
Credo che difficilmente Hollywood godrà di nuovo tanto presto di un simile incanto. Ed è un peccato, perché è di film come questo che il cinema ha bisogno: pellicole creative che usano il cinema per fare cinema, giocando a più non posso con il mezzo, senza tralasciare nemmeno un elemento di quelli a disposizione, ma usandoli tutti in modo mirato, puntando dritti verso uno scopo preciso: farti fare "oooh". In La La land tutto eccelle, tutto sfila in passerella e attira l'attenzione. Il colore, gli scenari, l'umorismo, la regia, la recitazione, la narrazione, gli occhi di Emma Stone: tutto è sopra le righe, tutto converge, creando una mescolanza di arti dal sapore unico. E a tenere tutto insieme è la musica. Un film così non poteva non essere un musical, ovviamente. Perché è proprio nelle sequenze musicali che lo spettacolo esprime se stesso, facendo danzare le immagini e raccontando a ritmo di musica.
Però La La Land non è solo un musical, o meglio, non lo è per tutto il tempo. C'è una bella fetta di film in cui il tono cambia e per un bel po' si rimane a bocca asciutta. C'è un motivo però, e narrativamente è una scelta che ha senso. Il film ha infatti delle cose da dire, delle riflessioni da fare, che vanno dal trasognato, al cinico, all'amaro, al consolatorio. Si parla di arte, di come viverla, di come praticarla, e di come affrontarla. Perché l'arte può essere un appiglio, ma può anche essere una maledizione. La La land è beffardo e disincantato, ma nel suo prendere in giro i sognatori, finisce invece per esaltarli. E per ricordarci finalmente l'esistenza di un certo tipo di cinema, quello completo, quello saziante, quello in grado di lasciarti dentro qualcosa.
Andatelo a vedere, mi raccomando.




