[Disney] PKNE Fase 4: Ritorno sul Topo
Cominciamo con la prima storia del ritorno sul Topo: una storia divisa in più atti, per cui scriverò una roba in più parti anch'io
PK RINASCITA: TITO TRAUMATIZZA ANCORA…E (FORSE) RINASCE
Atto 1 (In cui cominciamo a scaldarci)
Spoiler: il miglior Tito Faraci degli ultimi (10? 20?) anni. Poi per carità, con tanti se e tanti ma, errori, problemi e problemoni, cose da correggere, but still… E ora che avete letto la versione bignami e sapete dove andrò a parare, vedete un po’ voi se sorbirvi pure il pippone successivo.
Secondo spoiler: ci saranno molti spoiler sulla storia e non mi andava di coprirli tutti, quindi se non avete letto “PK Rinascita” su Topolino 3545, non proseguite la lettura. O se lo fate e scoprite che non torna solo quello lì ma vi spoilerate pure che torna quell’altro là, non ve la prendete con me.
“PK E IL TESTAMENTO DI TITO” 2: THE SEQUEL

Commento una storia sequel con un post che a sua volta è il sequel di un articolo passato, sequel-ception insomma. L’ultima volta che ho parlato di Luca “Tito” Faraci è stato quando abbiamo avuto un’amichevole ma feroce tenzone a distanza proprio relativa a PK. Qui, per la precisione: https://www.ilsollazzo.com/articoli/app ... di-tito-2/
Riassumendo, il celebre sceneggiatore si lamentava dell'eccesso di nostalgia verso PKNA e in questo non aveva tutti i torti, visti i presunti fan che sono i primi a trattarlo come una cosa vecchia da revival stile “Noi degli anni '90” o “Ridateci il Winner Taco”. Tito però se la prendeva un po’ anche con le nuove storie pikappiche del PKNE, ree a suo dire di celebrare il passato invece di raccontare il presente e la novità. Faraci diceva di volere un PK diverso e sosteneva che i lettori di ieri non avrebbero capito la rivoluzione di PKNA, se fosse uscito oggi. Io gli ho rigirato la provocazione insinuando il dubbio che forse erano gli autori di ieri (ma anche molte nuove leve di oggi) a non saperle più fare, rivoluzioni simili. Ho aggiunto infine che PK è soprattutto una storia da raccontare, che gli autori del PKNE almeno ci avevano provato e lo sfidavo a cimentarcisi anche lui, ritrovando gli occhi della tigre dei tempi gloriosi di, che so, Mickey Mouse Mystery Magazine. In privato ho poi potuto spiegare a Tito che per quanto mi riguarda non credo nelle “bolliture” definitive e irreversibili, al limite nei periodi di maggiore o minore ispirazione: per quanto mi riguardava la produzione di Tito Faraci conteneva già tutto ciò di cui aveva bisogno per mantenere freschezza e innovatività anche ai giorni d’oggi, e il suo passato non era apprezzato per la nostalgia ma perché aveva un qualcosa che lo stesso autore avrebbe dovuto riscoprire traendo da se stesso la giusta spinta propulsiva. Insomma, per me Tito si era un po’ perso, ma non era un dramma, calma e gesso, basta fare un po’ di mente locale, vedere dove ti ricordi che stavi l’ultima volta, ricostruisci gli ultimi movimenti, pensi un po’ a dove potresti esserti messo, e alla fine ti ritrovi, proprio dove ti eri lasciato.
E ora Tito torna alla pugna sfornando una nuova storia di PK, quello vero, non una versione alternativa. E siccome non sono un mitomane, dubito alquanto che l’abbia fatto per reazione a quell’articolo baccagliante di due, quasi tre anni fa. Ma se invece lo avesse fatto proprio per quello, me lo facesse sapere perché così ci polemizzo di nuovo apposta: perché se in cambio tira fuori dalla testa storie di questo tenore, ben vengano i bisticci!
MANY HAPPY RETURNS: UN REMAKE CHE FUNZIONA QUANDO PARLA D’ALTRO

“PK: Rinascita” è una storia…strana. Ha cose buone, cose meno buone e altre che non saprei definire, al punto che ho dovuto rileggerla varie volte per capire se certe cose mi fossero piaciute o se mi avessero lasciato l’amaro in bocca, se alcune cose fossero un’opportunità mancata o un buono spunto per il futuro. Di sicuro è una storia che non mi aspettavo e che mi ha sorpreso, da molti punti di vista.
Partiamo dalle cose facili: disegni e colori. La premiata coppia Lorenzo Pastrovicchio/Andrea Stracchi fa un altro colpaccio. Il Paperinik di Pastro è credibile ed espressivo, il disegnatore riesce a passare con disinvoltura da momenti più delicati ed intimisti ad altri di grande dinamismo e assoluta potenza visiva. Stracchi si scatena nella colorazione ma senza strafare come in Obsidian, che era un capolavoro visivo ma faceva percepire anche l’ansia di sparare tutte le cartucce. Ora, il colorista è più rilassato, e spara solo quando deve colpire il bersaglio, un perfetto cecchino. Blam!
E ora passiamo alla storia in sé. È un sequel-remake, ma per finta, perché in realtà segretamente parla d’altro. O forse lo è per davvero e parla d’altro solo per sbaglio o per caso. Fatto sta che questo “altro”, che sia voluto o meno, è più interessante di tutta la parte relativa al sequel-remake.
Uh, guarda caso a Lucca è uscita una versione Deluxe di Trauma (PKNA 10), forse tornerà un personaggio di quella storia? Elvis o Nerone, immagino. Ah no, è proprio Trauma stesso. E qui consentitemi di fare un’altra polemichetta (che se tanto mi dà tanto, come dicevo, Tito se ne esce con un’altra storia piacevole per ripicca): Faraci si lamentava tanto del PKNE nostalgico e passatista, e quando ha l’occasione di tornare a scrivere PK per dare il buon esempio con qualcosa di nuovo e moderno che mi fa, Trauma 2? Ritorniamo ai greatest hits del passato? C’è da dire però che non è tutto come sembra: ambienti e personaggi ritornano un po’ perché “devono” esserci, ma il fulcro della storia non è incentrato su di loro. Per chiarirci, il rematch tra Trauma e Pikappa c’è, ma questa non è la storia DEL rematch, non so se mi spiego.
OK, MA LA STORIA COM’È?

Come dicevo, è una storia strana, dove alcune cose funzionano e altre meno. Per cominciare, ribadisco che è forse la storia migliore di Tito Faraci da tanti anni a questa parte. Un Tito così non lo leggevo da tempo. E sì, ci sono i soliti stilemi faraciani, ma non pesano: i dialoghi scorrono bene, l’umorismo fila, con qualche tormentone di troppo che però non irrita e non è forzato, c’è equilibrio tra azione e momenti più rilassati. I toni sono adeguati, l’azione è resa bene, sicuramente anche grazie a Pastrovicchio che è un ottimo narratore visivo e ne sa qualcosa anche lui dei giusti tempi narrativi.
Insomma, questa storia ha qualcosa che mancava un po’ nelle ultime fasi del PKNE: il ritmo. Potete pensare qualsiasi cosa di questa storia, ma toni e ritmo li hanno azzeccati. E non è poco. Sicuramente aiuta il numero delle pagine della storia: 80, più della lunghezza di una storia media di PKNA e praticamente il doppio della foliazione del PK Fuoriserie, al punto che questa storia da sola, divisa in tre atti, occupa tre quarti dello spazio su Topolino.

Questo per quanto riguarda il “come”. Ma il “cosa”? La tra(u)ma della storia non è perfetta, certo: ha sbavature, forzature, salti logici, stranezze. Ma nulla di davvero bocciabile senza appello, anzi. Si respira però spesso aria di deja-vu. Il Pozzo, Trauma, persino un nuovo scontro col Castigatore…situazioni che sanno di già visto, al punto che questa storia sembra quasi un remake de “Il Marchio di Moldrock” di Francesco Artibani piuttosto che di PKNA 10. Poi per carità, le similitudini vengono evidenziate nella storia stessa, e Paperinik cita ampiamente i predoni Grozsnaz, Nebula Faraday, la precedente alleanza con Trauma, la precedente battaglia col Castigatore…oddio, alcuni dialoghi e momenti di questo tipo filano, altri un po’ meno, sembra quasi che siano “correzioni” aggiunte in un secondo momento per evitare errori di continuity. Ma anche se fosse, non sarebbe un difetto, ma anzi un qualcosa di lodevole, indice di attenzioni e cura da parte degli autori: è un segno di rispetto per i lettori, la prova che si tiene a loro.
Qualche considerazione sparsa: l’inizio presenta un parallelismo con “Trauma”, capovolgendo la situazione: se la nave evroniana prelevava Trauma dal Pozzo lanciandolo sulla Terra per affrontare PK, stavolta è il papero mascherato ad essere prelevato dalla Terra e lanciato nel Pozzo (in una capsula persino più simile a quelle di Freezer e dei Saiyan in Dragon Ball rispetto alla storia originale!). Paperinik è inoltre tornato al vecchio costume pre-saga dei Galaxy Gate (e mi va benissimo se non verrà spiegato perché lo indossava anche nella run di Sisti sul Fuoriserie e perché ora abbia smesso: “Perché gli andava così” è un’ottima motivazione). Non solo, ma usa anche il nome “Paperinik” (“per gli amici, Pikappa”). Bastava poco, e chi l’avrebbe detto che ci voleva l’autore di Universo PK per riportare il papero al centro del villaggio (o era la chiesa?) e nel canone topolinesco? Del resto, si sa, solo Nixon potrebbe andare in Cina. Sia chiaro, Sisti e Artibani hanno difeso l’equazione “Paperino = Paperinik = Pikappa” quando nessun altro lo faceva. Ma nell’ultimo periodo, tra costumi alternativi e bando del nome vecchio, sembrava quasi che la direzione di Topolino facesse pressioni. Forse adesso si è arresa. Era ora!
Ah, carino il design di Kora, fa molto Dottor Destino. E abbiamo di nuovo una Pi-kar. O è quella simil-PiKar apparsa ne IMdM, o in UNE, o è quella di PKNA. Boh. Insomma, torna la PiKar, torna Trauma, torna "quell'altro tipo lì", torna finalmente anche il costume "classico" di Paperinik, torna il suo nome completo aldilà del nomignolo... Insomma, manca solo Uno. E oh, se manca. Ma va bene così, forse avrebbe appesantito la storia.

PK RINASCITA: TITO TRAUMATIZZA ANCORA…E (FORSE) RINASCE
Atto 1 (In cui cominciamo a scaldarci)
Spoiler: il miglior Tito Faraci degli ultimi (10? 20?) anni. Poi per carità, con tanti se e tanti ma, errori, problemi e problemoni, cose da correggere, but still… E ora che avete letto la versione bignami e sapete dove andrò a parare, vedete un po’ voi se sorbirvi pure il pippone successivo.
Secondo spoiler: ci saranno molti spoiler sulla storia e non mi andava di coprirli tutti, quindi se non avete letto “PK Rinascita” su Topolino 3545, non proseguite la lettura. O se lo fate e scoprite che non torna solo quello lì ma vi spoilerate pure che torna quell’altro là, non ve la prendete con me.
“PK E IL TESTAMENTO DI TITO” 2: THE SEQUEL

Commento una storia sequel con un post che a sua volta è il sequel di un articolo passato, sequel-ception insomma. L’ultima volta che ho parlato di Luca “Tito” Faraci è stato quando abbiamo avuto un’amichevole ma feroce tenzone a distanza proprio relativa a PK. Qui, per la precisione: https://www.ilsollazzo.com/articoli/app ... di-tito-2/
Riassumendo, il celebre sceneggiatore si lamentava dell'eccesso di nostalgia verso PKNA e in questo non aveva tutti i torti, visti i presunti fan che sono i primi a trattarlo come una cosa vecchia da revival stile “Noi degli anni '90” o “Ridateci il Winner Taco”. Tito però se la prendeva un po’ anche con le nuove storie pikappiche del PKNE, ree a suo dire di celebrare il passato invece di raccontare il presente e la novità. Faraci diceva di volere un PK diverso e sosteneva che i lettori di ieri non avrebbero capito la rivoluzione di PKNA, se fosse uscito oggi. Io gli ho rigirato la provocazione insinuando il dubbio che forse erano gli autori di ieri (ma anche molte nuove leve di oggi) a non saperle più fare, rivoluzioni simili. Ho aggiunto infine che PK è soprattutto una storia da raccontare, che gli autori del PKNE almeno ci avevano provato e lo sfidavo a cimentarcisi anche lui, ritrovando gli occhi della tigre dei tempi gloriosi di, che so, Mickey Mouse Mystery Magazine. In privato ho poi potuto spiegare a Tito che per quanto mi riguarda non credo nelle “bolliture” definitive e irreversibili, al limite nei periodi di maggiore o minore ispirazione: per quanto mi riguardava la produzione di Tito Faraci conteneva già tutto ciò di cui aveva bisogno per mantenere freschezza e innovatività anche ai giorni d’oggi, e il suo passato non era apprezzato per la nostalgia ma perché aveva un qualcosa che lo stesso autore avrebbe dovuto riscoprire traendo da se stesso la giusta spinta propulsiva. Insomma, per me Tito si era un po’ perso, ma non era un dramma, calma e gesso, basta fare un po’ di mente locale, vedere dove ti ricordi che stavi l’ultima volta, ricostruisci gli ultimi movimenti, pensi un po’ a dove potresti esserti messo, e alla fine ti ritrovi, proprio dove ti eri lasciato.
E ora Tito torna alla pugna sfornando una nuova storia di PK, quello vero, non una versione alternativa. E siccome non sono un mitomane, dubito alquanto che l’abbia fatto per reazione a quell’articolo baccagliante di due, quasi tre anni fa. Ma se invece lo avesse fatto proprio per quello, me lo facesse sapere perché così ci polemizzo di nuovo apposta: perché se in cambio tira fuori dalla testa storie di questo tenore, ben vengano i bisticci!
MANY HAPPY RETURNS: UN REMAKE CHE FUNZIONA QUANDO PARLA D’ALTRO

“PK: Rinascita” è una storia…strana. Ha cose buone, cose meno buone e altre che non saprei definire, al punto che ho dovuto rileggerla varie volte per capire se certe cose mi fossero piaciute o se mi avessero lasciato l’amaro in bocca, se alcune cose fossero un’opportunità mancata o un buono spunto per il futuro. Di sicuro è una storia che non mi aspettavo e che mi ha sorpreso, da molti punti di vista.
Partiamo dalle cose facili: disegni e colori. La premiata coppia Lorenzo Pastrovicchio/Andrea Stracchi fa un altro colpaccio. Il Paperinik di Pastro è credibile ed espressivo, il disegnatore riesce a passare con disinvoltura da momenti più delicati ed intimisti ad altri di grande dinamismo e assoluta potenza visiva. Stracchi si scatena nella colorazione ma senza strafare come in Obsidian, che era un capolavoro visivo ma faceva percepire anche l’ansia di sparare tutte le cartucce. Ora, il colorista è più rilassato, e spara solo quando deve colpire il bersaglio, un perfetto cecchino. Blam!
E ora passiamo alla storia in sé. È un sequel-remake, ma per finta, perché in realtà segretamente parla d’altro. O forse lo è per davvero e parla d’altro solo per sbaglio o per caso. Fatto sta che questo “altro”, che sia voluto o meno, è più interessante di tutta la parte relativa al sequel-remake.
Uh, guarda caso a Lucca è uscita una versione Deluxe di Trauma (PKNA 10), forse tornerà un personaggio di quella storia? Elvis o Nerone, immagino. Ah no, è proprio Trauma stesso. E qui consentitemi di fare un’altra polemichetta (che se tanto mi dà tanto, come dicevo, Tito se ne esce con un’altra storia piacevole per ripicca): Faraci si lamentava tanto del PKNE nostalgico e passatista, e quando ha l’occasione di tornare a scrivere PK per dare il buon esempio con qualcosa di nuovo e moderno che mi fa, Trauma 2? Ritorniamo ai greatest hits del passato? C’è da dire però che non è tutto come sembra: ambienti e personaggi ritornano un po’ perché “devono” esserci, ma il fulcro della storia non è incentrato su di loro. Per chiarirci, il rematch tra Trauma e Pikappa c’è, ma questa non è la storia DEL rematch, non so se mi spiego.
OK, MA LA STORIA COM’È?

Come dicevo, è una storia strana, dove alcune cose funzionano e altre meno. Per cominciare, ribadisco che è forse la storia migliore di Tito Faraci da tanti anni a questa parte. Un Tito così non lo leggevo da tempo. E sì, ci sono i soliti stilemi faraciani, ma non pesano: i dialoghi scorrono bene, l’umorismo fila, con qualche tormentone di troppo che però non irrita e non è forzato, c’è equilibrio tra azione e momenti più rilassati. I toni sono adeguati, l’azione è resa bene, sicuramente anche grazie a Pastrovicchio che è un ottimo narratore visivo e ne sa qualcosa anche lui dei giusti tempi narrativi.
Insomma, questa storia ha qualcosa che mancava un po’ nelle ultime fasi del PKNE: il ritmo. Potete pensare qualsiasi cosa di questa storia, ma toni e ritmo li hanno azzeccati. E non è poco. Sicuramente aiuta il numero delle pagine della storia: 80, più della lunghezza di una storia media di PKNA e praticamente il doppio della foliazione del PK Fuoriserie, al punto che questa storia da sola, divisa in tre atti, occupa tre quarti dello spazio su Topolino.

Questo per quanto riguarda il “come”. Ma il “cosa”? La tra(u)ma della storia non è perfetta, certo: ha sbavature, forzature, salti logici, stranezze. Ma nulla di davvero bocciabile senza appello, anzi. Si respira però spesso aria di deja-vu. Il Pozzo, Trauma, persino un nuovo scontro col Castigatore…situazioni che sanno di già visto, al punto che questa storia sembra quasi un remake de “Il Marchio di Moldrock” di Francesco Artibani piuttosto che di PKNA 10. Poi per carità, le similitudini vengono evidenziate nella storia stessa, e Paperinik cita ampiamente i predoni Grozsnaz, Nebula Faraday, la precedente alleanza con Trauma, la precedente battaglia col Castigatore…oddio, alcuni dialoghi e momenti di questo tipo filano, altri un po’ meno, sembra quasi che siano “correzioni” aggiunte in un secondo momento per evitare errori di continuity. Ma anche se fosse, non sarebbe un difetto, ma anzi un qualcosa di lodevole, indice di attenzioni e cura da parte degli autori: è un segno di rispetto per i lettori, la prova che si tiene a loro.
Qualche considerazione sparsa: l’inizio presenta un parallelismo con “Trauma”, capovolgendo la situazione: se la nave evroniana prelevava Trauma dal Pozzo lanciandolo sulla Terra per affrontare PK, stavolta è il papero mascherato ad essere prelevato dalla Terra e lanciato nel Pozzo (in una capsula persino più simile a quelle di Freezer e dei Saiyan in Dragon Ball rispetto alla storia originale!). Paperinik è inoltre tornato al vecchio costume pre-saga dei Galaxy Gate (e mi va benissimo se non verrà spiegato perché lo indossava anche nella run di Sisti sul Fuoriserie e perché ora abbia smesso: “Perché gli andava così” è un’ottima motivazione). Non solo, ma usa anche il nome “Paperinik” (“per gli amici, Pikappa”). Bastava poco, e chi l’avrebbe detto che ci voleva l’autore di Universo PK per riportare il papero al centro del villaggio (o era la chiesa?) e nel canone topolinesco? Del resto, si sa, solo Nixon potrebbe andare in Cina. Sia chiaro, Sisti e Artibani hanno difeso l’equazione “Paperino = Paperinik = Pikappa” quando nessun altro lo faceva. Ma nell’ultimo periodo, tra costumi alternativi e bando del nome vecchio, sembrava quasi che la direzione di Topolino facesse pressioni. Forse adesso si è arresa. Era ora!
Ah, carino il design di Kora, fa molto Dottor Destino. E abbiamo di nuovo una Pi-kar. O è quella simil-PiKar apparsa ne IMdM, o in UNE, o è quella di PKNA. Boh. Insomma, torna la PiKar, torna Trauma, torna "quell'altro tipo lì", torna finalmente anche il costume "classico" di Paperinik, torna il suo nome completo aldilà del nomignolo... Insomma, manca solo Uno. E oh, se manca. Ma va bene così, forse avrebbe appesantito la storia.

Ultima modifica di Sommo Zotnam il sabato 11 novembre 2023, 15:11, modificato 1 volta in totale.
PK RINASCITA: TITO TRAUMATIZZA ANCORA…E (FORSE) RINASCE
Atto 2 (In cui ci stupiamo per l'intimismo nascosto e in cui parliamo di quello là, spoiler)
IL VERO TRAUMA? UN TITO INTIMO


Per quanto gli scontri siano belli (quanto è dinamica la battaglia iniziale: ti sembra quasi di provare dolore tu al posto di Pikappa, quando lo colpiscono ripetutamente ai reni) i momenti migliori della storia sono quelli più intimistici e riflessivi. Kilgore non sarà un personaggione memorabile che susciti particolare empatia, ma i suoi momenti di tranquillo bivacco con Paperinik funzionano e fanno il loro dovere.
Ma la cosa forse più interessante della storia è un elemento che inizialmente sembra importantissimo, viene prima buttato lì e poi buttato via, passa quasi in sordina, come se l’autore stesso non abbia voluto dargli più peso del necessario. È come se non si fosse accorto di avere oro tra le mani e abbia preferito concentrarsi su altro. Insomma, Tito sembra sconvolgere il senso del…trauma di Trauma, o meglio di quello di Paperino in “Trauma”. A ben 26 anni di distanza da quella storia epocale di PKNA 10, Faraci sembra dare una nuova interpretazione all’incubo traumatizzante del piccolo, fragile papero. Che ha problemi a ricordare quel brutto incontro non solo per uno dei tanti atti di bullismo subito da paperotto e da papero adulto, ma per il fatto di non voler ammettere a se stesso che quei fumetti, zio Paperone non glieli aveva regalati affatto, e il piccolo Paperino si raccontava questa bugia, scegliendo di crederle, perché in cuor suo temeva...che lo Zione non gli volesse bene. Cioè, ragazzi, questo è potenzialmente uno dei più grandi momenti introspettivi dell’universo Disney Italia. Ed è un peccato che non sia approfondito ulteriormente, ma venga sostanzialmente dimenticato in seguito.
{Freno subito gli alfieri della continuity che diranno “eh, ma la Saga di Don Rosa, i capitoli 11 e 12, Paperino che non rivedeva Paperone dal calcione”…beh, come sappiamo ci sono elementi della Saga più solidi di altri, in fondo anche in Paperino Paperotto di Enna c’era Paperone. Aiutato anche dal finale dell’ultima storia di Fantomius di Gervasio possiamo immaginare che Paperone abbia temporaneamente fatto pace con la famiglia riuscendo a vedere ogni tanto perlomeno Paperino e Nonna Papera, per poi rompere di nuovo i rapporti, magari beccandosi un secondo calcione dal Paperotto, forse proprio dopo il traumino dei ricordi di Paperino. Sì, headcanon, ma indolore.}

Non è chiara una cosa, nel prosieguo del flashback di Paperino bullizzato, ma forse è volutamente lasciata all’interpretazione del lettore: l’apparizione di Paperone che salva Paperino dai bulletti è avvenuta davvero o no? È la cosa che fa tranquillizzare Paperino del fatto che, dopotutto, lo Zione gli vuole bene davvero? O forse è Paperino che retroattivamente cambia e “pilota” i suoi ricordi? Verso l’inizio della storia, Pikappa parla di sogni lucidi, dove si è consapevoli di stare sognando al punto da poter influenzare lo svolgimento del sogno, che è un po’ come cambiare il passato. Forse è quel che ha fatto anche qui? Ha modificato il ricordo aggiungendoci lo Zione che lo salva, ora che da adulto ha avuto più volte la consapevolezza che gli vuole bene e facendo quindi pace col passato? Forse avrei preferito che venisse maggiormente esplicitato, anche se il rischio opposto di essere troppo didascalici c’è sempre. Ma va bene così.
È ORA DI PARLARE DELL’EVRONIANO NELLA STANZA

“Secondo voi, torna?” “Torna, torna!”. Ed è tornato. Quando nessuno ormai se lo aspettava più. Parlo ovviamente di lui, Gorthan, l’affascinante capo-branca evroniano, un po’ villain conquistatore un po’ antieroe onorevole, con una passione per la cultura (qualcuno ha detto “Grand’Ammiraglio Thrawn”?), apparso per la prima volta proprio in “Trauma”, ma che i Pker hanno definitivamente amato dopo il suo ritorno in “Mekkano” di Bruno Enna.
Ecco, immagino che l’utilizzo sia di Trauma che di Gorthan in questa storia farà discutere. Ma tutto sommato non è stato fatto nessun vero danno ai personaggi, che comunque possono ancora dire molto. Ci sono problemi, certo, ma ampiamente risolvibili.

