freaks, e in generali su tutti gli sventurati che la vivono. Non che l'autore sia il primo, molti altri sceneggiatori in passato hanno sapientemente esaltato il ruolo della città, ma i pensieri che scaturiscono nella mente di Dick a tal proposito sono condotti in modo decisamente persuasivo e con una bella prosa, parole che ti avvinghiano e trascinano direttamente nel gorgo di disperazione che sa essere Gotham. Inoltre, il criminale con cui il giovane Uomo Pipistrello deve avere a che fare è sicuramente molto affascinante.
A pennellare questa atmosfera abbiamo Jock, di cui mi sono innamorato: mai visto in faccia, eh
Lost Boys è uno story-arc che si distacca da quello precedente: Batman è sullo sfondo stavolta, e il vero protagonista è uno dei personaggi più interessanti del bat-universe, per quanto molte volte sia messo in secondo piano rispetto ad altre figure. Trovo invece che il commissario Gordon sia un character molto sofferto, la cui integrità morale, la cui voglia di fare del bene in un posto dove all'opposto regnano il male e la corruzione e in cui vari accadimenti della vita che l'hanno toccato nel personale ne hanno fatto un personaggio a tutto tondo, più complesso di quanto può sembrare all'apparenza.
Sposo quindi con gioia l'idea di Snyder di rendere il buon vecchio Jim protagonista di questo secondo arco narrativo della sua gestione, con un episodio del passato che ritorna a tormentare il commissario, il figlio sospetto omicida che torna dal passato creandogli scompiglio interiore. La storia assume allora una tonalità gialla, dove l'indagine si svolge su avvenimenti di vent'anni prima per cercare risposte che per Gordon sono così importanti...
La scena della chiacchierata al bar tra Gordon e il figlio è da antologia, gran figata.
Alle matite un nostro cervello in fuga, l'italiano Francesco Francavilla che disegna tavole egregie: al suo stile preferisco quello di Jock, per quanto i due li abbia trovati piuttosto simili, ma sicuramente l'abilità di Francavilla sta anche nell'impostazione delle tavole e in alcune idee grafiche davvero efficaci.
Cos'abbiamo, dunque, alla fine del volume? Due storie lunghe appassionanti, ben scritte, che hanno concetti ben chiari da trasmettere e che lo fanno in maniera efficace, e disegnate entrambe molto bene da validi artisti.
Per quanto mi riguarda, i capolavori veri e propri sono altri, ma ciò non toglie che abbia molto apprezzato la gestione Snyder, che quindi aspetti con impazienza il secondo volume e che saluti con curiosità e interesse il ciclo su Batman che l'autore scriverà dopo il reboot.



















