
Qui mi pare che dopo A Prova di Morte qualcuno abbia preso Tarantino, l'abbia sculacciato, l'abbia chiuso in uno sgabuzzino, e poi l'abbia tirato fuori con la promessa di smetterla di fare il demente. Perché lo stava facendo. Gli erano usciti anche dei buoni film come Le Iene, Pulp Fiction e soprattutto il capolavorone Kill Bill. Ma anche da questi film qualcosa di marcio traspariva, un certo autocompiacimento fine a sé stesso, che a volte finiva per neutralizzare con la sua ridondanza alcune buone idee. Poi vedevi cose come il soporifero Jackie Brown e l'inutile e irritante A Prova di Morte e il cerchio si chiudeva, e l'immagine del regista risultava essere quella di un irritante bambinetto incurante di sprecare il suo talento pur di giocare. Perché a lui non interessava narrare storie, o almeno non principalmente, a lui interessava decostruire il cinema. E basta.
Ora è come se fosse uscito da un riformatorio nel quale gli hanno spiegato che dopo che rompi il giocattolo lo devi riaggiustare, che se smonti la bicicletta poi la devi rimontare. E così Tarantino, che di bravura ne ha sempre avuta, si è messo pazientemente a ricostruire. Si è ricordato che al di là dei dialogoni nichilisti, dei gangster bastardi, il cinema è anche narrazione e ci ha dato prima quell'ottimo film che era Bastardi Senza Gloria, in cui Tarantino riscopre il piacere di raccontare una storia. Anzi di riraccontare la Storia.
E infine ecco Django, che a mio parere è davvero il punto più alto di tutta la baracca. Perché è il film che ci mostra un Tarantino che non rinuncia a citare, ad autoinserirsi, ai cazzi, ai negri, ma che si ricorda di raccontarci una bella storia. E che soprattutto lo fa tramite personaggi ai quali finalmente TI AFFEZIONI. Sul serio, questo mi ha spiazzato, reduce com'ero da una maratona tarantiniana fatta di gangster, stronzi, bastardi, criminali, nella quale erano i paradossi più che i sentimenti a farla da padroni. Ma stavolta nel corso nelle quasi tre ore di film, non solo l'attenzione non è calata di mezzo secondo, ma mi sono ritrovato a VOLER BENE ai personaggi, a Django e soprattutto al bellissimo Dottor Schulz. Bravo, Tarantino 2.0!






