Scrivo questa riflessione in corsa, con episodi rilasciati: 6 su 8. E' senza spoiler, quindi tutti tranquilli.
Se come penso che stia accadendo stiamo andando verso le origini di Darth Plagueis e delle sue ricerche sulla creazione della vita e dell'immortalità, credo che questo implichi una differenza solo apparentemente sottile fra i Sith e gli altri Force user oscuri, e che li rende non per niente la minaccia numero uno per i Jedi e per la Galassia tutta, mentre altre congregazioni come i Cavalieri di Ren e le Streghe di Dathomir, pur contrastate, non si può dire abbiano goduto dello stesso timore e attenzione. Ed è un timore che sinceramente io stessa sto sentendo sulla mia pelle guardando questa serie.
Un conto è essere un adepto del lato oscuro, per le mille ragioni negative che uno può sperimentare (vendetta, abbandono, rabbia, paura...). Cercare di creare la vita e impedire ai propri affetti di morire apparentemente va contro questa immagine che abbiamo degli adepti del lato oscuro. Plagueis, così descritto, sembrerebbe quasi un Sith annacquato.
Invece, a pensarci bene, un simile intento, nell'economia concettuale di Star Wars, è secondo me se possibile ancora più oscuro dello stesso lato oscuro. Una persona che punti a un tale obiettivo non sta sposando il lato oscuro della Forza. Si sta RIBELLANDO alla Forza. Sta cercando di sostituirsi a essa. Un comune adepto del lato oscuro non mette in discussione la Forza in quanto tale. Darth Plagueis sì. Perché non è DEVOTO al lato oscuro, lui USA il lato oscuro, ma rimanendo devoto solo a sé stesso e ai propri scopi, in quella che non è una propensione istintiva verso il lato oscuro, quanto una profondissima convinzione che l'ordine cosmico sia ingiusto, che vada riscritto, che la Forza vada spodestata e sostituita da un nuovo imperatore della realtà. È anche per questo che un Sith può crescere fra i ranghi dei Jedi senza che gli altri se ne accorgano. Perché non ha un carattere identitario legato strettamente al lato oscuro della Forza. Il suo carattere identitario è legato alla rivolta contro la volontà della Forza, di cui i Jedi sono garanti, e che un Sith mira a sovvertire alla radice. Come, per esempio, arrogandosi il diritto di creare la vita manipolando i midi-chlorian. Poi ovviamente ci vengono mostrati come adepti del lato oscuro, sia perché Lucas li concepì originariamente così, sia perché sono antagonisti decisamente malvagi e come spettatori dobbiamo evitare di "fare il tifo per l'iceberg", cosa di cui gli showrunner si preoccupano molto in un franchise come Star Wars in cui è chiarissimo quale sia la parte giusta della storia.
Ma a parte questo aspetto diciamo estetico, esaminando i Sith sotto questo specifico punto di vista tornano molte cose.
Torna il fatto che possano essercene solo due, un Maestro e un Apprendista, che passano la conoscenza Sith lungo una linea di tradizione strettissimamente monorotaia. Perché un Sith non è solo un adepto del lato oscuro. Un Sith mira a ESSERE il lato oscuro, che vede come unico vero volto della Forza, rispetto a quello percepito come tirannico e menzognero che è il lato chiaro, di cui sono garanti gli altrettanto "tirannici e menzogneri" (mi si passi il termine) Jedi. E mira a ESSERE il lato oscuro non per essere il Force user più potente di tutti, ma per detronizzare la Forza stessa. Si fa recipiente dell'intera potenza del lato oscuro, concepita come vero volto della Forza, in modo da essere più potente della Forza stessa, scalzarla, sostituirla nella volontà e nell'intenzione di riprogrammare la realtà fin dalle sue più profonde radici. E questa non è certo un'incombenza che possa essere condivisa da tante persone.
Questo nasce non tanto dalla paura, sentiero verso il lato oscuro, quanto da un bruciante senso di ingiustizia rispetto al mondo in cui si vive. Plagueis voleva mettere fine alla "piaga" della morte e non solo impedire la fine della vita, ma crearla, sostituendosi al ciclo cosmico della Forza.
