Accendiamo le cronovele da polso e cavalchiamo...il vento del tempo!

Io e Pk ci siamo conosciuti dall'inizio, ma ci è voluto qualche giorno prima che io mi convincessi che era Amore. Quando vidi le prime pubblicità sul Topo non avevo neanche capito che si trattava di un prodotto Disney con Paperinik, e quando mi trovai fra le mani il numero Zero, con tutte quelle sperimentazioni grafiche di Lavoradori, rimasi un po' perplesso. Non avevo ancora dodici anni, e ricordo che il mio primo pensiero fu "Uhm. Troppi pulsanti?". Ero ancora un bambinello candido e sebbene già spaziassi molto con le letture, ero poco avvezzo ai linguaggi fumettistici più complessi. Fu mio padre a darmi una svegliata, dopo essersi letto quel fatidico primo numero: "Ma sei matto? Questa cosa è una bomba, bisogna seguirlo!". E così cominciò tutto. Pk mi fece crescere, e sulle sue pagine scoprii sapori inediti e bellissimi. Grandi storie, personaggi indimenticabili, narrazione di grande respiro, e poi c'era quella cosa chiamata continuity, cioé la memoria storica delle precedenti avventure, che assaggiavo per la prima volta, capendone le proprietà fidelizzanti. Leggere i PK-Project mi dava inoltre l'impressione di star muovendomi in un mondo vivo con delle regole precise, in grado di mantenere una propria coerenza anche dietro le quinte, e non va certo dimenticato il dialogo ironico con i lettori, presente in tutte le altre rubriche. Senza dubbio leggere PK proprio negli anni dell'adolescenza, non ha fatto che elevare a potenza l'effetto che questa bella lettura avrebbe normalmente avuto su un qualsiasi altro fruitore. Vedere avvenire la sconfitta degli evroniani, la redenzione del Razziatore e la chiusura di molte storyline, poi, fu importantissimo, perché per la prima volta familiarizzavo con il concetto di finale, capendo che ogni bella storia, per essere tale, deve virare verso una soddisfacente conclusione.
La seconda serie di Pk fu da me molto apprezzata. Mi resi conto che molte cose adesso erano diverse, molti personaggi erano spariti e l'approccio che si voleva sperimentare era quello più spiccatamente telefilmico, con episodi strettamente interconnessi, trama orizzontale che si dipanava gradualmente, e un'atmosfera più dura. Questo fu uno dei motivi per cui ci rimasi doppiamente male quando nell'estate del 2002 la serie venne improvvisamente sospesa. Ricordo che uscivo dagli esami di maturità, e mi ritrovai ad un certo punto privato della saga che da sei anni stavo seguendo con passione, e la delusione fu forte. Non solo per la mancata prosecuzione delle vicende a cui mi ero fidelizzato negli ultimi mesi, ma proprio perché da quel momento in poi lo scenario fumettistico disneyano venne privato di quel "dialogo alla pari" che aveva permesso a molti lettori cresciuti di non abbandonare Paperopoli e Topolinia.
Mi fu immediatamente chiaro che PK, oltre a narrarci belle storie, aveva svolto un ruolo fondamentale per tutti i lettori della mia generazione. Esiste infatti un momento nella vita di ognuno in cui la lettura del tradizionale Topolino purtroppo non basta più. E' il momento in cui generalmente lo si abbandona. Qualcuno torna qualche anno più tardi e dimostra di averne compreso i linguaggi, di aver capito che possono esistere differenti livelli di lettura. Ma si tratta di una minoranza, chiaramente. Il momento del disincanto colpisce ogni lettore intorno ai tredici anni, generalmente. O anche prima, a seconda dei casi. Il ruolo avuto da Pk e dalla "rivoluzione spillata" che seguì fu proprio quello di "rete di sicurezza", che fece rimanere molti adolescenti vicini al fumetto disneyano, ritardandone il più possibile l'abbandono. Quando nel 2002 questa rete di sicurezza venne meno, il dialogo alla pari cessò, e per ovvi motivi il semplice settimanale Topolino non bastò a nutrire quello stesso pubblico, che quindi si disperse. Io continuai a seguire lo scenario fumettistico disneyano, ma non smisi mai di avvertire il vuoto lasciato in questo panorama dal fenomeno Pk. La sua improvvisa sparizione mi spinse tuttavia a chiederne motivo sul web, portandomi così, attraverso svariati passaggi, a quello che faccio ora qui. Pk è stato quindi importantissimo per me, anche nella sua assenza.
Nell'ultima vignetta dell'ultimo numero di PK2 un Paperink dubbioso guardava il cielo chiedendosi se quella sarebbe stata davvero la fine. Per dodici anni fu così. Ma il 2 luglio 2014 la penna di Artibani e la matita di Pastrovicchio si incontreranno per dare finalmente seguito all'epopea. Questa volta direttamente sulle pagine di Topolino, annullando difatto il divario che molti sostenevano ci fosse tra Pk e il più tradizionale fumetto Disney. Artibani, che in questi anni ha dato prova di una totale e completa padronanza dell'universo disneyano, in ogni sua forma e concezione, porterà avanti quindi un discorso fumettistico interrotto da più di un decennio. Lo farà nel modo giusto, non dimenticando nemmeno uno degli elementi che resero grande il formato fumettistico di Pk: respiro narrativo, un linguaggio più adulto, una certa attenzione alla continuity, ma soprattutto tanta qualità. Tutto ciò che per dodici anni si pensava non potesse essere replicato lo sarà e di questo non possiamo che essere felici e grati a Francesco e Lorenzo, a cui auguriamo di riceverne tante belle soddisfazioni.
Ci si rilegge il 2 luglio, vecchio mantello tarlato!










