Ogni corto è ambientato in un diverso quartiere parigino (mi si dice che i quartieri sono 20 e che esistono due short scartati dall'assemblaggio finale per motivi metrici).
Montmartre di Bruno Podalydès
L'attore-regista cerca faticosamente un parcheggio. Quando lo trova, tutti vogliono portarglielo via. Poi arriva una donna, Florence Muller, ma questa ha un malore. Bruno la carica in auto, ove i due si innamorano. Ora lui è disponibile a lasciare il posto, per portarla ovunque lei desidera.
Assaggio delle tematiche del film.
Quais de Seine di Gurinder Chadha
Dei ragazzacci molestano le tipe lungo la Senna, finché una studentessa musulmana (Leila Bekhti) non si fa male. Un giovane bianco la aiuta e lei, previa approvazione del nonno, si fa corteggiare.
Banalotto, ma passabile.
Le Marais di Gus Van Sant
L'incapibilità di Van Sant. Un giovane artista parla col garzone di una tipografia, facendo nascere fra loro qualcosa di profondo. Ma il garzone non sa il francese e non ha capito niente.
Roftl. Vabbè.
Tuileries di Joel e Ethan Coen
Ah, roftl, i Coen. Steve Buscemi è un turista stereotipato che mentre aspetta la metro legge la guida e si accorge che nulla è come vi è descritto. Al punto che la coppietta di innamorati che si ritrova a fissare lo stupra e lo malmena.
Wiki dice che è questo corto è il secondo ad essere stato girato in ordine di tempo ed è il primo corto in assoluto dei Coen.
Loin du 16ème di Walter Sallers e Daniela Thomas
Bello questo. Dolce e tragico. Una mammina ispanica s'alza la mattina presto, lascia l'amato figlio neonato al nido, si fa mezza città sui mezzi e passa la giornata facendo la baby sitter ad un altro neonato.
Porte de Choisy di Christopher Doyle
Un rappresentante di cosmetici che sembra il Widmore di Lost tenta di convincere una choiffeur cinese a comprare il suo nuovo shampoo per asiatiche. Lei prima lo fa attendere, poi accetta. Quindi tutte le cinesi del negozio s'atteggiano a occidentali.
Bof.
Bastille di Isabel Coixet
Sergio Castellitto vuole lasciare la moglie, Miranda Richardson. Lei però gli rivela di avere la leucemia. Allora lui lascia l'amante (Leonor Watling, mica una brutta) e rimane con la consorte fino alla fine dei suoi giorni (suoi di lei).
Il corto più tragico del film. (Eppure la Mazzantini non ha partecipato. Ok, lol, scusate...)
Place des Victoires di Nobuhiro Suwa
Carino, questo. Leggermente surrelista. Juliette Binoche ha appena perso il figlio, ma continua a sentire la sua voce che dice "i cowboy esistono ancora". Segue la voce e, cammina cammina, arriva in una piazza (quella del titolo, immagino). Questa, inizialmente vuota, si anima dapprima con un cowboy (Willem Defoe) e poi con il figlioletto e altri bambini. E' il Paradiso? Pare di sì, perché poi lei sente la voce del marito e dell'altra figlia che la chiamano e la riportano alla realtà.
Tour Eiffel di Sylvain Chomet
Surrealismo spinto. Inizia con un bambino con una cartella enorme. Prosegue in flashback, dove un mimo (Paul Putner) vive mimando: si lava mimando, legge mimando, guida mimando (roftl il modo in cui è rappresentata la guida). Lo spettatore, però, sente i rumori dei suoi gesti come fossero veri. Dopo varie vicissitudini, finisce in galera, ove incontra una mima. Nasce l'amore e il figlio, ovvero il bimbo dell'inizio. La macchina mimata, il gatto mimato, ecc. diventano reali.
Un'ode all'animazione e alla fantasia nel grigio mondo reale. Dolcissimo.
Parc Monceau di Alfonso Cuaròn
Un unico piano sequenza con Nick Nolte e Ludivine Sagnier che parlano di tal Gaspard. Il ragazzo di lei? Pare proprio di sì.
E invece no, è il figlio di lei, che è figlia di Nick Nolte.