Cominciamo con Trauma, che avevamo lasciato come alleato nel Marchio di Moldrock e ora ritroviamo apparentemente come villain a tutti gli effetti, quasi una regressione o involuzione del personaggio. Quasi, però: la cosa ha lati positivi e negativi. Ma vediamo nello specifico. Trauma ha chiesto ai predoni Grozsnaz di farsi lasciare nuovamente nel Pozzo, stavolta non più in catene, per poter regnare nella paura. Tito cerca di renderlo nuovamente una minaccia dopo la versione “rabbonita” del MdM, peccato che anche questo Trauma faraciano manchi del carisma, dell’astuzia e del dark humor sfoggiati dal generale mutante alla sua primissima apparizione: sembra più uno scagnozzo arrabbiato di Kora, che sostanzialmente fa da main villain. Detto ciò, probabilmente Trauma sta solo aspettando il momento giusto per prendere il potere e senonaltro dimostra di avere l’intelligenza di capire che Paperinik si è fatto catturare facilmente apposta e che sta architettando qualcosa. Inoltre, diciamolo, la scena con Pikappa che dice “mi raccomando, riga dritto” a Trauma nel Marchio non era proprio il massimo. Comunque Trauma non è necessariamente diventato una macchietta o un semplice cattivone piatto: ha mantenuto la sua indipendenza al punto da non essersi unito ai superstiti evroniani, che disprezza, e sostanzialmente si fa gli affari suoi. Poi certo, se gli capita PK tra le mani lo ridurrà felicemente a frullato di papero (cit.), ma non ci vedo nulla di strano, è più coerente col suo carattere. L’altra volta, in cambio della libertà, Trauma ha risparmiato e aiutato il suo nemico, ma il favore valeva solo per quel momento, non in eterno. Ma aldilà di tutto, Trauma ora resta al Pozzo e sembra andargli bene così: nulla vieta una sua futura evoluzione in antieroe, se sarà necessario o utile. Per ora sta lì. Nessun danno.

Per quanto riguarda Gorthan, qui appare nelle vesti del villain segreto, ingannatore e manipolatore (spettacolare e anche abbastanza inquietante la scena con lui apparentemente caduto in disgrazia e gli Evroniani indeboliti e semi-zombie). Sì, ha una caratterizzazione più piatta, neanche cita Shakespeare o che so io. Sì, poteva essere usato meglio invece di essere il classico cattivone generico che scappa alla fine. Ma intanto…intanto c’è. Ed è riutilizzabile. È un qualcosa di epocale e a lungo atteso e pazienza se è un po’ anticlimatico, il potenziale resta intatto. Ma approfondiamo un po’.

Gorthan è un personaggio complicatissimo da usare, tant’è che nessuno lo ha più toccato dopo Mekkano (salvo qualche apparizione-flashback di un periodo in cui era…un personaggio meno complicato, durante la caduta di Xerba). Questo perché si rischia sempre di scontentare almeno parte del fandom e perché comunque ha molti lati sottili e contraddittori, che rendono facile cadere in banalizzazioni. Gorthan è il mostro spietato che ha manipolato Xado portando alla fine della vecchia Xerba (nell’occasione era pure uno dei comandanti delle forze di invasione), è lo scienziato pazzo con cui la sua creatura Trauma ha forse dei conti in sospeso, lo stratega e condottiero, ma è anche il raffinato Evroniano di cultura, curioso e affascinato dai popoli che conquista, l’amante dell’arte e della letteratura, brillante, intelligente, sarcastico, con spiccata personalità, talvolta sleale talvolta onorevole. Infine per un certo periodo, temporaneamente, cambia, ed è anche il reietto, colui che prova dolore e pietà e disobbedisce agli ordini, fuggiasco, infettato dalla cultura terrestre che ama e invidia fino ad “ammalarsi” di “coscienza”, nemico-amico di Paperinik fino a tornare malvagio (per via della scossa da energia emozionale non depurata che lo “cura” dal possedere una coscienza e dal provare emozioni e sentimenti) proprio un secondo prima di essere spedito forzatamente nello spazio.

Cosa è quindi Gorthan? Amico, alleato, acerrimo nemico, capo dei cattivi, antieroe? Ultimo dei romantici? Un altro tipo che si fa semplicemente gli affari suoi? L’idolo delle fanfiction? Non stupisce quindi che tutti avessero paura (ma senza potenza) di usarlo o non sapessero bene quale fosse il suo status (ancora fuggiasco o perdonato dall’impero? Bloccato dentro Mekkano o libero? Cyborg o evroniano? Il Saggio-tra-noi nel finale della Trilogia di Xadhoom? Ancora malvagio o ha ripreso ad ammalarsi di coscienza?).

Ed ora lo ritroviamo “tornato libero, per quel che vale” e a capo del suo personale gruppo di Evroniani. Non è davvero in contraddizione con ciò che sapevamo del personaggio, che alla fine di Mekkano era tornato malvagio (la vera domanda è: rimarrà tale? Chissà!). Quanto al perché sia libero, ci sono tante possibilità: potrebbe semplicemente essere scappato approfittando della caduta di Evron o potrebbe aver convinto i suoi superiori di essere guarito dalla sua “malattia” di “bontà” (che poi è vero, magari avranno pure fatto dei test per verificarlo). Poi nel flashback di Mekkano sembra che Gorthan abbia bisticciato con Zotnam, che era a capo della spedizione terrestre: forse a perdonarlo è stato invece l’Imperatore in persona, che dal poco che ho visto mi sembra meno rigido e conservatore del Sommo…del resto, se non si è fatto problemi a impiegare un non-evroniano come Xari contro Xadhoom nella Trilogia di quest'ultima, deve essere abbastanza di vedute aperte, del tipo “basta che funzioni, l’importante è il risultato”. Ed essendo assodato che è Gorthan colui che ha catturato Xari presentandolo all’Imperatore, immagino abbia deciso di premiarlo facendolo diventare il nuovo capobranca centrale di Evron con un “presidential pardon” incluso…quindi sì, Gorthan potrebbe essere il Saggio-fra-noi, dopotutto. Ci sono incongruenze? Ni, ne parlo più avanti, in un atto successivo.

Insomma, dopo questo divagare, andiamo al punto: Faraci non avrà forse usato Gorthan nel modo più pulito, perfetto e delicato possibile. Ma intanto ha avuto il coraggio di riprendere il personaggio e buttarlo nella mischia (altro caso di “Nixon goes to China?”). A volte è bene abbandonare tabù, timori reverenziali, prudenza e manti di sacralità, con un po’ di sana incoscienza: e così adesso la situazione di Gorthan si è finalmente sbloccata. Intanto sta lì, è riutilizzabile ed ha uno status sufficientemente generico da non causare problemi. Cattivo bidimensionale o antieroe complesso, starà agli sceneggiatori decidere. Ma intanto bentornate, treccine!

Atto 2 (In cui ci stupiamo per l'intimismo nascosto e in cui parliamo di quello là, spoiler)
IL VERO TRAUMA? UN TITO INTIMO


Per quanto gli scontri siano belli (quanto è dinamica la battaglia iniziale: ti sembra quasi di provare dolore tu al posto di Pikappa, quando lo colpiscono ripetutamente ai reni) i momenti migliori della storia sono quelli più intimistici e riflessivi. Kilgore non sarà un personaggione memorabile che susciti particolare empatia, ma i suoi momenti di tranquillo bivacco con Paperinik funzionano e fanno il loro dovere.
Ma la cosa forse più interessante della storia è un elemento che inizialmente sembra importantissimo, viene prima buttato lì e poi buttato via, passa quasi in sordina, come se l’autore stesso non abbia voluto dargli più peso del necessario. È come se non si fosse accorto di avere oro tra le mani e abbia preferito concentrarsi su altro. Insomma, Tito sembra sconvolgere il senso del…trauma di Trauma, o meglio di quello di Paperino in “Trauma”. A ben 26 anni di distanza da quella storia epocale di PKNA 10, Faraci sembra dare una nuova interpretazione all’incubo traumatizzante del piccolo, fragile papero. Che ha problemi a ricordare quel brutto incontro non solo per uno dei tanti atti di bullismo subito da paperotto e da papero adulto, ma per il fatto di non voler ammettere a se stesso che quei fumetti, zio Paperone non glieli aveva regalati affatto, e il piccolo Paperino si raccontava questa bugia, scegliendo di crederle, perché in cuor suo temeva...che lo Zione non gli volesse bene. Cioè, ragazzi, questo è potenzialmente uno dei più grandi momenti introspettivi dell’universo Disney Italia. Ed è un peccato che non sia approfondito ulteriormente, ma venga sostanzialmente dimenticato in seguito.
{Freno subito gli alfieri della continuity che diranno “eh, ma la Saga di Don Rosa, i capitoli 11 e 12, Paperino che non rivedeva Paperone dal calcione”…beh, come sappiamo ci sono elementi della Saga più solidi di altri, in fondo anche in Paperino Paperotto di Enna c’era Paperone. Aiutato anche dal finale dell’ultima storia di Fantomius di Gervasio possiamo immaginare che Paperone abbia temporaneamente fatto pace con la famiglia riuscendo a vedere ogni tanto perlomeno Paperino e Nonna Papera, per poi rompere di nuovo i rapporti, magari beccandosi un secondo calcione dal Paperotto, forse proprio dopo il traumino dei ricordi di Paperino. Sì, headcanon, ma indolore.}

Non è chiara una cosa, nel prosieguo del flashback di Paperino bullizzato, ma forse è volutamente lasciata all’interpretazione del lettore: l’apparizione di Paperone che salva Paperino dai bulletti è avvenuta davvero o no? È la cosa che fa tranquillizzare Paperino del fatto che, dopotutto, lo Zione gli vuole bene davvero? O forse è Paperino che retroattivamente cambia e “pilota” i suoi ricordi? Verso l’inizio della storia, Pikappa parla di sogni lucidi, dove si è consapevoli di stare sognando al punto da poter influenzare lo svolgimento del sogno, che è un po’ come cambiare il passato. Forse è quel che ha fatto anche qui? Ha modificato il ricordo aggiungendoci lo Zione che lo salva, ora che da adulto ha avuto più volte la consapevolezza che gli vuole bene e facendo quindi pace col passato? Forse avrei preferito che venisse maggiormente esplicitato, anche se il rischio opposto di essere troppo didascalici c’è sempre. Ma va bene così.
È ORA DI PARLARE DELL’EVRONIANO NELLA STANZA

“Secondo voi, torna?” “Torna, torna!”. Ed è tornato. Quando nessuno ormai se lo aspettava più. Parlo ovviamente di lui, Gorthan, l’affascinante capo-branca evroniano, un po’ villain conquistatore un po’ antieroe onorevole, con una passione per la cultura (qualcuno ha detto “Grand’Ammiraglio Thrawn”?), apparso per la prima volta proprio in “Trauma”, ma che i Pker hanno definitivamente amato dopo il suo ritorno in “Mekkano” di Bruno Enna.
Ecco, immagino che l’utilizzo sia di Trauma che di Gorthan in questa storia farà discutere. Ma tutto sommato non è stato fatto nessun vero danno ai personaggi, che comunque possono ancora dire molto. Ci sono problemi, certo, ma ampiamente risolvibili.

Cominciamo con Trauma, che avevamo lasciato come alleato nel Marchio di Moldrock e ora ritroviamo apparentemente come villain a tutti gli effetti, quasi una regressione o involuzione del personaggio. Quasi, però: la cosa ha lati positivi e negativi. Ma vediamo nello specifico. Trauma ha chiesto ai predoni Grozsnaz di farsi lasciare nuovamente nel Pozzo, stavolta non più in catene, per poter regnare nella paura. Tito cerca di renderlo nuovamente una minaccia dopo la versione “rabbonita” del MdM, peccato che anche questo Trauma faraciano manchi del carisma, dell’astuzia e del dark humor sfoggiati dal generale mutante alla sua primissima apparizione: sembra più uno scagnozzo arrabbiato di Kora, che sostanzialmente fa da main villain. Detto ciò, probabilmente Trauma sta solo aspettando il momento giusto per prendere il potere e senonaltro dimostra di avere l’intelligenza di capire che Paperinik si è fatto catturare facilmente apposta e che sta architettando qualcosa. Inoltre, diciamolo, la scena con Pikappa che dice “mi raccomando, riga dritto” a Trauma nel Marchio non era proprio il massimo. Comunque Trauma non è necessariamente diventato una macchietta o un semplice cattivone piatto: ha mantenuto la sua indipendenza al punto da non essersi unito ai superstiti evroniani, che disprezza, e sostanzialmente si fa gli affari suoi. Poi certo, se gli capita PK tra le mani lo ridurrà felicemente a frullato di papero (cit.), ma non ci vedo nulla di strano, è più coerente col suo carattere. L’altra volta, in cambio della libertà, Trauma ha risparmiato e aiutato il suo nemico, ma il favore valeva solo per quel momento, non in eterno. Ma aldilà di tutto, Trauma ora resta al Pozzo e sembra andargli bene così: nulla vieta una sua futura evoluzione in antieroe, se sarà necessario o utile. Per ora sta lì. Nessun danno.

Per quanto riguarda Gorthan, qui appare nelle vesti del villain segreto, ingannatore e manipolatore (spettacolare e anche abbastanza inquietante la scena con lui apparentemente caduto in disgrazia e gli Evroniani indeboliti e semi-zombie). Sì, ha una caratterizzazione più piatta, neanche cita Shakespeare o che so io. Sì, poteva essere usato meglio invece di essere il classico cattivone generico che scappa alla fine. Ma intanto…intanto c’è. Ed è riutilizzabile. È un qualcosa di epocale e a lungo atteso e pazienza se è un po’ anticlimatico, il potenziale resta intatto. Ma approfondiamo un po’.

Gorthan è un personaggio complicatissimo da usare, tant’è che nessuno lo ha più toccato dopo Mekkano (salvo qualche apparizione-flashback di un periodo in cui era…un personaggio meno complicato, durante la caduta di Xerba). Questo perché si rischia sempre di scontentare almeno parte del fandom e perché comunque ha molti lati sottili e contraddittori, che rendono facile cadere in banalizzazioni. Gorthan è il mostro spietato che ha manipolato Xado portando alla fine della vecchia Xerba (nell’occasione era pure uno dei comandanti delle forze di invasione), è lo scienziato pazzo con cui la sua creatura Trauma ha forse dei conti in sospeso, lo stratega e condottiero, ma è anche il raffinato Evroniano di cultura, curioso e affascinato dai popoli che conquista, l’amante dell’arte e della letteratura, brillante, intelligente, sarcastico, con spiccata personalità, talvolta sleale talvolta onorevole. Infine per un certo periodo, temporaneamente, cambia, ed è anche il reietto, colui che prova dolore e pietà e disobbedisce agli ordini, fuggiasco, infettato dalla cultura terrestre che ama e invidia fino ad “ammalarsi” di “coscienza”, nemico-amico di Paperinik fino a tornare malvagio (per via della scossa da energia emozionale non depurata che lo “cura” dal possedere una coscienza e dal provare emozioni e sentimenti) proprio un secondo prima di essere spedito forzatamente nello spazio.

Cosa è quindi Gorthan? Amico, alleato, acerrimo nemico, capo dei cattivi, antieroe? Ultimo dei romantici? Un altro tipo che si fa semplicemente gli affari suoi? L’idolo delle fanfiction? Non stupisce quindi che tutti avessero paura (ma senza potenza) di usarlo o non sapessero bene quale fosse il suo status (ancora fuggiasco o perdonato dall’impero? Bloccato dentro Mekkano o libero? Cyborg o evroniano? Il Saggio-tra-noi nel finale della Trilogia di Xadhoom? Ancora malvagio o ha ripreso ad ammalarsi di coscienza?).

Ed ora lo ritroviamo “tornato libero, per quel che vale” e a capo del suo personale gruppo di Evroniani. Non è davvero in contraddizione con ciò che sapevamo del personaggio, che alla fine di Mekkano era tornato malvagio (la vera domanda è: rimarrà tale? Chissà!). Quanto al perché sia libero, ci sono tante possibilità: potrebbe semplicemente essere scappato approfittando della caduta di Evron o potrebbe aver convinto i suoi superiori di essere guarito dalla sua “malattia” di “bontà” (che poi è vero, magari avranno pure fatto dei test per verificarlo). Poi nel flashback di Mekkano sembra che Gorthan abbia bisticciato con Zotnam, che era a capo della spedizione terrestre: forse a perdonarlo è stato invece l’Imperatore in persona, che dal poco che ho visto mi sembra meno rigido e conservatore del Sommo…del resto, se non si è fatto problemi a impiegare un non-evroniano come Xari contro Xadhoom nella Trilogia di quest'ultima, deve essere abbastanza di vedute aperte, del tipo “basta che funzioni, l’importante è il risultato”. Ed essendo assodato che è Gorthan colui che ha catturato Xari presentandolo all’Imperatore, immagino abbia deciso di premiarlo facendolo diventare il nuovo capobranca centrale di Evron con un “presidential pardon” incluso…quindi sì, Gorthan potrebbe essere il Saggio-fra-noi, dopotutto. Ci sono incongruenze? Ni, ne parlo più avanti, in un atto successivo.

Insomma, dopo questo divagare, andiamo al punto: Faraci non avrà forse usato Gorthan nel modo più pulito, perfetto e delicato possibile. Ma intanto ha avuto il coraggio di riprendere il personaggio e buttarlo nella mischia (altro caso di “Nixon goes to China?”). A volte è bene abbandonare tabù, timori reverenziali, prudenza e manti di sacralità, con un po’ di sana incoscienza: e così adesso la situazione di Gorthan si è finalmente sbloccata. Intanto sta lì, è riutilizzabile ed ha uno status sufficientemente generico da non causare problemi. Cattivo bidimensionale o antieroe complesso, starà agli sceneggiatori decidere. Ma intanto bentornate, treccine!

Ultima modifica di Sommo Zotnam il domenica 12 novembre 2023, 00:34, modificato 2 volte in totale.
PK RINASCITA: TITO TRAUMATIZZA ANCORA…E (FORSE) RINASCE
Atto 3 (In cui faccio un pippone nerd che potete saltare e passare direttamente al prossimo e ultimo atto)
ALTRI PROBLEMI E POSSIBILI SOLUZIONI…E ALTRI SPUNTI FUTURI
Insomma, anche quando non convincono del tutto, Gorthan e Trauma sono usati in maniera tutto sommato indolore. Nessun danno vero o permanente, ma anzi molto potenziale, volendo usarlo.

Piuttosto, a dare un po’ più grattacapi è in realtà proprio l’espediente che fa da motore della trama, sia a livello di motivazioni che di McGuffin. Ma anche qui, nulla che non si possa risolvere. Per cominciare, può lasciare inizialmente un po’ interdetti che Paperinik agisca… per rivitalizzare l’Impero Evroniano? Sarebbe un po’ come far tornare i nazisti al potere. Però contestualizziamo la cosa: Paperinik non è un eroe sanguinario, prova pietà anche per i nemici. E questo Gorthan lo sa. Forse li vuole sconfitti, ma non annientati. Un conto è abbattere il nemico in battaglia, un altro è salvare vite. Per quanto ne sa lui, li sta solo aiutando a sopravvivere quel tanto che basta da avere un’esistenza decente. Aggiungiamo un’altra cosa: Paperinik ha conosciuto un Gorthan ben diverso in Mekkano, ha dei buoni ricordi di lui, o almeno di com’era prima di tornare malvagio. E l’alieno sfrutta cinicamente proprio questa fiducia che si era guadagnato in quella storia. Ok, non so se gli autori si ricordassero davvero questa cosa, ma che sia un riferimento pensato e voluto o un caso involontario, fila comunque e questo è l’importante.

Un po’ di problemi in più li porta l’altra rivelazione principale della storia: il fatto che gli Evroniani non possano più coolflamizzare dopo “molte sconfitte”. A meno che non si riferiscano a qualche evento avvenuto dietro le quinte, immagino stiano parlando della Trilogia di Xadhoom…eh, già all’epoca me lo chiedevo: dopo quella sconfitta, avevano perso il potere di generare Coolflames in toto o no? In teoria i decoolflamizzati diventavano immuni a nuove coolflamizzazioni, ma che tale capacità venisse addirittura cancellata del tutto? Non so. In Potere & Potenza i coolflames esistono, perlomeno nel futuro scongiurato dell’imperatore Grrodon (ma anche in quello “canonico” con il Grrodon invecchiato). Quindi potrebbero aver trovato il modo di recuperare tale capacità in futuro. Ma sia in quella storia sia in altre (non ultima, “Una leggendaria notte qualunque” col Grrodon del presente) sembra che gli Evroniani possano coolflamizzare eccome, o almeno sono convinti di poterlo fare. Quello di Faraci potrebbe essere quindi un errore, ma di quelli risolvibili: semplicemente, gli Evroniani presenti su Evron durante la liberazione dei Coolfames con l’Onda di Sollievo potrebbero aver perso il potere di coolflamizzare, ma tutti gli altri no. Il gruppo di Grrodon e quello di altri superstiti evroniani (magari anche una certa Nave Madre che si trovava altrove, nella cintura di asteroidi del Sistema Solare?) potrebbero essere ancora perfettamente capaci di coolflamizzare, semplicemente perché non erano presenti durante la caduta di Evron. Se ne deduce quindi che evidentemente quel giorno si trovava lì su Evron il gruppo di Gorthan, che magari era presente proprio in veste di “Saggio tra noi”…



Già, perché ho letto molti sostenere che questa storia dimostra che i due fossero personaggi diversi. In realtà non è detto che Gorthan non fosse il Saggio-tra-noi (il misterioso capo-branca nell'ombra, apparentemente semi-meccanico, apparso in "Sotto un Nuovo Sole", che il PKTeam pare avesse mezzo confermato, oralmente e in via informale, essere proprio il nostro trecciuto evroniano). E questo sia perché, diciamolo, disegnatori diversi danno interpretazioni diverse, e così come Xari non era un coolflame nonostante l’aspetto in PKNA 35, così il Saggio/Gorthan potrebbe non essere stato un cyborg nonostante la “licenza poetica” di Mastantuono nel sopracitato numero 37. Inoltre, Gorthan potrebbe essersi liberato degli impianti di Mekkano (che magari facevano da esoscheletro e non sono diventati parti del suo corpo)…o semplicemente li nasconde bene. Così come l’aspetto indebolito e derelitto era un trucco, potrebbe esserlo anche l’aspetto di Gorthan alla fine della storia, magari frutto di un travestimento olografico. Avete presente Thranduil, il re degli elfi padre di Legolas, quando toglie l’incanto e mostra per pochi secondi il suo vero volto sfigurato dai draghi nella Trilogia cinematografica de Lo Hobbit di Peter Jackson? Ecco. E se davvero a perdere i poteri coolflamizzanti fossero stati solo gli Evroniani che si trovavano sul planetoide imperiale, sarebbe un indizio che confermerebbe la teoria “Gorthan = Saggio”, invece di smentirla…E poi chissà, magari l’astronave di Gorthan che vediamo in questa storia è proprio una delle navi-laboratorio (Cavaphoton e Basyleon) con cui il Saggio intendeva fuggire da Evron…almeno quella che non gli è stata soffiata dagli xerbiani!


Insomma, si dice che le crisi generano opportunità, ma anche gli errori apparenti ne creano parecchie, comunque. Molto intriganti dunque gli spunti per il futuro, involontari e casuali o meno, seminati in questa storia: a quanto pare ci sono grandi manovre evroniane in atto, i vampiri alieni succhiaemozioni si stanno radunando e hanno prelevato gli Evroniani superstiti nel Pozzo comandati da Karkadon e Nebula Faraday (e forse si sono anche sbarazzati di loro?), facendo terra bruciata dietro il loro passaggio. A occhio e croce parliamo di un gruppo di Evroniani più organizzati della scalcinata e improvvisata banda di Gorthan, che aveva addirittura bisogno di Pikappa per fare il lavoro sporco. Non foss’altro che (ammesso che ne fossero a conoscenza, all’epoca) avrebbero potuto approfittarne per recuperare la chiave di Kilborg. Ma evidentemente non avevano bisogno dell’antico generatore di cui parlava Gorthan (che immagino serva per “resettare alle impostazioni di fabbrica” le Evrongun e/o i serbatoi di energia emozionale vampirizzata malfunzionanti).
Sarebbe anche bello ampliare il discorso sulle motivazioni di Gorthan: avrebbe eliminato Pikappa una volta che non gli fosse servito più o l’avrebbe risparmiato? Voleva potenziare il suo gruppo solo per tornare a conquistare? Forse, probabile. Ma chissà. Magari Gorthan potrebbe desiderare di tornare ad avere “potere e potenza” per poter affrontare ad armi pari gli altri superstiti evroniani, più potenti ed organizzati (ossia quelli menzionati precedentemente nella storia, che hanno reclutato/annesso o eliminato il gruppo di Nebula sul Pozzo). Magari comandati dal mio omonimo/omonickname… Ecco, una guerra civile evroniana, una War of Evrons/Game of Evrons per l’erede al trono imperiale (Heir to the Empire, per citare un’altra fortunata saga), magari con Porphyoloon ago della bilancia, sarebbe molto “interessante”, come direbbe Gorthan stesso…

So di essere entrato in un campo molto fanfictionoso con discussioni oziose, ma è per ribadire quanto tutto sia aperto, un terreno fertile: Gorthan da solo può essere davvero sviluppato in tanti modi diversi, anche se personalmente spero sempre in una sua “ricaduta” futura nella “coscienza” stile tossicodipendente che si fa una nuova dose di cultura terrestre perché non resiste alla curiosità, magari sceneggiato da Enna! Che siano Faraci, Sisti, Enna, Sciarrone, Pastrovicchio, Vacca (beh, è un Pker…) o altri a prendere in mano PK sul Topo, il futuro promette bene, quindi. E sì, spero torni anche il Sistone nazionale, perché stavolta siamo noi lettori ad avere un credito da riscuotere, non solo una certa Creditrice xerbiana che non riesce a trovare pace nel veder pubblicata la sua storia…
Atto 3 (In cui faccio un pippone nerd che potete saltare e passare direttamente al prossimo e ultimo atto)
ALTRI PROBLEMI E POSSIBILI SOLUZIONI…E ALTRI SPUNTI FUTURI
Insomma, anche quando non convincono del tutto, Gorthan e Trauma sono usati in maniera tutto sommato indolore. Nessun danno vero o permanente, ma anzi molto potenziale, volendo usarlo.

