[C. S. Lewis] Le Cronache di Narnia

Rispetto agli altri animali l'uomo ha un'utile facoltà: può immaginare cose che non esistono, generando interi mondi fantastici grazie al potere della fantasia. E c'è chi di fantasia ne ha così tanta da non inventare solo storie ma da creare universi che riempiono più e più libri, e che ora sono raccolti in questa cartella.
  • Provvederò all'acquisto. Mi sipira molto, e per certi versi mi ricorda una storia infinita un po' meno delirosa...
  • perdonate se già è satto detto... ma mi sono ubriacata per quel post così lungo...
    volevo sapere... sono stati pubblicati già tutti in italiano? e poi sapete quanto costano? magari anche solo indicativamente..
  • Economicissimi...

    E' appena stato pubblicato un volume (la copertina è l'immagine presente nel post di Elikrotupos) che racchiude tutti i 7 libri e costa 20 euro.

    Per quanto riguarda il mio commento aspetto di finire tutti i libri, mi manca ancora "L'ultima battaglia" che conto di leggere in settimana prima di andare a vedere il film...
    Comunque per ora il giudizio è mediocre...
    Ci sono punte di bellezza estrema e abissi di noia abissale...
  • grazie! beh... appena lo trovo lo prendo! grazie!
  • Mi sono letto i primi due libri nell'ordine in cui son pubblicati ("Il nipote del mago" e "Il leone, la strega e l'armadio", quindi).

    Mi sono piaciuti parecchio, sia per le varie considerazioni etico-filosofiche spesso interessanti, sia per il modo in cui Lewis riesce a mescolare elementi di mitologie molto diverse tra loro - particolarmente evidenti quella greca, quella germanica e quella cristiana. Dalle prime due vengono presi (quasi) solo gli esseri fantastici, dal cristianesimo invece viene preso di tutto, comprese citazioni copiate precisamente ("vi sembro un fantasma?" è un esempio).

    La creazione di Narnia è una citazione di Tolkien piuttosto evidente. E la cosa mi è piaciuta.

    Ora mi leggo gli altri.


    Credo che andrò a vedere il film, anche se temo non renda giustizia al libro...
    Lorenzo Breda
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    If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
    Hobbes, Calvin&Hobbes

    [No bit was mistreated or killed to send this message]
  • Io ho iniziato ieri "Il nipote del mago" (voglio fare le cose per bene, in ordine cronologico :) ) e mi sta piacendo. Adoro l'umorismo inglese, tra le altre cose! 8)
    A presto,
    Michele
  • Tratto da TGCOM:

    Narni ispira "Cronache di Narnia"?
    La città umbra forse dietro al film

    Sarebbe il paese umbro di Narni ad aver ispirato "Cronache di Narnia", il colossal della Disney tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore nord-irlandese Clive Staples Lewis, il film che sta sbancando i botteghini nelle sale cinematografiche italiane. Si sprecano infatti similitudini e analogie tra il piccolo centro della provincia di Terni, arroccato su una delle verdi collina dell'Umbria, e la pellicola fantasy intrisa di magia e suggestioni.

    Il primo, macroscopico aggancio risiede nel nome: Narnia è quello usato in epoca romana per indicare Narni. Ma non solo. Nel film, ad esempio, compare un ponte. E a Narni è stato immediato pensare a quello d'Augusto, una struttura di epoca romana i resti della quale si trovano alle porte del paese lungo le sponde del fiume Nera.

    Immagine

    Oppure la sedia del Papa, che si ipotizza possa fare riferimento al grande blocco di pietra collocato lungo la Flaminia. A Narni si trovano, inoltre, l'eremo di San Iago o il monastero di San Cassiano, luoghi dove forti sono le suggestioni. Poi ancora il grande Arco di pietra, il lago dalle acque azzurre, la tavola di pietra, la grande cascata, il grifo, il leone e i molti armadi della fantasia.

    Alcune ricerche svolte dagli appassionati di storia narnesi emerge che Lewis, vissuto nella metà degli anni Cinquanta, sapesse dell'esistenza di Narni e del suo nome in epoca romana. Sembra che lo scrittore, secondo quanto riportato da uno dei suoi biografi, possedesse una cartina dell'Italia con evidenziate le vie consolari che portano a Roma e Narni si trova proprio lungo una di queste, la Flaminia. Dall'antica topografia Lewis avrebbe tratto il nome della terra di Narnia dove ha poi ambientato le sue cronache fantastiche.

