[Marvel] Spider-Man

Non solo Marvel e DC ma anche le classicissime strips e il fumetto autoriale di Alan Moore, Frank Miller o Jeff Smith.
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    Il Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport hanno confezionato una nuova collana molto interessante, che ripercorre le principali saghe MARVEL dell'era moderna, consentendo a un pubblico generalista di entrare in possesso di volumi di ottima fattura, con i quali ci si può anche aggiornare sugli eventi che hanno caratterizzato i personaggi conosciuti magari al cinema o con altre iniziative editoriali simili.
    Si è cominciato con Civil War, L'EVENTO per eccellenza, forse il cross-over più riuscito dal punto di vista narrativo e mediatico; il secondo albo della collana ha raccontato la morte di Capitan America, una conseguenza di Civil War, e anche nel terzo e quarto volume si vedranno gli effetti che la Guerra Civile ha portato nella vita di Spiderman, e in particolar modo lo smascheramento che ha reso pubblica a chiunque l'identità di Peter Parker, attraverso quattro saghe consequenziali che hanno sconvolto drasticamente la sua serie a fumetti.

    La Guerra a Casa
    La saga parallela a Civil War, è forse anche la più importante del cross-over dopo la miniserie principale, e quella più interessante da leggere: vediamo maturare in Peter la scelta di togliersi la maschera pubblicamente, e come cambierà la sua posizione fino a schierarsi con i supereroi non registrati, oltre a poter assistere con più spazio a disposizione ad alcuni combattimenti che nella miniserie erano accennati brevemente.
    Questa storia in 7 parti però, anche se godibile letta autonomamente, ha quel vago senso di incompiutezza che affliggeva la miniserie Civil War; alternando però la lettura delle due, intervallando un episodio di una e dell'altra, si ha un quadro quasi complessivo (diciamo, 80-90 %) dell'evento, dato che le altre serie parallele aggiungevano ben poco di davvero rilevante.
    Il tutto impreziosito dalle sceneggiature di Straczinsky, l'autore che meglio di chiunque altro ha saputo modernizzare l'Uomo Ragno con storie e dialoghi brillanti, e dai bei disegni di Ron Garney.

    Back in Black
    Peter Parker aveva sempre protetto la sua identità segreta, per il timore che qualcuno facesse del male ai propri cari, in particolar modo a Zia May. Civil War, via la maschera da Spidey, ed ecco che nel giro di qualche giorno un sicario mandato da Kingpin spara alla vecchina.
    Ed ecco che Spiderman si infuria di brutto, è assetato di vendetta, e per l'occasione ritira fuori il suo costume nero così da far vedere a tutti che è incazzato nero (ahah.); la scelta aveva in realtà anche fini commerciali, dato che questa storia in 5 parti è stata pubblicata negli USA a ridosso dell'uscita nei cinema di Spiderman 3, nel quale faceva la sua apparizione il costume nero. E' l'occasione però per vedere un Peter Parker più arrabbiato che mai, molto più simile al Punitore o a Wolverine nel modo di agire, accecato dalla rabbia per le condizioni della zietta, impaziente di trovare il responsabile; intanto però dovrà cercare di proteggere Zia May mantenendola all'ospedale, anche se tutte le pratiche burocratiche sono incredibilmente complicate dal fatto che la sua identità è ora pubblica, e quindi non può farsi vedere se non vuole che la sua identità sia collegata immediatamente a Zia May, ora che è un fuorilegge. Tra l'altro, la ricerca del mandante del sicario porterà Spiderman a commettere gesti che non avrebbe mai nemmeno osato pensare prima, trasformandolo in un vero criminale della peggior specie.
    Altra storia gradevole, forse un po' troppo diluita (avrebbe funzionato molto di più con un paio di episodi in meno), ma che è una delle ultime storie dell'Uomo Ragno come l'abbiamo sempre conosciuto, quello
    Con questa storia, per me si chiudono definitivamente le avventure dell'Uomo Ragno, continuero a tapparmi le orecchie e urlare "LALALLALALLALALAAAAAA" per tutte le saghe successive a questa, finchè qualcuno alla MARVEL non riacquisterà un briciolo di sensatezza.

