Proseguendo nella mia visione a ritroso del corpus
andersoniano, ecco ritrovarmi in questa pellicola, forse una delle meno ricordate e celebri del regista, ma che per ora è quella che ho preferito tra quelli visti (cioè rispetto a tutti quelli successivi).
C'è tanta carne al fuoco: uno dei temi tipici di
Wes Anderson, il rapporto tra padre e figlio, è qui sviscerato in maniera molto ampia, visto che uno dei centri della trama è l'incontro tra il protagonista, Steve Zissou - un oceanografo che realizza documentari delle sue missione marine - e il figlio trentenne, che scopre solo ora di avere.
Il fatto che questo rapporto non sia mai chiarito del tutto e rimanga pieno d'ombre contribuisce a renderlo più vivo e interessante, sfruttando quell'equilibrio tra vero e non vero che piace così tanto al regista.
Il film è senza dubbio una commedia brillante e riuscita, grazie soprattutto all'interpretazione di uno strepitoso
Bill Murray nei panni di Zissou e alla sceneggiatura frizzante, che fa del paradossale e dell'assurdo i suoi punti di forza, caratteristica che sarebbe poi continuata nelle opere successive.
La scena in cui Zissou sclera, durante un attacco di pirati sulla sua nave, liberandosi e facendo il diavolo a quattro mentre parte
Search and Distroy di
Iggy Pop & The Stooges è una di quelle che non so come abbia fatto a non diventare un cult.
Eppure non mancano i momenti più drammatici o toccanti: Zissou che è perfettamente conscio di essere in declino, sia nella professione di documentarista che in molte aree della sua vita, ma che lo nega fin che può, la sua relazione con la moglie che si consuma, perfino la morte fa capolino.
Un film ricco e strano, dove
Owen Wilson regala una delle sue interpretazioni più misurate e apprezzabili, dove
Willem Defoe mi ammazza dal ridere e dove
Cate Blachett regala un'interpretazione tanto femminilmente affascinante quanto attorialmente tormentata.
Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou è quindi solo apparentemente una commedia su uno strambo Indiana Jones del mare; in realtà al suo interno si trovano tanti strati e tematiche profonde quanto le acque esplorate: il surreale, che spesso scatena la risata, è sempre portatore anche di qualcosa di più malinconico, che regala spessore all'opera nel complesso.
E il finale, così catartico nel suo essere risolutivo e... non risolutivo della vicenda, è una pennellata davvero intelligente