Piuttosto, a dare un po’ più grattacapi è in realtà proprio l’espediente che fa da motore della trama, sia a livello di motivazioni che di McGuffin. Ma anche qui, nulla che non si possa risolvere. Per cominciare, può lasciare inizialmente un po’ interdetti che Paperinik agisca… per rivitalizzare l’Impero Evroniano? Sarebbe un po’ come far tornare i nazisti al potere. Però contestualizziamo la cosa: Paperinik non è un eroe sanguinario, prova pietà anche per i nemici. E questo Gorthan lo sa. Forse li vuole sconfitti, ma non annientati. Un conto è abbattere il nemico in battaglia, un altro è salvare vite. Per quanto ne sa lui, li sta solo aiutando a sopravvivere quel tanto che basta da avere un’esistenza decente. Aggiungiamo un’altra cosa: Paperinik ha conosciuto un Gorthan ben diverso in Mekkano, ha dei buoni ricordi di lui, o almeno di com’era prima di tornare malvagio. E l’alieno sfrutta cinicamente proprio questa fiducia che si era guadagnato in quella storia. Ok, non so se gli autori si ricordassero davvero questa cosa, ma che sia un riferimento pensato e voluto o un caso involontario, fila comunque e questo è l’importante.

Un po’ di problemi in più li porta l’altra rivelazione principale della storia: il fatto che gli Evroniani non possano più coolflamizzare dopo “molte sconfitte”. A meno che non si riferiscano a qualche evento avvenuto dietro le quinte, immagino stiano parlando della Trilogia di Xadhoom…eh, già all’epoca me lo chiedevo: dopo quella sconfitta, avevano perso il potere di generare Coolflames in toto o no? In teoria i decoolflamizzati diventavano immuni a nuove coolflamizzazioni, ma che tale capacità venisse addirittura cancellata del tutto? Non so. In Potere & Potenza i coolflames esistono, perlomeno nel futuro scongiurato dell’imperatore Grrodon (ma anche in quello “canonico” con il Grrodon invecchiato). Quindi potrebbero aver trovato il modo di recuperare tale capacità in futuro. Ma sia in quella storia sia in altre (non ultima, “Una leggendaria notte qualunque” col Grrodon del presente) sembra che gli Evroniani possano coolflamizzare eccome, o almeno sono convinti di poterlo fare. Quello di Faraci potrebbe essere quindi un errore, ma di quelli risolvibili: semplicemente, gli Evroniani presenti su Evron durante la liberazione dei Coolfames con l’Onda di Sollievo potrebbero aver perso il potere di coolflamizzare, ma tutti gli altri no. Il gruppo di Grrodon e quello di altri superstiti evroniani (magari anche una certa Nave Madre che si trovava altrove, nella cintura di asteroidi del Sistema Solare?) potrebbero essere ancora perfettamente capaci di coolflamizzare, semplicemente perché non erano presenti durante la caduta di Evron. Se ne deduce quindi che evidentemente quel giorno si trovava lì su Evron il gruppo di Gorthan, che magari era presente proprio in veste di “Saggio tra noi”…



Già, perché ho letto molti sostenere che questa storia dimostra che i due fossero personaggi diversi. In realtà non è detto che Gorthan non fosse il Saggio-tra-noi (il misterioso capo-branca nell'ombra, apparentemente semi-meccanico, apparso in "Sotto un Nuovo Sole", che il PKTeam pare avesse mezzo confermato, oralmente e in via informale, essere proprio il nostro trecciuto evroniano). E questo sia perché, diciamolo, disegnatori diversi danno interpretazioni diverse, e così come Xari non era un coolflame nonostante l’aspetto in PKNA 35, così il Saggio/Gorthan potrebbe non essere stato un cyborg nonostante la “licenza poetica” di Mastantuono nel sopracitato numero 37. Inoltre, Gorthan potrebbe essersi liberato degli impianti di Mekkano (che magari facevano da esoscheletro e non sono diventati parti del suo corpo)…o semplicemente li nasconde bene. Così come l’aspetto indebolito e derelitto era un trucco, potrebbe esserlo anche l’aspetto di Gorthan alla fine della storia, magari frutto di un travestimento olografico. Avete presente Thranduil, il re degli elfi padre di Legolas, quando toglie l’incanto e mostra per pochi secondi il suo vero volto sfigurato dai draghi nella Trilogia cinematografica de Lo Hobbit di Peter Jackson? Ecco. E se davvero a perdere i poteri coolflamizzanti fossero stati solo gli Evroniani che si trovavano sul planetoide imperiale, sarebbe un indizio che confermerebbe la teoria “Gorthan = Saggio”, invece di smentirla…E poi chissà, magari l’astronave di Gorthan che vediamo in questa storia è proprio una delle navi-laboratorio (Cavaphoton e Basyleon) con cui il Saggio intendeva fuggire da Evron…almeno quella che non gli è stata soffiata dagli xerbiani!


Insomma, si dice che le crisi generano opportunità, ma anche gli errori apparenti ne creano parecchie, comunque. Molto intriganti dunque gli spunti per il futuro, involontari e casuali o meno, seminati in questa storia: a quanto pare ci sono grandi manovre evroniane in atto, i vampiri alieni succhiaemozioni si stanno radunando e hanno prelevato gli Evroniani superstiti nel Pozzo comandati da Karkadon e Nebula Faraday (e forse si sono anche sbarazzati di loro?), facendo terra bruciata dietro il loro passaggio. A occhio e croce parliamo di un gruppo di Evroniani più organizzati della scalcinata e improvvisata banda di Gorthan, che aveva addirittura bisogno di Pikappa per fare il lavoro sporco. Non foss’altro che (ammesso che ne fossero a conoscenza, all’epoca) avrebbero potuto approfittarne per recuperare la chiave di Kilborg. Ma evidentemente non avevano bisogno dell’antico generatore di cui parlava Gorthan (che immagino serva per “resettare alle impostazioni di fabbrica” le Evrongun e/o i serbatoi di energia emozionale vampirizzata malfunzionanti).
Sarebbe anche bello ampliare il discorso sulle motivazioni di Gorthan: avrebbe eliminato Pikappa una volta che non gli fosse servito più o l’avrebbe risparmiato? Voleva potenziare il suo gruppo solo per tornare a conquistare? Forse, probabile. Ma chissà. Magari Gorthan potrebbe desiderare di tornare ad avere “potere e potenza” per poter affrontare ad armi pari gli altri superstiti evroniani, più potenti ed organizzati (ossia quelli menzionati precedentemente nella storia, che hanno reclutato/annesso o eliminato il gruppo di Nebula sul Pozzo). Magari comandati dal mio omonimo/omonickname… Ecco, una guerra civile evroniana, una War of Evrons/Game of Evrons per l’erede al trono imperiale (Heir to the Empire, per citare un’altra fortunata saga), magari con Porphyoloon ago della bilancia, sarebbe molto “interessante”, come direbbe Gorthan stesso…

So di essere entrato in un campo molto fanfictionoso con discussioni oziose, ma è per ribadire quanto tutto sia aperto, un terreno fertile: Gorthan da solo può essere davvero sviluppato in tanti modi diversi, anche se personalmente spero sempre in una sua “ricaduta” futura nella “coscienza” stile tossicodipendente che si fa una nuova dose di cultura terrestre perché non resiste alla curiosità, magari sceneggiato da Enna! Che siano Faraci, Sisti, Enna, Sciarrone, Pastrovicchio, Vacca (beh, è un Pker…) o altri a prendere in mano PK sul Topo, il futuro promette bene, quindi. E sì, spero torni anche il Sistone nazionale, perché stavolta siamo noi lettori ad avere un credito da riscuotere, non solo una certa Creditrice xerbiana che non riesce a trovare pace nel veder pubblicata la sua storia…
Ultima modifica di Sommo Zotnam il sabato 11 novembre 2023, 16:27, modificato 1 volta in totale.
PK RINASCITA: TITO TRAUMATIZZA ANCORA…E (FORSE) RINASCE
Atto 4 (Epilogo, in cui saluto Tito e gli altri PK-autori, facendo loro un appello)
CONSIGLI NON RICHIESTI, PER TITO E PER TUTTI

Intanto non posso esimermi dal fare i complimenti a Tito Faraci: bravo Tito, e se te lo dico io che ti ho criticato in passato, devi crederci!
Faccio però solo qualche appunto: per cominciare, lo status quo evroniano al momento non è troppo chiaro. Io ho fatto le mie elucubrazioni qua sopra e potrei anche averci preso, però alcune cose vanno chiarite ed esplicitate. Le mie teorie potrebbero essere pure valide e basarsi su indizi veri o presunti, ma di teorie di un fan si trattano, non tanto diverse da fan-fiction, e di certo un “per me è così” non può sostituirsi alla spiegazione dell’autore. Ed ecco, penso che diverse cose andrebbero spiegate “in-story”. Se il mio escamotage per far quadrare il tutto vi ha convinto, attingetene pure a piene mani, non chiederò royalties ma sarò contento di aver aiutato a rendere più coeso e coerente il tutto. Però il lavoro di chiarire e dare delucidazioni, togliere mal di testa, mettere ordine e fare pulizia e chiarezza sta a voi!

L’altro appunto che volevo fare, che mi preme forse ancor di più, riguarda un discorso generale, pur partendo da un caso specifico. Penso ad esempio a Trauma che torna villain: immagino che Faraci abbia pensato “l’ho creato io, per me è sempre stato un personaggio negativo e mi serve in quel ruolo, quindi lo riporto alla caratterizzazione originaria”. Ok, come ho detto prima non è un vero problema e non è una vera incoerenza. Ed è una scelta legittima. Ma è la spia di un qualcosa, un segnale. Non è un problema di Faraci, ma di PK in generale, una cosa che può capitare quando più autori mettono le mani sugli stessi personaggi, ognuno con la sua idea personale di come quel personaggio debba essere e come debba pensare.
È un discorso che ha riguardato anche lo stesso Sisti, per dire. Ne “Gli Argini del Tempo” ad esempio aveva ripreso il Razziatore riportandolo “back to the basics” al suo ruolo di criminale e nemico. E non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che nel frattempo il Razziatore si era evoluto, diventando addirittura padre, non un vero eroe ma un saltuario alleato, un antieroe, un nemicoamico alla Catwoman (se Catwoman fosse un grosso rapace cyborg e maschio). Sisti l’ha giustificata inizialmente restando fermo sulla sua posizione e spiegando che, per lui, il Razziatore era un personaggio gioiosamente irresponsabile e almeno quando lo avrebbe scritto lui sarebbe rimasto tale. Poi ha smussato la sua posizione, già nel finale degli Argini il Razziadilegno mostra lati positivi o comunque meno irredimibili. Anche lì, tutto spiegabile e “arginabile” (eheh) e in effetti è stato fatto. Nelle successive apparizioni del Razzia-by-Sisti, ci siamo avvicinati di più alla versione del personaggio che avevamo imparato a conoscere, in una sorta di punto d’incontro tra la filosofia sistica e quella artibanica sul personaggio. Che ora ha quindi entrambi i lati, inguaribile irresponsabile per natura ma capace di fare il maturo quando la situazione lo richiede. Insomma, rischiava di diventare più piatto e invece è diventato ancora più complesso o comunque sfaccettato di prima, seguendo quello che è da sempre un mio motto personale, “una cosa non esclude l’altra”.

Tornando a Trauma, sicuramente la sua precedente evoluzione era un po’ improvvisa e goffa, Artibani lo aveva fatto diventare quasi buono così, de botto, senza senso (o quasi). Ma anche le evoluzioni erronee possono essere indirizzate nella direzione giusta. Insomma, l’importante è evitare di fare come nella recente Trilogia Sequel di Star Wars, dove ogni capitolo sconfessava il precedente invece di integrare ciò che non andava benissimo. Nei casi concreti su PK, quel che bisogna scongiurare è il rischio di fare “ah, io quel personaggio l’avevo creato così, il resto l’ho skippato”. Magari è un mettere le mani avanti e non vorrei sembrare un uomo di poca fede, perché sia Sisti col Razziatore che Faraci con Trauma non hanno distrutto o ignorato tutto ciò che non era “loro”, insomma parliamo di professionisti, non di autori capricciosi. Ma conosco bene quella tentazione e quel rischio e ci tenevo a precisare. Se vi sembrerà eccessivo e non necessario, amen.
Lo disse anche Valerio “Grrodon” Paccagnella (giuro che non sono il suo ghost writer e non mi ha messo lui le parole in bocca), su un articolo del Sollazzo dedicato proprio al Marchio di Moldrock dove tornò Trauma per la prima volta: a teatro, se un attore si impappina, il collega bravo non sottolinea l’errore né lo ignora (cosa che spesso evidenzia ancor di più l’errore, piuttosto che nasconderlo), ma ingloba la gaffe dell’amico nello spettacolo, improvvisando e, nel migliore dei casi, riuscendo a creare l’illusione che fosse tutto voluto e previsto.

Ecco la chiave: se c’è stato un incidente di percorso vero o presunto lo si trasforma in un qualcosa di bello, in una possibilità in più. Se, che ne so, un Trauma o Razziatore o Gorthan “buono” non funziona, si lavori di più su questo fatto, fino a renderlo più convincente, o si trovi un punto d’incontro accettabile, non si torni indietro.
Insomma, sarebbe meglio che i personaggi avessero un’evoluzione organica senza che si sentisse troppo il passaggio di mano da un autore all’altro. Il lettore ha bisogno di una narrazione seriale organica, non di opinioni sconnesse e contrastanti su un fenomeno di 30 anni fa. Perché ognuno ha la sua visione personale, ma in un fumetto seriale bisogna tenere conto di tutto, anche ciò che non ci piace e non ci convince del tutto, anche ciò che ci sembra “sbagliato “, conciliando le varie voci. Potrebbe venire fuori qualcosa di schizofrenico, ma più verosimilmente verrà fuori qualcosa di più reale e credibile.
Nonostante le riserve, comunque, questo Tito Faraci Remake (o Sequel?) è uno sceneggiatore che mi sento di promuovere. E resisterò alla tentazione di chiedere a lui e Artibani di riportarci ad Anderville da Jan Clayton e Gloria Gump perché nonostante tutto sono realista. Anche se sto iniziando timidamente a credere che tutto sia possibile.
Quindi mi raccomando, Tito, vedi di rigare drit…Noooo non dovevo dirlo NOOOOO FERMOOOOO PIETÀÀÀÀ!

Atto 4 (Epilogo, in cui saluto Tito e gli altri PK-autori, facendo loro un appello)
CONSIGLI NON RICHIESTI, PER TITO E PER TUTTI

Intanto non posso esimermi dal fare i complimenti a Tito Faraci: bravo Tito, e se te lo dico io che ti ho criticato in passato, devi crederci!
Faccio però solo qualche appunto: per cominciare, lo status quo evroniano al momento non è troppo chiaro. Io ho fatto le mie elucubrazioni qua sopra e potrei anche averci preso, però alcune cose vanno chiarite ed esplicitate. Le mie teorie potrebbero essere pure valide e basarsi su indizi veri o presunti, ma di teorie di un fan si trattano, non tanto diverse da fan-fiction, e di certo un “per me è così” non può sostituirsi alla spiegazione dell’autore. Ed ecco, penso che diverse cose andrebbero spiegate “in-story”. Se il mio escamotage per far quadrare il tutto vi ha convinto, attingetene pure a piene mani, non chiederò royalties ma sarò contento di aver aiutato a rendere più coeso e coerente il tutto. Però il lavoro di chiarire e dare delucidazioni, togliere mal di testa, mettere ordine e fare pulizia e chiarezza sta a voi!

L’altro appunto che volevo fare, che mi preme forse ancor di più, riguarda un discorso generale, pur partendo da un caso specifico. Penso ad esempio a Trauma che torna villain: immagino che Faraci abbia pensato “l’ho creato io, per me è sempre stato un personaggio negativo e mi serve in quel ruolo, quindi lo riporto alla caratterizzazione originaria”. Ok, come ho detto prima non è un vero problema e non è una vera incoerenza. Ed è una scelta legittima. Ma è la spia di un qualcosa, un segnale. Non è un problema di Faraci, ma di PK in generale, una cosa che può capitare quando più autori mettono le mani sugli stessi personaggi, ognuno con la sua idea personale di come quel personaggio debba essere e come debba pensare.
È un discorso che ha riguardato anche lo stesso Sisti, per dire. Ne “Gli Argini del Tempo” ad esempio aveva ripreso il Razziatore riportandolo “back to the basics” al suo ruolo di criminale e nemico. E non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che nel frattempo il Razziatore si era evoluto, diventando addirittura padre, non un vero eroe ma un saltuario alleato, un antieroe, un nemicoamico alla Catwoman (se Catwoman fosse un grosso rapace cyborg e maschio). Sisti l’ha giustificata inizialmente restando fermo sulla sua posizione e spiegando che, per lui, il Razziatore era un personaggio gioiosamente irresponsabile e almeno quando lo avrebbe scritto lui sarebbe rimasto tale. Poi ha smussato la sua posizione, già nel finale degli Argini il Razziadilegno mostra lati positivi o comunque meno irredimibili. Anche lì, tutto spiegabile e “arginabile” (eheh) e in effetti è stato fatto. Nelle successive apparizioni del Razzia-by-Sisti, ci siamo avvicinati di più alla versione del personaggio che avevamo imparato a conoscere, in una sorta di punto d’incontro tra la filosofia sistica e quella artibanica sul personaggio. Che ora ha quindi entrambi i lati, inguaribile irresponsabile per natura ma capace di fare il maturo quando la situazione lo richiede. Insomma, rischiava di diventare più piatto e invece è diventato ancora più complesso o comunque sfaccettato di prima, seguendo quello che è da sempre un mio motto personale, “una cosa non esclude l’altra”.

Tornando a Trauma, sicuramente la sua precedente evoluzione era un po’ improvvisa e goffa, Artibani lo aveva fatto diventare quasi buono così, de botto, senza senso (o quasi). Ma anche le evoluzioni erronee possono essere indirizzate nella direzione giusta. Insomma, l’importante è evitare di fare come nella recente Trilogia Sequel di Star Wars, dove ogni capitolo sconfessava il precedente invece di integrare ciò che non andava benissimo. Nei casi concreti su PK, quel che bisogna scongiurare è il rischio di fare “ah, io quel personaggio l’avevo creato così, il resto l’ho skippato”. Magari è un mettere le mani avanti e non vorrei sembrare un uomo di poca fede, perché sia Sisti col Razziatore che Faraci con Trauma non hanno distrutto o ignorato tutto ciò che non era “loro”, insomma parliamo di professionisti, non di autori capricciosi. Ma conosco bene quella tentazione e quel rischio e ci tenevo a precisare. Se vi sembrerà eccessivo e non necessario, amen.
Lo disse anche Valerio “Grrodon” Paccagnella (giuro che non sono il suo ghost writer e non mi ha messo lui le parole in bocca), su un articolo del Sollazzo dedicato proprio al Marchio di Moldrock dove tornò Trauma per la prima volta: a teatro, se un attore si impappina, il collega bravo non sottolinea l’errore né lo ignora (cosa che spesso evidenzia ancor di più l’errore, piuttosto che nasconderlo), ma ingloba la gaffe dell’amico nello spettacolo, improvvisando e, nel migliore dei casi, riuscendo a creare l’illusione che fosse tutto voluto e previsto.

Ecco la chiave: se c’è stato un incidente di percorso vero o presunto lo si trasforma in un qualcosa di bello, in una possibilità in più. Se, che ne so, un Trauma o Razziatore o Gorthan “buono” non funziona, si lavori di più su questo fatto, fino a renderlo più convincente, o si trovi un punto d’incontro accettabile, non si torni indietro.
Insomma, sarebbe meglio che i personaggi avessero un’evoluzione organica senza che si sentisse troppo il passaggio di mano da un autore all’altro. Il lettore ha bisogno di una narrazione seriale organica, non di opinioni sconnesse e contrastanti su un fenomeno di 30 anni fa. Perché ognuno ha la sua visione personale, ma in un fumetto seriale bisogna tenere conto di tutto, anche ciò che non ci piace e non ci convince del tutto, anche ciò che ci sembra “sbagliato “, conciliando le varie voci. Potrebbe venire fuori qualcosa di schizofrenico, ma più verosimilmente verrà fuori qualcosa di più reale e credibile.
Nonostante le riserve, comunque, questo Tito Faraci Remake (o Sequel?) è uno sceneggiatore che mi sento di promuovere. E resisterò alla tentazione di chiedere a lui e Artibani di riportarci ad Anderville da Jan Clayton e Gloria Gump perché nonostante tutto sono realista. Anche se sto iniziando timidamente a credere che tutto sia possibile.
Quindi mi raccomando, Tito, vedi di rigare drit…Noooo non dovevo dirlo NOOOOO FERMOOOOO PIETÀÀÀÀ!