Lo stesso Palpatine non si fece scrupoli a utilizzare tecniche definite blasfeme niente meno che da Vader, come la clonazione e la creazione di Force user artificiali, e proseguì con la ricerca della vita eterna a cui era stato iniziato dal suo maestro, sempre all'ombra della Diade, di fronte alla quale, infine, in Ep. IX, dichiara che "the Power of Two restores the one true Emperor".
E questo senso di ingiustizia può nascere indipendentemente da una effettiva inclinazione emotiva verso il lato oscuro. Un Cavaliere di Ren o una Strega di Dathomir fra i ranghi dei Jedi sono pressoché impensabili. I Sith invece possono crescere fra i Jedi. Perché questa forma mentis ti conduce verso il lato oscuro, ma in un modo molto più profondamente intenzionale, mi verrebbe da dire perfino razionale, anche se sotto c'è comunque una rabbia immensa per quella che viene percepita come un'ingiustizia totale, cosmica, universale.
Anche Anakin diventa un Sith non tanto per brama di potere, quanto nell'illusione di poter salvare Padme da una morte a lui intollerabile. Ma fallisce come Sith, diventa un adepto del lato oscuro passibile di redenzione e di ritorno al lato chiaro perché in fondo non mette mai davvero in discussione la Forza. Palpatine no, Palpatine non è devoto alla Forza ma solo e soltanto a sé stesso, e cerca di sostituirsi a essa fino all'ultimo, cerca di diventare egli stesso, fino all'ultimo, l'unica vera realtà, al di sopra della Forza che considera una propria mera serva.
E qui, comunque, si torna alle origini. Alla storia che volle scrivere Lucas ormai mezzo secolo fa. Che era una storia riguardante tante cose, ma soprattutto la giustizia. Il primato della coscienza personale. Che è tanto corrotta nei Sith, quanto è luminosa in Luke che, anche lui fino all'ultimo, crede nella possibilità di redimere suo padre.
La coscienza dell'individuo al cospetto della Forza, che rimane ineffabile, inconoscibile, eppure profondamente pervasiva. E pretendere di aver capito cosa sia la Forza, questo grande mistero, al punto da sostituirsi a essa, è il vero, immenso, terribile peccato dei Sith.
Questo è quello che ho pensato guardando finora questa serie.
Grazie a chi è arrivato fino in fondo.
Che la Forza sia con voi.
[Lucasfilm] The Acolyte
A corsa finita, posso affermare con convinzione che The Acolyte è una delle migliori cose capitate a Star Wars da tempo immemore.
In questi anni abbiamo avuto una sfilza di materiali integrativi collocati tra le intercapedini dei film, il cui unico vero scopo era quello di completare, approfondire e aprire pertugi da rimpinzare il più possibile, in nome di un’arte chiamata retcon. Rimaneva però un esercizio di stile, piacevole e utile ad agganciare spettatori con elementi noti, ma niente che potesse veramente garantire al franchise una nuova fertilità.
Eppure, i secoli che precedevano la Skywalker Saga paradossalmente rimanevano vergini, forse a causa di un certo disagio nel maneggiare materiale così vicino ai prequel. Era un peccato, dato che la lore più succosa era tutta là: i Sith in incognito, l’Alta Repubblica, le immacolate concezioni, il lignaggio Sith, la profezia del Prescelto e tutto ciò che Lucas aveva semplicemente accennato ma di cui si è sempre voluto sapere di più. C’erano dei tabù a riguardo, e ora con The Acolyte sono stati finalmente ghermiti. Nell’epoca dei franchise e delle sfrenate mungiture, in cui ogni IP cerca di darci a bere mitologie non sempre così interessanti, spostarsi su un territorio a tutti gli effetti nutriente non è cosa da poco.
