Y l’Ultimo Uomo #15
Siamo arrivati alla fine. Il lungo cammino di Yorick Brown, ultimo uomo in un mondo ormai popolato da sole donne, arriva alla sua conclusione sorprendendo, commuovendo e colpendo il lettore con un paio di colpi di scena mica da ridere.
E anche piuttosto crudeli, a dirla tutta.

Malnato Vaughan!
Nello scorso albo eravamo rimasti con un momento rincorso per tutta la serie dal protagonista: riunirsi con la fidanzata Beth. Questo numero non poteva che aprirsi con una bella scena di sesso tra i due, che dopo tanti anni di lontananza ci voleva!

Peccato che per Yorick i guai non sia finiti: scopre infatti che la sua Beth, poco prima dell'arrivo della Pestilenza, [spoiler]aveva intenzione di lasciarlo[/spoiler]! Ora ha cambiato idea, ma il ragazzo è sconvolto... da questo pugno nello stomaco, che poteva dargli il colpo di grazia dopo tanta fatica, è invece la scossa che serviva per fargli aprire definitivamente gli occhi [spoiler]nei confronti del suo sentimenti per l'Agente 355[/spoiler].
Ma quando sembrava che le cose si fossero sistemate, pur in maniera differente dalle aspettative (certo, il [spoiler]filarino tra i due[/spoiler] era evidente da tempo, ma arrivati a questo punto ci si aspettava che ci fosse occasione di portarla a compimento?), la situazione ha modo di capovolgersi ancora, in modo drammatico.
Uh, quanto dolore in questo finale.
Brian K. Vaughan non si risparmia, e non risparmia il cuore dei lettori, così che ribalta la situazione non una ma due volte, in entrambi i casi shockando l'appassionato delle imprese di Yorick, che vede ormai il giovane come un amico. Ma è anche questo il bello del finale di questa serie: tutto sembrava ormai risolto negli ultimi due albi, e invece così non è:
La variabile Y è la penultima saga ma segna il lettore quasi più di tutte le precedente messe insieme. E di momenti fighi ce ne sono stati un sacco!
Ho apprezzato che l'ultimo ciclo,
Ahimè, sia temporalmente staccato di 60 anno rispetto agli eventi appena visti: può essere un cliché di questo tipo di narrativa, ma ritengo che in questo caso sia stata la scelta più adatta. La situazione ha sì trovato una sua risoluzione ma, anche avendo capito la causa della Pestilenza e avendo visto la Dottoressa Mann trovare la strada giusta per porre rimedio all'estinzione maschile sul pianeta, chiaramente i decenni seguenti sarebbero comunque stati ancora confusi e problematici, e poterli vedere attraverso l'occhio dell'ultimo esponente del "vecchio mondo così com'era" era un'occasione troppo ghiotta per lo sceneggiatore per lasciarsela sfuggire.
Anche l'inserto di alcuni flashback che spiegano alcuni momenti topici di quanto accaduto nello iato temporale mancante sono una risoluzione piuttosto classica, ma anche in questo caso ci sta: non c'è niente da fare, quando si arriva al termine di una serie che ti lascia dentro così tanto sei così legato ai personaggi che basta seguirli nelle loro ultime pagine di vita editoriale per essere felice.
In questo ultimo capitolo si fondono i destini singoli dei personaggi conosciuti durante
Y L'Ultimo Uomo con il destino dell'intero pianeta, ancora popolato da sole donne con i primi cloni maschi che iniziano a circolare: è giusto ed è bello vedere questi sviluppi, e la malinconia serpeggiante che pervade le tavole è la sensazione adatta da trasmettere arrivati a questo punto... tavole disegnate tutte da Pia Guerra che, come creatrice grafica della serie, dà il massimo in questa conclusione rendendo davvero bene il volto di Yorick nelle varie fasi e sensazioni che attraversa, così come le scene più esplicite e quelle più poetiche.
Chiude il bonellide, come di consueto, l'apparato redazionale sulla narrativa distopica a firma di Alessandro Di Nocera, che anche stavolta riesce ad essere interessante, esaustivo e ad incarnare la perfetta figura del divulgatore. Si prende un po' di spazio anche il direttore editoriale Alessio Danesi proprio per ringraziare Di Nocera del suo lavoro, che dice aver ricevuto molti riscontri positivi: mi illudo che tra questi feedback ci siano anche i miei post qui sopra

ma indipendentemente da ciò sono contento che molti abbiano apprezzato il corposo e significativo lavoro di approfondimento che ha fatto Alessandro.
In conclusione, per quanto mi riguarda promuovo la serie con convinzione. Un gran bel prodotto Vertigo, non scomodo la parola capolavoro perché non è tale, secondo me, ma
Y L'Ultimo Uomo si è rivelato un fumetto interessante, ben scritto, con un accurato mix tra comicità, avventura, fantascienza, distopia e riflessioni filosofiche e quasi sempre supportato da un apparato grafico notevole.
Meglio di così!
