
I cinema estivi all'aperto sono una manna per recuperare i film degli scorsi mesi che per vari motivi non si era riuscito a vedere per tempo al cinema, spendendo peraltro meno rispetto a quanto si sarebbe fatto in tempo reale.
Ne ho così approfittato per vedermi l'ultima fatica di Paolo Sorrentino, nonché suo secondo film "internazionale".
Non che ci tenessi particolarmente per lui, considerando che non ho (ancora) mai visto le sue opere precedenti, nonostante per la trama di base tanto This Must To Be The Place quanto La Grande Bellezza mi attraggono da tempo, ma perché l'atmosfera che questo Youth trasmetteva mi diceva qualcosa, e mi pareva potesse rappresentare e mettere in scena una certa riflessione sull'età e sul tempo che passa a cui sono piuttosto sensibile.
Non sono rimasto deluso: grazie all'azzeccatissima interpretazione degli attori principali e ad un'atmosfera malinconica e vagamente nostalgica, oltre ad un setting onirico e particolarmente adeguato al contesto narrativo, Youth si è rivelata una pellicola affascinante e delicata, una toccante esplorazione nella mente umana alla ricerca del senso - che forse non esiste - dentro allo scorrere del tempo, al passare degli anni che modificano parti della nostra vita, quando addirittura non le distruggono.
Michael Caine e Harvey Keitel nei panni dei due protagonisti, rispettivamente un ex direttore d'orchestra in pensione e un regista che sta scrivendo insieme ad un team di giovani la sua ultima sceneggiatura, offrono interpretazioni riuscite che comunicano quello che devono allo spettatore: due anziani che rispondono diversamente alla loro condizione senile e alla loro vocazione artistica, affrontando a modo loro gli acciacchi e la propria esistenza, supportandosi l'un l'altro durante l'annuale vacanza in un centro benessere in Svizzera. Le fragilità e i drammi del passato che entrambi celano vengono disvelati pian piano durante le due ore di durata e il tutto concorre a raccontare secondo una scansione temporale molto rilassata, quasi a riproporre lo stile di vita nel centro in cui i personaggi alloggiano, se non addirittura i giorni quieti e infiniti della vecchiaia.
Notevole anche il personaggio del giovane attore, interpretato da Paul Dano (da queste parti visto in Looper e in Ruby Sparks), e anche la figlia di Caine, ruolo rivestito dalla sempre convincente Rachel Weisz.
Non privo di colpi di scena e di interazioni umane efficace perché credibili, Youth è un film che emoziona senza facilonerie o cercando il sensazionalismo e la lacrima facile, ma limitandosi a soffermarsi molto bene sulla tematica universale del tempo che passa, del confronto generazionale e della capacità di ammortizzare i colpi che la vita ci assesta.