Molto bene esserci arrivati con una struttura narrativa non stantia. Se le serie animate (tutte, nessuna esclusa), Mando e Andor sembravano non riuscire a sganciarsi mai del tutto da quella formula verticale fatta di missioni e taglie of the week, qui siamo più dalle parti di Ahsoka e Boba Fett. Pare banale stupirsene, ma dopo settimane e settimane di Bad Batch è comprensibile. The Acolyte ha qualcosa da raccontare, urgenza di farlo, e accesso a strumenti narrativi di questo secolo: trama orizzontale, misteri, flashback, molteplicità di punti di vista e colpi di scena assortiti. Chi l’ha messo in piedi sembra aver voluto tenere ben presente la lezione di Lost e della corrente artistica che ne seguì, riproducendone le pregevolezze. Vedere applicato tutto questo al mondo di Star Wars (e molto meglio di quanto Abrams avesse fatto in Episodio VII) l’ho trovato delizioso.
Ma soprattutto ciò che The Acolyte fa che pochi fin qui avevano fatto è riprodurre la grammatica narrativa, visiva e ritmica del George Lucas di fine anni 90, quel biasimato Lucas dei prequel di cui nel tempo si è iniziato ad aver sete. Non solo strizzatine d’occhio paracule, c’è proprio una ricerca contenutistica e formale che ne onora intenti ed estetica. Il tutto si sposa molto bene col mondo visto nel lontano 1999, e non si tratta solo di Coruscant con quell’Ordine Jedi che Vernestra Rwoh sta contribuendo irrimediabilmente a ingessare, è un qualcosa che si percepisce su più livelli, e che passa dal ritmo alla musica. Dialoghi, inquadrature, giri di note, tendine, Neimoidiani, sessioni investigative, digressioni politiche e un gusto per la coreografia che investe ogni singolo combattimento con le spade.
Chi ha messo in piedi questo show ha fatto i compiti, ha un progetto, ma soprattutto ha una visione compatta e organica dell’opera di George Lucas. Inoltre è in grado di attirare l’attenzione, mettendo in scena personaggi interessanti, che si tratti di Jedi morbosi o di Sith battutari e seduttori. The Acolyte è di certo perfettibile, e forse è già figlio di un processo produttivo entrato in crisi, eppure è ciò di cui Star Wars ha bisogno come il pane, per cui ben venga una seconda stagione.
Perché la tragedia di Darth Plagueis il Saggio sarà anche una storia che i Jedi non raccontano, ma è ora che questa cappa di omertà venga una volta per tutte incrinata.
In questi anni abbiamo avuto una sfilza di materiali integrativi collocati tra le intercapedini dei film, il cui unico vero scopo era quello di completare, approfondire e aprire pertugi da rimpinzare il più possibile, in nome di un’arte chiamata retcon. Rimaneva però un esercizio di stile, piacevole e utile ad agganciare spettatori con elementi noti, ma niente che potesse veramente garantire al franchise una nuova fertilità.
Eppure, i secoli che precedevano la Skywalker Saga paradossalmente rimanevano vergini, forse a causa di un certo disagio nel maneggiare materiale così vicino ai prequel. Era un peccato, dato che la lore più succosa era tutta là: i Sith in incognito, l’Alta Repubblica, le immacolate concezioni, il lignaggio Sith, la profezia del Prescelto e tutto ciò che Lucas aveva semplicemente accennato ma di cui si è sempre voluto sapere di più. C’erano dei tabù a riguardo, e ora con The Acolyte sono stati finalmente ghermiti. Nell’epoca dei franchise e delle sfrenate mungiture, in cui ogni IP cerca di darci a bere mitologie non sempre così interessanti, spostarsi su un territorio a tutti gli effetti nutriente non è cosa da poco.
Molto bene esserci arrivati con una struttura narrativa non stantia. Se le serie animate (tutte, nessuna esclusa), Mando e Andor sembravano non riuscire a sganciarsi mai del tutto da quella formula verticale fatta di missioni e taglie of the week, qui siamo più dalle parti di Ahsoka e Boba Fett. Pare banale stupirsene, ma dopo settimane e settimane di Bad Batch è comprensibile. The Acolyte ha qualcosa da raccontare, urgenza di farlo, e accesso a strumenti narrativi di questo secolo: trama orizzontale, misteri, flashback, molteplicità di punti di vista e colpi di scena assortiti. Chi l’ha messo in piedi sembra aver voluto tenere ben presente la lezione di Lost e della corrente artistica che ne seguì, riproducendone le pregevolezze. Vedere applicato tutto questo al mondo di Star Wars (e molto meglio di quanto Abrams avesse fatto in Episodio VII) l’ho trovato delizioso.
