Valerio ha scritto:
Inoltre, e qui parlo da catalogatore incallito, quando l'anno prossimo apriremo un Compendium anche per Ghibli (spero di riuscirci, magari con la partecipazione di Shito per le schede...)
Volentieri, a tua disposizione. :-)
I miei 2cents sulla notizia, che in varie forme circolava in ambienti interni da molti mesi: è una questione di anacronismo:
Il business model Ghibli era anacronistico: produrre anime di alta qualità con altissimi costi, perché fatti da mani giapponesi, molte mani. E il Giappone è oggi un paese del primo mondo. Non si può fare. Il 'lavoro da muscoli' dell'animazione è un lavoro da secondo mondo. Infatti il Giappone dei '60, '70 e ancora '80 il Giappone faceva il lavoro da muscoli per l'America.
I costi di un film Ghibli sono mostruosi perché un film Ghibli viene prodotto oggi in Giappone col modo di quando il Giappone era molto più povero, in un'altra fase sociologica ed economica. In più, in ossequio al sogno socialista di Miyasan, da dopo Kiki lo studio Ghibli impiegava animatori a tempo pieno invece che cottimanti/freelance, cosa che era impossibile già nei '60, figurarsi oggi. Per sostenere una simile anacronistica impresa, ogni film Ghibli doveva essere non solo un successo, ma un evento nazionale: questo l'ha spiegato ufficialmente lo stesso Suzuki. E questo giganteschi eventi li si poteva creare con certe firme, non con chiunque.
Quindi, ringraziamo che il Giappone non è l'Italia: lì hanno potuto licenziare in tronco tutti gli animatori, semplicemente perché ora come ora non servono più. In Italia sarebbe stato fallimento e stop, con chiusura reale.
Ma d'altro canto, lo Studio Ghibli è l'atelier nato per realizzare i film di Miyazaki Hayao, essenzialmente. Forse assumere gli animatori in pianta stabile era stato un po' azzardato fin da principio: tradiva l'idea del "facciamo uno studio per realizzare film, non realizziamo film per mantenere uno studio". Costi fissi e arte non vanno d'accordo.
In ultimo, di mio non vedo il dramma e neppure la tristezza della possibile chiusura: perfetto è ciò che è concluso. Ogni cosa che abbia avuto un inizio deve pure trovare una fine. Illudersi che possa esistere sempre un "ancora, ancora!" è un modo molto infantile di baloccarsi e sollazzarsi nei trastulli mentali di un bimbo viziato, no?
"La canzone del tempo" (la ending di Ged Senki) era chiara: "hajimari ha aru, owari ha aru no, wasurenaide". Esiste un principio, esiste una fine, non dimenticarlo. ^^