Il futuro regista de Il grande e potente Oz, prima ancora di passare per la trilogia di Spiderman, aveva avuto felici trascorsi nel mondo del truculento. Con il brand Evil dead, qui da noi divenuto La Casa, Sam Raimi aveva esordito, s'era formato, ed era divenuto il regista consapevole dei propri mezzi che tutti conosciamo. Infatti, rivista oggi, la saga della Casa ci mostra un Raimi che di volta in volta sfida sé stesso e il medium con cui lavora, preparandosi così a quell'eclettismo necessario per potersi definire veramente completi.
Within the woods

Il primo lavoro più o meno professionale di Sam Raimi è il corto It's murder!. Il canone non lo include giustamente nel mondo de La Casa, e così facciamo anche noi. Ma è comunque da segnalare, in quanto il secondo corto (in realtà un mediometraggio) di Raimi, Within the woods, non è altro che una versione ampliata del primo (ignoro volutamente Clockwork). Raimi, infatti, passa da un semplice omicidio ad un insieme di omicidi. Amplia anche l'ambientazione, spostando tutti e tutto in "quella casa nel bosco" che poi diventerà simbolo nel nuovo orrore cinematografico. Ma l'ampliamento è solo all'inizio.
Evil dead (La Casa)

Nel 1981 Raimi trasforma il concept di Within the woods in un film vero e proprio. Il cast è lo stesso del mediometraggio e così il plot di base. Il rischio di sbrodolare una storia semplice ma tutto sommato già funzionante era davvero molto, eppure Raimi riesce a dilatare i tempi fino all'ora e mezza con una nonchalance quasi sorprendente. Certo, il film oggi è invecchiato e zeppo di truculenze buffe e splatter che vabbé. Ma non sono quelle cose ad avere importanza, come invece piace pensare ai fan dell'horror. Quel che conta è un Raimi che gioca con la materia di cui sono fatte le storie: lo farà in modo più esplicito nei due sequel, ma già in questo primo film è possibile notare un paio di sue dichiarazioni programmatiche. Innanzitutto, il film è un sequel a metà di Within the woods: non si pone in continuity diretta con esso, ma si capisce che è una sua versione ampliata (il cast in fondo è lo stesso). Lo stesso accadrà con La Casa 2 e 3, ove Raimi si divertirà a seminare dubbi nell'appassionato del brand circa la reale omogeneità della saga. Questo aspetto beffardo di Raimi rientra in una concezione più ampia di spettacolo cinematografico, che va preso sul serio ma anche no. Evil dead è un horror con tutti i crismi, ma è zeppo di splatter, che i bravi registi - si sa - usano con sarcasmo e non con necrofilia. Certo, rispetto ai due sequel, Evil dead è molto meno sarcastico e decisamente più serioso. D'altronde la vicenda dei quattro amici posseduti dalla cosa della Casa, dei quali il solo Ash riesce a sopravvivere, è una vicenda raccontata con toni cupi. Raimi, che più o meno aveva già in programma i sequel, sapeva che in seguito avrebbe potuto sfogarsi di più. E sapeva che in questo film doveva seminare dei paletti, così da poterli aggirare e ribaltare più avanti. Ecco allora una progressione "highlanderiana" nello sterminio del gruppetto di amici iniziali, dei quali ne rimane solo uno, ecco una creatura minacciosa, resa ancor più tale dall'essere solo suggerita (per mezzo di una eccellente tecnica di ripresa), che fa cose realmente minacciose (si veda lo stupro "vegetale"). Tutte trovate che ne La Casa 2 Raimi si divertirà a smontare e rimontare. Ma che, in qualche modo, sono state prese sul serio e hanno fatto epoca.
