Cosa dire in più rispetto a quanto già scritto su queste pagine? Arrivo tardi (qui, perlomeno, visto che
sullo Spazio Bianco sono stato puntuale 
) per motivi di tempo, ma ovviamente
il primo capitolo di Il Raggio Nero l'ho letto immediatamente (e, grazie all'anteprima lucchese, anche un po' di giorni prima rispetto all'uscita ufficiale), e ne ho goduto molto.
La prima impressione, ovviamente prematura, è che
Francesco Artibani e
Lorenzo Pastrovicchio abbiano fatto un lavoro ancora migliore della già ottima
Potere & Potenza, che anche ad una recente ed ennesima rilettura si è riconfermato uno dei fumetti Disney migliori degli ultimi 30 anni: scremato il bisogno di reintrodurre determinati concetti e personaggi dopo anni di assenza, già da questa prima parte della nuova avventura si capisce la volontà degli autori di puntare in alto con l'avventura e di scavare all'interno della continuity (tanto quella della vecchia serie, fatta dei misteri di Everett Ducklair, quanto del nuovo corso a base di sparizione della Ducklair Tower).
Si intuisce che il bello deve ancora venire, eh: il setting paperopolese è solo il trampolino di lancio verso una storia che avrà un'apertura ben più grande ("cosmica", per usare le parole di Artibani alla presentazione di Lucca), eppure è utilizzato dannatamente bene, in modo credibile come non mai, coeso e piacevole da osservare. E non è da meno la quotidianità di Paperino, descritta in modo realistico e apprezzabile nella sua normalità.
Oltre a ciò, c'è spazio anche per una serie di tavole dal sapore action che ci riportano in pieno nelle atmosfere pikappiche... il tutto solo in un capitolo iniziale! Chissà cosa ci aspetta nei prossimi!
Il Pastro, dal canto suo, fa un lavoro sublime: il suo tratto riesce ad essere efficace tanto nelle scene tranquille iniziali, raffigurando Paperino e la città, quanto in quelle frenetiche di scontri e combattimenti tra Paperinik e l'Evroniano, dove la sua predisposizione verso tavole più movimentate e "chiassose" trova appagamento, e gli occhi del lettore con lui.
Davvero intelligente e serialmente azzeccata la scelta di mostrare la Torre nell'ultima tavola, a mò di cliffhanger, una soluzione moderna e funzionale.
Due parole anche sul
prologo: assurdo pensare che sia un inutile esercizio di stile, quando è invece il modo più elegante che gli autori potessero utilizzare per chiarire alcuni presupposti della nuova storia, presupposti che avrebbero potuto essere meno limpidi del previsto a causa di qualche aspetto visto ne
Gli Argini del Tempo. In questo modo, senza andare a invadere le tavole "ufficiali" dell'avventura si è potuto mettere il puntino su quel paio di "i" che potevano presentare qualche problema. Un ottimo servizio ai lettori. E un ottimo Angus Fangus in azione, qui come nel primo capitolo

Esalto più totale, insomma
