Credo che non ci sia momento più adatto della sera della vigilia del n. 3000, per me, per scrivere un commento di auguri a
Topolino.
Perché sì, sono sensibilone, e per quanto spesso cerchi di mascherare la cosa, non è questo il momento per reiterare questo comportamento.
Non ora.
Non con il buio fuori dalla finestra, e la consapevolezza che domani mattina prima di salire sul treno che mi poterà al lavoro mi comprerò due copie di un numero specialissimo.
Potrei dire che
Topolino è qualcosa di imprescindibile nel tessuto storico e sociale italiano; potrei dire che
Topolino ha saputo e sa tutt'ora sviscerare temi importanti, e sa parlare in modo intelligente a qualunque tipo di lettore; potrei dire che
Topolino in più di 6 decenni ha avuto modo di ospitare autori e storie che hanno fatto la storia del fumetto mondiale a tutto tondo.
Direi cose vere, interessanti, profonde, che smuoverebbero l'interesse anche di quelle persone che solitamente snobbano il fumetto o, all'interno degli appassionati, snobbano quello disneyano.
Ma a questo ci stanno già pensando molti siti e giornali, non serve che lo si ribadisca - proprio qui, peraltro!
Quello che invece voglio dire è che
Topolino è una parte importantissima della mia vita. Senza tema di smentita posso dire serenamente che
Topolino ha forgiato buona parte della persona che sono oggi, a 25 anni suonati. Tutte le persone che mi conoscono, a qualunque livello, mi conoscono in un certo modo che è diretta derivazione di Topolino. Sono fatto di quell'ironia incredibile di Faraci, dell'avventura alla Casty, del giallo alla Mezzavilla, degli intrecci di Scarpa, della poesia di Enna e della Radice. Sono figlio delle distorsioni grafiche dell'ultimo Bottaro e dello stile techno di Cavazzano, della stilizzazione della Ziche e del tratto guizzante di Sciarrone. Sono emanazione della positività di Topolino e della simpatia di Paperino, della forza di volontà di Paperone e della filosofia laterale di Pippo.
Sì, soprattutto vengo da quella cosa lì di Pippo
Sono vent'anni quasi esatti da quando ho iniziato a leggere, e a leggere
Topolino. Le due cose coincidono, ed è abbastanza comune. Ma a me quelle avventure sono entrate dentro, quel certo modo di scrivere, quell'estetica, quel modo di comunicare così particolare, adatto a tutti senza essere qualunquista, mi ha guidato molto ed è una cosa che, da aspirante comunicatore professionista, invidio molto.
Certo, io
Topolino l'ho un po' tradito: ci sono stati anni in cui ne sono stato lontano, decidendo in coincidenza con l'inizio di un nuovo anno che poteva bastare. Poi, qualche anno dopo, il ritorno di fiamma, ma anche così tutt'ora acquisto saltuariamente il
Topo, solo per la presenza degli autori che apprezzo, di storie o di eventi particolari. Non sono un amante fedele, ed in fondo proprio Topolino mi ha insegnato a conoscere anche il fumetto diverso da quello che rappresenta, e ad amarlo.
Però, nonostante questo, dopo anni è tornato ad occupare gran parte delle mie giornate, dei miei discorsi, delle mie interazioni con gli altri.
Ho stretto amicizie vere con persone che
Topolino lo costruiscono. Ho intessuto rapporti di stima con professionisti che lavorano sul
Topo. Amici sono diventati collaboratori del settimanale, con mio infinito orgoglio.
Si è imposto ancora come una pietra angolare del mio essere più intimo, quello con cui faccio inevitabilmente i conti ogni giorno.
E allora auguri di cuore,
Topolino. Perché anche se forse non ti dò quanto meriteresti, sicuramente tu continui a forgiarmi e a regalarmi sogni fantastici, senza i quali io non sarei io.
Oggi, come vent'anni fa.