    "Le cronache di Narnia" è una maxi-produzione hollywoodiana, costata 150 milioni di dollari, che ha richiesto quasi tre anni di lavorazione per raccontare una favola ricca di incantesimi, magie e creature fantastiche: minotauri, centauri, fauni e altri insoliti animali. La trama narra le avventure di quattro bambini che per sfuggire dai bombardamenti di Londra durante la guerra si rifugiano in una casa di campagna. Qui, in una vecchia soffitta, scoprono un armadio magico tramite cui è possibile accedere al regno di Narnia.

    La trasposizione cinematografica è quella "Il Leone, la Strega e l'Armadio", pubblicato nel 1950, pimo episodio della serie "The Chronicles of Narnia", che ha venduto circa 100 milioni di copie in tutto il mondo, tradotte in 29 lingue negli ultimi 50 anni.
    A Narni non sono certo rimasti con le mani in mano, pensando a come sfruttare la scia del successo portato da romanzo e film, che farà conoscere il nome di Narni in tutto il mondo. Per ora si godono le citazioni alla propria città con assiepate proiezioni pubbliche del film al teatro comunale. A Narni manca infatti un vero e proprio cinema.
  • Riguardo Il nipote del mago: preso atto del particolare registro ("Sto raccontando concretamente una storia a dei ragazzini"), il libro fila via che è una bellezza. Scritto bene, in maniera divertente, coinvolgente, suggestiva. La genesi di Narnia è davvero splendida (ed è molto più "religiosa" del noto evento del capitolo successivo). La caratterizzazione di Jadis è altrettanto splendida. (Pensavo che l'attrice del film fosse perfetta per la parte... prima di iniziare a leggere la saga. E' bravissima, però non è di quella bellezza soprannaturale di cui parla Lewis).
    Devo dire, però, che l'ultima parte l'ho trovata affrettata... sbilanciata rispetto alla prima. C'erano tante cose interessanti da raccontare: alcune buttate lì en passant, semplicemente come "spiegazioni dovute ai vecchi lettori"... altre proprio tralasciate (v. l'avvento dell'eterno inverno ad opera della strega). In questo tradisce molto la sua natura di prequel.
    Un paio di cose non mi tornano: se Aslan è così potente da poter richiamare con un ruggito persone dalle dimensioni, perché non trova subito la strega, e perché non chiama i quattro figli di Adamo ed Eva della profezia, senza aspettarne l'arrivo? E poi, - Narnia nasce all'arrivo della banda per una coincidenza o perché hanno rappresentato una scintilla, una miccia - ?
    Sicuramente ho dimenticato qualcosa.... Dico solo che la lettura mi ha soddisfatto e non vedo l'ora di continuare. (Ma solo quando arriverò a "Il cavallo e il ragazzo" si avrà la prova del fuoco, non conoscendone assolutamente la trama).
    C'è anche da dire che la Foresta di Mezzo è una creazione splendida, che potrebbe connettere una serie di classici mondi... compresa la Terra di Mezzo dell'amico Tolkien! Ma qui la fantasia galoppa (ma non tanto, visti i riferimenti iniziali a Sherlock Holmes e Bastable)...
    A presto,
    Michele
  • Non ho letto tale opere, ma l'autore Clive Staples Lewis ha scritto una trilogia di fanta - teologia (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell'orribile forza).

    E' inevitabile che l'elemento religioso sia molto presente.
    Questa notte non andare via
    cadono le stelle giù, cadono le stelle
    e va bene resterò un po’ qui
    ti racconterò della neve blu
    che cade sulle case in estate
    ma ogni mille anni è solo in un posto
    e non si sa quale, non si sa dove
    è sempre diversa, è una magia dell’universo
    e quando cade i sogni sono veri
    se i sogni, se i sogni, i sogni sono veri