Ma soprattutto ciò che The Acolyte fa che pochi fin qui avevano fatto è riprodurre la grammatica narrativa, visiva e ritmica del George Lucas di fine anni 90, quel biasimato Lucas dei prequel di cui nel tempo si è iniziato ad aver sete. Non solo strizzatine d’occhio paracule, c’è proprio una ricerca contenutistica e formale che ne onora intenti ed estetica. Il tutto si sposa molto bene col mondo visto nel lontano 1999, e non si tratta solo di Coruscant con quell’Ordine Jedi che Vernestra Rwoh sta contribuendo irrimediabilmente a ingessare, è un qualcosa che si percepisce su più livelli, e che passa dal ritmo alla musica. Dialoghi, inquadrature, giri di note, tendine, Neimoidiani, sessioni investigative, digressioni politiche e un gusto per la coreografia che investe ogni singolo combattimento con le spade.
Chi ha messo in piedi questo show ha fatto i compiti, ha un progetto, ma soprattutto ha una visione compatta e organica dell’opera di George Lucas. Inoltre è in grado di attirare l’attenzione, mettendo in scena personaggi interessanti, che si tratti di Jedi morbosi o di Sith battutari e seduttori. The Acolyte è di certo perfettibile, e forse è già figlio di un processo produttivo entrato in crisi, eppure è ciò di cui Star Wars ha bisogno come il pane, per cui ben venga una seconda stagione.
Perché la tragedia di Darth Plagueis il Saggio sarà anche una storia che i Jedi non raccontano, ma è ora che questa cappa di omertà venga una volta per tutte incrinata.
Sulla "morte perversa" di Sol.
C'è del marcio in Danimarca. Ho indagato sia bolle web sia vox populi della strada fatta di carne e polvere e non di transistor, e ho raccolto un sentimento diffuso (condiviso anche dalla sottoscritta) che ci sia un nodo problematico nella morte del Maestro Sol nella prima stagione di The Acolyte.
Partiamo da un fenomeno che noi vecchi utenti di DeviantART conosciamo molto bene: l'arvenismo. Questo termine (in inglese "Arvenism") viene dalla notissima fumettista dilettante Arven92, che ha pubblicato su DeviantART (e in seguito commercializzato ufficialmente) fumetti di enorme successo caratterizzati da un sadismo sfrenato e da un malcelato piacere nel... be', fare fuori tutti, ma non solo, anche dall'indugiare nel godimento per la sofferenza indotta. Il personaggio di Kuma, creazione emblematica di Arven92 in questo senso, ne è l'esempio perfetto. Credo che il co-protagonista del celeberrimo fumetto "Chakra. Battle of the Titans" by Arven sia riuscito a superare il record del biblico Giobbe in quanto ad accanimento sadico su un personaggio, straziato, umiliato, scarnificato e infine ucciso in modo completamente ingiustificato, brutale e orripilante. Detto questo, la morte di Sol non è esattamente il supplizio di Giobbe o di Kuma (stiamo pur sempre parlando di un assassino, il povero Kuma era completamente innocente), in Acolyte più che sadismo vedo masochismo, che è un fenomeno diverso dal sadismo, non il suo opposto. È godere nel soffrire, non nell'infliggere sofferenza, già Freud mise nero su bianco come i due fenomeni fossero ben distinti e assai lontani dall'essere simmetrici se non nella misura in cui un sadico fa felicemente coppia con un masochista e viceversa, e da allora nessuno è mai tornato indietro, le ricerche sono andate avanti e sono arrivate varie conferme scientifiche sulla completa differenza strutturale delle due perversioni.
