Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph)

Sono un Film sui Videogiochi, Ma Non Significa che Io Sia Cattivo!

All'inizio ci fu
Joe Jump, poi
Reboot Ralph e infine
Wreck-It Ralph: quel che conta è che la volontà di realizzare un lungometraggio animato che esplorasse il mondo dei videogiochi c'era da tempo ed era forte, molto forte. D'altronde avrebbe potuto essere una grossa, grossissima opportunità. La Pixar ad esempio sul mondo dei giocattoli ci aveva costruito una fortuna, come del resto era avvenuto con tutti quei film animati che trattavano di "società parallele", inoltre la trilogia di
Toy Story aveva avuto tanto successo anche perché andava dritto dritto a scavare nelle memorie di ognuno di noi. Coi videogiochi sarebbe potuto essere lo stesso, anzi meglio. Si trattava infatti di un argomento ancora poco esplorato al cinema, e raramente in modo soddisfacente. C'era campo libero insomma. Inoltre per sua stessa natura, un film del genere avrebbe potuto affacciarsi su scenari sempre differenti e suggestivi, non limitarsi ad una sola ambientazione, affascinando lo spettatore con trovate sempre nuove e differenti fra loro. Senza contare il fatto che si sarebbe potuto avere un nuovo effetto
Roger Rabbit, riuscendo ad ottenere i diritti di alcune vecchie glorie videoludiche che avrebbero fatto scattare la scintilla anche nella generazione dei neoquarantenni, affezionati ai classicissimi cabinati da bar della loro infanzia. Avrebbe potuto essere uno dei più grossi colpacci della storia dei Classici Disney, ma bisognava che il film mantenesse le sue promesse tanto raffinate, mostrando una regia e uno humor tanto brillanti e intelligenti da essere all'altezza di una simile premessa. Ed è qui che entrò in gioco Rich Moore. Proveniente dall'officina di Groening (e prima ancora dallo stesso CalArts!), Moore era l'uomo dietro ad alcuni dei più begli episodi dei Simpson, e soprattutto dietro ai più grandi capolavori di Futurama. Gioielli come
Cuore di Cane,
Il Quadrifoglio o
Il Nonno di sé Stesso li dobbiamo a lui, e considerando la sua innata abilità a mixare umorismo e sentimenti, poteva essere l'uomo giusto per trasformare il progetto in realtà. Senza contare poi che si trattava dello stesso identico percorso professionale dell'incredibile Brad Bird, che in Pixar aveva dato il meglio del meglio. Moore arrivò in Disney poco prima della terza stesura della storia, per ricreare il tutto a modo suo, senza alcuna limitazione creativa da parte di Lasseter, il quale si fidava ciecamente della sua bravura, del suo stile. D'altra parte fu Moore in primis a piegare il suo talento alle regole della narrazione Disneyana, cercando di mettere la sua verve al servizio dell'opera e non viceversa.
I presupposti per un bel film c'erano tutti, eppure in questi casi i peggiori nemici della creatività sono proprio coloro che se ne professano amanti. Molti furono i sedicenti fan Disney che non appena seppero cosa i WDAS avessero in serbo, se ne disinteressarono, con parole anche aspre. Il pregiudizio era diffuso: in primis per il mondo dei videogiochi, settore tanto amato dalle nuove generazioni, quanto criticato e visto tuttora con sospetto dai benpensanti, scettici nel riconoscergli un qualche valore artistico. Poi c'era il panico da imperialismo pixariano: molti si spaventarono nel constatare come la Disney soffrisse di sudditanza psicologica nei confronti della Pixar, al punto di sottostare alle regole del suo cinema. Poco importa che l'intero cinema Pixar fosse basato su regole e spunti a loro volta ripresi dalla golden age dell'animazione Disneyana (l'idea delle società parallele alla nostra non nasce con
Toy Story ma con Silly Symphony quali
Woodland Café o
Music Land),
Ralph venne superficialmente visto come un tentativo di imitare la Pixar, o in alcuni casi scambiato direttamente per il nuovo film della Lampada, arrivato proprio nell'anno in cui da Emeryville usciva invece un film "Disneyano" come
Brave.
