
Un film sull'infanzia, in grado di catturare lo spettatore nonostante l'assenza di una vicenda vera e propria, in cui l'elemento più interessante sono una serie di creature grottesche viste dagli occhi di un bambino. Sì il film in questione ha molti spunti di partenza in comune con "Il mio vicino Totoro", ma il risultato è nettamente diverso, al punto da risultare quasi complementare al film di Miyazaki: alle due spensierate protagonisti femminile troviamo infatti contrapposto un maschietto, il cui carattere è estremamente vivace e dotato di una discreta dose di rabbia repressa che deve riuscire a sfogare.
"Nel paese delle creature selvagge" è tratto da un libro illustrato per ragazzi di grande successo, particolare per il fatto che la storia sia composta da sole 10 frasi. L'adattamento cinematografico ha avuto un processo lungo e tortuoso, sia per scrivere una sceneggiatura decente da una base così breve, sia per decidere con quale tecnica portare sullo schermo le creature che hanno incantato milioni di bambini in tutto il mondo: nei primi anni '80 la Disney deteneva i diritti del libro e voleva farne una versione animata, al punto che Glen Keane realizzarono un test nel quale si fondevano animazione 2D e animazione 3D (interessante come quell'esperimento sia simile alla prima scena del live-action uscito al cinema). Il progetto naufragò e non se ne fece più nulla fino al 2000, quando la Universal pensò di trarne un lungometraggio animato in 3D supervisionato da Eric Goldbrg, ma anche in quel caso niente di fatto.
Dopo qualche anno Spike Jonze ("Essere John Malkovich", "Il ladro di orchidee") si interessò e decise di scrivere e dirigere il film; gli studios volevano un'opera che fosse all'altezza dell'originale, perciò lasciarono a Jonze ben quattro anni per portare a compimento la scrittura del copione e le riprese.
Il risultato è un film sull'infanzia che può essere apprezzato dai bambini ma non solo: gli spettatori più piccoli potrebbero infatti essere davvero spaventati da certe scene in cui le creature del titolo si arrabbiano, mentre alcuni messaggi o atteggiamenti possono essere compresi da un pubblico più adulto.
Il protagonista è Max, un bambino che inizia a sentirsi sempre più solo: la sorella sta diventando adolescente e quindi ha smesso di giocare con lui per passare il tempo coi coetanei, mentre la madre è impegnata col lavoro che non dà buoni risultati. Max cerca quindi di farsi notare e attirare le attenzioni della sua famiglia, ma quando non riesce nel suo intento sbotta in attacchi d'ira che lo portano addirittura a fuggire di casa. A bordo di una barchetta monoposto attraversa il mare in tempesta e giunge in un mondo popolato da bestioni pelosi dall'aspetto simpatico ma anche spaventoso, componenti di una micro-società che gestiscono come veri e propri bambini. Max si spaccia per loro re e da quel momento li "governa" come fosse un gioco, imponendo momenti di divertimento collettivo e facendo costruire un enorme rifugio nel quale dormire tutti assieme. L'atteggiamento dei mostroni pelosi ricorda molto i comportamenti "selvaggi" di Max e anche alcune scene hanno similitudini con eventi capitati al bambino nel mondo umano; questo porterebbe a pensare che tutta l'avventura sia un parto dell'immaginazione di Max, ma questo non viene mai confermato dal film che ci mostra un viaggio reale, senza un momento finale di "risveglio" o che lascia il dubbio "sarà davvero successo o no?".
Ciò che rende il film ulteriormente interessante è l'aspetto dei mostroni pelosi, realizzati così bene come neanche un cartone animato sarebbe riuscito a fare; riuscire a dare un aspetto piacevole, inquietante e credibile ai nuovi compagni di Max era davvero una sfida ambiziosa, specialmente il film si svolge in un mondo live action e il rischio che tutto risultasse finto era molto alto. Accantonata quindi l'ipotesi computer grafica, Spike Jonze conferma il suo talento nel realizzare effetti visivi presenti già sul set per essere ripresi liberamente: le "creature selvagge" sono un vero miracolo, create fondendo enormi costumi, animatronic e qualche elemento digitale inserito successivamente. Il risultato è veramente fenomenale e, come avviene spesso quando in un film si raggiunge un livello così alto, è impressionante come dopo qualche minuto si smetta addirittura di rimanere incantati da quella meraviglia, per seguire la storia come se quei bestioni fossero qualcosa di assolutamente naturale.
Ulteriore elemento azzeccato è la colonna sonora, composta da melodie indie e canzoni eseguite da un coro di bambini, ingrediente che rende ancor più riuscita l'atmosfera sognante e giocosa del film.