Evil dead II (La Casa 2)

Pensato poco dopo Evil dead e rilasciato solo nel 1987, Evil dead II inizia in un modo per cui qualche sollazziano avrebbe lasciato seduta stante il cine. Esso, infatti, comincia con una sintesi-remake degli eventi del primo film. La miniretcon vede passare da quattro a due gli amici in gita nel bosco, riducendoli ai solo Ash e consorte (quest'ultima interpretata da un'attrice diversa, mentre Bruce Campbell mantiene il ruolo di Ash). La sorpresa si ribalta però immediatamente, quando si scopre che la successione degli eventi è sostanzialmente la stessa del film originale e soprattutto che la sua scena finale diventa qui l'incipit. La narrazione, allora, riparte esattamente da dove s'era interrotta e vede il film iniziare di fatto in medias res con una lunga lotta fra Ash e la creatura demoniaca. Lotta che, in un certo qual modo, si protrae praticamente per tutto il film, procedendo per accumuli e raggiungendo vette di ironica assurdità verso il finale, quando il sempre più rimbambito Ash finisce per innestarsi una sega elettrica al posto del braccio mozzato. Poche sono invece le pause che inframmezzano l'azione ma che inconsapevolmente (per chi le vive, ma per Raimi è tutto calcolato) conducono al delirio Ash. Esse, infatti, sono affidate alla sottotrama parallela, se così possiamo chiamarla, quella che vede protagonista la figlia del ricercatore che scoprì il Necronomicon, il libro malefico che ha condotto sulla Terra la creatura del bosco, solo accennato nel primo film e qui sviscerato. La ragazza finirà poi nella casa, assieme a un paio di spalle, e servirà su di un piatto d'argento l'occasione per ribaltare i ruoli, occasione che Raimi non si farà certo sfuggire. Ash, sopravvissuto nel primo film, diventa così il posseduto da combattere. Così, dopo averle prese dalla creatura, le prende anche dai nuovi "buoni"
Army of darkness (La Casa 3 - L'armata delle tenebre)
Sull'onda del successo commerciale di La Casa 2, vengono prodotti a getto continuo film horror contenenti qualche casa infilata a forza nel plot, film che vengono spacciati per sequels dei film di Raimi. Si arriva fino alla Casa 7, tanto per dire. Il sequel vero e proprio, invece, Raimi lo fa nel 1993, ma gli dà un titolo tutto diverso. Costante sfida a sé stesso, al medium e, ormai, anche al genere "horror domotico": Raimi, per la terza volta, ribalta tutte le prospettive, MA! proseguendo la sua storia. O forse no? Come già accaduto in precedenza, L'armata delle tenebre inizia con una sintesi-remake degli eventi accaduti sin qui al povero Ash. Lui è sempre Bruce Campbell, mentre la sua ragazza riesce ad essere interpretata dalla terza attrice diversa in tre film. Ma lui, stavolta, fa il commesso in un supermercato. Il resto però è come al solito: va nella casa con lei, viene posseduto, si innesta la motosega ecc.ecc. e finisce nel Medioevo. Quel che accade nell'anno 1300equalcosa è tuttavia diverso. Al termine di Evil dead II, Ash aveva fatto in tempo ad uccidere un mostro alato e ad essere acclamato controvoglia come predestinato ed eroe. Stavolta, appena sbalzato nel passato, si ritrova in mezzo ad una battaglia fra "bianchi" e "rossi" (roftl, i colori sono casuali, sì sì) e viene catturato dai primi. All'epoca, oltre a lasciare il cine, qualche sollazziano avrebbe chiesto il rimborso del biglietto. Successivamente le cose vanno com'è giusto che vadano: Ash, gettato nel pozzo del Male (una roba tipo Lost, con sopra l'acqua bianca e sotto il mostro nero), dimostra ai castellani di poter essere una risorsa. Anche perché poi succede una roba del tipo che il Signore del Male lo risveglia lui, così lo deve eliminare lui per forza. Tuttavia, il solo ed unico pensiero di Ash è tornare nel presente. Trasformato ormai in una via di mezzo fra John Rambo e Axel Foley, Ash si è progressivamente "evoluto" in