Sol, in un certo senso, è un perfetto masochista. È completamente cieco all'Altro (per dirlo con i termini della psicoanalisi), persegue esclusivamente i propri fini, è molto meno empatico di quanto voglia dare a vedere, conosce solo il proprio godimento, e questo godimento consiste in quello che la scienziata e filosofa italiana Laura Tripaldi, in un'espressione che trovo tutt'ora insuperata, ha chiamato "il mio amore lesbico per l'estinzione" (inserire gay se si parla di un maschio cisgender, Tripaldi è una femmina cis).
Questo in realtà non sarebbe strano, considerando che la serie è stata scritta da Leslye Headland, una donna lesbica che è stata segretaria di un orco (al secolo Harvey Weinstein). Anzi, per quanto possa suonare arzigogolato, è parecchio evidente a chiunque abbia un po' di retroterra di studi sulla queerness, e che The Acolyte sia un'opera queer è il segreto di Pulcinella. Non sto dicendo che chi è queer è perverso, ma i traumi a cui sono esposte le persone queer possono provocare brutti smottamenti inconsci (lo dico da donna queer quindi ci metto la faccia) e non è troppo raro trovare contenuti del genere nelle opere queer. Soprattutto nelle opere scritte dai queer che hanno subìto traumi.
Sol è un Jedi potentissimo, se avesse voluto avrebbe annegato Osha con uno sputo. Aveva appena sconfitto Qimir per la seconda volta nel giro di una stagione. Ma è anche un inveterato masochista, e lo strangolamento comincia mentre dice a Osha "because I lo-- *chokes*" (...--ve you), e da buon masochista è assai probabile che sia ben felice di morire per mano della sua ossessione libidinosa, regredire e coincidere con l'umiliato stato minerale e cadaverico a cui tutti i masochisti aspirano.
Questo però non fa che aumentare il mio sospetto che lo rivedremo su questi schermi. Gli indizi sono davvero sovrabbondanti.
1) La pira di Sol va ad arenarsi in una palude a 30 metri in linea d'aria, dove probabilmente ad attendere Mr. Sol c'è Mr. Muun. Che della resurrezione dei cadaveri ne sapeva giusto giusto qualcosina.
2) La telecamera insiste sul suo corpo morto davvero troppo, troppo a lungo rispetto a qualsiasi altro caduto nella storia di Star Wars, quindi o il cameraman è sadico e si gode la defunzione del masochista, o qualcuno sta lasciando aperta la porta sul retro, e francamente reputo molto più probabile la seconda.
3) A differenza di Bad Batch, Mando e Ahsoka, nonostante la seconda stagione sia invocata a furor di popolo e sia già stata confermata dopo lo sfracello di views che la serie ha fatto, non c'è nessun tipo di schedule. OK, una seconda stagione non si fa dall'oggi al domani, ma resta che con Bad Batch, Mando e Ahsoka gli schedule per la seconda stagione sono arrivati tipo subito, e con molto meno successo di pubblico (eccetto Mando). La cosa più logica è che essendo Lee Jung-jae impegnatissimo con Squid Game 2 debbano per forza attendere la sua disponibilità, nel frattempo hanno piazzato quel bonaccione di Manny Jacinto nel panel di D23, da solo, senza nessun altro del cast, e anche questo la dice più lunga di quanto sembri.
4) Sappiamo che nel vecchio universo espanso Darth Venamis fu oggetto di sfrenati e crudeli esperimenti da parte di Darth Plagueis. Se Sol è davvero il masochista che penso che sia, è letteralmente il personaggio perfetto per fare da cavia a Plagueis.
5) Sol era (è?) l'unico oltre alle gemelle, a Madre Koril e a Qimir a possedere le informazioni che servono a Darth Plagueis riguardo alla creazione della vita. Che Madre Koril sia ancora a spasso lo abbiamo capito, qualcuno addirittura ha ipotizzato che Qimir sia proprio lei sotto mentite spoglie (improbabile a mio parere, ma mai dire mai, nessuno me compresa credeva che Qimir potesse essere stato Padawan dell'integerrima Vernestra e invece eccallà). Ma seriamente Darth Plagueis va a cercare Madre Koril fino in culo alla balena quando ha Sol rosolato lì davanti pronto per essere resuscitato? Perché dai, non venitemi a dire che Plagueis non ha pedinato Osha e Qimir fin su Brendok.