    (Neve Blu, Francesco Tricarico)
  • Quackmore ha scritto:Un paio di cose non mi tornano: se Aslan è così potente da poter richiamare con un ruggito persone dalle dimensioni, perché non trova subito la strega, e perché non chiama i quattro figli di Adamo ed Eva della profezia, senza aspettarne l'arrivo?
    e perchè Dio permette la sofferenza e le guerre?
    Quackmore ha scritto:Dico solo che la lettura mi ha soddisfatto e non vedo l'ora di continuare. (Ma solo quando arriverò a "Il cavallo e il ragazzo" si avrà la prova del fuoco, non conoscendone assolutamente la trama).
    Ho provato la stessa sensazione, e poi sono rimasto deluso da "il leone la strega e l'armadio"... ma non demordere, i successivi ripagano di tutto :P
    Quackmore ha scritto:C'è anche da dire che la Foresta di Mezzo è una creazione splendida, che potrebbe connettere una serie di classici mondi... compresa la Terra di Mezzo dell'amico Tolkien! Ma qui la fantasia galoppa (ma non tanto, visti i riferimenti iniziali a Sherlock Holmes e Bastable)...
    Si può sempre fare uno spin-off o una fanfiction :D
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • e comunque rimango del parere che sarebbe stato meglio leggere i 7 libri in ordine di pubblicazione, e non nell'ordine cronologico dell'intreccio. Il nipote del mago deve essere stato un avvenimento straordinario, quando uscì la prima volta, per chi aveva seguito tutte le cronache e ha scoperto tutta la nascita della storia...
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Io ho letto per primo Il Leone, la Strega e l'Armadio, poi Caspian, la Sedia, il Veliero e l'Ultima Battaglia. Per ultimi ho letto Il Nipote del Mago e il Cavallo e il Ragazzo. (mio episodio preferito insieme al Leone, la Strega e l'Armadio)
    Diciamo che gli ultimi due non me li sono goduti più di tanto perché
    [spoiler]ero disperata per la mancanza di Susan nell'ultima battaglia e per la morte degli (ex)bimbi, è stato brutto pensare che la saga fosse "chiusa", e anche se la fine era oggettivamente una fine positiva essendo una bimba mi aveva avvilito a morte[/spoiler]
    Secondo me è migliore la collocazione cronologica degli episodi :wink:
  • Bah...
    Io ho appena di finire tutti i 7 libri.
    I miei preferiti rimangono "Il nipote del mago" e "Il leone, La storia e l'armadio".
    Dopo c'è una discesa graduale nella monotonia, per la quale le storie risultano sempre più ripetitive...
    Con l'unica eccezione de "L'ultima battaglia" che mi è piaciuto quasi quanto i primi due libri, soprattutto per le due pagine finali.
  • Ogni volta che c'è un pericolo (sette volte, praticamente la ragion d'essere di ogni singolo libro ) Aslan non interviene mai, ma si limita a "chiamare" i ragazzini londinesi, che poi, ok, risolvono tutto, ma non poteva il possente Aslan fare tutto da solo? Perchè Dio permette la guerra e pretende che a risolverla siano gli uomini?

    Ok. L'autore vuole far trasparire queste domande. Solo una cosa non ho capito: tenta di darne anche una risposta?
  • beh, dare una risposta è difficile :P
    la risposta che ti darebbe lewis, così come il tuo confessore, sarebbe "abbi fede in Dio senza chiedere spiegazioni". sta a te decidere se ti basta
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Ah, ovviamente arrivo io e questo thread diventa spoiler free, sia chiaro :asd:

    Benissimo, letto. E presto mi accingerò a recensire. Per adesso giusto un accenno: elik, non hai capito. Aslan è il corrispettivo Narniano di Gesù, non di Dio. Dio è al di sopra delle divisioni dimensionali e mentre sulla Terra si è fatto Uomo, a Narnia si è fatto Leone. C'è una sottile differenza. Come c'è differenza con Allah, che per Lewis altro non è che il corrispettivo terrestre di Tash, il diavolo. E mi unisco al magone per la morte dei Pevensie, mi è sembrata un po' drastica. Cioè non era ancora la loro ora, e benchè ti descrivano l'aldilà come la versione deluxe dell'aldiqua di tutte le dimensioni, continua a sembrarmi forzato. Anche perchè le parole di Aslan giungono alla fine come un pugno nello stomaco. Forse poteva anticipare i tempi e far giungere la rivelazione un paio di capitoli prima. Un'altra cosa un po' insensata è Susan non più amica di Narnia. Non me lo spiego, a cosa serviva farla fuori in quel modo? Ho come l'impressione che i Pevensie fossero persone che Lewis conosceva e che quindi la vera Susan si fosse macchiata di qualche colpa.
    Ultimo appunto: Narnia come Fantasy non ha un briciolo della genialità di Tolkien. Come opera teologica è invece sublime. Allegorie cristiane che lo permeano e che infine ne costituiscono l'esito, decisamente il miglior modo di fare didattica.
  • Si Aslan è il Cristo, nel 2 libro si sacrifica per il suo popolo e risorge all'alba, proprio davanti alle " 2 Marie", com'è nel Vangelo. Susan non è più un'amica di Narnia perchè si è allontanata dalla retta via, e non ha più la fede, è stata risucchiata dai valori corrotti della società ( pensa solo ai bei vestiti e a come apparire in publico). Però, a che serve vivere, se alla fine nell'aldilà si sta meglio? La vita è una prova, solo con la fede si possono compiere grandi imprese. A me personalmente non è piaciuta questa raccolta, non sopporto la divisione eclatante tra il "bene" e il "male", ne "il signore degli anelli" anche colei che rappresenta la luce, Galadriel, ha in se una parte negativa; più una persona è grande d'animo più nasconde in sè una parte distruttiva ma che per fortuna non vuole adoperare, Gandalf infatti non vuole neanche sfiorarlo l'anello. Qual'è il vostro personaggio preferito di Narnia? Io odio Ripicì, il megasorcio.
  • Le Cronache di Narnia

    Ne sono state dette tante su questo libro, da quando è stato di recente "riscoperto" a causa del nuovo progetto cinematografico di una Disney desiderosa di emulare il successo che la trilogia di Jackson ha riscosso un paio di anni fa. C'è chi l'ha giudicato superiore all'opera di Tolkien, sottolineandone la minor pesantezza, chi invece l'ha aspramente criticato giudicandolo noioso, scontato e bacchettone, chi invece l'ha etichettato come Fantasy non trovando grosse differenze col Signore degli Anelli. Personalmente parlando non posso che prendere una posizione lontanuccia da tutte queste e rendermi conto che pur partendo da una matrice comune - un background culturale pressocchè identico, e un gusto per le ambientazioni piuttosto simile - la differenza che passa tra Narnia e Il Signore degli Anelli è la stessa che passa tra un libro di fiabe e un poema epico. E' una questione di toni narrativi tanto alti nel Signore degli Anelli quanto minimalisti in Narnia e quindi imparagonabili tra di loro. Un'altra grande differenza sta nel fatto che, seppur diviso in tre libri, Il Signore degli Anelli racconta una storia sola mentre Narnia altro non è che un insieme di fiabe che abbracciano l'intera storia di Narnia dalla creazione all'apocalisse, gettando uno sguardo su sette momenti ben distinti della storia del regno. Può quindi trarre in inganno il tomo edito da Mondadori che a mo' di cofanetto le contiene tutte e sette dando loro una parvenza di unicità. Il risultato è che molti potrebbero essere attratti dalla monumentalità del volume non trovando però al momento della lettura quella coesione, quel climax tonale che invece viene spezzettato dai continui arresti e riprese tipiche di un'opera episodica.
    Il modo migliore per gustarsi l'opera di Lewis è quindi il tener conto di queste sostanziali differenze, evitando quindi di ripetere l'errore che i fautori del revival narniano hanno fatto, volendo cercare a tutti i costi in Narnia un'alternativa alla Terra di Mezzo, ma prendendo l'opera per quel che è, ovvero un ciclo di sette fiabe che farebbero la loro figura suddivise in libricini illustrati (come nelle precedenti edizioni).
    Una volta ridefinita l'ottica con la quale approcciarsi all'opera di Lewis, bisogna dire che Le Cronache di Narnia è una saga catechistica che usa il mezzo della fiaba per trasmettere ai bambini sotto mentite spoglie i valori cristiani di cui è intrisa. Un messaggio che parte velato per farsi sempre più esplicito libro dopo libro fino a perdere ogni forma di allegoricità sul finale prendendo posizioni forti.