Infine la presenza stessa di un regista esterno, proveniente proprio dall'irriverente ambiente di Groening, non fece che alimentare le voci di una Disney ormai completamente snaturata, bisognosa di ricorrere a modelli e filosofie artistiche opposte alla propria pur di reinventarsi e fare cassa. Insomma, gira e rigira, si ritornava sempre allo stesso concetto: la colpa di
Ralph era quella di non essere una fiaba, di non essere un musical, di non essere in 2D, di non contenere principesse. Insomma,
Ralph non era un Classico Anni 90, e forse era questa la sua "colpa" più grossa.
Fortunatamente questa volta non sono state l'ignoranza, la miopia e la superficialità a spuntarla, ma la qualità e la voglia di guardare avanti senza dimenticare cosa c'è indietro. Ha vinto la vera Disneyanità, che è un concetto molto più nobile di quello predicato da certi fan bigotti, legati unicamente a ciò che la Disney produceva ai tempi della propria infanza.
Virtuosismi Narrativi

Cominciamo dalla trama, mai tanto importante come stavolta. La prima cosa che compresero in Disney è che il film non poteva basarsi solo sull'esplorazione del mondo videoludico, né sulle citazioni e sui personaggi concessi in licenza. Servivano personaggi in cui identificarsi, ed elementi narrativi abbastanza universali da poter esercitare il loro appeal anche su chi il mondo dei videogiochi non lo conosceva. I personaggi dei videogiochi si trasformano così in attori, chiamati ogni giorno ad interpretare il loro ruolo all'apertura della sala giochi, salvo poi staccare la sera, alla chiusura. Nel momento in cui vengono controllati dal giocatore perdono parzialmente il controllo delle loro facoltà motorie, anche se il film mostra che potrebbero benissimo resistergli se lo volessero. Alcuni di loro, come il Sergente Calhoun, hanno una backstory inserita nella programmazione, che sanno essere falsa, ma il cui ricordo ne influenza, loro malgrado, la sfera emozionale. Inoltre alcune creature come gli insettoidi dello sparatutto
Hero's Duty non sanno di essere in un gioco e reagiscono al loro istinto, come se si trattasse di veri animali. Ma per tutti gli altri si tratta unicamente di lavoro. Un lavoro che può non piacere.
Con l'arrivo di Rich Moore, il focus della storia viene infatti spostato da Felix, l'eroe di un coin-op anni 80, al villain Ralph, considerato all'unanimità più intrigante della sua controparte, per indagare al meglio cosa succede quando ci si ritrova insoddisfatti dell'etichetta che la società ti affibbia. Lo spunto iniziale del villain stufo del suo ruolo, che va alle sedute di autocoscienza sognando di cambiare le cose, darebbe già di per sé materiale sufficiente per imbastire un lungometraggio. Ma a differenza di quanto si potrebbe pensare limitandosi al trailer, il film va oltre e usa questo spunto solo come chiave di accensione per una storia più grande e complessa, una storia che porterà Ralph a capire cosa fare della sua vita.
Una volta lasciata la sua "casa", il coin-op anni 80
Fix-It Felix Jr., e dopo una brevissima tappa nello sparatutto di ultimissima generazione
Hero's Duty, Ralph arriva infatti a
Sugar Rush, e lì la storia prende nuovamente il via, come se si trattasse di un film nel film. Non si tratta però della struttura a matrioska tipica delle ultime stagioni dei Simpson: tutto ciò che si vede è perfettamente funzionale al quadro generale, che a dispetto dell'estrema varietà di situazioni non viene perso mai di vista. In questo mondo zuccheroso e fatto di dolciumi, Ralph si ritroverà infatti a specchiarsi nella piccola Vanellope, la cui condizione è addirittura peggiore della sua. A differenza di Ralph, che viene semplicemente trattato con diffidenza a causa delle sue dimensioni ma tutto sommato ha un ruolo nella sua società, Vanellope è un glitch, un errore di programmazione, e come tale viene infatti pesantemente discriminata e trattata da intrusa nel suo stesso gioco. Sarà attraverso di lei che Ralph troverà la motivazione necessaria per mettere da parte le sue rivendicazioni e accompagnare la ragazzina alla scoperta degli intrighi che si nascondono all'interno del suo mondo, tanto caramelloso quanto infido. Perché bisogna proprio riconoscerlo: la trama di questo film è semplice ma allo stesso tempo ricca di elementi, spunti, storyline secondarie che vanno a intrecciarsi alla perfezione in un climax finale davvero intenso e emozionante, non risparmiando momenti davvero struggenti ([spoiler]la distruzione della macchinina[/spoiler]) e persino colpi di scena realizzati con maestria. Oltre che nella regia, Moore è stato davvero straordinario anche nell'umorismo: raffinato, sagace e graffiante senza però cadere nel cinismo gratuito, riesce a sfruttare a meraviglia il meccanismo classico della società parallela, alimentandolo con idee sempre geniali. I personaggi sia principali che secondari sono realizzati con maestria e intrecciano relazioni assolutamente convincenti. Ogni particolare di ogni mondo videoludico rappresentato potrebbe benissimo generare ulteriore materiale derivativo, e l'impressione generale che si ha è che l'animazione Disney si sia finalmente proiettata verso una nuova frontiera narrativa.