uno zoticone tutto muscoli e niente cervello, un belloccio da una botta e via, un medioman che prima combina guai a ripetizione e solo poi rimedia. Ma, come ogni uomo medio americano trovatosi in situazioni più grandi di lui, riesce a trovare dentro di sé la forza per salvare sé stesso e spronare gli altri a fare altrettanto. "Bianchi" e "rossi" vengono riappacificati da Ash, il quale poi si improvvisa nientemeno che novello Emmett Brown. Diventato improvvisamente ingegnere, il Nostro arrabatta l'automobile giunta nel passato con lui (in realtà l'auto di Raimi, presente in tutti i film della serie) in un cavallo di ferro steampunk col quale sbaragliare gli scarni scheletri che compongono l'esercito del Male. E se questo e l'atmosfera generale del film fanno molto Burton (ogni tanto sembra di vedere Nightmare before Christmas), le similitudini con la trilogia di Ritorno al futuro imho non finiscono. Innanzitutto, nel vero finale del film Ash nasconde l'auto camuffata in una caverna poi fatta crollare, il ché ricorda vagamente la DeLorean murata nella miniera all'inizio di BttF parte III. Tale finale, che vede Ash sbagliare stupidamente formula magica e ritornare troppo al futuro, al punto da ritrovarsi in un mondo postapocalittico e disabitato, viene però tagliato da Raimi e sbattuto negli extra del DVD. Pare che il regista lo giudicasse troppo cupo. Invece io lo gradisco più del finale effettivo poi realizzato, nel quale Ash torna nel presente e, nel suo supermercato, uccide il Male reincarnatosi, sbaciucchiando una tipa e dicendo frasi sborone. Simpatico, ma l'altro era meglio (e molto più beffardo). Che dire? Evidentemente Raimi giudicava compiuta la sua storia. Per quanto si possa ribaltare un plot, ad un certo punto è giusto fare move on e passare a tutt'altro. Cosa che infatti Raimi fa, mettendosi a girare film tutti diversi. E Ash? Beh, il povero cristo lascia in eredità tre film, di cui il secondo è la versione espansa e giocherellona del primo e il terzo una versione diversa dei primi due (ed ecco la seconda grande similitudine con la trilogia di Zemeckis). Ma il ciclo è finito.
O forse no?
Evil dead (La Casa)

Vent'anni dopo L'armata delle tenebre, si riparte da capo. Veramente? Nì.
Nell'ondata di sequel-remake-reboot-starting point che tutto sta travolgendo e portando a rinascita, non poteva mancare Evil dead. L'esordiente Fede Alvarez rifà la storia che già conosciamo, ma i soldi li caccia Raimi. Un ennesimo remake che sembra inutile si rivela dunque non essere tale. Raimi e Alvarez, infatti, hanno già pronto un grande piano: Evil dead II (remake), poi Army of darkness II e team-up fra serie "originale" e "finto remake". Dopo vent'anni, Raimi sta di nuovo sfidando sé stesso. E ciò è abbastanza esaltante. Meno lo è il film, un horror del 2013, dunque tecnicamente migliore di un horror del 1981, ma altrettanto piatterello e pro forma. Insomma, tutto va come deve andare e la cosa finisce lì. In quanto a continuity, compare l'auto ma essa non può essere certo rimasta lì dal medioevo, dunque siamo in presenza della consueta continuity "a metà", un po' remade un po' no. A proposito, il film, pur essendo remake del capostipite della trilogia, cita molto il 2, anche e soprattutto nel fatto che è [spoiler]la protagonista ad essere posseduta.[/spoiler] Questo è comunque uno spunto interessante, in quanto i personaggi ricalcano quelli del film di Raimi (solo con l'aggiunta della protagonista drogata) e, se non si sa nulla, viene facile pensare che sia [spoiler]il tizio vestito come Ash a salvarsi[/spoiler]. Ma, col senno di poi, se c'è una protagonista in più è facile capire perché, sapendo quanto è metanarrativo Raimi. Il quale ne ha fatta di strada, e se ora è tornato nel Kansas (vabbè, nel Michigan) un motivo c'è. La sfida è ancora aperta. Vedere dopo i credits.

















