L'acquisto di
Topolino #3123, dopo due mesi interi di astinenza dal "Topo" a causa di mancanza di attrattiva nell'offerta degli ultimi 8 numeri del settimanale, è dettata dalla presenza di una nuova storia di Vito Stabile.
Pippo e l'Asso dei Cieli si configura come una storia dall'impianto classico: lo sceneggiatore recupera quei meccanismi narrativi e soprattutto quello spirito dei personaggi più vero genuino e semplice. Topolino è ben caratterizzato, ma è soprattutto Pippo a spiccare, dimostrando una seconda volta come Vito abbia compreso bene la personalità di un personaggio abbastanza difficile da gestire nella sua natura più vera. Il nonno Walter, a sua volta, è un personaggio originale e delineato in modo intelligente, così da fornire una contrapposizione al protagonista e una molla potente per dare vita alla storia.
Storia che però su di me non ha avuto gran mordente: per quanto l'idea in sé sia buona e Walter sia un personaggio che rivedrei anche volentieri in future nuove apparizioni, la trama non mi ha preso molto, con un presupposto poco convincente alla base dell'atteggiamento del nonno verso il nipote e con una serie di gag simpatiche e nulla più.
L'avventura si risolleva quando viene messo in campo l'aereo in scatola e nella sequenza d'azione in cui Pippo prende la situazione in mano (momento sottolineato dalla splendida tavola di
Stefano intini, che gioca con le vignette, il loro numero e la loro disposizione in maniera deliziosa e funzionale al momento). Anche lì, però, la presenza di Gambadilegno mi è sembrata quasi forzata e mero pretesto, un po' casuale, per aprire al gran finale.
L'ho trovata insomma una storia riuscita per metà: Vito ha dimostrato di sapersela cavare molto bene anche le psicologie dell'universo dei Topi, in particolar modo con Pippo, ma ha comunque fatto di meglio in molte storie della sua produzione (che ho provveduto ad aggiornare
qui).
Intini, da par suo, mette in scena il suo solito tratto con fortune alterne: a ottime tavole per costruzione della gabbia, come quella citata più sopra, alterna vignette in cui il suo Mickey risulta convenzionale e privo di guizzi. Nel complesso, comunque, la prova del disegnatore è più che buona grazie alla rappresentazione delle scene più movimentate, al suo Pippo e agli sfondi, sempre curati e deliziosamente cartooneschi.
Un'altra storia interessante è quella di
Gaja Arrighini:
Nonna Papera e Nonno Bassotto, la strana coppia prende il via da un presupposto che può far venire i capelli bianchi a certi cultori, cioè il forzato gemellaggio tra due comprimari che nulla hanno da spartire, giusto per creare un evento destabilizzante come motore di tutto.
Anni di mala gestione di queste dinamiche ce le hanno fatte malsopportare, ma in realtà in generale i personaggi Disney si prestano a mille interpretazioni e mixaggi che, se fatti bene, possono contribuire ad approfondire anche i comprimari più piatti. Chi più, chi meno, sono maschere dotate di caratteristiche proprie e che se non banalizzati possono ispirare storie interessanti. La Arrighini unisce i due celebri nonni dell'universo paperopolese con l'intento di riflettere sulla vecchiaia, sul confronto generazionale, sule insoddisfazioni che la terza età prova verso una realtà completamente diversa da quella che conosce e sa interpretare. Anche due personaggi distanti come Nonno Bassotto e Nonna Papera possono trovare un punto in comune: la visione del mondo dettata dall'età.
Il tema è forte, importante, poetico: è un peccato che la sceneggiatrice non riesca a portarlo avanti in modo riuscito, perdendosi in diverse ingenuità quando deve descrivere le attività che i due nonni compiono assieme. Vederli scendere in bicicletta dalla collina, giocare a calcio e suonare ai citofoni per poi scappare via fa andare out of character i personaggi in maniera eccessiva e denota uno scontro tra gli intenti di partenza e una realizzazione che potesse stare all'interno di
Topolino.
Il tutto è aggravato da un finale frettoloso e ben poco chiaro, in cui tra sole che acceca, provocazioni di Nonna Papera e balloon di pensiero di Nonno Bassotto contorti non si riesce a capire perché e percome i due si allontanano, se non per esigenze di ripristino di status quo.
Peccato, perché potenzialmente poteva essere una storia davvero ricca di spunti, e perché a corredo di tutto ciò ci sono gli ottimi disegni di un
Alessandro Perina sempre più in forma.
Il resto del numero si attesta sulla media: una breve su Rockerduck dimenticabile, un'avventura paperoniana di
Giulio D'Antona che fa il verso alle classiche storie di Rodolfo Cimino, riuscendo secondo me nell'intento con un piacevole esercizio di stile e con gli adeguati disegni di
Alessandro Gottardo e il
Quattordicesimo Milione ad opera di
Fausto Vitaliano, simpatico nel suo sviluppo.