In un cinema come quello Disneyano, spesso e volentieri dominato da adattamenti di storie già note, la trama non è mai stata uno dei maggiori punti di forza. Contava più il modo in cui veniva esposta, sempre molto conciso ed efficace. Altri studios facevano l'inverso, prediligendo la storia in sé allo storytelling. Rich Moore trova qui un modo perfetto per evolvere la storia, arricchendola quel tanto che basta da renderla competitiva con altre opere narrative più complesse, senza però rinunciare a quella pulizia, concisione e quell'armonia tra le parti che ha sempre contraddistinto la sinteticissima narrazione Disneyana. E non è affatto poco.
La Costante Stilistica

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i WDAS hanno cominciato a maneggiare la CGI come tecnica di animazione. E se anche i primi tentativi furono goffi, con
Rapunzel molte cose cambiarono, e avvenne una vera e propria rivoluzione stilistica. Per la prima volta venne trovata la chiave per fornire allo spettatore un'alternativa alla stilizzazione pixariana, basata perlopiù su figure geometriche, senza però sfociare in quell'eccesso di realismo che avrebbe prodotto il fenomeno dell'
uncanny valley. La Disney finalmente diceva la sua, e la diceva per bene, in un campo che le si credeva precluso.
Sapevano tutti però che con
Ralph Spaccatutto non avremmo avuto un seguito vero e proprio del discorso stilistico iniziato con
Rapunzel, dal momento che la maggior parte dei personaggi dovevano essere per forza di cose molto stilizzati, dovendo rispecchiare lo stile dei rispettivi giochi. E infatti il film è un trionfale mischiotto di stili e culture diverse, nel quale convivono personaggi provenienti da giochi prodotti in paesi diversi e in tempi diversi. Senza contare poi le numerose apparizioni su licenza di personaggi preesistenti, ognuno con un suo stile che bisognava uniformare agli standard qualitativi Disney, stando però bene attenti ad evitare snaturamenti. Ogni personaggio è stato trattato con rispetto, fornendo una reinterpretazione Disneyana soltanto di quelli di cui non esisteva un modello poligonale soddisfacente (vedi Zangief che qui sfoggia una recitazione e delle espressioni brillantissime), mentre altri come Sonic e Bowser sono rimasti totalmente aderenti ai loro rispettivi modelli poligonali attualmente in voga, tanto che la stessa Nintendo, inizialmente molto restia all'idea di concedere un suo personaggio per un film, è stata soddisfatta del risultato. Altre case videoludiche invece sono state sin da subito ben felici di concedere i diritti di alcuni videogiochi del passato, dal momento che un film Disney rappresentava pur sempre una notevole occasione di rilancio.