6) Sol potrebbe essere la pezza definitiva sul famigerato "Somehow Palpatine has returned". Perché Darth Plagueis lavorava alla rottura della Regola dei Due e a un metodo di trasferimento della coscienza del Maestro nel proprio Apprendista in modo da ottenere un Maestro Eterno formato dalle coscienze accumulate di tutti i Maestri Sith dopo di lui, usando di volta in volta il corpo del nuovo Signore dei Sith, letteralmente, come un vascello (il metodo è canonico e si chiama "A Master and a Vessel"). E quel masochista di Sol ci andrebbe a nozze con una roba del genere.
7) Sol, a rigore, muore da Sith, non da Jedi. Perché è vero che un Sith compie la propria iniziazione uccidendo un Jedi senza un'arma, per poi sottrargli la spada laser e far sanguinare il cristallo Kyber. Ma Sol non è esattamente un Jedi qualunque. Sol è il MAESTRO di Osha, è stato suo mentore per un decennio buono. E ha costruito con lei una relazione esclusiva ed esclusivista, morbosa, che ricorda la Regola dei Due molto più di quanto somigli a un apprendistato Jedi. Come disse il buon vecchio Obi-Wan Kenobi, bisogna essere forti per resistere al lato oscuro, chi cede è debole. E Sol e Osha hanno entrambi ceduto. Osha non è mai stata in grado di gestire i propri traumi (e come avrebbe potuto, vivendo, ignara, una relazione di attaccamento morboso con l'assassino di sua madre che le ha costruito una cupola intorno anziché aiutarla ad affrontare a viso aperto le proprie emozioni, cosa che lui per primo non aveva intenzione di fare?), Sol cede nella morsa del lato oscuro di Osha, ma quel lato oscuro promana da Sol molto più che da Osha, promana dal suo omicidio, dal suo matricidio fraudolento e rapace, sono le conseguenze delle azioni di Sol a far rosseggiare il Kyber che gli appartiene. E sì, cede, cede volontariamente, forse cercando la stessa assoluzione che cercava Torbin, o forse no. Resta che un conto è un Apprendista Sith che ha già un Maestro Sith e uccide un Jedi qualunque senza arma per poi rubargli la spada laser, e un conto è un'Apprendista di lungo corso che uccide il proprio Maestro per prendere il suo posto, con la sua stessa arma, la stessa arma che ha ucciso sua madre, e che Osha fa propria, anziché ripudiarla, si autointesta quello stesso matricidio. Suvvia, sono i Sith a fare 'ste cose, non i Jedi.
8) Dai, è una serie fatta tutta di simbolismo. Si chiamano Sol e Muun. Il logo della serie ha un Sole e una Luna che si eclissano a vicenda. Seriamente il Sole è già sparito e rimane solo la Luna per una o addirittura altre due stagioni?
Insomma, my 2 cents: ne vedremo delle belle.
Ho parlato.
C'è del marcio in Danimarca. Ho indagato sia bolle web sia vox populi della strada fatta di carne e polvere e non di transistor, e ho raccolto un sentimento diffuso (condiviso anche dalla sottoscritta) che ci sia un nodo problematico nella morte del Maestro Sol nella prima stagione di The Acolyte.