    Il Nipote del Mago (1955)
    Molti puristi nel veder collocato all'inizio del volume l'episodio scritto per penultimo hanno storto il naso preferendo una lettura rispettosa dell'ordine di pubblicazione. E' una posizione sulla quale discordo abbastanza. Se si vuole studiare un'opera allora il ricostruirne il percorso creativo è cosa buona e giusta, ma se si decide di fruire di un'opera nel modo più filologico possibile allora bisognerebbe fare quello che si fa con le edizioni critiche e cioè presentare il tutto nella versione più vicina possibile alle ultime volontà dell'autore. E fino a prova contraria le ultime volontà dell'autore sono che Il Nipote del Mago venga letto per primo. E' la storia di Polly e Digory - il famoso Professor Kirke del Leone, La Strega e l'Armadio - e, cosa assai strana per un'opera fantasy, prende le mosse dal nostro mondo, più precisamente nell'Inghilterra di inizio secolo. E' la storia dell'incidente causato dall'avidità dello zio di Digory, che avrebbe portato portato per sbaglio la strega Jadis ad assistere alla creazione di Narnia, il peccato originale, causato dalla stirpe di Adamo che avrebbe finito col legare per sempre il nostro mondo a quello di Narnia. Le analogie con la tradizione cristiana sono molte e toccano il loro apice nella scena del giardino, dove in un Eden Narniano viene colta la mela salvifica che proteggerà Narnia fino alla fine dei suoi giorni.
    Molti particolari vengono spiegati come ad esempio l'origine del Lampione e quella dell'Armadio, mentre numerosi spunti assai interessanti come la Foresta di Mezzo (simile alla Perelun della Storia Infinita), Atlantide, gli Anelli e la relazione tra Narnia e le altre dimensioni - avrei preferito se Narnia fosse stato un rimpiazzo del morente mondo di Charn - vengono "sprecati" senza trovare un degno utilizzo nei libri successivi (o precedenti).
    C'è però da dire che in quanto a stile di scrittura questa fondazione di Narnia non ha un briciolo della forza che Lewis ha messo nella distruzione, nell'ultimo libro e la cosa è abbastanza strana visto che tra i due libri c'è uno scarto di un anno. Per il resto il libro è pieno di umorismo che a tratti eccede un po', risultando leggermente artificioso come nella scena della prima burla, e di considerazioni non richieste, divagazioni un po' paternalistiche che però cotribuiscono a mettere in chiaro la natura fiabesco-didascalica dell'intera opera.

    Il Leone, la Strega e l'Armadio (1950)
    E se hanno scelto questo anziché il Nipote del Mago per dare inizio alla serie cinematografica di Narnia un motivo ci sarà. A differenza del prequel, che altro non è che una storiellina con toni da commedia, questo secondo (o primo) libro meglio si adatta ad essere spacciato per grande saga fantasy, dal momento che racconta di un viaggio che culmina con una grande guerra su cui, a suon di effetti speciali, si è scelto di puntare per far subire ai toni narrativi una brusca impennata. Un altro motivo è che qui i protagonisti sono i quattro fratelli Pevensie, protagonisti di un po' tutta la saga che bene o male troveranno il modo di percorrerla tutta da cima a fondo. Qui le allegorie cristiane si fanno ancora più riconoscibili mostrando il tradimento di Edmund, novello Giuda, che si allea alla strega Jadis, qui chiamata solo Strega Bianca, stringendo quindi una sorta di "patto col diavolo". La discesa di Aslan a Narnia e il suo sacrificarsi per salvare il corrotto Edmund e la conseguente morte e resurrezione, ripercorrono quasi alla lettera il Vangelo rivelandoci che Aslan non solo è l'incarnazione narniana di Dio, ma è esattamente il corrispettivo animale di ciò che Dio è stato nel nostro mondo e cioè Gesù Cristo.

    Il Cavallo e il Ragazzo (1954)
    Per Il Cavallo e il Ragazzo vale lo stesso discorso filologico fatto per Il Nipote del Mago. Anche questo è stato scritto in un momento diverso, e cioè poco prima del prequel e dell'ultimo episodio. Molto probabilmente Lewis dopo La Sedia d'Argento ha sentito il bisogno di prendersi una pausa per zoomare su alcuni elementi che nell'ultimo libro sarebbero stati utilizzati ma che non avevano avuto sufficente spazio. Questo libro ha luogo esattamente prima dell'ultimo capitolo de Il Leone, la Strega e l'Armadio, durante il regno dei Pevensie, che trovano il modo di entrare nella storia pur mantenendosi sullo sfondo, come se si trattasse di personaggi autentici inseriti in un romanzo storico. E infatti stavolta il protagonista non è un ragazzo proveniente dal nostro mondo ma lo schiavetto Shasta, che in groppa a un cavallo parlante fugge dal suo paese natìo per raggiungere i regni liberi di Narnia e Archen dove andrà incontro alla - prevedibile - rivelazione finale. Grazie a questo racconto spin-off veniamo così a conoscere la vera geografia del mondo dove si trova Narnia che in questo modo perde la sua esclusiva di "unica terra". Più precisamente il paese natìo di Sashta si chiama Calormen ed è tutt'altro che un paese ospitale: desertico e popolato da uomini scuri di pelle divisi tra poveracci e sceicchi, Calormen altro non è che una chiarissima frecciata all'Islam, qui ritratto come adoratore di personaggi e divinità negative. E quindi si scopre il motivo per cui in USA hanno ben pensato di glissare per passare subito al Principe Caspian.

