Vabé.

Ekho è il frutto delle fatiche di Christophe Arlestone e del nostrano Alessandro Barbucci, che spreca il suo incommensurabile talento per una storiella dai toni farseschi e dall'umorismo incapace di andare oltre tette che ballonzolano e palpate inopportune. I protagonisti sono la prosperosissima Formicola Grattuglia (no Maria, io esco) e un altro tizio che per sbaglio si ritrova catapultato con lei in un mondo parallelo, dove lei dovrebbe mettere le mani sull'eredità di una zia morta che ha il brutto vizio di possederla per cercare di risolvere le sue questioni in sospeso. Dai, spunto carino, lo concedo: come lo roviniamo? Sul mondo parallelocheparallelopropriononè poco da dire, tanto splendido da guardare quanto poco creativo nel suo mettere in scena aeronavi sul dorso di draghi, millepiedi giganti e buffe creaturine pelosette. La trama parte da presupposti interessanti ma si perde in gag di dubbio gusto e racconta quelli che sono in sostanza dei CASI, ossia l'ultima cosa che vorrei vedere in un cartonato francese. Il vero problema però sono i personaggi INCREDIBILI, nel senso che nulla di ciò che fanno ha la benchè minima parvenza di credibilità. Da reazioni improbabili a decisioni cretine, il loro solo scopo è muoversi verso il punto stabilito dallo sceneggiatore, rendendosi partecipiti di siparietti più o meno imbarazzanti e spesso incentrati unicamente sul fanservice.
Per fortuna Barbucci salva baracca e burattini con le sue tavole capaci di ridare la vista a un cieco. Sfogliatevelo a scrocco senza troppe remore come ho fatto io e sarete contenti quanto basta.
*che è inglese
