Come d'abitudine,
di Potere e Potenza ho parlato qui.
Ma non è che oltre a PK su Topolino ci sia il vuoto pneumatico, e meno male!

Il #3060 è forse meno brillante del precedente, ma ci sono comunque cose interessanti come la storia di Vitaliano:
Paperino, Zio Paperone e una (un'altra) questione di piume è una storia molto interessante, che si origina da un bel dialogo tra Zione e nipote (dove, come spesso in questo tipo di discorsi, Fausto dà il meglio) per arrivare ad una dimostrazione dell''umanità di Paperone in puro stile Vitaliano: se Barks e Scarpa avevano i loro metodi per mostrare di tanto in tanto che il vecchio avaraccio aveva anche un cuor d'oro, Vitaliano fa intessere a Paperone una ragnatela complessa e articolata in modo quasi odioso da parte del magnate, ma motivata dalla sua immagine da difendere. In tutto questo rende pure Nonno Bassotto un po' più cattivo della media degli ultimi anni, e i nipoti un po' più stupidi del solito (e ce ne vuole!

) e la storia si fa leggere molto volentieri. Anche grazie a Donald Soffritti, eh, che disegna in modo molto accattivante i Paperi, un po' più standard i Bassotti, ma in generale il suo tratto è decisamente piacevole
Nonna Papera e la gran delizia dei Coot paga pegno di essere un po' troppo didascalica nel suo svolgimento, e senza trovare una conclusione veramente compiuta. Del Conte classico classico, come a inizio anni '90, ma il suo stile pacato mi è sempre piaciuto e il fatto che l'abbia mantenuto ancor oggi è cosa che mi fa molto piacere.
La breve su Gambadilegno è simpatica, peccato che avessi intuito la fine della "barzelletta" (perché stringi stringi la forma di questa storia è quella) già dalla terza tavola.
Zio Paperone e il tesoro di Capitan River è invece una bella sorpresa: certo, mi lascia alquanto dubbioso che Paperone torni a Dawson per la prima volta dai tempi della corsa all'oro. Non è questione di essere malati di continuity o donrosiani, secondo me, si tratta solo di piccole accortezze visto che non cambierebbe nulla ai fini della storia, e per qualunque tipo di pubblico, sottintendere che da quando si è stabilito a Paperopoli lo Zione sia già tornato nella cittadina del Klondike. Ma a parte questo, Silvia Martinoli scrive una storia molto bella, dove il suo Paperone è umano, credibile, avventuroso e nostalgico, vincente anche se la sua caccia al tesoro non si conclude come da aspettative. Ok, qui ci sta anche un cliché volendo, ma l'autrice se lo gioca molto bene e non pesa, vista la poeticità delle ultime due tavole. Non è un cliché invece la figura del vecchio amico/nemico di gioventù, visto che mi sarei aspettato avrebbe messo i bastoni fra le ruote a Paperone prima della fine e invece la sua condotta è trasparente come appare.

Grandi complimenti anche a Luca Usai, che ha disegnato magistralmente la storia: il suo tratto è moderno, plastico, piacevolissimo alla vista. Le espressioni di Paperone sono ricercate, ben delineate, sempre azzeccate. E non manca di citare il Barks di
Back to the Klondike, nella seconda vignetta di pag. 144.

Per
Andiamo al Cinema valgono i commenti delle scorse settimane. Infine, bella e doverosa l'intervista a Max Monteduro