    Il Principe Caspian (1951)
    Da qui in poi si torna agli episodi regolari, con un diretto sequel de Il Leone, la Strega e l'Armadio. Il ritorno dei Pevensie a Narnia non potrebbe iniziare nel modo migliore, con il progressivo scoprire e rendersi conto di essere piombati a Narnia, secoli dopo il loro regno. Ed è non poco affascinante (e malinconico) scoprire a poco a poco in una fortezza distrutta i resti di Cair Paravel, come cade proprio a fagiolo l'incontro con il nano Briscola che si improvvisa narratore di un lungo flashback lungo quattro capitoli. Una pausa necessaria per scoprire di come Narnia in questi secoli sia stata invasa dai Telmarini, uomini del Ovest. La missione dei Pevensie questa volta sta nel riportare sul trono di una Narnia ormai popolata da umani, l'unico sovrano in grado di ripopolare il regno di ninfe e animali parlanti. A quanto pare un ottimo inizio, per un libro che però viene considerato tra i peggiori del ciclo. Il motivo di tanto odio (oltre alla collocazione centrale quindi né carne nè pesce) sta nel fatto che dopo una prima metà assai intrigante, la storia non offre altro che un banale viaggio per raggiungere il principe e aiutarlo a sconfiggere lo lo zio usurpatore, in una battaglia alquanto anonima. Al termine dell'avventura Aslan annuncia a Peter e Susan che non potranno più tornare a Narnia, ma Lewis sceglie di lasciare dietro le quinte il suo discorso per farcelo scoprire solo nel prosismo libro, quando sarà la volta dell'addio di Edmund e Lucy. Quel che è certo è che nel corso del libro le avvisaglie dell'essere troppo grandi di Peter e Susan ci sono, nel loro non riuscire a vedere da subito Aslan, ad esempio. E in tutto questo a farci la figura peggiore è proprio Susan che sembra aver già intrapreso la strada che la porterà a non essere più amica di Narnia in futuro.

    Il Viaggio del Veliero (1952)
    Rimasti Edmund e Lucy, adesso la saga segue il cammino di redenzione di un altro protagonista, l'insopportabile Eustachio che nel corso di questo atipico libro, che altro non è che un lungo viaggio, insieme al neoeletto re Caspian, fino ai confini del mondo, avrà modo di farsi allegramente detestare. Un libro molto atipico Il Viaggio del Veliero, sia per la sua struttura di viaggio, che quindi non coinvolge alcun affare "politico", sia per il suo saliscendi qualitativo che vede i protagonisti sbarcare in ogni isola alla ricerca di alcuni amici di famiglia reale dispersi. E' a Bordo del Veliero dell'Alba che il libro offre alcuni momenti assolutamente divertenti, come le parti riportate dal diario di Eustachio dove l'atteggiamento snobistico del marmocchio raggiunge livelli di LOL assoluto, o alcuni momenti assolutamente noiosi come quando l'odioso topo Ripicì, presente anche nel libro precedente, sfoggia la sua caratterizzazione assolutamente piatta. Ogni isola nasconde un'avventura diversa, che può passare dall'episodio breve ma epifanico (di solito i migliori) a quelli più lunghi e avventurosi. Delle prime fanno parte le brevi soste nell'isole più inquietanti e pericolose mentre delle seconde si ricordano malvolentieri le avventure contro i pirati delle Isole Solitarie. C'è poi la tappa dagli Inettopodi che è in sé stessa un saliscendi: sebbene offra alcuni spunti comici e fantastici non da poco, la narrazione spesso finisce per cadere nello stucchevole e nella ridondanza. Il meglio però si ha poco prima del finale, quando il Veliero raggiunge la fine del mondo e dove Lewis ha modo di scatenare tutta la sua vena fantaimmaginifica, fin ora fortemente limitata dalle circostanze. I paesaggi estremi, le descrizioni accurate rendono il finale di quest'odissea fortemente onirico e d'atmosfera costituendo un picco in quanto letto sin'ora. La Terra di Aslan che circonda il mondo piatto dove sorge Narnia altro non è che l'Aldilà, come si scoprirà in seguito e Aslan al termine di tutto porta anche a Lucy e Edmund il messaggio di Addio, in cui tra un' allegoria e l'altra rivela che le visite a Narnia altro non erano che un modo per imparare a riconoscerlo anche nel loro mondo. Le allegorie qui si fanno ancor più marcate con la trasformazione di Aslan in agnello, e preparano il terreno per il finale dove ogni maschera e ogni simbologia verrà a cadere.