E IL FUTURO? DAL POSSIBILE PK DI SCIARRONE AL RESTO
E ora, dopo il pippone sul PK di Faraci, vediamo di farne un altro su cosa sperare e aspettarci da questo ritorno sul Topo.
Come ho già scritto, è un ritorno che il direttore Bertani avrebbe preferito evitare, ma che ha accettato pur di salvare il personaggio. A questo punto direi che tocca farsene una ragione invece di evocare irrealistici nuovi spillati mensili. La formula "prima facciamo una storia a puntate su Topolino e poi la raccogliamo in volume" mi sembra sinceramente l'ideale, tutto sommato indolore per la Panini Disney a livello di spese, ricavi e perdite.
Anche per gli sceneggiatori mi sembra la soluzione ideale: abbiamo visto che già la storia autoconclusiva di Faraci, con 80 pagine a disposizione, "respirasse" molto di più delle storielle perennemente col turbo del Fuoriserie, con quasi lo spazio quasi dimezzato rispetto a "PK: Rinascita".
Ma cosa ci facciamo, con questo PK su Topolino tornato allo status della prima fase del PKNE? Lo dico sottovoce per non turbare nessuno, ma io spererei che si procedesse verso la cosa più simile ad una conclusione delle vicende pikappiche.
Perché io PK l'ho sempre concepita come una saga. E una saga che si rispetti, prima o poi deve concludersi. Come Bone di Jeff Smith. Come Rat-Man di Leo Ortolani, della cui lezione bisogna fare tesoro: si è dilungato, si è preso i suoi tempi, da 100 numeri previsti inizialmente è arrivato a 122, ogni tanto lavorerà su progetti ratmaniani derivativi/paralleli...ma ha chiuso praticamente tutto, e ora la sua saga può essere fruita e valutata come corpus unico, con un inizio e una fine, con serenità. Prendiamo esempio.
Con PK, che non è uno shonen manga, non è così facile, me ne rendo conto. La saga è stata sospesa frettolosamente nel 2002, nel frattempo è tornato Paperinik su Topolino (all'epoca era sparito dal Topo per tutta la durata di PKNA, cosa che rendeva anche più integrabile PK nell'universo Disney Italia "canonico"). E negli ultimi anni dal 2019 in poi? Abbiamo avuto parallelamente il Paperinik del Topo e PK sul Fuoriserie, che non comunicavano tra loro, non si citano (un Red Duckan namedroppato sul Fuoriserie o un Angus nelle storie di Gervasio, per fare due esempi scemi, quanto avrebbero fatto bene a rendere tutto più credibile). E abbiamo un Paperino un po' schizofrenico che a volte decide che preferisce gli stivaletti a molla e a volte l'Extransformer così a caso, come se non potesse usare entrambi anche per le minacce minori (come il finire in una buca profonda per una trappola di Cuordipietra, per non parlare di minacce maggiori come il Darkenblot e il Pianeta Ramingo!). Si è creato insomma questo amalgama confuso che avrebbe forse avuto più senso dopo un finale pikappico.
Ora, sia chiaro, non deve essere necessariamente una fine-fine. Però le strade maestre sono due, entrambe fondamentali: 1) integrare maggiormente PK come parte del mondo Disney italiano e non relegarlo ad una versione alternativa come un Wizard of Mickey qualunque 2) chiudere, se non PK in toto, perlomeno le trame principali rimaste in sospeso. Dopodiché si potrà anche aprire qualcosa di nuovo, se ci saranno idee e voglia. Oppure alternare nuovo e vecchio, ma sempre nell'ottica di una closure di quanto necessita da tempo di una conclusione.
E penso davvero che Topolino sia la sede adatta dove proseguire PK, con storie a puntate che si prendano i loro tempi e poi vengano ristampate in volume, proprio come gli inizi del PKNE. Ci sarà chi obietterà che i lettori occasionali del Topo potrebbero non cogliere i riferimenti e finire disorientati ma, siamo seri, in un settimanale pieno di storie a puntate addirittura in più "stagioni" separate da mesi di attesa (Evaporati e Isole della Cometa solo per fare gli esempi più recenti), serie che crossoverano con altre come Area 15, trame complesse e lunghe come quella della Bella Addormentata, riferimenti alla Saga di Paperone di Don Rosa (addirittura facendo casini con due diverse Dawson in leggera contraddizione tra loro) e addirittura riferimenti a storie del passato (Le Lettere Ipnotiche) impossibili da capire se non si è letto Topolino 959 (!) del 1974 (!!!), volete farmi credere che è davvero PK il problema? Che è davvero così fuori posto sul Topo attuale? Suvvia.
Quanto al chi vorrei ritrovare sul Topo, sarei curioso di vedere Sciarrone e Pastrovicchio cimentarsi nuovamente su PK ma stavolta come autori completi (testi e disegni), come anche Celoni che già ha dato prova (al netto di alcune ingenuità ed errori) sul Destino di Paperone post-Lenticchie di Babilonia...ovviamente non lasciati del tutto da soli, ma sotto la supervisione di un Sisti saldamente al timone.
Sciarrone, ad esempio, ha confermato alla conferenza pikappica di Lucca Comics 2023 che avrebbe un'idea per PK, specificando di non avere l'arroganza di fare tutto da solo senza tener conto del passato, e che addirittura vorrebbe affrontare il tema di questi mondi, topolinesco e pikappico, apparentemente inconciliabili. Un PK con Fantomius by Sciarrone? Non si sa, ma ho già l'acquolina in bocca, a prescindere.
E Faraci? Ha dato una buona prova in questo "Rinascita", aldilà di alcuni problemini risolvibili, per cui, se volesse realizzare qualcos'altro, è il benvenuto. A patto che - e questo vale per tutti gli autori - abbia voglia lui per primo di raccontare qualcosa di pikappico. PK non deve essere un compitino o una forzatura, bisogna ritrovare il gusto di divertircisi, a scriverlo, prima ancora che a leggerlo.
Mi piacerebbe inoltre vedere un ritorno di Artibani e soprattutto di Bruno Enna. Quest'ultimo in particolare non solo per proseguire alcune trame (Enna ha contribuito a molte delle trame principali di PKNA e le conosce in maniera esperta più di quanto molti sospettino...sì, pure quella di Gorthan
), ma anche per restituire ai pker i famosi "feels" che tra azione frenetica e poche pagine si erano un po' perse, nel PKNE. Perché PK era fatto di tanti toni, tanti stili diversi che si compensavano tra loro...e penso che anche a Sisti farebbe bene non essere costretto a farsi carico sulle sue sole spalle di mille trame, generi e registri narrativi. Non una sostituzione, ma un affiancamento.
Sì, perché Sisti lo vogliamo, ovvio. Prima che il Fuoriserie venisse concepito immagino avesse messo in conto di proseguire la trama di Xadhoom su Topolino (e quindi in volume). Beh, ora potrà farlo, non penso cambi molto rispetto ai suoi piani iniziali. Con storie più lunghe o a puntate potrà trovare il giusto tono. E dare alla nostra Xerbiana la conclusione che si merita. Spero che venga affiancato da disegnatori in gamba, però: basta penalizzarlo o "punirlo" con Mazzarello ecc. Sisti merita uno Sciarrone o un Pastrovicchio, o perlomeno qualcuno su quegli stessi livelli. Mi chiedo se uno Stefano Zanchi si troverebbe a suo agio con PK...
Quanto alle trame da chiudere, beh, non pretendo che mi diano una risposta sul fato di Norman Bates Russel o Xarion (anche se lo vorrei, e non penso sarebbe troppo faticoso narrarlo), così come non mi aspetto un ritorno di Fenimore Cook, Abraham Lincoln Wisecube, Birgit Q e Anymore Boring, Lyonard D'Aq e il gruppo del Duckmall (ma gradirei, ovvio). Ma di sicuro le grandi trame almeno meriterebbero una chiusura.
Intanto Xadhoom, che si porta appresso la trama dei Rettificatori. Poi ci sarebbe Eldos Eidolon, la cui storia Sisti ci ricorda di voler scrivere ad ogni occasione disponibile (e non vedo l'ora di leggerla!). Queste le due principali e imprescindibili. Sul resto se ne può discutere.
E poi? Le trame degli En'tomek, della Soave Signora, di Garundar e Troglo (Grrodon?) e di Dunia Voyda sono già concluse o in via di probabile conclusione sul Fuoriserie. Resta Axel Alpha a piede libero, che potrebbe restare un finale aperto in maniera indolore o unirsi ad altre trame "futuristiche" (Eldos, ad esempio, ma anche Tyrrel, trama che comunque sembra essere stata chiusa ma non si sa mai).
E poi c'è la spora di Porphyoloon, che si potrebbe collegare alla grande trama evroniana (Gorthan è già tornato in partita, e chissà se qualcun altro degli Evroniani dispersi e dal fato ambiguo e incerto sin dalla prima serie non faccia la sua ricomparsa...). Magari per chiuderla una volta per tutte, o quasi.
Dal canto mio, mi piacerebbe anche una storia più "urbana" o "internazionale", che abbia a che fare con Fenimore Cook, Belgravia o chi per loro. Una di quelle storie dove Artibani eccelleva e dove potrebbero essere valorizzati ottimi comprimari come Mary Ann Flagstarr e suo fratello Ziggy, Angus Fangus e Camera 9. Chissà. Il futuro è aperto.
È sempre così con Pikappa: ogni volta che sembra di stare per morire, si rialza. Piccolo papero ostinato. Sarà per questo che gli vogliamo così bene.
E ora, dopo il pippone sul PK di Faraci, vediamo di farne un altro su cosa sperare e aspettarci da questo ritorno sul Topo.
Come ho già scritto, è un ritorno che il direttore Bertani avrebbe preferito evitare, ma che ha accettato pur di salvare il personaggio. A questo punto direi che tocca farsene una ragione invece di evocare irrealistici nuovi spillati mensili. La formula "prima facciamo una storia a puntate su Topolino e poi la raccogliamo in volume" mi sembra sinceramente l'ideale, tutto sommato indolore per la Panini Disney a livello di spese, ricavi e perdite.
Anche per gli sceneggiatori mi sembra la soluzione ideale: abbiamo visto che già la storia autoconclusiva di Faraci, con 80 pagine a disposizione, "respirasse" molto di più delle storielle perennemente col turbo del Fuoriserie, con quasi lo spazio quasi dimezzato rispetto a "PK: Rinascita".
Ma cosa ci facciamo, con questo PK su Topolino tornato allo status della prima fase del PKNE? Lo dico sottovoce per non turbare nessuno, ma io spererei che si procedesse verso la cosa più simile ad una conclusione delle vicende pikappiche.
Perché io PK l'ho sempre concepita come una saga. E una saga che si rispetti, prima o poi deve concludersi. Come Bone di Jeff Smith. Come Rat-Man di Leo Ortolani, della cui lezione bisogna fare tesoro: si è dilungato, si è preso i suoi tempi, da 100 numeri previsti inizialmente è arrivato a 122, ogni tanto lavorerà su progetti ratmaniani derivativi/paralleli...ma ha chiuso praticamente tutto, e ora la sua saga può essere fruita e valutata come corpus unico, con un inizio e una fine, con serenità. Prendiamo esempio.
Con PK, che non è uno shonen manga, non è così facile, me ne rendo conto. La saga è stata sospesa frettolosamente nel 2002, nel frattempo è tornato Paperinik su Topolino (all'epoca era sparito dal Topo per tutta la durata di PKNA, cosa che rendeva anche più integrabile PK nell'universo Disney Italia "canonico"). E negli ultimi anni dal 2019 in poi? Abbiamo avuto parallelamente il Paperinik del Topo e PK sul Fuoriserie, che non comunicavano tra loro, non si citano (un Red Duckan namedroppato sul Fuoriserie o un Angus nelle storie di Gervasio, per fare due esempi scemi, quanto avrebbero fatto bene a rendere tutto più credibile). E abbiamo un Paperino un po' schizofrenico che a volte decide che preferisce gli stivaletti a molla e a volte l'Extransformer così a caso, come se non potesse usare entrambi anche per le minacce minori (come il finire in una buca profonda per una trappola di Cuordipietra, per non parlare di minacce maggiori come il Darkenblot e il Pianeta Ramingo!). Si è creato insomma questo amalgama confuso che avrebbe forse avuto più senso dopo un finale pikappico.
Ora, sia chiaro, non deve essere necessariamente una fine-fine. Però le strade maestre sono due, entrambe fondamentali: 1) integrare maggiormente PK come parte del mondo Disney italiano e non relegarlo ad una versione alternativa come un Wizard of Mickey qualunque 2) chiudere, se non PK in toto, perlomeno le trame principali rimaste in sospeso. Dopodiché si potrà anche aprire qualcosa di nuovo, se ci saranno idee e voglia. Oppure alternare nuovo e vecchio, ma sempre nell'ottica di una closure di quanto necessita da tempo di una conclusione.
E penso davvero che Topolino sia la sede adatta dove proseguire PK, con storie a puntate che si prendano i loro tempi e poi vengano ristampate in volume, proprio come gli inizi del PKNE. Ci sarà chi obietterà che i lettori occasionali del Topo potrebbero non cogliere i riferimenti e finire disorientati ma, siamo seri, in un settimanale pieno di storie a puntate addirittura in più "stagioni" separate da mesi di attesa (Evaporati e Isole della Cometa solo per fare gli esempi più recenti), serie che crossoverano con altre come Area 15, trame complesse e lunghe come quella della Bella Addormentata, riferimenti alla Saga di Paperone di Don Rosa (addirittura facendo casini con due diverse Dawson in leggera contraddizione tra loro) e addirittura riferimenti a storie del passato (Le Lettere Ipnotiche) impossibili da capire se non si è letto Topolino 959 (!) del 1974 (!!!), volete farmi credere che è davvero PK il problema? Che è davvero così fuori posto sul Topo attuale? Suvvia.
Quanto al chi vorrei ritrovare sul Topo, sarei curioso di vedere Sciarrone e Pastrovicchio cimentarsi nuovamente su PK ma stavolta come autori completi (testi e disegni), come anche Celoni che già ha dato prova (al netto di alcune ingenuità ed errori) sul Destino di Paperone post-Lenticchie di Babilonia...ovviamente non lasciati del tutto da soli, ma sotto la supervisione di un Sisti saldamente al timone.
Sciarrone, ad esempio, ha confermato alla conferenza pikappica di Lucca Comics 2023 che avrebbe un'idea per PK, specificando di non avere l'arroganza di fare tutto da solo senza tener conto del passato, e che addirittura vorrebbe affrontare il tema di questi mondi, topolinesco e pikappico, apparentemente inconciliabili. Un PK con Fantomius by Sciarrone? Non si sa, ma ho già l'acquolina in bocca, a prescindere.
E Faraci? Ha dato una buona prova in questo "Rinascita", aldilà di alcuni problemini risolvibili, per cui, se volesse realizzare qualcos'altro, è il benvenuto. A patto che - e questo vale per tutti gli autori - abbia voglia lui per primo di raccontare qualcosa di pikappico. PK non deve essere un compitino o una forzatura, bisogna ritrovare il gusto di divertircisi, a scriverlo, prima ancora che a leggerlo.
Mi piacerebbe inoltre vedere un ritorno di Artibani e soprattutto di Bruno Enna. Quest'ultimo in particolare non solo per proseguire alcune trame (Enna ha contribuito a molte delle trame principali di PKNA e le conosce in maniera esperta più di quanto molti sospettino...sì, pure quella di Gorthan
Sì, perché Sisti lo vogliamo, ovvio. Prima che il Fuoriserie venisse concepito immagino avesse messo in conto di proseguire la trama di Xadhoom su Topolino (e quindi in volume). Beh, ora potrà farlo, non penso cambi molto rispetto ai suoi piani iniziali. Con storie più lunghe o a puntate potrà trovare il giusto tono. E dare alla nostra Xerbiana la conclusione che si merita. Spero che venga affiancato da disegnatori in gamba, però: basta penalizzarlo o "punirlo" con Mazzarello ecc. Sisti merita uno Sciarrone o un Pastrovicchio, o perlomeno qualcuno su quegli stessi livelli. Mi chiedo se uno Stefano Zanchi si troverebbe a suo agio con PK...
Quanto alle trame da chiudere, beh, non pretendo che mi diano una risposta sul fato di Norman Bates Russel o Xarion (anche se lo vorrei, e non penso sarebbe troppo faticoso narrarlo), così come non mi aspetto un ritorno di Fenimore Cook, Abraham Lincoln Wisecube, Birgit Q e Anymore Boring, Lyonard D'Aq e il gruppo del Duckmall (ma gradirei, ovvio). Ma di sicuro le grandi trame almeno meriterebbero una chiusura.
Intanto Xadhoom, che si porta appresso la trama dei Rettificatori. Poi ci sarebbe Eldos Eidolon, la cui storia Sisti ci ricorda di voler scrivere ad ogni occasione disponibile (e non vedo l'ora di leggerla!). Queste le due principali e imprescindibili. Sul resto se ne può discutere.
E poi? Le trame degli En'tomek, della Soave Signora, di Garundar e Troglo (Grrodon?) e di Dunia Voyda sono già concluse o in via di probabile conclusione sul Fuoriserie. Resta Axel Alpha a piede libero, che potrebbe restare un finale aperto in maniera indolore o unirsi ad altre trame "futuristiche" (Eldos, ad esempio, ma anche Tyrrel, trama che comunque sembra essere stata chiusa ma non si sa mai).
E poi c'è la spora di Porphyoloon, che si potrebbe collegare alla grande trama evroniana (Gorthan è già tornato in partita, e chissà se qualcun altro degli Evroniani dispersi e dal fato ambiguo e incerto sin dalla prima serie non faccia la sua ricomparsa...). Magari per chiuderla una volta per tutte, o quasi.
Dal canto mio, mi piacerebbe anche una storia più "urbana" o "internazionale", che abbia a che fare con Fenimore Cook, Belgravia o chi per loro. Una di quelle storie dove Artibani eccelleva e dove potrebbero essere valorizzati ottimi comprimari come Mary Ann Flagstarr e suo fratello Ziggy, Angus Fangus e Camera 9. Chissà. Il futuro è aperto.
È sempre così con Pikappa: ogni volta che sembra di stare per morire, si rialza. Piccolo papero ostinato. Sarà per questo che gli vogliamo così bene.
Letto Rinascita e mi è sembrata una buona storia.
L'unica cosa che non mi è chiara è perché sia uscita ora con la run di Sisti ancora in corso, facendo confondere i poveri pkers che chiedono ancora l'ordine di lettura.
E non sono sicuro di alcune cose sulla continuity e se gli elementi visti qui saranno considerati in futuro.
Il ritorno di Trauma sarebbe stato ottimo, se solo non fosse già tornato.
L'ambientazione mi ha ricordato un nuovo eroe, con Pk disperso che deve farsi nuovi amici in un ambiente ostile, ma sviluppato 100 volte meglio, e sicuramente il fatto di essere un luogo già conosciuto nella lore di Pk lo rende in partenza più intrigante.
L'unica cosa che non mi è chiara è perché sia uscita ora con la run di Sisti ancora in corso, facendo confondere i poveri pkers che chiedono ancora l'ordine di lettura.
E non sono sicuro di alcune cose sulla continuity e se gli elementi visti qui saranno considerati in futuro.
Il ritorno di Trauma sarebbe stato ottimo, se solo non fosse già tornato.
L'ambientazione mi ha ricordato un nuovo eroe, con Pk disperso che deve farsi nuovi amici in un ambiente ostile, ma sviluppato 100 volte meglio, e sicuramente il fatto di essere un luogo già conosciuto nella lore di Pk lo rende in partenza più intrigante.
METALLO PESANTE: L'INSOPPORTABILE CONSAPEVOLEZZA
Mi rendo conto che sono passati sette mesi e ancora non ho parlato di PK - Metallo Pesante, l'ultima (per ora) storia di PK uscita su Topolino 3596 e poi ristampata in volumetto insieme a Rinascita.
E c'è un motivo. Come si commenta...il nulla? Cosa c'è da dire su questa storia? Se Rinascita sembrava essere un incoraggiante ritorno di Tito Faraci ai fasti di un tempo, Metallo Pesante mi ha dato la stessa sensazione di una battuta divertente ma prolungata all'eccesso, o ripetuta fino a non far più ridere, se non addirittura a imbarazzare. Una coda, un epilogo di cui personalmente non sentivo il bisogno, che non aggiunge nulla alla storia precedente, anzi, forse persino la impoverisce. La storia riprende esattamente dal punto dove finiva Rinascita, con Kilborg e Paperinik nello spazioporto alla ricerca di un mezzo per tornare a casa. Dopo le prime tre pagine, basterebbe saltare direttamente all'ultima e avremmo una progressione nella trama, con PK che finalmente torna sulla Terra: purtroppo, però, ci sono altre 34 pagine in mezzo.

E-Ervoniani?
A fare le spese di questa storia è sicuramente Kilborg che, non so come dirlo più delicatamente di così, ha già stufato. Sì, vediamo il (un?) suo pianeta, uno dei popoli tra i quali si sente a casa, ma resta poco più di un cliché del macho eroe riluttante. In Rinascita poteva sembrare vagamente interessante, ma a quanto pare ha già esaurito tutto il suo potenziale e francamente non faccio i salti di gioia all'idea di ritrovarmelo tra le zampe come comprimario semi-fisso. Spero che tra una storia e l'altra se ne vada a zonzo per lo spazio, possibilmente offscreen.
La storia è un fillerone, cosa a cui per carità, sarei pure abituato, da fan di Star Wars: mi sono sorbito stagioni su stagioni di "The Clone Wars" e "The Bad Batch" con la missioncina della settimana, e anche in "The Mandalorian" ogni tanto dovevo sopportare l'occasionale quest di turno. Metallo Pesante in effetti ha tutti i cliché di una puntata riempitiva di Mando: il villaggio, l'attacco dei pirati spaziali scacciati via dagli eroi, il ritorno dei pirati con i rinforzi, tutta la banda e l'astronavona, "non possiamo andarcene se prima non aiutiamo gli abitanti del villaggio" ecc ecc.
In questa storia c'è una novità, però: "Metallo Pesante" è consapevole di essere un filler, è consapevole della propria banalità e ci gioca sopra. Persino il capo dei cattivi è consapevole di recitare un ruolo, non sembra sapere nemmeno lui il perché, ed è annoiato dalla cosa. Insomma, un gioco molto "meta" che potrebbe e vorrebbe essere geniale, ma...senza riuscirci. Perché questa autocompiaciuta banalità sembra un'aggravante, più che un'attenuante. E questo giochino non solo non nasconde, ma mi evidenzia con un riflettore e una segnaletica luminosa che questa storia è...banale. Ci arrivavo anche da solo, ma la storia ci tiene a ribadirmelo: cose già viste e riviste, cliché poco originali, al punto che sorge spontanea una domanda, "Ma perché dovrebbe interessarmi tutto ciò?". Il capo dei cattivi in questo caso sembra quasi l'avatar dello sceneggiatore stesso, a corto di idee, svogliato. E da lettore, mi rende persino più svogliato a leggere questa storia di quanto lo sia stato lui nello scriverla.

Una diapositiva di Tito Faraci. Che non ci crede, ma allora perché dovrei crederci io?
Ovviamente poi finisce tutto a tarallucci e vino, coi cattivi pentiti e così via. Dei pirati spaziali cattivi che però non sono poi così cattivi davvero (ma che siamo, nella canzone "Wes Anderson" de "I Cani"?) e che "ma sì, so' ragazzi!" e un buffetto sulla guancia, dove l'ho già vista? Ah giusto, sempre su PK di recente, nella storia "Troppo Vicini" dell'ultimo ciclo di Alessandro Sisti. Sono davvero troppo simili come concept, e poi diciamolo, anche al Maestro Sisti ogni tanto non riescono benissimo, quella storia non era esattamente un gioiello, ecco. I disegni di Pastro indorano un po' la pillola, ma non abbastanza.
Sono passati 7 mesi, dicevo, e di nuove storie di PK neanche l'ombra. Mi scoraggia un po' la possibilità che l'ultima storia di Paperinik possa essere uno scontro con dei pirati meta-cliché annoiati, in una storia che ti ripete così tanto spesso di essere noiosa dal convincerti che lo è (non che servisse tutto questo sforzo). Un po' come ritrovarti di fronte alla casa della famiglia Palmer, chiedere "in che anno ci troviamo?" e vederti Laura Palmer che ti urla in faccia. Fine, sipario. Un finale deludente, quello, ma che può avere qualche elemento di genio e di arte. Qui, neanche quello. Sono anche preoccupato, se il ciclo di Tito si è già arenato a questi livelli, tremo all'idea che nuove storie dello stesso team creativo siano su questa stessa falsariga. E niente, mi manca già Sisti, tantissimo. Ma non mi mancano neanche i suoi pirati spaziali. Un Sisti senza pirati spaziali buffacchioni finto-cattivi, ecco. Quello sì.
PS: edito aggiungendo una postilla: aldilà della qualità della storia, un episodio filler o buffacchione ogni tanto non sarebbe neanche un dramma, in teoria. Ma non ci troviamo in una situazione ottimale: pensate a quanto tempo è passato tra Rinascita e Metallo Pesante e quanto tempo sta passando tra questo episodio e il prossimo (che ancora non sappiamo se e quando ci sarà). L'attesa tra una storia e l'altra non è stata adeguatamente (ri)compensata da una puntata all'altezza. Il futuro del papero mascherato è sempre incerto, tra minacce di scanonizzazione e di cancellazione e con una periodicità altalenante e tempi biblici. Non possiamo permetterci di perdere tempo, di sprecare spazio e occasioni. Non ce lo meritiamo noi e non lo merita PK.
Mi rendo conto che sono passati sette mesi e ancora non ho parlato di PK - Metallo Pesante, l'ultima (per ora) storia di PK uscita su Topolino 3596 e poi ristampata in volumetto insieme a Rinascita.
E c'è un motivo. Come si commenta...il nulla? Cosa c'è da dire su questa storia? Se Rinascita sembrava essere un incoraggiante ritorno di Tito Faraci ai fasti di un tempo, Metallo Pesante mi ha dato la stessa sensazione di una battuta divertente ma prolungata all'eccesso, o ripetuta fino a non far più ridere, se non addirittura a imbarazzare. Una coda, un epilogo di cui personalmente non sentivo il bisogno, che non aggiunge nulla alla storia precedente, anzi, forse persino la impoverisce. La storia riprende esattamente dal punto dove finiva Rinascita, con Kilborg e Paperinik nello spazioporto alla ricerca di un mezzo per tornare a casa. Dopo le prime tre pagine, basterebbe saltare direttamente all'ultima e avremmo una progressione nella trama, con PK che finalmente torna sulla Terra: purtroppo, però, ci sono altre 34 pagine in mezzo.