Quattro sono i personaggi principali del film. Ralph Spaccatutto e Felix Aggiustatutto non sono altro che la riproduzione tridimensionale degli artwork adesivi che decorano il loro cabinato d'origine,
Fix-it Felix Jr. Le fonti d'ispirazione sono ovviamente Donkey Kong e Mario, avversari nei due storici arcade
Donkey Kong e
Donkey Kong Jr., di cui viene riprodotto a meraviglia lo stile cartoon tipico degli anni 80. Gli abitanti del condominio in cui si svolge il gioco invece si muovono volutamente a scatti e hanno un aspetto molto semplice, che però si armonizza con la stilizzazione cartoonesca dei due personaggi principali. I primi minuti di film ci mostrano il gioco così com'è, ed è un tripudio di pixel-art, ma quando poi si entra all'interno del loro mondo, con una straordinaria carrellata verso lo schermo, si può notare come la poligonalità non tradisca per niente l'effetto vintage degli ambienti. Il condominio che fa da setting al gioco è infatti minimalista ed essenziale e lo stesso vale per i dintorni, dall'aspetto spartano, squadrato, spesso e volentieri pixellato, ma sorprendentemente il tutto risulta ugualmente coloratissimo e piacevole a vedersi. Non c'è freddezza visiva, tutt'altro.
Vanellope e gli altri nanerottoli del videogioco di corse
Sugar Rush sono invece radicalmente diversi. La fonte d'ispirazione è chiaramente la serie di
Mario Kart, trasposta però in un mondo di dolciumi assolutamente Disneyano, che richiama non poco la straordinaria Silly Symphony
Pasticciopoli (
The Cookie Carnival), e che regala al film la sua ambientazione principale. Si tratta di un fittizio videogioco giapponese anni 90, che come tale riserva ai suoi personaggi uno stile fortemente kawaii: occhi enormi, corpicini deformed, tanta pucciosità. Si tratta forse dei modelli più lontani dallo stile a cui ci ha abituati la Disney finora, ma il tutto viene controbilanciato dalle ottime e curatissime animazioni e dall'impegno profuso per non farli stonare col resto del cast. Re Candito merita però un discorso a parte. Pur essendo il re del mondo di
Sugar Rush, non condivide con gli altri personaggi lo stile grafico, anzi, visivamente [spoiler]e narrativamente[/spoiler] rappresenta un vero e proprio intruso. Sembra la versione aggiornata del Cappellaio Matto, e questo sia nell'aspetto che nella recitazione, che riprende pari pari quella di Ed Wynn, l'attore che in
Alice gli prestava la voce, e che in
Mary Poppins interpretava lo Zio Albert. [spoiler]Il motivo di tanta diversità diventerà poi chiaro più avanti nel film, quando ci verrà mostrato chi è davvero Re Candito e cosa è capace di fare, con una delle più efficaci e illuminanti rappresentazioni visive del mondo virtuale mai viste al cinema, sin dai tempi di
Tron[/spoiler]. Insomma l'impressione finale è che pur rimanendo nel solco delle stilizzazioni, gli artisti Disney piuttosto che scoppiazzare la Pixar abbiano invece trovato una strada personale per rappresentare i personaggi di
Sugar Rush, attingendo a fonti diversissime tra loro.
Nella tappa ad
Heros' Duty, infine, vediamo finalmente portare avanti il discorso stilistico sulla figura umana iniziato con
Rapunzel, che qui arriva ad un secondo step grazie al Sergente Calhoun, le cui fattezze richiamano molto la capellona di un paio d'anni fa. Non si tratterà del personaggio più profondo del quartetto, ma al di là dello stereotipo della tipa tosta che sotto sotto ha un cuore d'oro, la biondina riesce a regalarci recitazioni ed espressioni veramente raffinate, e non è un caso che i primi concept del personaggio risalgano proprio all'immenso Glen Keane. A
Hero's Duty, poi, dove dovrebbe prevalere un'atmosfera malata, fredda e in linea con le dinamiche da sparatutto, tutto è immerso in una trasognata luce verde, che di certo descrive un ambiente ostile, ma lo fa in modo ben poco realistico, quasi fantasy.