    La Sedia d'Argento (1953)
    Il penultimo libro del ciclo precede la lunga pausa nel corso della quale Lewis scriverà lo spin-off Il Cavallo e il Ragazzo e il prequel Il Nipote del Mago. Qui il testimone passa ad Eustachio, che con la sua nuova amichetta Jill Pole torna a Narnia per salvare Rilian, il figlio dell'ormai decrepito Caspian da una sorta di reincarnazione di Jadis. Lewis non è affatto chiaro su questo, forse volutamente per intendere che il demonio può riciclarsi di continuo prendendo forme diverse tra cui, guarda caso, quella di un serpente. Personalmente parlando questo è uno dei libri che più mi è piaciuto per la sua sobrietà e ottima costruzione narrativa. E seppur partendo da un elemento un po' contraddittorio, Eustachio e Jill che da vivi visitano la terra di Aslan, riesce a costruire una storiella niente male che questa volta allegorizza sulle tentazioni che sviano di continuo i protagonisti impedendo loro di seguire i dettami dati da Aslan all'inizio della storia. Tra un rivangamento dei vecchi ambienti e un esplorazione alle terre del nord popolate dai giganti fino all'esplorazione del sottosuolo di Narnia, questo si conferma come il libro più completo, e sebbene il colpo di scena finale sul riconoscimento di Rilian sia alquanto telefonatino ( come tutto in questa saga), le scene all'ambigua reggia dei giganti e l'immagine dei mostri e di Padre Tempo che dormono in attesa dell'apocalisse costituisce un altro considerevole picco. A questo si aggiunge inoltre un coprotagonista, Pozzanghera, tutt'altro che scialbo e antipatico e un finale che vede Caspian, ormai morto, ringiovanire di colpo nell'aldilà e venire a fare visita al nostro mondo giusto in tempo per dare una lezione alla scuola sperimentale di Eustachio e Jill, che da bravo conservatore Lewis detesta cordialmente.