E-Ervoniani?
A fare le spese di questa storia è sicuramente Kilborg che, non so come dirlo più delicatamente di così, ha già stufato. Sì, vediamo il (un?) suo pianeta, uno dei popoli tra i quali si sente a casa, ma resta poco più di un cliché del macho eroe riluttante. In Rinascita poteva sembrare vagamente interessante, ma a quanto pare ha già esaurito tutto il suo potenziale e francamente non faccio i salti di gioia all'idea di ritrovarmelo tra le zampe come comprimario semi-fisso. Spero che tra una storia e l'altra se ne vada a zonzo per lo spazio, possibilmente offscreen.
La storia è un fillerone, cosa a cui per carità, sarei pure abituato, da fan di Star Wars: mi sono sorbito stagioni su stagioni di "The Clone Wars" e "The Bad Batch" con la missioncina della settimana, e anche in "The Mandalorian" ogni tanto dovevo sopportare l'occasionale quest di turno. Metallo Pesante in effetti ha tutti i cliché di una puntata riempitiva di Mando: il villaggio, l'attacco dei pirati spaziali scacciati via dagli eroi, il ritorno dei pirati con i rinforzi, tutta la banda e l'astronavona, "non possiamo andarcene se prima non aiutiamo gli abitanti del villaggio" ecc ecc.
In questa storia c'è una novità, però: "Metallo Pesante" è consapevole di essere un filler, è consapevole della propria banalità e ci gioca sopra. Persino il capo dei cattivi è consapevole di recitare un ruolo, non sembra sapere nemmeno lui il perché, ed è annoiato dalla cosa. Insomma, un gioco molto "meta" che potrebbe e vorrebbe essere geniale, ma...senza riuscirci. Perché questa autocompiaciuta banalità sembra un'aggravante, più che un'attenuante. E questo giochino non solo non nasconde, ma mi evidenzia con un riflettore e una segnaletica luminosa che questa storia è...banale. Ci arrivavo anche da solo, ma la storia ci tiene a ribadirmelo: cose già viste e riviste, cliché poco originali, al punto che sorge spontanea una domanda, "Ma perché dovrebbe interessarmi tutto ciò?". Il capo dei cattivi in questo caso sembra quasi l'avatar dello sceneggiatore stesso, a corto di idee, svogliato. E da lettore, mi rende persino più svogliato a leggere questa storia di quanto lo sia stato lui nello scriverla.

Una diapositiva di Tito Faraci. Che non ci crede, ma allora perché dovrei crederci io?
Ovviamente poi finisce tutto a tarallucci e vino, coi cattivi pentiti e così via. Dei pirati spaziali cattivi che però non sono poi così cattivi davvero (ma che siamo, nella canzone "Wes Anderson" de "I Cani"?) e che "ma sì, so' ragazzi!" e un buffetto sulla guancia, dove l'ho già vista? Ah giusto, sempre su PK di recente, nella storia "Troppo Vicini" dell'ultimo ciclo di Alessandro Sisti. Sono davvero troppo simili come concept, e poi diciamolo, anche al Maestro Sisti ogni tanto non riescono benissimo, quella storia non era esattamente un gioiello, ecco. I disegni di Pastro indorano un po' la pillola, ma non abbastanza.
Sono passati 7 mesi, dicevo, e di nuove storie di PK neanche l'ombra. Mi scoraggia un po' la possibilità che l'ultima storia di Paperinik possa essere uno scontro con dei pirati meta-cliché annoiati, in una storia che ti ripete così tanto spesso di essere noiosa dal convincerti che lo è (non che servisse tutto questo sforzo). Un po' come ritrovarti di fronte alla casa della famiglia Palmer, chiedere "in che anno ci troviamo?" e vederti Laura Palmer che ti urla in faccia. Fine, sipario. Un finale deludente, quello, ma che può avere qualche elemento di genio e di arte. Qui, neanche quello. Sono anche preoccupato, se il ciclo di Tito si è già arenato a questi livelli, tremo all'idea che nuove storie dello stesso team creativo siano su questa stessa falsariga. E niente, mi manca già Sisti, tantissimo. Ma non mi mancano neanche i suoi pirati spaziali. Un Sisti senza pirati spaziali buffacchioni finto-cattivi, ecco. Quello sì.
PS: edito aggiungendo una postilla: aldilà della qualità della storia, un episodio filler o buffacchione ogni tanto non sarebbe neanche un dramma, in teoria. Ma non ci troviamo in una situazione ottimale: pensate a quanto tempo è passato tra Rinascita e Metallo Pesante e quanto tempo sta passando tra questo episodio e il prossimo (che ancora non sappiamo se e quando ci sarà). L'attesa tra una storia e l'altra non è stata adeguatamente (ri)compensata da una puntata all'altezza. Il futuro del papero mascherato è sempre incerto, tra minacce di scanonizzazione e di cancellazione e con una periodicità altalenante e tempi biblici. Non possiamo permetterci di perdere tempo, di sprecare spazio e occasioni. Non ce lo meritiamo noi e non lo merita PK.
PK - L'Esperimento Abominio - parte 1 (Topolino 3668)
L'ABOMINEVOLE ARTIBANI DEI FINALI
Aspettatevi SPOILER sulla storia e sul plot twist cliffhanger finale, gente. Non leggete questo post prima di aver letto la prima parte della storia.

E siamo arrivati al PK30, infine.
Tra tutte le uscite del trentennale di PK, "L'Esperimento Abominio" era forse quella che aspettavo di più. Intanto perché è il ritorno di Artibani, dopo che aveva giurato che mai e poi mai avrebbe scritto una nuova storia di PK, che aveva già detto tutto ciò che aveva da dire. Sono felice che ci abbia ripensato: questa, giura nuovamente, giurin giurella, è la sua storia finale. Chissà se ci ripenserà nuovamente. Ad ogni modo, se pure fosse il suo canto del cigno definitivo, è un piacere tornare a leggerlo. Artibani, sotto la scorza dura e menefreghista, è uno che ci tiene, a PK e ai lettori, al fare bene le cose. Lo ha dimostrato più volte, anche quando il risultato finale non è stato dei migliori. Merita rispetto e attenzione.
Secondo motivo per cui attendevo questa storia con ansia: è l'unica, tra le storie in uscita per il trentennale, sicuramente ambientata nel presente (le mini storie autoconclusive di Testi potrebbero essere ambientate in un generico passato di PKNA così come nel presente, staremo a vedere). E quindi la più rilevante tra le uscite, a livello narrativo, la più importante per la saga di PK. Tra gadget, formati, statue, variant, banconote, litografie ecc, sì ok tutto bello eh, lo spillato per esempio fa godere anche me, ma ecco, non vorrei che ci dimenticassimo che quella di PK è soprattutto una storia seriale, una trama in evoluzione. Ed io non voglio solo celebrare la mia infanzia e godermi chicche nostalgiche: PK mi piaceva perché mi piaceva leggerne le storie. Ed è una storia, che voglio leggere. Una storia che prosegua da dove ero rimasto. Perché voglio vedere come va a finire.
Ecco, e di fine parliamo. Ho letto l'inizio della fine, la prima parte (di due) de "L'Esperimento Abominio", su Topolino. E mi sono chiesto "Che cosa ho appena letto?". La prima parte di un finale, sicuramente. Il finale del ciclo di Artibani su PK, certo. Ma forse anche un finale del PKNE, forse di tutta la saga di Pikappa. Cosa da un lato buona, dall'altro potenzialmente problematica, sempre parlando a livello narrativo, ma ci arriveremo. E cos'altro ho letto? Ho letto l'epilogo di "L'Orizzonte degli Eventi". E ho letto...PK² 19, il seguito di PK² 18 "Affari di famiglia". Il finale di PK², il finale vero, il finale segreto, il finale che avrebbe dovuto essere. Vi vedo confusi e vi tranquillizzo: non prendetemi in senso letterale. Questa storia si svolge nella Fase 4 del PKNE, cronologicamente dopo tutte le storie lette finora, compreso il ciclo di Sisti su Fuoriserie oltre a Rinascita e Metallo Pesante. È una storia ambientata nel presente. Eppure, come per LODE, non posso fare a meno di pensare che Artibani ne abbia approfittato per raccontare spunti che aveva lasciato nel cassetto da molto tempo e che all'epoca di PK² non ha potuto trasformare in storie vere e proprie.

Già dall'inizio, la prima pagina della storia sembra la continuazione "morale" di PK² 18, con le riflessioni sulla fine e PK che osserva la città dall'alto. La continuazione che sarebbe dovuta essere anni fa, con un Uno riattivato che spunta e parla con Paperinik. Il fatto che Everett name-droppi, anzi title-droppi (again!) il titolo "affari di famiglia" qualche pagina dopo alimenta l'impressione che non sia casuale.
Poi però comincia la storia vera e propria, e il finale sembra estendersi non solo al PKNE, ma all'intera saga di PK intesa per quello che è: ossia l'amicizia di Paperinik con l'intelligenza artificiale Uno (e il suo utilizzo della tecnologia Ducklair, scudo extransformer in primis).
Fine del PKNE, perché le trame in sospeso, seppur non chiuse, hanno una promessa di chiusura, per quanto probabilmente offscreen in un futuro che non vedremo: Everett ha una traccia per ritrovare Korinna e andrà nello spazio, dove in qualche modo risolverà i casini con Evron Blanco con i suoi evroniani alternativi, Moldrock, Custode/Hicks e tutta l'altra dimensione dove sono finiti.
Però anche fine di PK, perché a sorpresa...Uno deve ripartire con Everett nello spazio, per aiutarlo nella sua missione. In un viaggio che potrebbe essere senza ritorno...o meglio, con un ritorno che abbiamo già visto, che avverrà solo tra molti anni, in PKTube 6, con l'ultimo saluto tra Uno ed Everett (diretto definitivamente a Dhasam-Bul) prima di PKNA 48.

Uno dice a PK che non è un addio, che si rivedranno (beh, al peggio, sicuramente lo rivedrà nei panni di Odin Eidolon...), quindi chissà, potrebbe fare avanti e indietro, ma tutto fa pensare che sia effettivamente l'ultima volta che si vedranno in questa timeline.
Non sappiamo ancora se finirà così e questo potrebbe creare problemi alla saga di PK, che ha almeno un grosso elemento in sospeso (Xadhoom...). Questa è la problematica a livello narrativo di cui parlavamo: si può davvero chiudere quando è in sospeso qualcosa di così grosso? Sisti sarà costretto a scrivere storie senza Uno? Dovrà trovare ogni volta un escamotage per farlo tornare sulla Terra di tanto in tanto (e poi magari ripartire ogni volta)? O dobbiamo considerare questa storia come Dylan Dog 100, da mettere perennemente alla fine di ogni volume sullo scaffale (anche di quelli usciti successivamente a questa storia, che però saranno cronologicamente precedenti)? E quindi Sisti dovrà scrivere ogni storia sapendo che il finale è già stato scritto ed ogni storia futura si svolgerà prima? Vedremo.
Mettendo da parte (per ora) questi dubbi, proseguiamo la lettura. E finalmente arrivano i FEELS. Quelli che finora nel PKNE, diciamocelo pure, mancavano un po'. Artibani sembra correggere il tiro dopo alcuni appunti o critiche sui suoi ultimi capitoli, "Il Marchio di Moldrock" e "L'Orizzonte degli Eventi". E se da un lato risolve i cliffhanger in sospeso di LODE (per quanto non risolvendoli davvero, ma perlomeno promettendo una risoluzione che lascia alla nostra immaginazione, in maniera più convincente e meno vaga rispetto al finale di quella storia) dall'altro risponde a chi restò con l'amaro in bocca per la reunion freddina nel MDM tra Paperinik e Uno dopo anni di separazione. E lo fa con un arrivederci che sa di addio tra Paperinik e Uno, parole di conforto per fugare le paure, un "Ci siamo già perduti e ritrovati, Paperino! Succederà ancora!", un sorriso triste e la mano piumata del nostro amato papero che accarezza la boccia di vetro della nostra intelligenza artificiale preferita.
E con i feelz, arriva anche una spettacolare doppia splash page di Pastrovicchio che celebra l'intero mito di PK, dagli inizi ad oggi: gli evroniani con l'Imperatore, Zondag, Gorthan e Trauma, Xadhoom, Angus, Lyla, Camera 9, Westcock, Due, il Razziatore e la Tempolizia, Moldrock, il Custode/Hicks, Korinna e Juniper, persino Neopard e un mitico Trip su skateboard e con sorriso barbucciano. E nella stessa doppia tavola, Paperino che accarezza Uno, che dà la sua benedizione al futuro solista del papero mascherato. Non potremmo avere di meglio. E siamo solo alla settima pagina.

Poi inizia l'azione vera e propria con l'intreccio della storia, e con essa battute e gag in stile tipicamente artibanico (lo scudo nel bagagliaio della 313, per esempio). E sì, Artibani lo rifà di nuovo, come già nel MDM anche qui c'è un'altra frase sul "rigare dritto" (stavolta riferito al Razziatore e non a Trauma).
È una storia di mistero. La cui soluzione non è neanche impossibile da immaginare, anzi, ci si può arrivare, ma che nell'ultima pagina, quando il mistero viene finalmente svelato, apre ulteriori interrogativi, rivelando al suo interno un mistero ancora più complicato.
Andiamo con ordine. L'Esperimento Abominio, come potevamo immaginare, non è una creatura di Gorthan del Pozzo come accennato nella Tekno Room su PK². Ma se è per questo non ha neanche l'aspetto che gli aveva dato Lavoradori. È in realtà un espediente, uno specchietto per le allodole, un inganno. E questo non preclude che, da qualche parte nel cosmo, magari proprio nel Pozzo, magari proprio nato come creatura di Gorthan, non esista un Esperimento Abominio (magari col nome tradotto in evroniano) con l'aspetto lavoradoriano (in fondo anche in Metamorfosi si parlava di un "progetto Abominio"...).
Questo Abominio in realtà è il misterioso nemico segreto di PK, che vuole da lui lo scudo Extransformer, l'unica cosa rimasta a Paperinik per essere "Pikappa", dopo la futura inevitabile (?) partenza di Uno. Che sia davvero il finale di PK, che abbandona le ultime vestígia di tecnologia Ducklair tornando alle origini con gli stivaletti a molla?
Scopriamo con una nota di tristezza, almeno da parte mia, che anche nel presente (come nel futuro de "Gli Argini del Tempo") il Duckmall Center è in rovina: forse chiuso definitivamente, forse ha cambiato sede, forse in ristrutturazione (i cartelli dicono "lavori in corso"). Forse è implicitamente questa la risposta alla domanda "come mai Paperino non lavora più al DuckMall?". Forse semplicemente ha chiuso i battenti e non serviva più la vigilanza StarCorp.
Interessante la minaccia di Abominio ("Abomimmo" mi ha fatto rotolare, bravo Francesco), la finta rivelazione dell'identità segreta di Paperino (con tanto di spassosa gag col passante), la minaccia ai suoi cari (come sempre, Artibani testa la resistenza delle maglie della censura, pubblicando roba simile sul Topo: siamo tornati ai tempi del Paperino eliminato dagli evroniani nel futuro alternativo di "Potere & Potenza" per livelli di maturità e di Disney "adulto"), e infine la rivelazione finale. Abbiamo ancora altre 30 pagine per concludere il tutto, siamo già arrivati a buon punto e tutto sommato potrebbe essere uno spazio sufficiente per finire il tutto in maniera degna.
Non so come continuerà la storia, potrebbe finire bene bene o male male, essere una storia brutta brutta o bella bella. Sicuramente il finale della prima parte, con Everett che si rivela essere il vero nemico, pronto ad affrontare PK a bordo di un robottone-esoscheletro da battaglia, fa molto...finale segreto di PK²! La prima e l'ultima tavola di questa prima parte della storia sembrano davvero parte di un PK² 19. E mi chiedo se Artibani non stia facendo proprio questo: raccontarci quello che nella sua testa sarebbe dovuto originariamente essere il finale di PK² (o almeno della sua prima parte, quella "terrestre", dato che sappiamo che l'azione si sarebbe dovuta spostare su Corona ad un certo punto), con un confronto finale tra Paperinik ed Everett Ducklair. Quello da sempre rimandato, quello che ci aspettavamo da quando disattivò Uno. Quello che non abbiamo avuto in PK² 18, quello che non abbiamo avuto neanche in tutto il PKNE, con PK e Uno che non gli serbano rancore, non gli chiedono spiegazioni e lo hanno trattato praticamente come un santo in tutte le sue ultime apparizioni. Quello che in fondo è da sempre un possibile finale della saga di PK in generale: lo scontro col creatore stesso della tecnologia che lo ha aiutato finora, con relativa scoperta, magari, di avere la stoffa dell'eroe anche senza di essa.

Ma se era prevedibile che (tra telepatia per creare illusioni e manipolare le percezioni, conoscenza dei segreti di Paperino/Paperinik, conoscenza della tecnologia Ducklair al punto da hackerarla con facilità) il colpevole fosse proprio Everett, non sono chiare le sue motivazioni. È vittima del suo lato oscuro? Ricattato, manipolato o controllato mentalmente da Juniper? O è semplicemente un modo per mettere alla prova Paperinik e dimostrargli che può essere un eroe anche senza scudo e tecnologia Ducklair? Da qui, magari, l'insistere di Abominio sullo scudo e il suo "che razza di eroe sei se è uno scudo che ti definisce?", il che farebbe ulteriormente supporre che il tutto finisca con un back to the basics del Paperinik classico senza scudo, senza Pikar, senza Uno, senza la DT e in generale senza la tecnologia Ducklair. Insomma, se Everett non è controllato né malvagio, vuole insegnare una lezione di vita a PK. Nella sua solita maniera da stronzo, un po' come i maestri sadici dei cartoni animati giapponesi vecchio stile. Non so quanto mi piacerebbe quest'ultima possibile soluzione dell'enigma, per quanto sia forse la più lineare. Ci vorrebbe molta bravura per convincermi della bontà di questa idea. Per questo sospendo il giudizio, in attesa del finale.
Però, a prescindere da come finirà, se mi soddisferà o mi lascerà l'amaro in bocca, intanto posso sicuramente dire che questo inizio della fine mi ha emozionato, entusiasmato e incuriosito. E quindi partiamo benissimo. Dove arriveremo, solo Artibani lo sa.
L'ABOMINEVOLE ARTIBANI DEI FINALI
Aspettatevi SPOILER sulla storia e sul plot twist cliffhanger finale, gente. Non leggete questo post prima di aver letto la prima parte della storia.

E siamo arrivati al PK30, infine.
Tra tutte le uscite del trentennale di PK, "L'Esperimento Abominio" era forse quella che aspettavo di più. Intanto perché è il ritorno di Artibani, dopo che aveva giurato che mai e poi mai avrebbe scritto una nuova storia di PK, che aveva già detto tutto ciò che aveva da dire. Sono felice che ci abbia ripensato: questa, giura nuovamente, giurin giurella, è la sua storia finale. Chissà se ci ripenserà nuovamente. Ad ogni modo, se pure fosse il suo canto del cigno definitivo, è un piacere tornare a leggerlo. Artibani, sotto la scorza dura e menefreghista, è uno che ci tiene, a PK e ai lettori, al fare bene le cose. Lo ha dimostrato più volte, anche quando il risultato finale non è stato dei migliori. Merita rispetto e attenzione.
Secondo motivo per cui attendevo questa storia con ansia: è l'unica, tra le storie in uscita per il trentennale, sicuramente ambientata nel presente (le mini storie autoconclusive di Testi potrebbero essere ambientate in un generico passato di PKNA così come nel presente, staremo a vedere). E quindi la più rilevante tra le uscite, a livello narrativo, la più importante per la saga di PK. Tra gadget, formati, statue, variant, banconote, litografie ecc, sì ok tutto bello eh, lo spillato per esempio fa godere anche me, ma ecco, non vorrei che ci dimenticassimo che quella di PK è soprattutto una storia seriale, una trama in evoluzione. Ed io non voglio solo celebrare la mia infanzia e godermi chicche nostalgiche: PK mi piaceva perché mi piaceva leggerne le storie. Ed è una storia, che voglio leggere. Una storia che prosegua da dove ero rimasto. Perché voglio vedere come va a finire.
Ecco, e di fine parliamo. Ho letto l'inizio della fine, la prima parte (di due) de "L'Esperimento Abominio", su Topolino. E mi sono chiesto "Che cosa ho appena letto?". La prima parte di un finale, sicuramente. Il finale del ciclo di Artibani su PK, certo. Ma forse anche un finale del PKNE, forse di tutta la saga di Pikappa. Cosa da un lato buona, dall'altro potenzialmente problematica, sempre parlando a livello narrativo, ma ci arriveremo. E cos'altro ho letto? Ho letto l'epilogo di "L'Orizzonte degli Eventi". E ho letto...PK² 19, il seguito di PK² 18 "Affari di famiglia". Il finale di PK², il finale vero, il finale segreto, il finale che avrebbe dovuto essere. Vi vedo confusi e vi tranquillizzo: non prendetemi in senso letterale. Questa storia si svolge nella Fase 4 del PKNE, cronologicamente dopo tutte le storie lette finora, compreso il ciclo di Sisti su Fuoriserie oltre a Rinascita e Metallo Pesante. È una storia ambientata nel presente. Eppure, come per LODE, non posso fare a meno di pensare che Artibani ne abbia approfittato per raccontare spunti che aveva lasciato nel cassetto da molto tempo e che all'epoca di PK² non ha potuto trasformare in storie vere e proprie.

Già dall'inizio, la prima pagina della storia sembra la continuazione "morale" di PK² 18, con le riflessioni sulla fine e PK che osserva la città dall'alto. La continuazione che sarebbe dovuta essere anni fa, con un Uno riattivato che spunta e parla con Paperinik. Il fatto che Everett name-droppi, anzi title-droppi (again!) il titolo "affari di famiglia" qualche pagina dopo alimenta l'impressione che non sia casuale.
Poi però comincia la storia vera e propria, e il finale sembra estendersi non solo al PKNE, ma all'intera saga di PK intesa per quello che è: ossia l'amicizia di Paperinik con l'intelligenza artificiale Uno (e il suo utilizzo della tecnologia Ducklair, scudo extransformer in primis).
Fine del PKNE, perché le trame in sospeso, seppur non chiuse, hanno una promessa di chiusura, per quanto probabilmente offscreen in un futuro che non vedremo: Everett ha una traccia per ritrovare Korinna e andrà nello spazio, dove in qualche modo risolverà i casini con Evron Blanco con i suoi evroniani alternativi, Moldrock, Custode/Hicks e tutta l'altra dimensione dove sono finiti.
Però anche fine di PK, perché a sorpresa...Uno deve ripartire con Everett nello spazio, per aiutarlo nella sua missione. In un viaggio che potrebbe essere senza ritorno...o meglio, con un ritorno che abbiamo già visto, che avverrà solo tra molti anni, in PKTube 6, con l'ultimo saluto tra Uno ed Everett (diretto definitivamente a Dhasam-Bul) prima di PKNA 48.

Uno dice a PK che non è un addio, che si rivedranno (beh, al peggio, sicuramente lo rivedrà nei panni di Odin Eidolon...), quindi chissà, potrebbe fare avanti e indietro, ma tutto fa pensare che sia effettivamente l'ultima volta che si vedranno in questa timeline.
Non sappiamo ancora se finirà così e questo potrebbe creare problemi alla saga di PK, che ha almeno un grosso elemento in sospeso (Xadhoom...). Questa è la problematica a livello narrativo di cui parlavamo: si può davvero chiudere quando è in sospeso qualcosa di così grosso? Sisti sarà costretto a scrivere storie senza Uno? Dovrà trovare ogni volta un escamotage per farlo tornare sulla Terra di tanto in tanto (e poi magari ripartire ogni volta)? O dobbiamo considerare questa storia come Dylan Dog 100, da mettere perennemente alla fine di ogni volume sullo scaffale (anche di quelli usciti successivamente a questa storia, che però saranno cronologicamente precedenti)? E quindi Sisti dovrà scrivere ogni storia sapendo che il finale è già stato scritto ed ogni storia futura si svolgerà prima? Vedremo.
Mettendo da parte (per ora) questi dubbi, proseguiamo la lettura. E finalmente arrivano i FEELS. Quelli che finora nel PKNE, diciamocelo pure, mancavano un po'. Artibani sembra correggere il tiro dopo alcuni appunti o critiche sui suoi ultimi capitoli, "Il Marchio di Moldrock" e "L'Orizzonte degli Eventi". E se da un lato risolve i cliffhanger in sospeso di LODE (per quanto non risolvendoli davvero, ma perlomeno promettendo una risoluzione che lascia alla nostra immaginazione, in maniera più convincente e meno vaga rispetto al finale di quella storia) dall'altro risponde a chi restò con l'amaro in bocca per la reunion freddina nel MDM tra Paperinik e Uno dopo anni di separazione. E lo fa con un arrivederci che sa di addio tra Paperinik e Uno, parole di conforto per fugare le paure, un "Ci siamo già perduti e ritrovati, Paperino! Succederà ancora!", un sorriso triste e la mano piumata del nostro amato papero che accarezza la boccia di vetro della nostra intelligenza artificiale preferita.
E con i feelz, arriva anche una spettacolare doppia splash page di Pastrovicchio che celebra l'intero mito di PK, dagli inizi ad oggi: gli evroniani con l'Imperatore, Zondag, Gorthan e Trauma, Xadhoom, Angus, Lyla, Camera 9, Westcock, Due, il Razziatore e la Tempolizia, Moldrock, il Custode/Hicks, Korinna e Juniper, persino Neopard e un mitico Trip su skateboard e con sorriso barbucciano. E nella stessa doppia tavola, Paperino che accarezza Uno, che dà la sua benedizione al futuro solista del papero mascherato. Non potremmo avere di meglio. E siamo solo alla settima pagina.

