
"Non hai ancora risposto alla mia domanda, Max."
"A quale?"
"Se oggi come oggi, senza un'occupazione, avessi la possibilità di scappare con mezzo milione di dollari, l'afferreresti?"
(Jackie a Max)
Dopo il grande successo di Pulp Fiction, Tarantino spiazza tutti i fan e i critici con un film che rimane tuttora un unicum nella sua produzione: Jackie Brown. Jackie Brown è sicuramente un film minore ma questo non toglie che sia un film godibile e che entri a far parte a pieno titolo dell'universo tarantiniano. Ci sono infatti molti rimandi alle altre opere del regista a cominciare dalla presenza di Samuel L. Jackson che recita una parte quasi da co-protagonista.
Certo, Jackie Brown è molto più classico, molto più tranquillo, molto più lineare, in definitiva molto più normale, di tutti gli altri film di Tarantino. Non ci sono scene particolarmente estreme, non c'è la violenza esagerata a cui ci aveva abituato in Le Iene e in Pulp Fiction, non ci sono nemmeno quei dialoghi fenomenali che erano già il suo marchio di fabbrica, ma in compenso c'è una bella storia che merita di essere seguita fino in fondo, soprattutto perché Tarantino affronta per la prima volta, seppur indirettamente, il tema dell'amore, con un personaggio come quello di Max, il garante di cauzioni timido e tranquillo che è disposto a compiere un crimine per salvare la Jackie Brown che dà il titolo al film. Jackie è ben interpretata dall'attrice afroamericana Pam Grier con un fascino che è tutto l'opposto dell'altra donna del film, la biondina Melanie (Bridget Fonda), una bellezza decisamente provocante che fumando erba da un bong seduce il bonario ma imprevedibile criminale Louis Gara che è interpretato da nientepopodimenoche Robert De Niro. In tutto questo Samuel L. Jackson gigioneggia mentre cerca di recuperare la sua grana braccato da due pervicaci poliziotti.
Le storie si intrecciano una nell'altra ma in un modo molto pulito, le inquadrature sono semplici, i movimenti di macchina funzionali. In un certo senso si potrebbe scrivere che Tarantino si conferma anche in questo caso un regista del tutto imprevedibile poiché mentre tutti si aspettavano un'altra forsennata follia, lui mette la sordina al suo genio e se ne esce con un film molto tranquillo. La calma è destinata a durare sei lunghi anni. Dopodiché, nel 2003, esce Kill Bill. E riesplode la furia.


