
Fare una recensione de I Soliti Sospetti senza parlare del finale è arduo.
E' come parlare de L'Impero colpisce Ancora o de Il Sesto Senso senza rischiare di rovinare il colpo di scena finale a chi ancora non li ha visti.
Sarà tosto, ma ci proverò.
Cinque uomini con precedenti penali vengono arrestati per essere interrogati su una rapina; la polizia vuole scoprire se qualcuno ne sa qualcosa, ma nel corso degli interrogatori salta fuori il nome di Kaiser Soze, un terribile e spietato assassino il cui nome nell'ambiente della criminalità è equivalente ad una storia sul mostro che vive sotto al letto, per terrorizzare i bambini. Ricostruendo gli eventi narrati da Verbal Klimt, uno dei cinque uomini arrestati, la polizia cercherà di scoprire l'identità di Kaiser Soze.
I soliti sospetti pare ripercorrere quello che pochi anni prima era stato fatto da Tarantino: un regista quasi esordiente, una gangster-story, cinque malviventi (interpretati da ottimi attori) attorno ai quali si snodava la vicenda, una sceneggiatura che si sviluppa quasi unicamente attorno ai dialoghi, e un membro del gruppo che"tradisce" i suoi compagni.
Insomma, i punti in comune sono tanti, probabilmente è un caso data l'uscita ravvicinata dei due film, ma ciò che hanno in comune, è che entrambi hanno lanciato due autori divenuti ormai di culto. Ma se Tarantino è universalmente considerato un regista dallo stile unico, Synger non ha avuto la stessa nomea, forse per essersi dedicato a film come i primi due X-Men e Superman Returns, che pur riscuotendo elogi da pubblico e critica, non possono contare su elementi innovativi come lo sono stati i successivi film di Tarantino.
Ma con I Soliti Sospetti Bryan Singer ha sicuramente saputo ritagliare un posto tra i giovani registi più promettenti degli ultimi anni. Il film non ha riscosso un buon successo dalla sua uscita nelle sale, ma col passare del tempo è diventato un cult.
Come un gigantesco puzzle, I Soliti Sospetti può essere definito come uno dei film del genere più interessanti mai realizzati, grazie ad una trama che fa scattare i suoi ingranaggi in modo da far nascere nello spettatore una curiosità morbosa, un desiderio di sapere che perdura fino ai titoli di coda. I personaggi sono caratterizzati ottimamente, attraverso dialoghi intriganti e la recitazione degli ottimi attori che gli danno vita, in stato di grazia. Tra tutti va citato Kevin Spacey, che proprio per il suo ruolo del mite Verbal Klimt (personaggio creato proprio pensando a Kevin Spacey )si è portato a casa un Oscar come Miglior Attore Non Protagonista.
Piccola curiosità: il film è stato girato in modo che nessuno degli attori scoprisse la reale identità di Keyser Soze prima della fine delle riprese.


