Ho finito
Fringe.
Dunque, perché non ho commentato in diretta la quinta, come sempre fatto con almeno due stagioni a questa parte? Diciamo che l'aver iniziato nel frattempo diverse nuove serie, in aggiunta al disinteresse generale formatomisi al termine della quarta (stagione debolissima, secondo me, proprio una roba noiosa da guardare), non mi avevano ben disposto a desiderare ardentemente questo ultimo capitolo e quindi mi son ritrovato a rimandare costantemente, privo di un vero e proprio interesse per le sorti di questi personaggi. Ma io al buon
Fringe ci sono affezionato, in molti punti l'ho amato assai e tizi come Walter Bishop non te li scordi tanto facilmente, dunque eccomi qui.
Ho recuperato il quinto capitolo solo di recente e ho salutato piuttosto serenamente questa serie che tra alti e bassi mi ha saputo dare qualcosa (ah, che nostalgia per il Vito del 2011 tutto intento a gustarsi la prima stagione, con tutti quei casi interessanti misti al dipanarsi iniziale della mitologia a piccole gocce, che mi faceva morire dalla curiosità). E queste ultime 13 puntate le ho trovate veramente buone, molto elevate per la media generale della serie. I Nazistori, Windmark, l'assenza di casi scialbi e filler hanno donato tutt'altro sapore e, dunque, proprio quando ho avvertito che la serie iniziasse DAVVERO a decollare e a spaccare i culi... mi è finita. Come accettare la cosa?
Fringe è un telefilm che ha avuto un ritmo molto discontinuo, non è tollerabile pensare a una seconda o quarta stagione piena di filleroni e lungaggini, e una quinta pompa compressissima che avrebbe meritato diverse puntate in più per sviluppare tutto al meglio (quanto avrei gradito un episodio incentrato *solo* sugli Osservatori, una specie di "Across the Sea" fringesco). Insomma, ho fatto appena in tempo a riprendere confidenza con quel mondo, a far pace coi personaggi e a ridare fiducia al grande progetto, e mi ritrovo a dover smontare baracca e burattini prima del tempo. Rimane un po' l'amaro in bocca, specie alla luce del [spoiler]triste finale con la separazione[/spoiler] che mi ha emozionato ma anche intristito, non ho avvertito quel senso liberatorio di pace che ai tempi mi procurò il Jack disteso e dunque ho avuto l'impressione di aver concluso questa serie un po' amareggiato. Ma forse è nello spirito,
Fringe è sempre stato un po' malinconico, con quel suo gusto autunnale e riflessivo.
Un'altra amarezza deriva dalla frustrazione nello scoprire come una serie, che fino alla terza stagione aveva gestito in modo impeccabile la componente sci-fi, con universi paralleli e quant'altro, abbia svaccato totalmente negli ultimi episodi con teorie improbabili e cazzabubbole incomprensibili se non facendo mille ragionamenti posticci e forzati che invalidano altre teorie sparse lungo la serie. Trovo infatti che a un certo punto in poi, con 600 riscritture all'attivo, personaggi sballottati di qua e di là, gente che ha memoria di altre timeline e così via,
Fringe l'abbia fatta un po' fuori dal vaso perdendo un pizzico di credibilità che ai tempi delle prime stagioni manteneva saldo.
Ma a parte ciò, trovo che la serie si sia sempre distinta per aver trattato con poesia e delicatezza temi importanti, come l'amore fra padre e figlio, la voglia di redenzione, l'accettazione dei sacrifici... E tutto ciò dona alla serie un significato assai profondo, cosa che il seppur esteticamente (e
intrattenevolmente) superiore
Alias non è riuscito ad avere.
Cosa posso dire, a conti fatti? Mi mancheranno le gesta della divisione Fringe? Direi di sì. Peter e Olivia non hanno mai avuto il vero decollo che mi aspettavo, ma hanno saputo rendere il freddo mondo del proceduralismo un po' più gradevole e per questo li ringrazio. E poi grazie a Walter, che probabilmente è sul podio dei personaggi televisivi più belli che abbai mai visto e già solo questo basta a creare un posticino nel cuore tutto per
Fringe.
Ci si rivede in qualche altro universo.