Poi inizia l'azione vera e propria con l'intreccio della storia, e con essa battute e gag in stile tipicamente artibanico (lo scudo nel bagagliaio della 313, per esempio). E sì, Artibani lo rifà di nuovo, come già nel MDM anche qui c'è un'altra frase sul "rigare dritto" (stavolta riferito al Razziatore e non a Trauma).
È una storia di mistero. La cui soluzione non è neanche impossibile da immaginare, anzi, ci si può arrivare, ma che nell'ultima pagina, quando il mistero viene finalmente svelato, apre ulteriori interrogativi, rivelando al suo interno un mistero ancora più complicato.
Andiamo con ordine. L'Esperimento Abominio, come potevamo immaginare, non è una creatura di Gorthan del Pozzo come accennato nella Tekno Room su PK². Ma se è per questo non ha neanche l'aspetto che gli aveva dato Lavoradori. È in realtà un espediente, uno specchietto per le allodole, un inganno. E questo non preclude che, da qualche parte nel cosmo, magari proprio nel Pozzo, magari proprio nato come creatura di Gorthan, non esista un Esperimento Abominio (magari col nome tradotto in evroniano) con l'aspetto lavoradoriano (in fondo anche in Metamorfosi si parlava di un "progetto Abominio"...).
Questo Abominio in realtà è il misterioso nemico segreto di PK, che vuole da lui lo scudo Extransformer, l'unica cosa rimasta a Paperinik per essere "Pikappa", dopo la futura inevitabile (?) partenza di Uno. Che sia davvero il finale di PK, che abbandona le ultime vestígia di tecnologia Ducklair tornando alle origini con gli stivaletti a molla?
Scopriamo con una nota di tristezza, almeno da parte mia, che anche nel presente (come nel futuro de "Gli Argini del Tempo") il Duckmall Center è in rovina: forse chiuso definitivamente, forse ha cambiato sede, forse in ristrutturazione (i cartelli dicono "lavori in corso"). Forse è implicitamente questa la risposta alla domanda "come mai Paperino non lavora più al DuckMall?". Forse semplicemente ha chiuso i battenti e non serviva più la vigilanza StarCorp.
Interessante la minaccia di Abominio ("Abomimmo" mi ha fatto rotolare, bravo Francesco), la finta rivelazione dell'identità segreta di Paperino (con tanto di spassosa gag col passante), la minaccia ai suoi cari (come sempre, Artibani testa la resistenza delle maglie della censura, pubblicando roba simile sul Topo: siamo tornati ai tempi del Paperino eliminato dagli evroniani nel futuro alternativo di "Potere & Potenza" per livelli di maturità e di Disney "adulto"), e infine la rivelazione finale. Abbiamo ancora altre 30 pagine per concludere il tutto, siamo già arrivati a buon punto e tutto sommato potrebbe essere uno spazio sufficiente per finire il tutto in maniera degna.
Non so come continuerà la storia, potrebbe finire bene bene o male male, essere una storia brutta brutta o bella bella. Sicuramente il finale della prima parte, con Everett che si rivela essere il vero nemico, pronto ad affrontare PK a bordo di un robottone-esoscheletro da battaglia, fa molto...finale segreto di PK²! La prima e l'ultima tavola di questa prima parte della storia sembrano davvero parte di un PK² 19. E mi chiedo se Artibani non stia facendo proprio questo: raccontarci quello che nella sua testa sarebbe dovuto originariamente essere il finale di PK² (o almeno della sua prima parte, quella "terrestre", dato che sappiamo che l'azione si sarebbe dovuta spostare su Corona ad un certo punto), con un confronto finale tra Paperinik ed Everett Ducklair. Quello da sempre rimandato, quello che ci aspettavamo da quando disattivò Uno. Quello che non abbiamo avuto in PK² 18, quello che non abbiamo avuto neanche in tutto il PKNE, con PK e Uno che non gli serbano rancore, non gli chiedono spiegazioni e lo hanno trattato praticamente come un santo in tutte le sue ultime apparizioni. Quello che in fondo è da sempre un possibile finale della saga di PK in generale: lo scontro col creatore stesso della tecnologia che lo ha aiutato finora, con relativa scoperta, magari, di avere la stoffa dell'eroe anche senza di essa.

Ma se era prevedibile che (tra telepatia per creare illusioni e manipolare le percezioni, conoscenza dei segreti di Paperino/Paperinik, conoscenza della tecnologia Ducklair al punto da hackerarla con facilità) il colpevole fosse proprio Everett, non sono chiare le sue motivazioni. È vittima del suo lato oscuro? Ricattato, manipolato o controllato mentalmente da Juniper? O è semplicemente un modo per mettere alla prova Paperinik e dimostrargli che può essere un eroe anche senza scudo e tecnologia Ducklair? Da qui, magari, l'insistere di Abominio sullo scudo e il suo "che razza di eroe sei se è uno scudo che ti definisce?", il che farebbe ulteriormente supporre che il tutto finisca con un back to the basics del Paperinik classico senza scudo, senza Pikar, senza Uno, senza la DT e in generale senza la tecnologia Ducklair. Insomma, se Everett non è controllato né malvagio, vuole insegnare una lezione di vita a PK. Nella sua solita maniera da stronzo, un po' come i maestri sadici dei cartoni animati giapponesi vecchio stile. Non so quanto mi piacerebbe quest'ultima possibile soluzione dell'enigma, per quanto sia forse la più lineare. Ci vorrebbe molta bravura per convincermi della bontà di questa idea. Per questo sospendo il giudizio, in attesa del finale.
Però, a prescindere da come finirà, se mi soddisferà o mi lascerà l'amaro in bocca, intanto posso sicuramente dire che questo inizio della fine mi ha emozionato, entusiasmato e incuriosito. E quindi partiamo benissimo. Dove arriveremo, solo Artibani lo sa.
Quoto (si dice ancora così?).Sommo Zotnam ha scritto: ↑giovedì 12 marzo 2026, 12:03 Scopriamo con una nota di tristezza, almeno da parte mia, che anche nel presente (come nel futuro de "Gli Argini del Tempo") il Duckmall Center è in rovina: forse chiuso definitivamente, forse ha cambiato sede, forse in ristrutturazione (i cartelli dicono "lavori in corso").
Vi aspetto sull'Eco del Mondo! 
SPECIALE 30 ANNI - IL RITORNO DELLO SPILLATO

Non solo il Sommo Zotnam finalmente in cover, ma pure in un albo che è già sold-out. Da sconosciuto a famosissimo!
Mi sono chiesto dove collocare la recensione dello speciale "Meno uno all'alba", se su un topic apposito (nuova fase "PKEDA"?) o meno, e ho deciso di metterlo sempre qui, per fare pulizia. Perché comunque, aldilà del formato e delle eccezioni da festeggiamenti del trentennale, siamo comunque nella Fase 4, a prescindere se resterà o meno il "ritorno sul Topo" del titolo del topic (ora ha un nome ufficiale, "Ricordi tra le stelle", courtesy of Valerio "Grrodon" Paccagnella, anima del Sollazzo e nuovo demiurgo di PK tra Omnibus, rubriche e messa in ordine della collocazione editoriale delle storie). Perché nel frattempo le storie nel presente continuano (abbiamo "L'Esperimento Abominio", vedremo in futuro se ci sarà altro) e perché comunque, pure se in futuro PK dovesse proseguire con spillati anche "nel presente", non ha senso fare una "Fase 4" brevissima di tre storie (Rinascita, Metallo Pesante ed Esperimento Abominio) e passare subito alla "Fase 5". E perché le storie nel passato con nuova sigla non soppiantano le storie nel presente, che quindi restano parte del grande contenitore PKNE, salvo sorprese. Poi certo, è vero che c'è molta confusione sotto il cielo: abbiamo una storia sul settimanale Topolino (e poi DeLuxe) ambientata nel presente, due o tre spillati ambientati nel passato pre-PKNA, una serie di sei mini-storie brevi apparentemente autoconclusive e scollegate tra loro sul mensile Paperinik (di cui ancora sappiamo pochissimo) che POTREBBERO essere ambientate in un generico "eterno presente" (anzi "eterno passato") dell'epoca PKNA senza trama orizzontale. C'è da mettersi le mani nei capelli con tante pubblicazioni in formati così diversi e schizofrenici (salvo che poi le storie su Paperinik non si rivelino ambientate nell'epoca PKNE e ristampate in DeLuxe per omogeneità di formato). Calma e gesso, servirà pazienza, ma ce la faremo, a rimettere tutto in ordine.
Il problema è un altro, semmai. Ci troviamo di fronte a un bivio: potrebbe essere il momento migliore per i Pkers, in cui PK è più vivo che mai e in cui ci sarà un grande rilancio, oppure questa potrebbe essere la fine di PK, gli ultimi fuochi di artificio, la celebrazione di un funerale. La fine del PK come lo conosciamo, come una storia con una trama in evoluzione, sostituito da topolinizzazione, frittolizzazione, da storie generiche nel passato, più una celebrazione di personaggi e scenari che un vero tentativo di scrivere una storia di PK, con lo spirito di PK. Lo scopriremo, in un modo o nell'altro. Ma parliamo di questo albo, intanto.

Le spille, antico manufatto e potentissimo feticcio capace di fare impazzire il Pker medio
Intanto devo dirlo: è vero, il contenuto dovrebbe contare più del contenitore, però...che effetto che fa rivedere lo spillato, nello stesso formato e con la stessa grafica di PKNA (persino nelle rubriche interne!), quante emozioni che mi suscita rivedere quella mezza faccetta di Paperinik in alto a sinistra nella copertina, lo strappo col titolo sul lato (e 'sticavoli se le lettere del titolo non hanno l'ombreggiatura, suvvia). E ancora la pagina di intro con l'editoriale con il Paperinik che si cala dall'alto (via, sapete tutti di che immagine sto parlando).

Di QUESTA.
C'è un elemento di confusione, come se non confondesse già abbastanza fare specialoni prequel durante una Fase del PKNE (ma vabbè, consideriamoli gli speciali primaverili e autunnali di PKNE, come ai bei vecchi tempi dello specialone estivo). Il fatto che sia un "-1" a rigor di logica che dovrebbe essere un numero prima dello zero di PKNA. Ma il logo è cambiato, non è più "Paperinik New Adventures" bensì "Paperinik Early Days Adventures" (insomma, le avventure dei suoi primi giorni). Con tanto di abbreviazione accanto alla mezza faccia di PK nella cover: PKEDA. Il che doveva sembrare una genialata agli occhi di chi l'ha pensata, invece di una cosa insensata e schizofrenica: o è il -1 di PKNA o è lo 0 o l'1 della nuova serie "PKEDA". Ti rifai chiaramente a PKNA, ne sei un prequel ambientato cronologicamente prima...e cambi il nome? PKEDA è il -1 di cosa? Il prequel di un PKEDA 0? Ok, quisquilie, ma comunque un'illogicità abbastanza evitabile, soprattutto nel marasma di loghi, di testate, di fasi ecc. Come se il PKNE, e questa Fase Quattro in particolare, non fossero già abbastanza incasinati di loro. Cerchiamo di fare ordine e pulizia, please, anche per aiutare eventuali lettori e compratori che potrebbero scoraggiarsi dal recuperare tutto, non sapendo da dove cominciare. Oh.
Ma parliamo prima della storia. Non vi aspettate nulla di eclatante, per carità, ma è comunque godibile. Questa è una classica storia di Sisti che si diverte a giocare col mondo dei paperi, in maniera ironica e leggera (a volte troppo, a volte più misurato), ma allo stesso tempo tentando di ricucire quel legame sfilacciato tra Paperinik e PK, tra Topolino e PK, tra il mondo Disney Italia e PK, creando un affresco coeso, che regala perlomeno il profumo, l'illusione di un ingranaggio dove tutto torna. Sarà una bella bugia, ma ci crediamo, ed è questo l'importante.

Possiamo quasi immaginarci il movimento, incredibile Sciarrone
Ed è una storia prequel ambientata immediatamente prima di PKNA 0, che racconta gli eventi immediatamente precedenti. Paperino/Paperinik appare in sole 8 pagine (su 38): l'azione si concentra su altro, sugli Evroniani e le loro lotte di potere e...su zio Paperone e i Bassotti, che hanno la parte del leone. Partiamo dai disegni: è forse una delle migliori prove di Sciarrone dell'ultimo periodo, con un punto di incontro tra uno stile deformed e uno più classico "da Pikappa". Finalmente rivediamo gli interni delle navi evroniane con la loro struttura a "favo". E pazienza se in una vignetta gli evroniani sembrano avere dimensioni, altezze e prospettive un po' sballate, se poi Clax ci delizia con un Paperone super espressivo e con movenze degne di un personaggio "animato".

Siamo stati a tanto così dal trovarci "Krudelyodemon" come primo nemico in PKNA 0 ma c'è toccato Agron, la seconda scelta. Ah, Zotnam, non si parla con la bocca piena di fulmini. Fuochino, Clax. La coda parla, sì, ma non "spara laser". Quello è l'altro becco, la testa sul corpo.
E rivediamo anche il Sommo Zotnam, personaggio dimenticato da tutti, che qui ha forse più screentime di tutte le precedenti apparizioni su PKNA. E chissà se questo non sia un "rinfrescarci la memoria" in vista di un suo futuro ritorno sulle scene nel presente, che ci faccia capire definitivamente se la sua Nave Madre planetoide è stata toccata dalla caduta di Evron o se è ancora a zonzo per lo spazio a far danni...Bravo Sciarrone per essersi ricordato quale delle due teste è quella parlante...e pazienza se il balloon non è quello personalizzato con bordi rossicci frastagliati e se la bocca che lancia fulmini è quella sbagliata, glielo perdoniamo, dai.

La nascita di un'ossessione (e bentornato, Sommo Zotnam!)
E a Sciarrone perdoniamo anche il fatto che tutti gli archiatri abbiano l'aspetto di Zoster col visore/occhio cyborg (sebbene Sciarrone per primo, nel disegnare il personaggio la prima volta su "Ombre su Venere", stabilì che gli scienziati normali quel visore non ce l'hanno).

Ricordi, Sciarrone? (Non mi uccidere, ti prego...)
La storia è il solito Sisti buffacchione, con i nomi evroniani divertenti (Krudelyodemon, Kwantambizyon), gli evroniani patiti di Patemi (bell'idea), le lotte per la promozione tra sottoposti infimi, la gag dei Bassotti visti dagli evroniani come modello di società evoluta (tipi tutti uguali strapazzati da un superiore), Paperone che sfreccia a bordo del trolley e così via. Abbiamo anche i riferimenti alla continuity: Archimede cita "Il Paradiso della Valvola Muonica", già introdotto in Disney Parade e ripreso in PKNA 39, "Cronaufragio". Tanto per ribadire che PK è solo un altro nome per dire "Paperinik" e che non è un universo alternativo, appare l'iconico nemico Inquinator che...ohibò, non si era redento già alla sua seconda apparizione by Pezzin/DeVita, rivelandosi essere un timido rampollo con una maschera di gomma? Nessun problema, è un errore fatto da molti altri negli anni, ma Angus nel finale ci mette una pezza (poi ci torniamo su). Sisti ci spiega anche perché gli evroniani scelgano proprio Paperopoli come primo obiettivo (e no, non è per Patemi). Vediamo la coolflamizzazione di Sam Plot, il rapimento di Brad Van Beck (che ha l'aspetto con cui lo ritroveremo in PKNA 15 "Motore/Azione" di Faraci e Ziche, bravi Sisti e Sciarrone per essersi documentati, così come per il menzionare "Brenda" e "Liza", altri personaggi di Patemi di quella storia). Vediamo persino un cameo fanservice di Lyla che fa jogging seguita da Angus (c'è dietro tutta una storia che non conosceremo mai, chissà come c'è finito Angus in questa situazione...comunque è proprio da Lyla legare subito con l'ultimo arrivato in redazione).

Il fanservice che ci piace
Non so quanto i lettori saranno entusiasti di comprare uno spillato di PK e trovarci dentro...un'avventura di Paperon De' Paperoni. Perché è lui il vero protagonista dell'albo, ma non potrebbe essere altrimenti: è lui il vero motore della vicenda, colui che ha messo in moto gli eventi della grande saga di PK acquistando la Ducklair Tower, e questa è infatti la storia di come la comprò all'asta. Una storia molto alla "sliding doors" dove sono proprio gli evroniani a creare involontariamente le basi della loro disfatta, ritardando l'arrivo di Paperone all'asta e facendogli comprare l'ultimo bene rimasto per non perdere la faccia davanti a Rockerduck e agli altri miliardari rivali. E da lì sarebbe iniziato tutto, con Paperinik reso in grado di sgominare l'invasione evroniana. Si sono fregati con le loro stesse mani, insomma. Un momento sliding doors, quindi: e chissà se uno di quegli evroniani mutaforma che ha combinato questo macello sia proprio il caro vecchio Grrodon? In fondo i baffi/bargigli ce li hanno...

Ad ogni modo, è un Paperone perfetto, credibile, splendidamente reso vivo da Sciarrone. Si sa, zio Paperone è il personaggio che Sisti preferisce in assoluto, e si vede: è capace di reggere da solo il peso dell'intero albo, con la sua incredibile vitalità di papero più avventuroso del mondo.
Conclude l'albo un ulteriore riferimento alla mitica Master Story "Minaccia dall'Infinito" scritta sempre da Sisti e pubblicata sul magazine mensile "GM - Giovani Marmotte" negli stessi mesi in cui uscivano i numeri Zero (e ambientata nello stesso periodo!): i più attenti tra i Pker ricorderanno Paperone menzionare il meeting mondiale GM dei Mogol nello Zero e i nipotini stessi menzionare il viaggio al Polo Nord e il futuro viaggio in Africa nello Zero Barra Tre (eventi narrati nei primi tre capitoli della Master Story): Qui, Quo e Qua anche qui fanno riferimenti a una storia avvenuta trent'anni prima, che neanche tutti i Pkers conoscono, ma che aiuta a rendere più coeso e credibile il mondo in cui vivono i nostri paperi preferiti.

Cos'è questo, un episodio cross-over?
E l'ultima vignetta di quest'albo...è la prima in cui vedremo apparire Paperinik nello Zero, con la celebre "Ah, se tutte le notti fossero così tranquill...", un'attimo prima che i Coolflames tentino di rapire Paperilla Starry. La fine che si collega all'inizio. Cosa pensare di questa storia, dunque? Ho sentimenti ambivalenti. Sicuramente nostalgica, a tratti infantile e topolinizzata, ma comunque ben scritta. In fondo è un mondo precedente all'inizio di PKNA, e quindi tutto, persino gli evroniani, sono tratteggiati secondo lo stile del mondo Disney Italia pre-PKNA. Scelta giusta? Chissà. Sicuramente è Sisti che si diverte e fa quel che piace a lui, anche se non so se è quel che vogliono i lettori. Ma il suo lo sa fare, e nel mezzo ci mette pezzi di lore che denotano un lavoro tutt'altro che superficiale, di documentazione e integrazione tra fonti diverse.

Van Beck ha lo stesso aspetto che gli ha dato la Ziche in PKNA 15. Non era scontato e ne siamo lieti.
Tuttavia, in quest'albo la storia è la cosa forse meno interessante, piaccia o non piaccia. Perché la grande novità è il ritorno delle rubriche e di tutto ciò che rendeva PK...PK. E quindi ecco i PK Project con le tecnobubbole (un po' troppo ironiche, forse? Pazienza, gradiamo lo stesso). Ed ecco i PK Files, dove neanche stavolta vogliono mettere una scheda del personaggio di Zotnam (forse la metteranno solo quando lo faranno tornare in tempo per essere finalmente sconfitto da Paperinik, in un prossimo futuro?) preferendo metterci la meteora Krudelyodemon e soprattutto...Agron di Evron, il "tanghero stellare" del numero Zero! Nella scheda di Agron scopriamo anche le vicissitudini future dell'arrogante evroniano, che io personalmente ero convinto fosse lo stesso capo-squadriglia che veniva spazzato via con tutto il suo astroincursore dall'incrociatore dell'infuriato Generale Zondag in "Ombre su Venere". Il che non vuol dire che non sia vero anche questo e che Agron sia semplicemente riuscito a salvarsi la pellaccia in quell'occasione. A quanto pare è finalmente riuscito ad essere promosso a tenente (forse anche perché Zondag, troppo impegnato a saltare in aria in PKNA 1 e 15, non ha fatto in tempo ad accorgersene), ma solo due giorni prima della caduta dell'Impero.

E poi c'è il PK Travel con una guida che sembra un mix tra i "Riportage" del PK Team e i vari "Vedi alla voce Evron", una spassosa guida tra pianeti ad alto o basso contenuto emotivo per i nostri vampiri emozionali preferiti. E poi il PK Special, con i copioni delle prime puntate di Patemi (vediamo anche un "Redstone" come nome scelto per la regia, altro riferimento a PKNA 15, bravi!), farciti di "basito" degni di una puntata di Boris (bravissimi anche qui!). Poi abbiamo delle matite e chine di Sciarrone e...il pezzo forte.

Oh, sarà una cavolatina, ma ho riso.
Sì, perché è avvenuto, senza che ce ne rendessimo conto, un passaggio di consegne. Passare da lettore e fan ad autore e infine a...personaggio. Perché uno di noi, un Pker vero della prima ora, il nostro Valerio "Grrodon" Paccagnella de La Tana del Sollazzo (per gli amici e i nemici, "Grrodoni"), che già si era messo a curare l'Omnibus di PK e i redazionali di alcuni volumetti, qui diventa "per un giorno" non solo un membro del PK Team, ma anche...Angus Fangus! Ed è la sua penna dietro il PK Quiz iniziale (con citazioni a Spencer Rivermund di Patemi, il barksiano Marchese Scarampola, Mike Morrighan, il pianeta Corona, Asterix (!), i carzelloddi 'ngappucciati (immancabili!), Minaccia dall'Infinito delle GM e il nucciano Torneo delle Cento Porte, Rebo di Bottaro, il Calisota, WhizzKids, gli pteromunghi dell'Argaar, la "Bella Addormentata" del Paperinik di Martina e del Fantomius/Paperinik di Gervasio, indirettamente persino "Sensualità a Corte" del "Mai Dire Gol" dei tempi di PKNA ("il BELLISSIMO Brad Van Beck", come il baronetto Jean-Claude).

La cosa migliore di questo numero? Forse! Probabile! (Se avete letto il titolo cantando e non sapete perché, avete colto inconsciamente la citazione a quel DT che non sta per "Ducklair Tower")
E infine eccole, le Angus Fangus News. Ebbene sì, il Pker Valerio è diventato un personaggio Disney, la voce di Angus Fangus. Ed oltre a interpretarlo alla perfezione in maniera credibile, come se fosse nato per impersonarlo (e fossi in Paccagnella, visto il carattere del nostro kiwi neozelandese, mi farei due domande...), il nostro fa un'operazione di fixing di potenziali errori e sbavature, ricucendo e contribuendo al "make believe", alla sospensione dell'incredulità, al farcela bere, al farci considerare il tutto come pianificato, un orologio svizzero, un meccanismo ben oliato, una continuity solida, coesa e coerente. Angus/Grrodoni ci menziona il Calisota, ci regala gag come Tirtanic di James Camperòn, ci fa capire come ritenga la vita a Paperopoli tutt'altro che "uno sballo" (DuckTales reference, I see what you did there) ma soprattutto, in maniera non intrusiva e delicata, senza entrare a gamba tesa, ci sistema un blooper che veniva reiterato da anni: Inquinator.