Partiamo da un fenomeno che noi vecchi utenti di DeviantART conosciamo molto bene: l'arvenismo. Questo termine (in inglese "Arvenism") viene dalla notissima fumettista dilettante Arven92, che ha pubblicato su DeviantART (e in seguito commercializzato ufficialmente) fumetti di enorme successo caratterizzati da un sadismo sfrenato e da un malcelato piacere nel... be', fare fuori tutti, ma non solo, anche dall'indugiare nel godimento per la sofferenza indotta. Il personaggio di Kuma, creazione emblematica di Arven92 in questo senso, ne è l'esempio perfetto. Credo che il co-protagonista del celeberrimo fumetto "Chakra. Battle of the Titans" by Arven sia riuscito a superare il record del biblico Giobbe in quanto ad accanimento sadico su un personaggio, straziato, umiliato, scarnificato e infine ucciso in modo completamente ingiustificato, brutale e orripilante. Detto questo, la morte di Sol non è esattamente il supplizio di Giobbe o di Kuma (stiamo pur sempre parlando di un assassino, il povero Kuma era completamente innocente), in Acolyte più che sadismo vedo masochismo, che è un fenomeno diverso dal sadismo, non il suo opposto. È godere nel soffrire, non nell'infliggere sofferenza, già Freud mise nero su bianco come i due fenomeni fossero ben distinti e assai lontani dall'essere simmetrici se non nella misura in cui un sadico fa felicemente coppia con un masochista e viceversa, e da allora nessuno è mai tornato indietro, le ricerche sono andate avanti e sono arrivate varie conferme scientifiche sulla completa differenza strutturale delle due perversioni.
Sol, in un certo senso, è un perfetto masochista. È completamente cieco all'Altro (per dirlo con i termini della psicoanalisi), persegue esclusivamente i propri fini, è molto meno empatico di quanto voglia dare a vedere, conosce solo il proprio godimento, e questo godimento consiste in quello che la scienziata e filosofa italiana Laura Tripaldi, in un'espressione che trovo tutt'ora insuperata, ha chiamato "il mio amore lesbico per l'estinzione" (inserire gay se si parla di un maschio cisgender, Tripaldi è una femmina cis).
Questo in realtà non sarebbe strano, considerando che la serie è stata scritta da Leslye Headland, una donna lesbica che è stata segretaria di un orco (al secolo Harvey Weinstein). Anzi, per quanto possa suonare arzigogolato, è parecchio evidente a chiunque abbia un po' di retroterra di studi sulla queerness, e che The Acolyte sia un'opera queer è il segreto di Pulcinella. Non sto dicendo che chi è queer è perverso, ma i traumi a cui sono esposte le persone queer possono provocare brutti smottamenti inconsci (lo dico da donna queer quindi ci metto la faccia) e non è troppo raro trovare contenuti del genere nelle opere queer. Soprattutto nelle opere scritte dai queer che hanno subìto traumi.
Sol è un Jedi potentissimo, se avesse voluto avrebbe annegato Osha con uno sputo. Aveva appena sconfitto Qimir per la seconda volta nel giro di una stagione. Ma è anche un inveterato masochista, e lo strangolamento comincia mentre dice a Osha "because I lo-- *chokes*" (...--ve you), e da buon masochista è assai probabile che sia ben felice di morire per mano della sua ossessione libidinosa, regredire e coincidere con l'umiliato stato minerale e cadaverico a cui tutti i masochisti aspirano.
Questo però non fa che aumentare il mio sospetto che lo rivedremo su questi schermi. Gli indizi sono davvero sovrabbondanti.
1) La pira di Sol va ad arenarsi in una palude a 30 metri in linea d'aria, dove probabilmente ad attendere Mr. Sol c'è Mr. Muun. Che della resurrezione dei cadaveri ne sapeva giusto giusto qualcosina.
2) La telecamera insiste sul suo corpo morto davvero troppo, troppo a lungo rispetto a qualsiasi altro caduto nella storia di Star Wars, quindi o il cameraman è sadico e si gode la defunzione del masochista, o qualcuno sta lasciando aperta la porta sul retro, e francamente reputo molto più probabile la seconda.
3) A differenza di Bad Batch, Mando e Ahsoka, nonostante la seconda stagione sia invocata a furor di popolo e sia già stata confermata dopo lo sfracello di views che la serie ha fatto, non c'è nessun tipo di schedule. OK, una seconda stagione non si fa dall'oggi al domani, ma resta che con Bad Batch, Mando e Ahsoka gli schedule per la seconda stagione sono arrivati tipo subito, e con molto meno successo di pubblico (eccetto Mando). La cosa più logica è che essendo Lee Jung-jae impegnatissimo con Squid Game 2 debbano per forza attendere la sua disponibilità, nel frattempo hanno piazzato quel bonaccione di Manny Jacinto nel panel di D23, da solo, senza nessun altro del cast, e anche questo la dice più lunga di quanto sembri.
