
Signori, siamo davanti ad un capolavoro. Ad un’opera così completa e definitiva da far rimanere a bocca aperta, un affresco così tremendamente affascinante che non può lasciare indifferenti, un Fumetto con la F maiuscola che dimostra l’incredibile potere di questo medium.
Grrodon relativamente a “La neve se ne frega” di Ligabue nella versione a fumetti e soprattutto a “Maus” di Spiegelman aveva detto che sono opere che non rileggerebbe mai una seconda volta. Io lo dico solo per questa lunga storia. Non penso che avrò il coraggio di rimettermi a leggerlo. Ma chissà…
Di cosa sto parlando?
Di un’opera veramente monumentale, a cui Alan Moore ha lavorato per quasi dieci anni tra ricerche e stesura. L’opera racconta dei celebri delitti di Withechapel, a Londra, nell’autunno del 1888, ad opera di Jack lo Squartatore. 16 capitoli compresi un prologo e un epilogo, più una lunga e articolata Appendice (divisa in parti, alla fine di ogni capitolo) e un Appendice II, in forma di fumetto, in cui Moore racconta la storia della letteratura su quegli avvenimenti.
Dal punto di vista degli eventi raccontati, occorre dire che Moore è lineare: decide fin da subito chi secondo lui (dopo tutti gli studi e le ricerche compiuti sul caso) effettivamente aveva più probabilità di essere Jack lo Squartatore, e lo specifica fin da subito: il dottor William Gull. Importante precisare che Moore precisa più volte che né lui né il disegnatore Campbell hanno avuto intenzione di dare una soluzione certa circa l’identità del serial killer, è solo una deduzione che non ha pretese di realtà. Ma partendo da questo presupposto gli autori srotolano il filo della trama attraverso il passato di Gull fin da bambino, il suo diventare medico, la sua passione per la vivisezione, [spoiler]il suo diventare un massone[/spoiler], il suo diventare medico personale della regina Vittoria. Per poi arrivare ai 5 omicidi.
Ma paradossalmente non è la brutale vicenda degli omicidi delle 5 prostitute il cuore del romanzo (e non ho proprio riserve nel chiamarlo così): Moore sembra quasi usare come pretesto di partenza la vicenda di Jack lo Squartatore (quasi: infatti le ricerche fatte in tal senso dimostrano un interessamento preciso al riguardo), per poter arrivare a qualcosa di più ambizioso. Ma se un tentativo ambizioso raggiunge il traguardo, ecco che si toccano le vette dell’Arte. L’autore inglese ce la fa, infatti, e la forza tremenda che scaturisce da From Hell sta proprio in quell’ambizione: tracciare una mappa del male puro, oltre che immaginare quella che definisce l’architettura della storia. La cupa vicenda londinese si trasforma in questo modo in un’acuta riflessione filosofica sul male e su quanto questo possa essere inserito nel gioco del tempo, su come possa esserci una trama ben definita che provoca eventi maligni a intervalli precisi che procedono a spirale (50 anni, 25 anni…). A sostegno della sua teoria porta prove documentate e ha modo di mostrare come esattamente un secolo prima operava un altro assassino dalle modalità molto simili a quelle dello Squartatore, e non a caso cita il concepimento di Hitler avvenuto durante il periodo degli omicidi di Withechapel.
Moore si – e ci – immerge nella nebbiosa atmosfera londinese, scava nel cumulo di atti, documenti, libri, studi, saggi compilati fino al 1990 riguardo Jack lo Squartatore, alla fine di ogni capitolo ha modo di precisare, pagina per pagina, quali elementi sono effettivi (e da quale fonte li ha desunti) e quali sono sue congetture di fantasia, seppur sempre plausibili perché fondate su informazioni reali. Quello che ci fa saltare all’occhio è la quantità di contraddizione, confusione e probabili insabbiamenti a cui andarono incontro le indagini alla fine del 1800, e quanta quindi speculazione si sia potuta creare nel corso del ‘900. Il fatto che non ci sia (a tutt’oggi) una verità accertata, ha permesso a Moore una discreta libertà per la sua fantasia, discreta perché sempre basata su testi e testimonianze tangibili, o su teorie convincenti. Tra l’altro nel fumetto ha sempre cercato di inserire tutte le teorie, e in caso fossero contraddittorio con la sua (Gull = l’assassino) ne da una sua plausibile spiegazione. A certi tratti, per la cura con cui ha cercato di incastrare tantissime persone, rifermenti, fatti ecc, mi ha ricordato la minuzia di Don Rosa nella sua "Saga di Paperon de Paperoni", dove cercava di far incontrare a Paperone personalità che era plausibili incontrare in quegli anni in quel luogo. Ovviamente qui la questione è comunque su un piano decisamente più drammatico e reale.
