

Duncan Jones non è mica uno qualsiasi.
E' il figlio di David Bowie.
Ma soprattutto è un ottimo regista.
Nel 2009 balza agli onori delle cronache grazie a questo film indipendente, o semi-indipendente, che si colloca nel pieno della rinascita del cinema d'essai/televisivo degli ultimissimi anni, nel quale le regole del cinema di genere sono state riscritte.
Come si fa un film di fantascienza nel 2009 che non sia il solito action? Semplice: si prende Kubrik, lo si sfronda delle parti prolisse, e si ricrea il mistero secondo i nuovi precetti canonizzati da J.J.Abrams negli anni immediatamente precedenti.
Ma mentre un telefilm dev'essere corale per poter funzionare e reggere a lungo, per un film bastano anche uno o due attori. In questo caso Sam Rockwell e la voce di Kevin Spacey. Loro due bastano a tenere in piedi l'ora e mezza che porta Moon ad essere IL gioiello sci-fi dell'ultimo decennio.
Futuro: il fabbisogno energetico della Terra dipende da alcune centrali poste sulla Luna. Sam (Rockwell) è l'addetto che, con contratto triennale, controlla la manutenzione. Sua unica compagnia sul satellite è Gerty, l'intelligenza artificiale che tutto governa e che si esprime tramite emoticons (splendida trovata) e la voce di Kevin Spacey (Roberto Pedicini).
Sam pensa e ripensa alla sua famiglia, rimasta sulla Terra, e si annoia trascorrendo giornate una uguale all'altra. Finché non ha un incidente...
[spoiler]E qui la prospettiva si ribalta: un altro Sam salva il primo. I due convivono per tempo, finché non scoprono che sono entrambi cloni del Sam originale, e che tanti altri ve ne sono stati prima e che tanti altri verranno dopo. Sono cloni "usa e getta": ma è tempo di spezzare il cerchio...[/spoiler]
La prima volta che lo vidi, più di tre anni fa, rimasi incantato. Alla seconda ovviamente la sorpresa della prima parte del film (AVVISO: la prima volta guardatelo senza sapere nulla) è venuta a mancare, ma sono rimasto comunque incollato grazie alla splendida e claustrofobica atmosfera imbastita dal minuscolo cast e dal figlio di David Bowie.