Il vero volto del (primo?) Inquinator: il conte Percival Mac Candid! Mostrate questa immagine in redazione, ché mi sa che è poco nota...
Ritenuto uno dei più iconici avversari di Paperinik, il personaggio era in realtà apparso in sole due storie, entrambe del team Pezzin/De Vita...e nella seconda storia, veniva rivelato che la sua faccia da avvoltoio era solo una maschera di gomma: il criminale era in realtà un nobile rampollo, il timido, represso e fragile Percival MacCandid, tiranneggiato da una madre con la mania del pulito e divenuto Inquinator per reazione ribelle a ciò. Paperinik scopriva il segreto del suo nemico e lo aiutava a trovare la retta via, e quella fu la fine di Inquinator per molto tempo. Se non fosse che poi il personaggio venne riutilizzato: lo vediamo in UltraHeroes di nuovo dalla parte del male, lo vediamo in carcere (con la faccia da avvoltoio) ne "I giorni del disonore" del Paperinik di Gervasio. Lo vediamo pure nella storia cornice di raccordo del volume "Paperinik contro i Terribili Quattro" insieme a Perfidus il Perfido, Sapphire e Spectrus. Il volume ristampa l'unica apparizione di Perfidus, le prime due di Sapphire, le prime due di Spectrus...ma curiosamente di Inquinator pubblica solo la prima apparizione e non la seconda (nonostante sia l'unica altra apparizione e degli stessi autori della prima), forse perché pubblicarla avrebbe fatto porre un po' troppe domande.
Ebbene, Paccagnella/Fangus con un tratto di penna (o qualche digitata su tastiera) risolve il tutto, suggerendo che Percival McCandid fosse semplicemente il PRIMO Inquinator, mentre questo qui sarebbe...un emulo, un "copycat", il secondo individuo ad indossarne la maschera e a portarne il nome. Nel mondo dei supereroi e supercriminali, in fondo, cose del genere sono la prassi.
Ma non finisce qui: viene menzionata anche l'istintiva diffidenza di Angus nei confronti dei miliardari come Paperone ed Everett Ducklair. Paccagnella ci fa vedere la nascita dell'interesse del kiwi senza scrupoli nei confronti di Everett, il seme dell'inchiesta che avrebbe seguito in PKNA 16 "Manutenzione Straordinaria" e della faida che avrebbe avuto con lui in tutto PK² e oltre. Ci fa anche vedere l'inizio del suo interessarsi alla scomparsa di Brad Van Beck, facendo gongolare Angus in vista dell'encomio che si aspetta da parte del direttore (chi conosce la storia già sogghigna: in PKNA 0, il direttore Dan Woodstein gli urlerà in faccia furibondo, al contrario). E infine, ci mostra uno dei motivi (tra l'altro sensati) per cui diffida di Paperinik: in fondo, è l'erede di un ladro gentiluomo, dal passato "martiniano" tutt'altro che pulito...bene citare indirettamente Fantomius e contribuire a creare una grande lore che collega tutto, da Martina a Gervasio, da Barks a Rosa ai Maestri italiani di Topolino, da Topolino a Paperinik a PK, da Cavaglione a Bertani. Un piccolo trafiletto che fa fare passi da gigante alla percezione di credibilità, di continuity, di lore, di worldbuilding, di questo universo narrativo. Anche solo per questo grazie, Valerio.


Riconoscete queste vignette? E non fate i PRDQPkers lagnandovi che in originale era "tranquill...", su!
Cosa ci aspetta per il futuro? Abbiamo persino il teaser del prossimo numero, anche se non in terza di copertina bensì nell'ultima pagina, e non è proprio un teaser come quelli che conoscevamo, ma va bene lo stesso. Cosa dobbiamo aspettarci da questo PK -2/PKNA -2/PKEDA -2 che uscirà tra millemila mesi a ottobre? Il teaser mostra la base geostazionaria evroniana sopra Paperopoli, ma francamente dubito che vedremo gli Evroniani anche qui (in questo numero sembravano appena arrivati sulla Terra dopo la conquista di Xerba, non avevano ancora intrattenuto rapporti coi militari terrestri, quindi...). Potrebbe essere qualcosa di incentrato su Everett Ducklair, immagino. La sua vita su Corona? Il suo arrivo a Paperopoli? La sua crisi e la decisione di autoesiliarsi a Dhasam-Bul? O magari...LA NASCITA DI UNO? O, visto che Sisti ama questi giochini coi numeri...la nascita (o la caduta nelle tenebre) di Due? Chissà. Se lo spillato vende (e in tempo per il -2 lo sapranno, così potranno aggiungere o meno il teaser di un altro albo), ci sarà forse un -3, e lì cosa dovremo aspettarci? Lyla che inizia il suo lavoro sotto copertura a 00 News? Axel Alpha e un giovane Razziatore (o Kronin)? Tra l'altro, data la natura dei viaggi e paradossi temporali, Axel potrebbe addirittura finire definitivamente sconfitto e arrestato...in un prequel! O magari Stefan Vladuck? Vedremo.
Il futuro è incerto, potrebbe essere roseo o nero. Spero che Sisti non venga relegato per sempre a parlare del passato e spacciarci per PK roba che tale non è. Spero che riesca a cambiare registro oltre a quello buffacchione. Anche perché voglio che concluda degnamente le sue trame di PK, in particolare quella di Xadhoom. Da un lato è un periodo di grande confusione, dall'altro siamo messi sicuramente meglio di quell'anno triste dove uscì un solitario "Metallo Pesante". PK è come sempre a un bivio, e noi con lui. Il gioco si fa duro, vorremmo essere da un'altra parte, ma siamo comunque sempre tutti qui.

Non solo il Sommo Zotnam finalmente in cover, ma pure in un albo che è già sold-out. Da sconosciuto a famosissimo!
Mi sono chiesto dove collocare la recensione dello speciale "Meno uno all'alba", se su un topic apposito (nuova fase "PKEDA"?) o meno, e ho deciso di metterlo sempre qui, per fare pulizia. Perché comunque, aldilà del formato e delle eccezioni da festeggiamenti del trentennale, siamo comunque nella Fase 4, a prescindere se resterà o meno il "ritorno sul Topo" del titolo del topic (ora ha un nome ufficiale, "Ricordi tra le stelle", courtesy of Valerio "Grrodon" Paccagnella, anima del Sollazzo e nuovo demiurgo di PK tra Omnibus, rubriche e messa in ordine della collocazione editoriale delle storie). Perché nel frattempo le storie nel presente continuano (abbiamo "L'Esperimento Abominio", vedremo in futuro se ci sarà altro) e perché comunque, pure se in futuro PK dovesse proseguire con spillati anche "nel presente", non ha senso fare una "Fase 4" brevissima di tre storie (Rinascita, Metallo Pesante ed Esperimento Abominio) e passare subito alla "Fase 5". E perché le storie nel passato con nuova sigla non soppiantano le storie nel presente, che quindi restano parte del grande contenitore PKNE, salvo sorprese. Poi certo, è vero che c'è molta confusione sotto il cielo: abbiamo una storia sul settimanale Topolino (e poi DeLuxe) ambientata nel presente, due o tre spillati ambientati nel passato pre-PKNA, una serie di sei mini-storie brevi apparentemente autoconclusive e scollegate tra loro sul mensile Paperinik (di cui ancora sappiamo pochissimo) che POTREBBERO essere ambientate in un generico "eterno presente" (anzi "eterno passato") dell'epoca PKNA senza trama orizzontale. C'è da mettersi le mani nei capelli con tante pubblicazioni in formati così diversi e schizofrenici (salvo che poi le storie su Paperinik non si rivelino ambientate nell'epoca PKNE e ristampate in DeLuxe per omogeneità di formato). Calma e gesso, servirà pazienza, ma ce la faremo, a rimettere tutto in ordine.
Il problema è un altro, semmai. Ci troviamo di fronte a un bivio: potrebbe essere il momento migliore per i Pkers, in cui PK è più vivo che mai e in cui ci sarà un grande rilancio, oppure questa potrebbe essere la fine di PK, gli ultimi fuochi di artificio, la celebrazione di un funerale. La fine del PK come lo conosciamo, come una storia con una trama in evoluzione, sostituito da topolinizzazione, frittolizzazione, da storie generiche nel passato, più una celebrazione di personaggi e scenari che un vero tentativo di scrivere una storia di PK, con lo spirito di PK. Lo scopriremo, in un modo o nell'altro. Ma parliamo di questo albo, intanto.

Le spille, antico manufatto e potentissimo feticcio capace di fare impazzire il Pker medio
Intanto devo dirlo: è vero, il contenuto dovrebbe contare più del contenitore, però...che effetto che fa rivedere lo spillato, nello stesso formato e con la stessa grafica di PKNA (persino nelle rubriche interne!), quante emozioni che mi suscita rivedere quella mezza faccetta di Paperinik in alto a sinistra nella copertina, lo strappo col titolo sul lato (e 'sticavoli se le lettere del titolo non hanno l'ombreggiatura, suvvia). E ancora la pagina di intro con l'editoriale con il Paperinik che si cala dall'alto (via, sapete tutti di che immagine sto parlando).

Di QUESTA.
C'è un elemento di confusione, come se non confondesse già abbastanza fare specialoni prequel durante una Fase del PKNE (ma vabbè, consideriamoli gli speciali primaverili e autunnali di PKNE, come ai bei vecchi tempi dello specialone estivo). Il fatto che sia un "-1" a rigor di logica che dovrebbe essere un numero prima dello zero di PKNA. Ma il logo è cambiato, non è più "Paperinik New Adventures" bensì "Paperinik Early Days Adventures" (insomma, le avventure dei suoi primi giorni). Con tanto di abbreviazione accanto alla mezza faccia di PK nella cover: PKEDA. Il che doveva sembrare una genialata agli occhi di chi l'ha pensata, invece di una cosa insensata e schizofrenica: o è il -1 di PKNA o è lo 0 o l'1 della nuova serie "PKEDA". Ti rifai chiaramente a PKNA, ne sei un prequel ambientato cronologicamente prima...e cambi il nome? PKEDA è il -1 di cosa? Il prequel di un PKEDA 0? Ok, quisquilie, ma comunque un'illogicità abbastanza evitabile, soprattutto nel marasma di loghi, di testate, di fasi ecc. Come se il PKNE, e questa Fase Quattro in particolare, non fossero già abbastanza incasinati di loro. Cerchiamo di fare ordine e pulizia, please, anche per aiutare eventuali lettori e compratori che potrebbero scoraggiarsi dal recuperare tutto, non sapendo da dove cominciare. Oh.
Ma parliamo prima della storia. Non vi aspettate nulla di eclatante, per carità, ma è comunque godibile. Questa è una classica storia di Sisti che si diverte a giocare col mondo dei paperi, in maniera ironica e leggera (a volte troppo, a volte più misurato), ma allo stesso tempo tentando di ricucire quel legame sfilacciato tra Paperinik e PK, tra Topolino e PK, tra il mondo Disney Italia e PK, creando un affresco coeso, che regala perlomeno il profumo, l'illusione di un ingranaggio dove tutto torna. Sarà una bella bugia, ma ci crediamo, ed è questo l'importante.

Possiamo quasi immaginarci il movimento, incredibile Sciarrone
Ed è una storia prequel ambientata immediatamente prima di PKNA 0, che racconta gli eventi immediatamente precedenti. Paperino/Paperinik appare in sole 8 pagine (su 38): l'azione si concentra su altro, sugli Evroniani e le loro lotte di potere e...su zio Paperone e i Bassotti, che hanno la parte del leone. Partiamo dai disegni: è forse una delle migliori prove di Sciarrone dell'ultimo periodo, con un punto di incontro tra uno stile deformed e uno più classico "da Pikappa". Finalmente rivediamo gli interni delle navi evroniane con la loro struttura a "favo". E pazienza se in una vignetta gli evroniani sembrano avere dimensioni, altezze e prospettive un po' sballate, se poi Clax ci delizia con un Paperone super espressivo e con movenze degne di un personaggio "animato".

Siamo stati a tanto così dal trovarci "Krudelyodemon" come primo nemico in PKNA 0 ma c'è toccato Agron, la seconda scelta. Ah, Zotnam, non si parla con la bocca piena di fulmini. Fuochino, Clax. La coda parla, sì, ma non "spara laser". Quello è l'altro becco, la testa sul corpo.
E rivediamo anche il Sommo Zotnam, personaggio dimenticato da tutti, che qui ha forse più screentime di tutte le precedenti apparizioni su PKNA. E chissà se questo non sia un "rinfrescarci la memoria" in vista di un suo futuro ritorno sulle scene nel presente, che ci faccia capire definitivamente se la sua Nave Madre planetoide è stata toccata dalla caduta di Evron o se è ancora a zonzo per lo spazio a far danni...Bravo Sciarrone per essersi ricordato quale delle due teste è quella parlante...e pazienza se il balloon non è quello personalizzato con bordi rossicci frastagliati e se la bocca che lancia fulmini è quella sbagliata, glielo perdoniamo, dai.

La nascita di un'ossessione (e bentornato, Sommo Zotnam!)
E a Sciarrone perdoniamo anche il fatto che tutti gli archiatri abbiano l'aspetto di Zoster col visore/occhio cyborg (sebbene Sciarrone per primo, nel disegnare il personaggio la prima volta su "Ombre su Venere", stabilì che gli scienziati normali quel visore non ce l'hanno).

Ricordi, Sciarrone? (Non mi uccidere, ti prego...)
La storia è il solito Sisti buffacchione, con i nomi evroniani divertenti (Krudelyodemon, Kwantambizyon), gli evroniani patiti di Patemi (bell'idea), le lotte per la promozione tra sottoposti infimi, la gag dei Bassotti visti dagli evroniani come modello di società evoluta (tipi tutti uguali strapazzati da un superiore), Paperone che sfreccia a bordo del trolley e così via. Abbiamo anche i riferimenti alla continuity: Archimede cita "Il Paradiso della Valvola Muonica", già introdotto in Disney Parade e ripreso in PKNA 39, "Cronaufragio". Tanto per ribadire che PK è solo un altro nome per dire "Paperinik" e che non è un universo alternativo, appare l'iconico nemico Inquinator che...ohibò, non si era redento già alla sua seconda apparizione by Pezzin/DeVita, rivelandosi essere un timido rampollo con una maschera di gomma? Nessun problema, è un errore fatto da molti altri negli anni, ma Angus nel finale ci mette una pezza (poi ci torniamo su). Sisti ci spiega anche perché gli evroniani scelgano proprio Paperopoli come primo obiettivo (e no, non è per Patemi). Vediamo la coolflamizzazione di Sam Plot, il rapimento di Brad Van Beck (che ha l'aspetto con cui lo ritroveremo in PKNA 15 "Motore/Azione" di Faraci e Ziche, bravi Sisti e Sciarrone per essersi documentati, così come per il menzionare "Brenda" e "Liza", altri personaggi di Patemi di quella storia). Vediamo persino un cameo fanservice di Lyla che fa jogging seguita da Angus (c'è dietro tutta una storia che non conosceremo mai, chissà come c'è finito Angus in questa situazione...comunque è proprio da Lyla legare subito con l'ultimo arrivato in redazione).

Il fanservice che ci piace
Non so quanto i lettori saranno entusiasti di comprare uno spillato di PK e trovarci dentro...un'avventura di Paperon De' Paperoni. Perché è lui il vero protagonista dell'albo, ma non potrebbe essere altrimenti: è lui il vero motore della vicenda, colui che ha messo in moto gli eventi della grande saga di PK acquistando la Ducklair Tower, e questa è infatti la storia di come la comprò all'asta. Una storia molto alla "sliding doors" dove sono proprio gli evroniani a creare involontariamente le basi della loro disfatta, ritardando l'arrivo di Paperone all'asta e facendogli comprare l'ultimo bene rimasto per non perdere la faccia davanti a Rockerduck e agli altri miliardari rivali. E da lì sarebbe iniziato tutto, con Paperinik reso in grado di sgominare l'invasione evroniana. Si sono fregati con le loro stesse mani, insomma. Un momento sliding doors, quindi: e chissà se uno di quegli evroniani mutaforma che ha combinato questo macello sia proprio il caro vecchio Grrodon? In fondo i baffi/bargigli ce li hanno...

Ad ogni modo, è un Paperone perfetto, credibile, splendidamente reso vivo da Sciarrone. Si sa, zio Paperone è il personaggio che Sisti preferisce in assoluto, e si vede: è capace di reggere da solo il peso dell'intero albo, con la sua incredibile vitalità di papero più avventuroso del mondo.
Conclude l'albo un ulteriore riferimento alla mitica Master Story "Minaccia dall'Infinito" scritta sempre da Sisti e pubblicata sul magazine mensile "GM - Giovani Marmotte" negli stessi mesi in cui uscivano i numeri Zero (e ambientata nello stesso periodo!): i più attenti tra i Pker ricorderanno Paperone menzionare il meeting mondiale GM dei Mogol nello Zero e i nipotini stessi menzionare il viaggio al Polo Nord e il futuro viaggio in Africa nello Zero Barra Tre (eventi narrati nei primi tre capitoli della Master Story): Qui, Quo e Qua anche qui fanno riferimenti a una storia avvenuta trent'anni prima, che neanche tutti i Pkers conoscono, ma che aiuta a rendere più coeso e credibile il mondo in cui vivono i nostri paperi preferiti.

Cos'è questo, un episodio cross-over?
E l'ultima vignetta di quest'albo...è la prima in cui vedremo apparire Paperinik nello Zero, con la celebre "Ah, se tutte le notti fossero così tranquill...", un'attimo prima che i Coolflames tentino di rapire Paperilla Starry. La fine che si collega all'inizio. Cosa pensare di questa storia, dunque? Ho sentimenti ambivalenti. Sicuramente nostalgica, a tratti infantile e topolinizzata, ma comunque ben scritta. In fondo è un mondo precedente all'inizio di PKNA, e quindi tutto, persino gli evroniani, sono tratteggiati secondo lo stile del mondo Disney Italia pre-PKNA. Scelta giusta? Chissà. Sicuramente è Sisti che si diverte e fa quel che piace a lui, anche se non so se è quel che vogliono i lettori. Ma il suo lo sa fare, e nel mezzo ci mette pezzi di lore che denotano un lavoro tutt'altro che superficiale, di documentazione e integrazione tra fonti diverse.

Van Beck ha lo stesso aspetto che gli ha dato la Ziche in PKNA 15. Non era scontato e ne siamo lieti.
Tuttavia, in quest'albo la storia è la cosa forse meno interessante, piaccia o non piaccia. Perché la grande novità è il ritorno delle rubriche e di tutto ciò che rendeva PK...PK. E quindi ecco i PK Project con le tecnobubbole (un po' troppo ironiche, forse? Pazienza, gradiamo lo stesso). Ed ecco i PK Files, dove neanche stavolta vogliono mettere una scheda del personaggio di Zotnam (forse la metteranno solo quando lo faranno tornare in tempo per essere finalmente sconfitto da Paperinik, in un prossimo futuro?) preferendo metterci la meteora Krudelyodemon e soprattutto...Agron di Evron, il "tanghero stellare" del numero Zero! Nella scheda di Agron scopriamo anche le vicissitudini future dell'arrogante evroniano, che io personalmente ero convinto fosse lo stesso capo-squadriglia che veniva spazzato via con tutto il suo astroincursore dall'incrociatore dell'infuriato Generale Zondag in "Ombre su Venere". Il che non vuol dire che non sia vero anche questo e che Agron sia semplicemente riuscito a salvarsi la pellaccia in quell'occasione. A quanto pare è finalmente riuscito ad essere promosso a tenente (forse anche perché Zondag, troppo impegnato a saltare in aria in PKNA 1 e 15, non ha fatto in tempo ad accorgersene), ma solo due giorni prima della caduta dell'Impero.

E poi c'è il PK Travel con una guida che sembra un mix tra i "Riportage" del PK Team e i vari "Vedi alla voce Evron", una spassosa guida tra pianeti ad alto o basso contenuto emotivo per i nostri vampiri emozionali preferiti. E poi il PK Special, con i copioni delle prime puntate di Patemi (vediamo anche un "Redstone" come nome scelto per la regia, altro riferimento a PKNA 15, bravi!), farciti di "basito" degni di una puntata di Boris (bravissimi anche qui!). Poi abbiamo delle matite e chine di Sciarrone e...il pezzo forte.

Oh, sarà una cavolatina, ma ho riso.
Sì, perché è avvenuto, senza che ce ne rendessimo conto, un passaggio di consegne. Passare da lettore e fan ad autore e infine a...personaggio. Perché uno di noi, un Pker vero della prima ora, il nostro Valerio "Grrodon" Paccagnella de La Tana del Sollazzo (per gli amici e i nemici, "Grrodoni"), che già si era messo a curare l'Omnibus di PK e i redazionali di alcuni volumetti, qui diventa "per un giorno" non solo un membro del PK Team, ma anche...Angus Fangus! Ed è la sua penna dietro il PK Quiz iniziale (con citazioni a Spencer Rivermund di Patemi, il barksiano Marchese Scarampola, Mike Morrighan, il pianeta Corona, Asterix (!), i carzelloddi 'ngappucciati (immancabili!), Minaccia dall'Infinito delle GM e il nucciano Torneo delle Cento Porte, Rebo di Bottaro, il Calisota, WhizzKids, gli pteromunghi dell'Argaar, la "Bella Addormentata" del Paperinik di Martina e del Fantomius/Paperinik di Gervasio, indirettamente persino "Sensualità a Corte" del "Mai Dire Gol" dei tempi di PKNA ("il BELLISSIMO Brad Van Beck", come il baronetto Jean-Claude).

La cosa migliore di questo numero? Forse! Probabile! (Se avete letto il titolo cantando e non sapete perché, avete colto inconsciamente la citazione a quel DT che non sta per "Ducklair Tower")
E infine eccole, le Angus Fangus News. Ebbene sì, il Pker Valerio è diventato un personaggio Disney, la voce di Angus Fangus. Ed oltre a interpretarlo alla perfezione in maniera credibile, come se fosse nato per impersonarlo (e fossi in Paccagnella, visto il carattere del nostro kiwi neozelandese, mi farei due domande...), il nostro fa un'operazione di fixing di potenziali errori e sbavature, ricucendo e contribuendo al "make believe", alla sospensione dell'incredulità, al farcela bere, al farci considerare il tutto come pianificato, un orologio svizzero, un meccanismo ben oliato, una continuity solida, coesa e coerente. Angus/Grrodoni ci menziona il Calisota, ci regala gag come Tirtanic di James Camperòn, ci fa capire come ritenga la vita a Paperopoli tutt'altro che "uno sballo" (DuckTales reference, I see what you did there) ma soprattutto, in maniera non intrusiva e delicata, senza entrare a gamba tesa, ci sistema un blooper che veniva reiterato da anni: Inquinator.

Il vero volto del (primo?) Inquinator: il conte Percival Mac Candid! Mostrate questa immagine in redazione, ché mi sa che è poco nota...
Ritenuto uno dei più iconici avversari di Paperinik, il personaggio era in realtà apparso in sole due storie, entrambe del team Pezzin/De Vita...e nella seconda storia, veniva rivelato che la sua faccia da avvoltoio era solo una maschera di gomma: il criminale era in realtà un nobile rampollo, il timido, represso e fragile Percival MacCandid, tiranneggiato da una madre con la mania del pulito e divenuto Inquinator per reazione ribelle a ciò. Paperinik scopriva il segreto del suo nemico e lo aiutava a trovare la retta via, e quella fu la fine di Inquinator per molto tempo. Se non fosse che poi il personaggio venne riutilizzato: lo vediamo in UltraHeroes di nuovo dalla parte del male, lo vediamo in carcere (con la faccia da avvoltoio) ne "I giorni del disonore" del Paperinik di Gervasio. Lo vediamo pure nella storia cornice di raccordo del volume "Paperinik contro i Terribili Quattro" insieme a Perfidus il Perfido, Sapphire e Spectrus. Il volume ristampa l'unica apparizione di Perfidus, le prime due di Sapphire, le prime due di Spectrus...ma curiosamente di Inquinator pubblica solo la prima apparizione e non la seconda (nonostante sia l'unica altra apparizione e degli stessi autori della prima), forse perché pubblicarla avrebbe fatto porre un po' troppe domande.
Ebbene, Paccagnella/Fangus con un tratto di penna (o qualche digitata su tastiera) risolve il tutto, suggerendo che Percival McCandid fosse semplicemente il PRIMO Inquinator, mentre questo qui sarebbe...un emulo, un "copycat", il secondo individuo ad indossarne la maschera e a portarne il nome. Nel mondo dei supereroi e supercriminali, in fondo, cose del genere sono la prassi.
Ma non finisce qui: viene menzionata anche l'istintiva diffidenza di Angus nei confronti dei miliardari come Paperone ed Everett Ducklair. Paccagnella ci fa vedere la nascita dell'interesse del kiwi senza scrupoli nei confronti di Everett, il seme dell'inchiesta che avrebbe seguito in PKNA 16 "Manutenzione Straordinaria" e della faida che avrebbe avuto con lui in tutto PK² e oltre. Ci fa anche vedere l'inizio del suo interessarsi alla scomparsa di Brad Van Beck, facendo gongolare Angus in vista dell'encomio che si aspetta da parte del direttore (chi conosce la storia già sogghigna: in PKNA 0, il direttore Dan Woodstein gli urlerà in faccia furibondo, al contrario). E infine, ci mostra uno dei motivi (tra l'altro sensati) per cui diffida di Paperinik: in fondo, è l'erede di un ladro gentiluomo, dal passato "martiniano" tutt'altro che pulito...bene citare indirettamente Fantomius e contribuire a creare una grande lore che collega tutto, da Martina a Gervasio, da Barks a Rosa ai Maestri italiani di Topolino, da Topolino a Paperinik a PK, da Cavaglione a Bertani. Un piccolo trafiletto che fa fare passi da gigante alla percezione di credibilità, di continuity, di lore, di worldbuilding, di questo universo narrativo. Anche solo per questo grazie, Valerio.