Ed ecco trovato il bandolo della matassa, il quid che fa capire finalmente dove voglia filosoficamente andare a parare la CGI Disneyana. Quando Glen Keane affermò che il principio fondante della Pixar è "
sarebbe bello se..." mentre quello dei WDAS è "
c'era una volta...", non intendeva certo limitare il campo d'azione degli studios Disney alle semplici fiabe. Quello che intendeva era invece sottolineare la differenza di approccio tra i due studios in termini prettamente stilistici. Aveva ragione. Provando anche solo a confrontare le filmografie WDAS e Pixar, limitandosi alle sole opere CGI, le differenze saltano all'occhio immediatamente. E non si tratta solo di character design, da sempre più stilizzato ad Emeryville, ma soprattutto dei setting: I mondi Pixar sono più concreti, più fotorealistici, sia che si tratti di scenari naturalistici, sia che si tratti di setting urbani, al contrario le opere CGI dei WDAS ricercano l'effetto opposto, sono votate all'astrazione, e anziché mostrare le cose come sono, cercano di idealizzarle, sia nella forma che nei colori. E questo lo si vedeva sin dai tempi di
Chicken Little, con la sua cittadina surreale e colorata, e dei
Robinson in cui diverse dominanti cromatiche caratterizzavano ogni epoca. Persino in
Bolt, il più "urbano" del lotto, a ben guardare, i paesaggi visti sullo sfondo erano composti da chiazze di colore, che davano un effetto assai pittorico.
Prep and Landing, infine, altro non era che la tridimensionalizzazione dei coloratissimi concept art in stile Mary Blair, che gli artisti avevano realizzato per immergerci nel mondo di Babbo Natale. Insomma, in un'epoca in cui il Canone Disney ha subito una fortissima diversificazione, ecco che finalmente è stata trovata una costante. Che si tratti di 2D o di CGI, di classiche fiabe o di idee originali e moderne, c'è una tradizione visiva ben precisa che i WDAS stanno portando avanti, e che li distingue dagli altri studios. E il fatto stesso che in un film come
Ralph, che avrebbe avuto tutti i motivi per avere un look ben diverso, lo spettatore venga invece immerso in scenari tanto pittoreschi la dice lunga su cosa veramente Keane intendesse con il suo "
c'era una volta".
Una Colonna Sonora Nascosta
Ralph Spaccatutto ha una signora colonna sonora. Le strumentali sono state composte da Henry Jackman, che si era già occupato del Classico precedente
Winnie the Pooh, e che qui dimostra una versatilità incredibile nel passare dalle sonorità del Bosco dei Cento Acri a quelle più elettroniche del mondo videoludico. Jackman fa un lavoro notevole scrivendo una partitura davvero originale, che riesce a comunicare emozioni anche molto forti usando sia l'orchestra che i suoni elettronici retrò, a seconda di dove si svolge l'azione. Pur non trattandosi di un musical, sono inoltre presenti alcune canzoni, la maggior parte delle quali sono le colonne sonore fittizie dei rispettivi giochi. Va detto che i Walt Disney Animation Studios non hanno badato a spese, coinvolgendo nomi molto famosi per ottenere brani che potessero davvero essere credibili nel loro contesto. Skrillex ha infatti realizzato
Bug Hunt come colonna sonora di
Hero's Duty, mentre il gruppo giapponese AKB48 ha invece realizzato la deliziosa e nipponica
Sugar Rush, per il gioco omonimo. Abbiamo inoltre Buckner & Garcia con
Wreck-It, Wreck-It Ralph, una sorta di inno al protagonista che ricorda non poco le sigle dei cartoni animati anni 80, e infine il pezzo degli Owl City, rilasciato anche come singolo,
When Can I See You Again?.