4) Sappiamo che nel vecchio universo espanso Darth Venamis fu oggetto di sfrenati e crudeli esperimenti da parte di Darth Plagueis. Se Sol è davvero il masochista che penso che sia, è letteralmente il personaggio perfetto per fare da cavia a Plagueis.
5) Sol era (è?) l'unico oltre alle gemelle, a Madre Koril e a Qimir a possedere le informazioni che servono a Darth Plagueis riguardo alla creazione della vita. Che Madre Koril sia ancora a spasso lo abbiamo capito, qualcuno addirittura ha ipotizzato che Qimir sia proprio lei sotto mentite spoglie (improbabile a mio parere, ma mai dire mai, nessuno me compresa credeva che Qimir potesse essere stato Padawan dell'integerrima Vernestra e invece eccallà). Ma seriamente Darth Plagueis va a cercare Madre Koril fino in culo alla balena quando ha Sol rosolato lì davanti pronto per essere resuscitato? Perché dai, non venitemi a dire che Plagueis non ha pedinato Osha e Qimir fin su Brendok.
6) Sol potrebbe essere la pezza definitiva sul famigerato "Somehow Palpatine has returned". Perché Darth Plagueis lavorava alla rottura della Regola dei Due e a un metodo di trasferimento della coscienza del Maestro nel proprio Apprendista in modo da ottenere un Maestro Eterno formato dalle coscienze accumulate di tutti i Maestri Sith dopo di lui, usando di volta in volta il corpo del nuovo Signore dei Sith, letteralmente, come un vascello (il metodo è canonico e si chiama "A Master and a Vessel"). E quel masochista di Sol ci andrebbe a nozze con una roba del genere.
7) Sol, a rigore, muore da Sith, non da Jedi. Perché è vero che un Sith compie la propria iniziazione uccidendo un Jedi senza un'arma, per poi sottrargli la spada laser e far sanguinare il cristallo Kyber. Ma Sol non è esattamente un Jedi qualunque. Sol è il MAESTRO di Osha, è stato suo mentore per un decennio buono. E ha costruito con lei una relazione esclusiva ed esclusivista, morbosa, che ricorda la Regola dei Due molto più di quanto somigli a un apprendistato Jedi. Come disse il buon vecchio Obi-Wan Kenobi, bisogna essere forti per resistere al lato oscuro, chi cede è debole. E Sol e Osha hanno entrambi ceduto. Osha non è mai stata in grado di gestire i propri traumi (e come avrebbe potuto, vivendo, ignara, una relazione di attaccamento morboso con l'assassino di sua madre che le ha costruito una cupola intorno anziché aiutarla ad affrontare a viso aperto le proprie emozioni, cosa che lui per primo non aveva intenzione di fare?), Sol cede nella morsa del lato oscuro di Osha, ma quel lato oscuro promana da Sol molto più che da Osha, promana dal suo omicidio, dal suo matricidio fraudolento e rapace, sono le conseguenze delle azioni di Sol a far rosseggiare il Kyber che gli appartiene. E sì, cede, cede volontariamente, forse cercando la stessa assoluzione che cercava Torbin, o forse no. Resta che un conto è un Apprendista Sith che ha già un Maestro Sith e uccide un Jedi qualunque senza arma per poi rubargli la spada laser, e un conto è un'Apprendista di lungo corso che uccide il proprio Maestro per prendere il suo posto, con la sua stessa arma, la stessa arma che ha ucciso sua madre, e che Osha fa propria, anziché ripudiarla, si autointesta quello stesso matricidio. Suvvia, sono i Sith a fare 'ste cose, non i Jedi.
8) Dai, è una serie fatta tutta di simbolismo. Si chiamano Sol e Muun. Il logo della serie ha un Sole e una Luna che si eclissano a vicenda. Seriamente il Sole è già sparito e rimane solo la Luna per una o addirittura altre due stagioni?
Insomma, my 2 cents: ne vedremo delle belle.
Ho parlato.