    L'Ultima Battaglia (1956)
    Non c'è più religione. Ed è quando si giunge allo sfaldamento di ogni valore con uno scimmione ignorante che giunge a sottomettere mezzo mondo, spingendolo ad adorare un asino travestito da Aslan, che si capisce come sia giunta l'ora della fine. Una bravata qualsiasi che finisce per avere un esito catastrofico provocando l'invasione di Narnia da parte del disperato popolo di Calormen, adoratori dell'inquietantissimo Tash, spinge l'ultimo sovrano di Narnia a invocare l'aiuto dei ragazzi della leggenda, ritrovandosi davanti Eustachio e Jill, alla loro ultima visita a Narnia. La pausa di due anni da La Sedia d'Argento ha fatto bene a Lewis che con questo ultimo libro della serie si ritrova con in mano un popolo di Calormen caratterizzato a puntino e un Professor Kirke dotato finalmente di nome e cognome. Freschi freschi di prequel, Digory e Polly riescono a dare il loro contributo alla storia e con loro anche i Pevensie che dall'esterno si danno da fare per facilitare l'ingresso a Narnia dei due invitati speciali Eustachio e Jill. Un lavoro di squadra che però tralascia un personaggio: Susan, che inspiegabilmente ha preso una cattiva strada. Non è ben chiaro il motivo per cui Lewis abbia voluto escludere Susan dal conteggio degli amici di Narnia, e di sicuro col senno di poi si arriva a capire come la figura da fessa che le aveva riservato in più di un'occasione ne Il Principe Caspian non era casuale. Perchè sbarazzarsi immotivatamente di un personaggio che cmq aveva avuto un ruolo importante all'interno dei primi libri non è dato saperlo, ma se si possono fare ipotesi è probabile che Lewis conoscesse personalmente i fratelli Pevensie o comunque i loro corrispettivi reali - come testimoniato da una dedica a una certa Lucy all'inizio de Il Leone, la Strega e l'Armadio - e che magari la vera Susan gli avesse dato un qualche dispiacere. Ad ogni modo l'Ultima Battaglia è il libro più teologico di tutti, vi si narra una guerra di liberazione che non avrà vincitori né vinti, dal momento che la sua fine coinciderà esattamente con l'Apocalisse decisa da Aslan.
    In una scena di fortissimo impatto infatti il Leone evocherà i titanici personaggi dormienti visti ne La Sedia d'Argento che una volta svegliati si dedicheranno allo smantellamento di Narnia, mentre Padre Tempo convocherà al cospetto di Aslan tutti gli esseri viventi per il giudizio universale. Alla distruzione e l'allagamento di Narnia seguirà però il grande raduno di tutti i personaggi dei libri precedenti nelle Terre di Aslan dove personaggi di tutte le epoche si incontreranno una volta per tutte.
    Lewis prende una posizione ben precisa quando fa negare categoricamente ad Aslan che lui e Tash siano la stessa persona solo chiamata con nomi diversi. Aslan prende le distanze dal credo sincretistico che i Calormeniani cercano di imporre negli ultimi giorni di Narnia, costringendo i narniani a lodare un certo Tashlan, affermando che non solo Tash (=Allah) è altro da lui, ma che ne è anche l'opposto. Si capisce fin troppo bene dove voglia arrivare Lewis, condannando categoricamente la religione islamica e considerando gli arabi inconsapevoli adoratori del demonio. Ma con un invito a guardare "al cuore delle cose" Aslan assolve un calormeniano buono, permettendogli l'accesso nel suo aldilà, e dicendo che ogni buona azione anche se inconsapevolmente viene fatta nel nome di Aslan, mentre ogni sopruso anche se pronunciato in suo nome, viene in realtà fatto in nome di Tash. Ed è con questa ardita presa di posizione che Lewis conclude il suo ciclo, descivendo amabilmente le Terre di Aslan come la versione autentica degli stessi luoghi, le cui ombre sbiadite esistono nei vari mondi contingenti. Digory, Polly, Peter, Edmund, Lucy, Eustachio e Jill si ritroveranno a desiderare di non lasciar mai quel posto quando, a una pagina dalla fine Aslan apparirà per comunicare che nel loro mondo loro sono morti in un incidente ferroviario. Un doccia fredda per il lettore a cui Lewis aveva cercato di abituare sin dalle prima pagine dell'ultimo capitolo, cercando di descrivere il luogo come qualcosa di irresistibile. Ma è una morte che del distacco non ha nulla, ritrovandosi nell'aldilà gli stessi luoghi e le stesse persone che si erano sempre incontrate in vita. Appare forse un po' esagerato il giudizio negativo che Lewis dà della vita, e puzza un bel po' di forzatura il fatto che casualmente anche i genitori dei ragazzi siano morti in quello stesso treno. Ma poco male se a questo piccolo prezzo Lewis ci ha descritto il miglior aldilà in cui si possa sperare.

    In appendice all'edizione Mondadori è presente il trattatello Tre Modi di Scrivere per l'Infanzia in cui il professor Lewis insiste su alcune teorie con cui mi trovo abbastanza d'accordo come il fatto che il processo di crescita sia un processo di addizione e non di sostituzione e come il modo migliore per comunicare coi bambini sia quello di trovare argomenti così universali chè possano essere facilmente capiti da loro e che possano interessare anche gli adulti. Che è un po' quello che pensata un certo Walter Elias Disney.
  • personalmente, per quanto adori la saga di Lewis, l'epilogo mi ha deluso non poco: per prima cosa per il modo in cui un personaggio importante come Susan viene scaricato e strappato alla sua natura senza un minimo di approfondimento. Cioè, bastano due frasette di circostanza del supremissimi e fighissimo Peter ed è già dimenticata.
    Nel complesso, una conclusione che rasenta la banalità.
    blah blah blah
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