
Se nel secondo volume le tematiche potteriane venivano approfondite dall'interno delle mura di Hogwarts, l'ulteriore passo avanti compiuto nel Prigioniero di Azkaban avviene a causa di agenti esterni. Sirius Black, i Dissennatori, Hogsmeade sono infatti elementi esterni che lentamente penetrano all'interno di Hogwarts. inoltre Harry muove i primi passettini nel vero mondo dei maghi grazie a un nuovo gadget che va ad aggiungersi al caro vecchio mantello dell'invisibilità: La Mappa del Malandrino. La saga ne risente in positivo e si fa meno claustrofobica, condizione necessaria perchè il prigioniero di azkaban adempia al suo ingrato compito di volume di passaggio, in attesa degli eventi del Calice di Fuoco, vero e proprio cuore della saga.
Di passaggio ma non inutile; vengono svelati infatti parecchi retroscena riguardanti i luttuosi eventi della notte in cui tutto iniziò e non sono certo pochi i personaggi nuovi.
Innanzitutto abbiamo Sibilla Cooman, insegnante di divinazione, creata apposta per creare scompiglio con le sue tristi previsioni. Sebbene la caratterizzazione del personaggio all momento sia ancora molto macchiettistica, Sibilla non mancherà di rivelarsi inaspettatamente utile ai fini della trama principale. Altro personaggio assai ben caratterizzato è Remus Lupin, nuovo insegnante di difesa delle arti oscure, [spoiler]nonchè licantropo, suo malgrado.[/spoiler] E' proprio il contrasto tra questa sua particolarità e la sua natura profondamente "umana" che lo rende interessante. Di sicuro una figura positiva e nuovo punto di riferimento per Harry, a cui insegnerà una delle magie più importanti della saga. Infine abbiamo i Dissennatori, esempio di malvagità istituzionalizzata. Ispirati ai Nazgul della saga di Tolkien, i Dissennatori sono esseri malvagi a guardia di Azkaban, quella stessa prigione dei maghi nominata nel volume precedente e inserita strategicamente nel titolo del libro.
Un "difetto" di questo terzo volume, più lungo del precedente di una sessantina di pagine, è forse quello di essere un po' sbilanciato: non è una detective story come i primi due, non vi è un unico grande mistero destinato a risolversi in un gran finale in cui tutti gli indizi andranno a rifluire, ma episodi occasionali sparpagliati nel corso dell'anno. L'unica costante è la paura di Sirius Black, il prigioniero del titolo, che dicono aver tradito i coniugi Potter consegnandoli al nemico quella notte di tanti anni fa. La figura del Gramo, presagio di morte, accompagna Harry per tutta la durata dell'anno scolastico, senza che avvengano avvenimenti di particolare importanza fino all'inizio dell'estate. Lo sbilanciamento di cui sopra consiste nel fatto che i primi due terzi di libro sono occupati dalla descrizione di un anno scolastico complessivamente un po' povero di avvenimenti mentre gli ultimi sette capitoli avvengono nelle ultime cinque ore di un'unica lunga e intensa giornata.
L'impressione è quella di un brusco rallentamento del tempo della narrazione - rallentamento che si scoprirà avere un suo perchè
Un difetto strutturale perdonabile che passa senza dubbio in secondo piano davanti alla quantità impressionante di colpi di scena che si sussegono durante il famigerato zoom narrativo.




