Ecco arrivare il settimo numero, che dovrebbe iniziare la seconda tranche del fumetto (probabilmente quella conclusiva?). Che dire? Le solite cose. I disegni sono tornati un po' indietro e sono adesso meno fumettosi, mentre la vicenda... uhm. Stavolta qualche sviluppo in più la trama orizzontale ce l'ha. Thomas riceve ammonimenti da donne del passato, e scopre di essere già stato in giro nel 1989. E questo lo traumatizza e lo porta ad essere ancora più freddo e distaccato con le protagoniste. Ora, lo sviluppo è interessante ma la deresponsabilizzazione del personaggio che si ritrova ad indagare su sé stesso e dimostra di non avere la più pallida idea del mistero che lo riguarda è una furbata. In questo modo lo puoi utilizzare senza dover spiegare davvero nulla, e puoi dare l'illusione di una progressione che difatto non c'è. Ferrari a Lucca mi diceva che la netta minoranza dei contenuti "orizzontali" sono una precisa scelta del settore global di Disney, e che non avremo inversioni di tendenze.
Inoltre da questo numero la serie diventa bimestrale. Sintomo di scarse vendite. Ora, è sicuramente più serio diluire anziché troncare, eh! Però viene da pensare che l'occasione sia stata sprecata. Il problema di Real Life è che è un fumetto concepito in modo ottuso. Puntare sulle cose adolescenziali anziché sulla trama, perché tanto alle ragazze interessa questo, si è rivelata una scelta ingenua, in uno scenario editoriale ricco di prodotti che presentano in modo migliore sia l'una che l'altra componente. Inoltre se adolescenza deve essere, che sia vera, credibile. Real Life presenta una realtà artefatta ed edulcorata che poteva andare bene in un fumettino di quindici anni fa con concetti abusati quali "la regina della scuola", "il finto fidanzato per non deludere mammà" e "il genitore ricco con affari in Arabia Saudita che fa la risata cattiva e finanzia la scuola". Non funziona, non nel 2014, non in una realtà editoriale che ha bisogno di altro per coinvolgere il pubblico delle adolescenti in fuga.
Probabilmente serviva un prodotto con più sostanza e furbizia, piuttosto di questa realtà di plastica pensata a tavolino, ecco.