Ed ecco quello che potrebbe forse essere l'unico vero neo del film:
Ralph Spaccatutto è un'opera che non valorizza per niente la propria colonna sonora. E' un peccato, visto che il materiale buono ci sarebbe, ma è un dato di fatto: Moore si è dimostrato un regista provetto sotto tutti gli aspetti, tranne questo. Sia
Bug Hunt che
Sugar Rush non hanno alcuna rilevanza all'interno del film, si sentono di sottofondo per pochi secondi durante le partite ai rispettivi giochi, ma non si fanno per niente notare, non emergono, vengono coperte dal dialogo e dagli effetti sonori, e in fin dei conti è come se non ci fossero. Potrebbero essere benissimo sostituite da una qualsiasi strumentale e la differenza non si noterebbe, e specialmente per
Sugar Rush questo è un vero peccato. Quest'ultima torna poi in versione integrale e "ripulita" durante i credits, ma inserire una canzone lì è come non averla utilizzata. E la cosa drammatica è che un destino ben peggiore l'hanno avuto le altre due canzoni citate. Sia
When Can I See You Again? che
Wreck-It, Wreck-It Ralph sono state relegate lì senza alcun utilizzo nel corso del film e questo dispiace molto, anche data la loro qualità. Che
Ralph Spaccatutto non fosse un musical si sapeva, tuttavia molti film, pur non essendolo, riescono per mezzo di eleganti montaggi a trovare spazio per inserire qualche canzone. A ben vedere una sequenza del genere c'è anche qui, ed è quando Ralph insegna a Vanellope come si guida. Il problema è che la canzone ivi inserita è la preesistente
Shut Up And Drive di Rihanna, che con il tono del film non c'entra proprio nulla. Oltre ad essere bruttina e fuori registro, descrive la scena piuttosto male e fa venire una certa rabbia, specialmente se si pensa che in quella posizione avrebbe potuto esserci una delle tante canzoni create ad hoc e lasciate a marcire nei credits.
L'Eredità di Ralph

Ed eccoci a tirare le somme. Quello che dal punto di vista del finto appassionato poteva sembrare un Pixar mancato, si è invece rivelato ad un'analisi più attenta qualcosa di assolutamente differente.
Ralph Spaccatutto infatti è un film che non si limita a svelarci la sua essenza Disney dietro una facciata fintamente modernista (quello casomai era
Bolt), ma qualcosa di più ambizioso. I Walt Disney Animation Studios con questo film si sono letteralmente appropriati di un contesto che si pensava non potesse essere loro e l'hanno sapientemente piegato ai loro principi estetici e narrativi, consegnandoci un risultato assolutamente convincente. Disneyland non è stato invaso, ma ha allargato i suoi confini, colonizzando i territori circostanti. Territori che, a dire il vero, un tempo aveva già posseduto, ma che di recente avevano avuto altri gestori.
E la cosa ha fatto bene agli incassi.
Ralph in America è stato un successo, il Classico Disney con un esordio migliore, merito di un film che ha saputo accattivarsi le simpatie di tutti, proponendo uno spunto intrigante, un tema mai davvero esplorato e prendendo per la gola i nostalgici a suon di citazioni. E nell'ottica di una rinascita qualitativa dell'animazione Disney, ha alzato ulteriormente l'asticella qualitativa che Tiana, Rapunzel e Winnie avevano contribuito a innalzare. E se a questo sommiamo il futuro
Frozen e il contemporaneo
Paperman con la rivoluzione che comporterà in termini di tecnica d'animazione, possiamo finalmente dire che la rinascita dei Classici Disney è giunta a compimento. Non è un caso che in questo clima trionfale, si stia già rumoreggiando di un sequel per
Ralph. Certo, l'eccesso di sequel nel mondo dell'animazione sta sminuendo molto questa forma d'arte, specialmente da quando la stessa Pixar ha abbracciato questa politica, tuttavia sin dalle prime interviste siamo a conoscenza di alcune storyline e idee scartate da Ralph che sono state messe da parte per ragioni di minutaggio e che potrebbero vedere la luce se il sequel venisse confermato: il retaggio di Felix e l'apparizione di Fix-It Felix Senior, o la tappa nel genialissimo
Super Easy Life, sorta di parodia che fonde insieme
The Sims e
GTA. Senza contare il fatto che l'universo narrativo in questione ha ancora tanto da offrire in termini di idee e materiale, un potenziale davvero infinito che oscilla tra citazioni, parodie e luoghi fantastici da esplorare. Senza contare alcune logiche di questo mondo che non sono state ancora narrate ma che suscitano non poca curiosità, a ben vedere. E se a tutto questo aggiungiamo che uno degli obiettivi degli autori per un ipotetico sequel sarebbe rendere protagonista proprio Sua Maestà Super Mario...bé, direi di metterci comodi e attendere con fiducia i futuri lavori di quello che è tornato ad essere lo studio d'animazione migliore sulla piazza.