Tutti i personaggi citati sono esistiti realmente, e in linea di massima avevano il carattere e l’aspetto descritto dagli autori. Ricordo qui solo i nomi delle prostitute assassinate: Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes, Mary Jane Kelly, alle quali l’opera è stata dedicata.
Parole a parte merita infine la parte più “romanzata”, quella delle visioni di Gull. Esse si collegano con le motivazioni dei suoi omicidi, che se per Moore da una parte si collegano [spoiler]alla richiesta esplicita della regina in persona di eliminare alcune donne che avevano minacciato la corona (possedendo un’informazione pericolosa)[/spoiler], dall’altra Gull fa sua questa missione mettendoci l’efferatezza che tutti sappiamo, scuoiandole letteralmente. Questo è collegato alla sua follia, che lo porta a credere di essere [spoiler]l’unico massone a vedere la strada per la Verità[/spoiler], e che pensa di agire in un ruolo che gli è predestinato. Arriva ad avere delle affascinanti visioni del futuro, anche queste incastrate ad arte da Moore partendo da testimonianze di persone che nel secolo scorso ritenevano di aver visto un uomo in cilindro e una donna più volte fuori dalla propria finestra.
Il tutto concorre a far impazzire sempre più il già instabile dottore, portandolo a farneticamenti e ovviamente a proseguire la sua “missione” fino in fondo, protetto da chi sapeva cosa stava facendo, cioè [spoiler]i massoni infiltrati nelle alte cariche della polizia.[/spoiler]
Spendo due meritatissime parole per Campbell: probabilmente era il disegnatore più adatto per rappresentare un’opera tanto visionaria quanto precisa storiograficamente e visivamente, come le strade del lurido quartiere o gli esterni delle chiese. E’ anche merito suo il fascino che quest’opera sprigiona.
Una lettura quindi non facile, né per la violenza dei fatti narrati, né per l’elaborata prosa di Moore, né per i cambi di scenario né per le riflessioni filosofiche, psicologiche e di chissà quali altri tipi. Alan Moore riesce nell’intento di elevare il fumetto a forma d’arte, a vero e proprio romanzo credibile e serio, che sa riflettere sulla natura umana, presentando senza perifrasi ma con abbondanza di elementi utili e stimolanti/affascinanti la questione del male, e offrendoci una sua interpretazione della Storia e di come funziona (il che non è per niente impresa da poco, anzi, e se lo sembra è solo per l’inadeguatezza di chi sta scrivendo queste righe), oltre che la sua visione su chi fosse veramente Jack lo Squartatore.
Ci dà anche uno spaccato storico e sociale della Londra di fine ‘800, con i difetti del regno, di Vittoria in persona, del principe; con la povertà e la mortalità diffusa in quartieri come Whitechapel; con la dilagante degradazione e la prostituzione nei quartieri più poveri; con la nascita di un certo tipo di giornalismo “creativo”; con la figura dei massoni e i loro infiltrati nei luoghi che contavano.
E ci restituisce l’aspetto magico (da pentagramma) di Londra, con le sue chiese e i suoi obelischi.
A questo proposito, capitolo conclusivo spettacolare, così come la descrizione di ogni delitto entrando nella testa di Gull. E così come moltissime altre parti del romanzo.
La maggior parte delle teorie che Moore ha seguito per il suo From Hell (compresa la presunta identità dello Squartatore) vengono dal libro di Stephen Knight, “Jack the Ripper: The Final Solution”.
Se pensavo che “Watchmen” fosse uno dei Fumetti migliori di sempre e che Alan Moore difficilmente lo superasse (nemmeno “V For Vendetta” con me c’è riuscito, del resto), la lettura di From Hell ha fatto seriamente vacillare questa convinzione. Ancora adesso non sono sicuro di quale delle due opere possa essere migliore dell’altra, penso che le metterò entrambe sullo stesso, altissimo gradino del mio podio personale.



