Anche per me
Harry Potter e il calice di fuoco rimane, tuttora che la saga è conclusa, il romanzo migliore dei sette: in questo giudizio è determinante la struttura del libro, che inserisce i misteri, le relazioni tra i personaggi e le indagini di routine all'interno di uno schema più "programmato" con un ritmo e degli eventi già previsti dal regolamento del Torneo Tremaghi (l'indizio da decifrare, l'allenamento una volta scoperto in cosa consisterà la prova, la sfida vera e propria). Dopo aver installato questo evento scandito da una procedura ben precisa, la Rowling furbescamente riesce a fornirci i momenti più interessanti della storia proprio infrangendo le regole: prima Harry riesce ad essere il quarto mago al torneo Tremaghi, poi gli viene rivelato di nascosto l'oggetto della prima prova, poi bara per trovare il modo di superare la seconda prova, e infine la terza prova che si rivela essere tutto un grande inganno ordito da Voldemort per mettere le sue viscide manine sulla fronte con la saetta.
E' una sorta di "adolescenza" della saga, in cui le cose iniziano a cambiare, uscendo dalla routine della Coppa delle Case proprio per via del Torneo Tremaghi; una volta superato questo confine per la prima volta, poi la Coppa delle Case rivestirà un'importanza molto minore nel quinto libro, per poi scomparire nel sesto e settimo capitolo. E con la Coppa delle Case scompare anche il Quidditch ad Hogwarts, relegato al grande evento iniziale, la Coppa del Mondo di Quidditch che ci permette per la prima volta di vedere tanti maghi al di fuori della scuola di magia, presentando anche tanti personaggi extra-Hogwarts che poi rivedremo durante il Torneo Tremaghi; sempre alla Coppa del Mondo di Quidditch la Rowling introduce le Passaporte che le torneranno utili nel finale del libro, ma anche gli scherzi dei fratelli Weasley che ritroveremo nei libri successivi.
L'adolescenza arriva anche per Harry, qui alle prese coi primi bollori per Cho Chang, davanti alla quale il ragazzo è più goffo che mai; intanto anche gli altri compagni iniziano ad interessarsi all'altro sesso, con Ron che sbava dietro ad una irraggiungibile Fleur Delacour, mentre Hermione a sorpresa inizia a frequentare il capitano della squadra di football del college. Il componente femminile del terzetto qui si lisasimpsonizza ancor di più, dedicandosi alle cause sociali e fondando il CREPA, per preservare gli elfi; dopo tre libri in cui era una secchiona per certi versi irritante, Hermione diventa anche un po' più simpatica, grazie alla sequenza di rimpicciolimento dei denti e al sarcasmo utilizzato sempre più spesso nei confronti di Malfoy.
Ron, che ormai vede sviluppata la sua amicizia con Harry principalmente attraverso i litigi, stavolta si sente a disagio per via della ricchezza dell'amico e della sua celebrità, fomentata anche dall'introduzione di Rita Skeeter, la quale incarna la stampa e l'immagine tendenziosa che i media possono dare, e nella quale Harry finirà più volte invischiato.
Dopo il Diario di Tom Riddle nella
Camera dei Segreti e la Mappa del Malandrino nel
Prigioniero di Azkaban. continuano i collegamenti col mondo magico del passato: questa volta Harry viene catapultato indietro nel tempo, o meglio nella memoria di ciò che è avvenuto, assistendo coi suoi occhi al processo dei Mangiamorte, che gli fornisce il pezzo mancante del grande enigma che lo ha perseguitato per tutto l'anno.
Oltre a tutto ciò, molti elementi vengono buttati lì per essere poi sviluppati in futuro (la scoperta di Hagrid mezzogigante, Caramell che cerca di insabbiare pubblicamente il ritorno di Voldemort...) e il finale è sempre più dolceamaro, questa volta con la prima morte importante della saga, anche se è un personaggio sviluppato per la prima volta in questo volume, quasi con l'unica funzione di shockare quando la sua vita sarà stroncata dal Signore del Male.