Assieme al precedente è il corto centrale. Durante la passeggiata di Nick e Ludivine si intravedono le "locandine" degli altri shorts.
Quartier des Enfants Rouges di Olivier Assayas
Infanti rossi, ma il comunismo è morto. Ora gli hyppie sono i ricchi annoiati. Come Maggie Gyllenhaal, attrice drogata che ci prova con uno spacciatore. Ma questo ha altro a cui pensare.
Place des Fêtes di Oliver Schmitz
Un ramazzatore nero (Seydou Boro) s'innamora di Aissa Maiga. E fa bene, visto che è BELLA. Però poi si distrae, e tra una cosa e l'altra, perde il lavoro. Allora mendica, ma dei balordi lo accoltellano. E' proprio Aissa Maiga, che lavora al pronto soccorso, ad arrivare per prima su di lui. Ma riconosce il giovane quando ormai è troppo tardi.
Pigalle di Richard LaGravenese
Bob (Hoskins) e Fanny (Ardant) s'incontrano in un night. Lui vuole farsi sollazzare da una giovane avventrice, lei vuole sollazzare lui. I due sono compagni in cerca di stimoli.
I due attori rendono simpatica la scenetta.
Quartier de la Madeleine di Vincenzo Natali
Il corto più spinto dei 18 che compongono il film è opera di Enzino Natali, il quale la butta sul sovrannaturale. Lo imiterà, ma in maniera più ibrida, solo Craven. Elijah Wood s'incammina sul ponte del quartiere del titolo, ove incappa in una Olga Kurylenko vampira intenta ad assaggiare un cadavere tutto dissanguato. Frodo s'offre alla bella non-morta, ma, com'è come non è, cade dalle scale che conducono al ponte, dissanguandosi pure lui. Olga lo salva vampirizzandolo, quindi i due si mordicchiano soddisfatti. Per raccontare tutto ciò Natali fa uso di uno stile "alla Frank Miller", così da far risaltare il rosso del sangue sul grigio/nero del resto.
Da segnalare come il ponte da cui Wood sale (all'inizio) e poi scende (alla fine) è, in un certo senso, un luogo chiuso e circolare, tipico della produzione del regista.
Père-Lachaise di Wes Craven
Al cimitero di Père-Lachaise, Emily Mortimer ammira le varie tombe illustri, fra cui quella di Oscar Wilde. Ad accompagnarla, il suo promesso marito Rufus Sewell, il quale, però è troppo serio. Lei invece vuole ridere e divertirsi, e allora lo molla. Lo spettro di Oscar Wilde (intepretato da Alexander Payne, regista dell'ultimo corto) convince Sewell a darsi una svegliata.
Irriconoscibile Craven, per chi ancora ricorda Scream e tutto il resto.
Faubourg Saint-Denis di Tom Tywker
Primo corto girato in ordine di tempo, addirittura tre anni prima della realizzazione del film.
Il cieco Melchior Beslon aiuta l'attrice in erba Natalie Portman ad arrivare in tempo al provino che la lancerà nello show biz. Il cieco si fa un film (notata l'arguzia?) della sua possibile vita con lei, dall'amore passionale alla noia, l'incomprensione e i litigi. Quando si risveglia, lei lo chiama.
Quartier Latin di Frédéric Aubertin, Gérard Depardieu e Gena Rowlands
Al bar di Gérard Depardieu, Ben Gazzara e Gena Rowlands fanno un'ultima chiacchierata prima del divorzio.
14e arrondissement di Alexander Payne
Ultimo corto e unico in cui il nome del quartiere non è espresso con una perifrasi raffinata. Il che calza all'uopo per la storia raccontata, quella dell'americana media Carol (Margo Martindale), zitellona in vacanza a Parigi da sola. La donna, riflettendo sulla sua vita e sulla sua condizione di straniera in terra straniera, riesce a trovare un feeling reciproco con la città.
Il mio corto preferito del lotto, sicuramente.
Dopo il poetico finale, alcuni dei personaggi (ad es. Bob Hoskins e Ben Gazzara, la Bekthi e Nolte) si incontrano o si incrociano.
Nel 2009 il brand Cities of love è proseguito con New York, I love you, cui seguiranno film collettivi dedicati a Shanghai, Rio de Janeiro e Gerusalemme.

