
Danny Boyle, regista che inizialmente non sopportavo perché non mi ha mai fatto impazzire il fin troppo osannato Trainspotting, in seguito si è attirato la mia attenzione con la tripletta 28 Giorni Dopo, The Millionaire e 127 Ore, al punto da diventare uno dei registi che tengo d'occhio con maggiori aspettative.
E non mi ha deluso, perché In Trance mi sembra il film migliore di tutta la sua carriera, al quale per il mio gusto personale gli preferiò sempre la favola The Millionaire. È Danny Boyle che gioca a fare Nolan, un film cervellotico che richiede una certa dose di attenzione, lo spettatore inevitabilmente prova a fare ipotesi per tutta la durata della pellicola,viene preso in giro ad ogni plot twist, e a fine proiezione si ha l'impressione di aver appena ottenuto la risoluzione di un enigma.
Durante un'asta, un dipendente della casa d'aste riesce a nascondere un prezioso quadro durante una rapina per sottrarlo ai criminali; un colpo in testa gli farà però perdere la memoria, così da fargli dimenticare dove si trova il dipinto. I criminali però lo rivogliono e per combattere l'attacco d'amensia dell'uomo, lo obbligheranno a sottoporsi ad alcune sedute di ipnosi; nella sua mente però si nasconde più di un segreto, che le coincidenze o il destino riporterano a galla...
Come ho già detto, un Signor Film.
Vincent Cassell è nel suo abito comodo di criminale dall'espressione gelido, Rosario Dawson fornisce una buona interpretazione, ma chi mi ha stupito è stato James McAvoy: dopo il giovane Xavier, questo film mi ha dato la definitiva conferma che questo attore sta crescendo nel tempo, e sono convinto che tra 10-20 anni sarà ancora in circolazione tra gli attori più richiesti nel campo.
...e il colpo di scena sul quale si basa il tutto, o meglio, i colpi di scena, dato che ci sono tripli ribaltamenti carpiati, è riuscito a lasciarmi a bocca aperta, e succede sempre più di rado.
In una storia che rotea attorno all'ipnosi, la regia è straniante quel tanto che basta a far dubitare di ciò che si sta vedendo: lunghe sequenze girate in modo "canonico" si alternano ad alcune inquadrature più particolari, che sembrano voler suggerire qualcosa, anche se non è ben chiaro cosa, ma la sensazione costante è che ci sia qualcosa di più di quanto ci è dato vedere.
E soprattutto, a fine visione, una volta scoperto cosa si nasconde dietro al mistero che permea tutto il film, viene voglia di riguardarlo per apprezzare tutto quanto di nuovo, con la conoscenza dalla propria parte.
Una storia avvincente, che Boyle teneva nel cassetto da circa un decennio e che finalmente ha trovato il modo di sviluppare degnamente.
Oh, e poi ci sono due inquadrature della gnagna di Rosario Dawson in primo piano, e non sono la cosa che mi è rimasta più impressa del film.
Quindi dev'essere per forza un Signor Film, per riuscire ad essere migliore della gnagna di Rosario Dawson.