Riconoscete queste vignette? E non fate i PRDQPkers lagnandovi che in originale era "tranquill...", su!
Cosa ci aspetta per il futuro? Abbiamo persino il teaser del prossimo numero, anche se non in terza di copertina bensì nell'ultima pagina, e non è proprio un teaser come quelli che conoscevamo, ma va bene lo stesso. Cosa dobbiamo aspettarci da questo PK -2/PKNA -2/PKEDA -2 che uscirà tra millemila mesi a ottobre? Il teaser mostra la base geostazionaria evroniana sopra Paperopoli, ma francamente dubito che vedremo gli Evroniani anche qui (in questo numero sembravano appena arrivati sulla Terra dopo la conquista di Xerba, non avevano ancora intrattenuto rapporti coi militari terrestri, quindi...). Potrebbe essere qualcosa di incentrato su Everett Ducklair, immagino. La sua vita su Corona? Il suo arrivo a Paperopoli? La sua crisi e la decisione di autoesiliarsi a Dhasam-Bul? O magari...LA NASCITA DI UNO? O, visto che Sisti ama questi giochini coi numeri...la nascita (o la caduta nelle tenebre) di Due? Chissà. Se lo spillato vende (e in tempo per il -2 lo sapranno, così potranno aggiungere o meno il teaser di un altro albo), ci sarà forse un -3, e lì cosa dovremo aspettarci? Lyla che inizia il suo lavoro sotto copertura a 00 News? Axel Alpha e un giovane Razziatore (o Kronin)? Tra l'altro, data la natura dei viaggi e paradossi temporali, Axel potrebbe addirittura finire definitivamente sconfitto e arrestato...in un prequel! O magari Stefan Vladuck? Vedremo.
Il futuro è incerto, potrebbe essere roseo o nero. Spero che Sisti non venga relegato per sempre a parlare del passato e spacciarci per PK roba che tale non è. Spero che riesca a cambiare registro oltre a quello buffacchione. Anche perché voglio che concluda degnamente le sue trame di PK, in particolare quella di Xadhoom. Da un lato è un periodo di grande confusione, dall'altro siamo messi sicuramente meglio di quell'anno triste dove uscì un solitario "Metallo Pesante". PK è come sempre a un bivio, e noi con lui. Il gioco si fa duro, vorremmo essere da un'altra parte, ma siamo comunque sempre tutti qui.
Due parole sulla prima parte di Operazione Abominio.
Molto promettente.
Comincia con i feels, un presunto addio (per il momento rimandato), un omaggio all'intera epopea di Pk, passando poi a un thriller con un Paperino alla prese con un misterioso nemico senza scrupoli che minaccia lui e famiglia senza tanti giri di parole, pure se stiamo sul Topolino.
Ottima l'atmosfera da finale di serie.
Incuriosisce il plot twist alla fine, non vedo l'ora di leggere la prossima parte.
Molto promettente.
Comincia con i feels, un presunto addio (per il momento rimandato), un omaggio all'intera epopea di Pk, passando poi a un thriller con un Paperino alla prese con un misterioso nemico senza scrupoli che minaccia lui e famiglia senza tanti giri di parole, pure se stiamo sul Topolino.
Ottima l'atmosfera da finale di serie.
Incuriosisce il plot twist alla fine, non vedo l'ora di leggere la prossima parte.
Vorrei intanto come prima cosa parlare dello spillato PKEDA -1 (titolo che mi ricorda molto la Early Day Collection di yu-gi-oh!, così a caso) e della sua distribuzione. Ho visto ovunque post e messaggi sulla cattiva distribuzione dell'albo. Edicole a cui non è arrivato proprio, e la mia edicola che attualmente ha ancora 4 copie in vendita. Questo mi rattrista perché è una mezza occasione persa dopo tutta la pubblicità che è stata fatta e stanno facendo per il 30ennale.
Passando all'albo in sé, ho trovato la storia davvero bella, c'è qualche piccolo errore di continuity
[spoiler]come il mancato acquisto delle mi pare Duckdecks e Compap? potrei sbagliarmi sui nomi[/spoiler]
ma sfogliare un albo che sembra consegnatoci tra le mani direttamente dalla Tempolizia è veramente bello ed emozionante. L'ho preso alle 7:20 di mattina il giorno stesso che è uscito in edicola, e l'ho tenuto per tutto il giorno lavorativo sulla mia scrivania vicino al computer, a tenermi compagnia.
Non ho mai nascosto il mio pensare che Sciarrone abbia acquisito identità nel tempo, ma che per me abbia perso quell'appeal e quel tratto che tanto amavo ai tempi di PKNA. Quelle braccia cicciotte di PK e quei capelli spettinati li amavo, e non vederli più mi fa scendere una lacrimuccia amara.
La storia la trovo godibile, scorrevole (più della prima parte di Esperimento Abominio, che con quei cambi di scena continui mi ci sono perso un attimo), e comica al punto giusto. Un bel raccordo tra il Paperinik classico e il Paperinik megafico.
Forse ho trovato un po' troppo comiche alcune rubriche, come i Pk Project, davvero tanto comici e poco "scientifici", a differenza di quelli dell'epoca.
Un plauso al Grrodoni per l'Angus Fangus News, personaggio centrato in pieno.
Passo a Esperimento Abominio:
Ho letto ieri la seconda parte
[spoiler]Di nuovo si switcha tra un Ducklair buono a uno cattivo e viceversa, ho trovato il tutto troppo veloce (e non è una critica agli autori), le poche pagine hanno costretto a quel lungo spiegone del ducklair cattivo che tanto lo fa uscire dal personaggio che dovrebbe interpretare. Pk risolve tutto meglio della mia psicologa[/spoiler]
In generale apprezzo invece molto tutto il lavoro di continuità, e appresso che il plot twist [spoiler]non fosse solo un test. Fiu, veramente un sospiro di sollievo.[/spoiler]
Detto tutto ciò, questi sono i miei pensieri. Concludo dicendo che per ora ho apprezzato più lo spillato -1 che Esperimento Abominio, ma per poco poco. Ora vediamo come se la lotteranno il -2 e i testi di Testi.
Passando all'albo in sé, ho trovato la storia davvero bella, c'è qualche piccolo errore di continuity
[spoiler]come il mancato acquisto delle mi pare Duckdecks e Compap? potrei sbagliarmi sui nomi[/spoiler]
ma sfogliare un albo che sembra consegnatoci tra le mani direttamente dalla Tempolizia è veramente bello ed emozionante. L'ho preso alle 7:20 di mattina il giorno stesso che è uscito in edicola, e l'ho tenuto per tutto il giorno lavorativo sulla mia scrivania vicino al computer, a tenermi compagnia.
Non ho mai nascosto il mio pensare che Sciarrone abbia acquisito identità nel tempo, ma che per me abbia perso quell'appeal e quel tratto che tanto amavo ai tempi di PKNA. Quelle braccia cicciotte di PK e quei capelli spettinati li amavo, e non vederli più mi fa scendere una lacrimuccia amara.
La storia la trovo godibile, scorrevole (più della prima parte di Esperimento Abominio, che con quei cambi di scena continui mi ci sono perso un attimo), e comica al punto giusto. Un bel raccordo tra il Paperinik classico e il Paperinik megafico.
Forse ho trovato un po' troppo comiche alcune rubriche, come i Pk Project, davvero tanto comici e poco "scientifici", a differenza di quelli dell'epoca.
Un plauso al Grrodoni per l'Angus Fangus News, personaggio centrato in pieno.
Passo a Esperimento Abominio:
Ho letto ieri la seconda parte
[spoiler]Di nuovo si switcha tra un Ducklair buono a uno cattivo e viceversa, ho trovato il tutto troppo veloce (e non è una critica agli autori), le poche pagine hanno costretto a quel lungo spiegone del ducklair cattivo che tanto lo fa uscire dal personaggio che dovrebbe interpretare. Pk risolve tutto meglio della mia psicologa[/spoiler]
In generale apprezzo invece molto tutto il lavoro di continuità, e appresso che il plot twist [spoiler]non fosse solo un test. Fiu, veramente un sospiro di sollievo.[/spoiler]
Detto tutto ciò, questi sono i miei pensieri. Concludo dicendo che per ora ho apprezzato più lo spillato -1 che Esperimento Abominio, ma per poco poco. Ora vediamo come se la lotteranno il -2 e i testi di Testi.
Allora, riciccio fuori dal buco in cui mi ero nascosto per dire una cosa a cui non crederà nessuno, ma la dico lo stesso.
Caro Francesco Artibani, sei stato BRAVO.
Ma partiamo dalle note negative, perché so che vi aspettavate quelle.
La prima parte di Abominio non mi aveva detto nulla, a mio avviso era null'altro che una summa dei topos di Artibani nelle sue storie precedenti di PKNE.
...le note negative si esauriscono qui.
La seconda parte mi è piaciuta.
Non ho fatto caso alle incongruenze notate da quelli del Papersera. Okay, forse sono d'accordo sulla critica a
[spoiler]Pikappa fa la psicanalisi a Everett con un discorso che pare imparato a memoria[/spoiler]
ma anche stica. La storia è scorrevole, si fa leggere volentieri. E questo grazie alla struttura dei dialoghi.
Devo fare un sincero applauso ad Artibani che è riuscito a distaccarsi dallo schema che aveva infestato le storie di qualche anno fa.ù
Parlo del fatto che nelle nuvolette i dialoghi seguivano sempre questo schema qua (diffuso in PKNE, ma anche in Il segreto di Cuordipietra):
"Frase 1! Frase 2! Frase 3!"
oppure
"Frase 1! Frase 2..."
o ancora, lo schema più fastidioso di tutti
"Frase 1... e/ma frase 2!"
Quel maledetto tic dei personaggi che devono tirare il fiato prima di aggiungere altro al loro discorso rendeva i dialoghi veramente faticosi e fastidiosi da leggere.
Nelle sue storie recenti (non compro più Topolino ogni settimana, ma ricordo bene la saga di Topolino e la via della storia) ho notato che questo vizio è calato notevolmente. Non so se è per il fatto che l'avevo già fatto notare ai tempi de Il Marchio di Moldrock (sicuramente no) o perché semplicemente il suo stile si è evoluto nel frattempo, ma in ogni caso devo dirlo: bravo Artibani, continua così.
Caro Francesco Artibani, sei stato BRAVO.
Ma partiamo dalle note negative, perché so che vi aspettavate quelle.
La prima parte di Abominio non mi aveva detto nulla, a mio avviso era null'altro che una summa dei topos di Artibani nelle sue storie precedenti di PKNE.
...le note negative si esauriscono qui.
La seconda parte mi è piaciuta.
Non ho fatto caso alle incongruenze notate da quelli del Papersera. Okay, forse sono d'accordo sulla critica a
[spoiler]Pikappa fa la psicanalisi a Everett con un discorso che pare imparato a memoria[/spoiler]
ma anche stica. La storia è scorrevole, si fa leggere volentieri. E questo grazie alla struttura dei dialoghi.
Devo fare un sincero applauso ad Artibani che è riuscito a distaccarsi dallo schema che aveva infestato le storie di qualche anno fa.ù
Parlo del fatto che nelle nuvolette i dialoghi seguivano sempre questo schema qua (diffuso in PKNE, ma anche in Il segreto di Cuordipietra):
"Frase 1! Frase 2! Frase 3!"
oppure
"Frase 1! Frase 2..."
o ancora, lo schema più fastidioso di tutti
"Frase 1... e/ma frase 2!"
Quel maledetto tic dei personaggi che devono tirare il fiato prima di aggiungere altro al loro discorso rendeva i dialoghi veramente faticosi e fastidiosi da leggere.
Nelle sue storie recenti (non compro più Topolino ogni settimana, ma ricordo bene la saga di Topolino e la via della storia) ho notato che questo vizio è calato notevolmente. Non so se è per il fatto che l'avevo già fatto notare ai tempi de Il Marchio di Moldrock (sicuramente no) o perché semplicemente il suo stile si è evoluto nel frattempo, ma in ogni caso devo dirlo: bravo Artibani, continua così.
Letto anche la seconda parte.
Beh che dire, ottimo finale di serie.
Pk saluta il suo compagno di avventure, Everett parte per una missione di cui probabilmente non sentiremo più parlare, il tutto citando graficamente Pk2 Affari di famiglia.
Tutto ok quindi. Finalmente la saga di Pk può dirsi conclusa.
Come? Uno aveva raggiunto una svolta sull'indagine che stava compiendo per Xadhoom? Storia di Faraci in arrivo? Col multiverso? Storie di Testi sul Paperinik mensile? Perché c'è Uno nelle prime vignette che circolano online?
La storia in sé è ottima, corregge il tiro su alcune cose che avevano fatto storcere il naso leggendo le precedenti avventure di Artibani, ma perché è uscita questa storia ora, penalizzata da delle cover generiche col Papersera in copertina, sempre posizionata seconda nell'indice subito dopo a una storia "generica" del topo, limitata a due soli episodi che hanno dovuto condensare un sacco di informazioni (nonostante questo la storia funziona, però...)
Mi sento come quando Twin Peaks proseguiva dopo aver catturato l'assassino.
E temo, visti i recenti annunci e rumor, che come nella serie classica di Lynch ora cominceremo ad avere trame generiche senza progressione.
E per favore, il multiverso no, vi prego...
Beh che dire, ottimo finale di serie.
Pk saluta il suo compagno di avventure, Everett parte per una missione di cui probabilmente non sentiremo più parlare, il tutto citando graficamente Pk2 Affari di famiglia.
Tutto ok quindi. Finalmente la saga di Pk può dirsi conclusa.
Come? Uno aveva raggiunto una svolta sull'indagine che stava compiendo per Xadhoom? Storia di Faraci in arrivo? Col multiverso? Storie di Testi sul Paperinik mensile? Perché c'è Uno nelle prime vignette che circolano online?
La storia in sé è ottima, corregge il tiro su alcune cose che avevano fatto storcere il naso leggendo le precedenti avventure di Artibani, ma perché è uscita questa storia ora, penalizzata da delle cover generiche col Papersera in copertina, sempre posizionata seconda nell'indice subito dopo a una storia "generica" del topo, limitata a due soli episodi che hanno dovuto condensare un sacco di informazioni (nonostante questo la storia funziona, però...)
Mi sento come quando Twin Peaks proseguiva dopo aver catturato l'assassino.
E temo, visti i recenti annunci e rumor, che come nella serie classica di Lynch ora cominceremo ad avere trame generiche senza progressione.
E per favore, il multiverso no, vi prego...
Ho aspettato un po' prima di scrivere qualcosa, perché volevo trovare il modo giusto per dirlo. Sarò più breve del solito, forse. Il finale de "L'Esperimento Abominio" mi è piaciuto e pure molto, ma sono piuttosto preoccupato per il presente e il futuro di PK.

Se dovessi analizzare la storia in quanto tale a prescindere dal contesto, esulterei senza riserve. Un plauso ad Artibani e Pastrovicchio: testi e disegni sono ai massimi livelli.
Questa storia è uno splendido canto del cigno di Artibani. Sin quando lessi PKNA 0 trent'anni fa, sospettai che l'ultimo nemico per Paperinik non sarebbero stati gli evroniani, ma proprio quell'Everett Ducklair da cui tutto era iniziato. Questo confronto finale è la chiusura di un cerchio, una chiusura semplice, pulita, giusta. Al netto di retcon ampiamente spiegabili e che comunque non ritengo rovinino la poetica del personaggio di Everett. Artibani riesce a farci tremare, a farci ridere con gag e battute ("specchio riflesso 2.0", lol) e a farci commuovere, con i ricordi felici di Everett su Corona con moglie e figli e...il saluto finale di Paperino al suo amico Uno, persino più affettuoso di quello della prima parte di questa storia.
Impossibile trattenere la lacrimuccia. Artibani me l'ha fatta, facendomi piangere come nel primo numero di PK². E questo potrebbe essere stato un ottimo finale per PK². Ed è un ottimo finale per la saga di PK in toto. Il fato di Uno ed Everett non creerebbe neanche grossi problemi: in PKTube 6 di Sisti li vediamo tornare sulla Terra dopo qualche tempo (mesi? Anni?) e per quanto ne sappiamo potrebbe tranquillamente essere il loro ritorno dal viaggio iniziato proprio in questo numero (con qualche deviazione successiva a zonzo per lo spazio per "cambiare il destino di interi mondi"). Certo, Artibani ci prova, a fingere che non sia tutto definitivo, ribadendo che quello tra Pikappa e Uno è solo "un lungo arrivederci", lasciandogli la DT e lo scudo, persino con nuovi optional e un manuale di istruzioni aggiornato. Ma non toglie le vibes da finale di serie. E sarebbe un buon finale.
Ora, il problema è esattamente questo: ci hanno messi nella posizione scomoda di dover rinnegare, sconfessare o comunque sminuire quello che sarebbe un degno finale per l'intera saga di PK. Eppure è l'unica posizione possibile.
Perché è rimasta roba grossa in sospeso e non parliamo di minuzie, ma della trama di Xadhoom, personaggio fondamentale, il primo ad apparire sin dalle prime pagine dello storico numero Zero. Quella di Xadhoom è stata per molti anni l'esempio perfetto di una storyline chiusa in maniera pulita, ci aveva fatto capire che quella di PK era una storia che andava verso una conclusione, non era un eterno presente immutabile. Ma nel PKNE la trama è stata riaperta e da allora non riposa più in pace: Sisti pare avere grandi piani in mente, promettendo un finale degno del precedente, lasciato in sospeso dall'ultima pagina di "Esprimi un desiderio" nel Fuoriserie, che anticipava sviluppi interessanti. Con la chiusura del Fuoriserie è rimasto tutto nel limbo e non potremo parlare di finale di PK finché perlomeno questo tassello non troverà una collocazione nel puzzle.

Ma come proseguire, dopo questa storia? Ci sono tanti modi per riaprire la questione, ne ho accennati anche nella recensione del precedente numero, potrei elencarli tutti ma non lo farò. Perché sono tutte soluzioni...sgraziate, che rovinano comunque il momento di intenso climax emotivo e lirico del finale di questa storia. Ed è un vero peccato.
Artibani ha fatto bene a voler dare una chiusura a PK, ma in un contesto editoriale più sano sarebbe stato fatto con una tempistica differente, coordinandosi con Sisti per chiudere perlomeno la roba grossa, prima.
Personalmente ritengo molto grave e preoccupante che non sia stato fatto. A mancare, un po' in tutto il progetto PKNE, ed è responsabilità di entrambe le direzioni di Topolino che hanno gestito la cosa, è stato il coordinamento tra autori, che impedisse che ognuno si facesse il suo PK personale. Come se PK fosse un'opinione, non una storia.
E il resto del trentennale non mi fa ben sperare in tal senso: finora abbiamo avuto una chiusura di PK prima che PK sia stato chiuso come si deve, poi dei prequel pre-PKNA, ora avremo delle storie di Testi e di Faraci (e chi altri?) di difficile collocazione cronologica, probabilmente ambientate ai tempi di PKNA in un "eterno presente" (o "eterno passato") o che comunque non terranno conto di quanto accaduto in "Esperimento Abominio". PK è finito ma non è finito, e regna il caos.
Trovo incomprensibile tutto ciò e sono francamente sorpreso che la direzione di Bertani, così attento all'idea di chiudere cicli (financo di cose come "I mercoledì di Pippo" o "Ok Quack") e di coordinamento tra le storie di Topolino (un esempio su tutti, la nevicata che imperversò in Calisota per più numeri del settimanale in ogni storia di paperi e topi), non abbia pensato di infondere la stessa cura ed attenzione a coordinamento, coerenza e continuity proprio nell'unica storia che da sempre si basava su questi pilastri, sin dagli anni '90: la saga di PK.
Sarà l'anno di PK, si dice. Lo stanno celebrando in ogni dove, ma trascurando l'elemento principale che lo rese grande: l'essere una storia coesa dalla trama in evoluzione. PK non merita questo caos proprio durante il suo trentennale. Facciamoci sentire, in tal senso.

Se dovessi analizzare la storia in quanto tale a prescindere dal contesto, esulterei senza riserve. Un plauso ad Artibani e Pastrovicchio: testi e disegni sono ai massimi livelli.
Questa storia è uno splendido canto del cigno di Artibani. Sin quando lessi PKNA 0 trent'anni fa, sospettai che l'ultimo nemico per Paperinik non sarebbero stati gli evroniani, ma proprio quell'Everett Ducklair da cui tutto era iniziato. Questo confronto finale è la chiusura di un cerchio, una chiusura semplice, pulita, giusta. Al netto di retcon ampiamente spiegabili e che comunque non ritengo rovinino la poetica del personaggio di Everett. Artibani riesce a farci tremare, a farci ridere con gag e battute ("specchio riflesso 2.0", lol) e a farci commuovere, con i ricordi felici di Everett su Corona con moglie e figli e...il saluto finale di Paperino al suo amico Uno, persino più affettuoso di quello della prima parte di questa storia.
Impossibile trattenere la lacrimuccia. Artibani me l'ha fatta, facendomi piangere come nel primo numero di PK². E questo potrebbe essere stato un ottimo finale per PK². Ed è un ottimo finale per la saga di PK in toto. Il fato di Uno ed Everett non creerebbe neanche grossi problemi: in PKTube 6 di Sisti li vediamo tornare sulla Terra dopo qualche tempo (mesi? Anni?) e per quanto ne sappiamo potrebbe tranquillamente essere il loro ritorno dal viaggio iniziato proprio in questo numero (con qualche deviazione successiva a zonzo per lo spazio per "cambiare il destino di interi mondi"). Certo, Artibani ci prova, a fingere che non sia tutto definitivo, ribadendo che quello tra Pikappa e Uno è solo "un lungo arrivederci", lasciandogli la DT e lo scudo, persino con nuovi optional e un manuale di istruzioni aggiornato. Ma non toglie le vibes da finale di serie. E sarebbe un buon finale.
Ora, il problema è esattamente questo: ci hanno messi nella posizione scomoda di dover rinnegare, sconfessare o comunque sminuire quello che sarebbe un degno finale per l'intera saga di PK. Eppure è l'unica posizione possibile.
Perché è rimasta roba grossa in sospeso e non parliamo di minuzie, ma della trama di Xadhoom, personaggio fondamentale, il primo ad apparire sin dalle prime pagine dello storico numero Zero. Quella di Xadhoom è stata per molti anni l'esempio perfetto di una storyline chiusa in maniera pulita, ci aveva fatto capire che quella di PK era una storia che andava verso una conclusione, non era un eterno presente immutabile. Ma nel PKNE la trama è stata riaperta e da allora non riposa più in pace: Sisti pare avere grandi piani in mente, promettendo un finale degno del precedente, lasciato in sospeso dall'ultima pagina di "Esprimi un desiderio" nel Fuoriserie, che anticipava sviluppi interessanti. Con la chiusura del Fuoriserie è rimasto tutto nel limbo e non potremo parlare di finale di PK finché perlomeno questo tassello non troverà una collocazione nel puzzle.

Ma come proseguire, dopo questa storia? Ci sono tanti modi per riaprire la questione, ne ho accennati anche nella recensione del precedente numero, potrei elencarli tutti ma non lo farò. Perché sono tutte soluzioni...sgraziate, che rovinano comunque il momento di intenso climax emotivo e lirico del finale di questa storia. Ed è un vero peccato.
Artibani ha fatto bene a voler dare una chiusura a PK, ma in un contesto editoriale più sano sarebbe stato fatto con una tempistica differente, coordinandosi con Sisti per chiudere perlomeno la roba grossa, prima.
Personalmente ritengo molto grave e preoccupante che non sia stato fatto. A mancare, un po' in tutto il progetto PKNE, ed è responsabilità di entrambe le direzioni di Topolino che hanno gestito la cosa, è stato il coordinamento tra autori, che impedisse che ognuno si facesse il suo PK personale. Come se PK fosse un'opinione, non una storia.
E il resto del trentennale non mi fa ben sperare in tal senso: finora abbiamo avuto una chiusura di PK prima che PK sia stato chiuso come si deve, poi dei prequel pre-PKNA, ora avremo delle storie di Testi e di Faraci (e chi altri?) di difficile collocazione cronologica, probabilmente ambientate ai tempi di PKNA in un "eterno presente" (o "eterno passato") o che comunque non terranno conto di quanto accaduto in "Esperimento Abominio". PK è finito ma non è finito, e regna il caos.
Trovo incomprensibile tutto ciò e sono francamente sorpreso che la direzione di Bertani, così attento all'idea di chiudere cicli (financo di cose come "I mercoledì di Pippo" o "Ok Quack") e di coordinamento tra le storie di Topolino (un esempio su tutti, la nevicata che imperversò in Calisota per più numeri del settimanale in ogni storia di paperi e topi), non abbia pensato di infondere la stessa cura ed attenzione a coordinamento, coerenza e continuity proprio nell'unica storia che da sempre si basava su questi pilastri, sin dagli anni '90: la saga di PK.
Sarà l'anno di PK, si dice. Lo stanno celebrando in ogni dove, ma trascurando l'elemento principale che lo rese grande: l'essere una storia coesa dalla trama in evoluzione. PK non merita questo caos proprio durante il suo trentennale. Facciamoci sentire, in tal senso.




