
Capolavoro.
Alla fine anche la ditta Broccoli ha dimostrato di non essere Pizza e Fichi, ed è riuscita ad infilarsi nell'operazione "revival-decostruzione-ricostruzione-rilancio" in voga negli ultimissimi anni e a sfornare il gioiello, come già accaduto, chi più chi meno, ad altri brand come Muppet, Oz, Star Trek, Alien o i vari supereroi Marvel e Dc (per tacer dei brand telefilmici). La Barbara ci aveva già provato, a dire il vero, nel 2006 con Casinò royale, ma allora ne era venuto un film ineccepibile, raffinato e bello a vedersi e tuttavia privo di guizzi, troppo fedele al canovaccio già noto e, per i fan non duri e puri come me, noioso. Con Quantum of solace le cose erano pure peggiorate, tant'è che di quel film non ricordo nemmeno la trama, e in linea generale non riuscivo a comprendere lo smodato entusiasmo per l'era Craig. Ora, con Skyfall, tutto mi è chiaro. Ho l'impressione che ai tempi di Lost, Desperate housewives, La maledizione della prima luna, ecc., insomma, quelle opere che hanno reinventato la scrittura cinetelevisiva, la lezione non fosse ancora chiara, e che solo dopo l'avvento di Moffat tutti abbiano improvvisamente imparato a scrivere figate capaci di fondere passato, presente e futuro. Non si spiega altrimenti l'improvvisa ondata di rilanci riusciti, di rinnovamenti nel segno della tradizione, di lifting che non danno sensazioni fasulle, una ondata che accomuna opere e brand molto differenti fra loro proprio nell'approccio al rinnovamento... insomma, un'ondata che oserei definire pansollazziana.
007 è una serie di spionaggio. Due palle. Eppure ecco Skyfall, una roba che sembra scritta da JJ Abrams, con il cattivo che è l'inverso di Bond e che ha la camicia nera sotto la giacca bianca quando Bond ha la camicia bianca sotto la giacca nera, con la minaccia che proviene dall'interno e dal passato dell'MI6, con la Grande Vecchia di turno, in questo caso M, che come nei film degli anni '80 di impostazione lucasianspielberghiana, regala l'ultima grande performance, peraltro assurgendo (finalmente) al ruolo di coprotagonista. Ma siamo alle solite: allargando l'orizzonte del pubblico non si scontenta lo zoccolo duro? No, se lo zoccolo duro è intelligente: Skyfall, pur senza piani ti-fine-ti-monto sgangherati o giochi d'azzardo tutti uguali, è un film Bondiano al 100%, con i tormentoni annessi e connessi ripresentati però in modo nuovo, e soprattutto è un film di spionaggio "vero", cioè un film di spionaggio nel 2012: la genialoide trovata su cui poggia il film è infatti la messa in discussione di M e dei suoi precetti, ormai anacronistici e sorpassati in un'epoca in cui il grigio ha soppiantato il bianco e il nero e in cui "spiare" non è più affare da agenti segreti. Il consueto tran tran di Bond viene così sradicato e ricostruito da capo a piedi, soprattutto per merito di un villain, il quale, al di là dell'ottima interpretazione di Javier Bardem, corroborata dal sempiterno Pedicini (che ha così modo di far perdonare e spiegare la sua non associazione con Ralph Fiennes), incarna, ovviamente in termini esasperati, la versione spaccona-dandy che ha accompagnato Bond dopo i due mostri sacri Connery e Moore (Silva ha operato dal'86 al '97, che coincidenza), e come d'opinione comune poco gradita e poco "bondiana". Non che l'opinione comune sia del tutto giusta, tuttavia il film ne tiene conto e ne approfitta per epurare tutto il vecchiume e per ripartire da zero. Zero sette, come i film con la Dench, la "mia" M. Grazie, Dame, per avermi ricordato quei gloriosi giorni all'Old Vic. E grazie a Mendes e alla Compagnia di Attori per avermi così ben intrattenuto con una storia di cieli caduti, di acque e di castelli, di morti e di rinascite. Chapeau.