    A tal proposito nel prossimo volume, One More Day + Brand New Day, ovvero la peggior scelta editoriale mai fatta dalla MARVEL.
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    Soltanto Un Altro Giorno
    Ecco qua, la fine di Straczinsky. In tutti i sensi.
    L'autore che per sette lunghi anni aveva rivitalizzato l'Uomo Ragno, scrivendo uno dei più longevi e migliori cicli di sempre del personaggio, chiude qui il suo lavoro sull'Uomo Ragno. E purtroppo non può neanche farlo a modo suo, ma deve raccontare One More Day, un evento programmato dai vertici MARVEL, che avrebbe riportato l'Uomo Ragno ad essere il personaggio spensierato e soprattutto single di una quarantina di anni fa; questa inversione di marcia era già stata programmata da un paio d'anni, dando quindi carta bianca agli autori per i cambiamenti del personaggio (compreso lo smascheramento durante Civil War, consentito solo perché c'era questo progetto che bolliva in pentola).
    Con questa saga si da' un bel colpo di scena a tutto quello che è stato finora; se si trattasse di storie brutte, così com'erano stati i due anni di Saga del Clone, sarebbe più che comprensibile, ma dato che parliamo di 30 anni di storie nelle quali il personaggio si era evoluto in una direzione più matura, la scelta purtroppo non trova la mia approvazione.
    Insomma, c'è stata la golden age Marvel, con storie di Spiderman che potremmo paragonare alla serie PKNA.
    Poi, negli ultimi anni il personaggio stava raggiungendo un livello più alto, una sorta di PK2.
    E ora, arriva One More Day, la saga che chiude tutto quello che si è visto finora e rebootta il tutto come fece Pkfrittole.
    Insomma, Joe Quesada voleva sbarazzarsi di MJ, e cosa fa? Fa uccidere Zia May da un cecchino, così che Peter Parker possa fare un patto col diavolo, rinunciando al suo amore in cambio di Zia May. Una forzatura? Più che mai.
    Poi la storia in sè è anche apprezzabile, Straczinsky riesce a tratteggiare per l'ultima volta un Peter Parker immerso nella tragedia, stravolto e veramente pronto a tutto... però non si può ignorare la catastrofe narrativa che sta per arrivare davanti ai nostri assetati occhi da lettore, man mano che sfogliamo le pagine.
    Particolarmente riusciti certi momenti come il confronto con Ironman e la carrellata di "futuri alternativi" che passano sotto gli occhi di Peter Parker.

    Un Nuovo Giorno
    Eccolo, il tanto insultato nuovo corso.
    Peter è nuovamente single, per la gioia di Joe Quesada che ora può godersi i suoi flirt con tre diverse ragazze completamente diverse tra loro.
    Peter vive nuovamente a casa di una Zia May più pimpante che mai.
    Peter da' il bentornato a un redivivo Harry Osborn, morto in una controversa saga che rifletteva sui problemi della droga (ma chissene, un bel colpo di scena anche su quella!).
    Spiderman è un fuorilegge perchè si è smascherato durante Civil War, ma nessuno ricorda la sua verà identità (cavoli, questo progetto reboot è stato pianificato alla perfezione!)
    E in tutto ciò deve affrontare l'Uomo Negativo, un nuovo villain abbastanza scialbo.
    Interessante, nonostante tutto, la sottotrama di J.J Jameson colpito da un infarto, dopo il quale la moglie venderà addirittura il Daily Bugle...
    Però questo nuovo ciclo mi sembra nettamente inferiore a tutto quanto letto finora, quindi il mio interesse per il personaggio è completamente svanito.
    L'unico spunto interessante è Jackpot, una nuova supereroina con l'aspetto e le frasi classiche di MJ, ma che gli autori dicono non essere Mary-Jane Watson; intrigante, anche se non sufficiente per farmi seguire il fumetto, quando si scoprirà la sua identità darò una letta online.
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    Anche il Dottor Octopus attraversa il processo "Year One" toccato ai principali personaggi Marvel/DC, per il quale si narrano le origini di un supereroe o di un villain dando all'evento l'importanza e gli elementi narrativi/caratteriali che ci si aspetta dopo decine di anni in cui è stato oggetto di centinaia di storie a fumetti, elevando una vicenda che la prima volta magari era stata narrata in una manciata di pagine.
    Questa miniserie in 5 episodi (raccolta qualche anno fa dalla Panini in un 100% Marvel) è stata pubblicata negli USA nella seconda metà del 2004, per cavalcare l'onda del successo di Spiderman 2, film nel quale Alfred Molina è riuscito a dare un'ottima caratterizzazione del Dottor Octopus. Ma anche questa versione a fumetti non scherza.
    Tutto comincia con un giovane Otto Octavius, simile sotto molti aspetti al Peter Parker secchione del liceo: completamente immerso nello studio, preso in giro e maltrattato dai bulli della scuola, ignorato dalle ragazze. Ma a differenza dell'Uomo Ragno, Octopus è cresciuto in un ambiente non del tutto favorevole, con un padre violento e una madre apparentemente affettuosa ma che cela un animo bigotto e interessato solo alla sua crescita negli studi. Uno degli aspetti più interessanti del personaggio sono gli enormi occhiali squadrati, elemento visivamente potente ma affascinante anche dal punto di vista narrativo, dato che per Otto diventano una vera e propria ossessione.
    Dietro a quelle spesse lenti di vetro il talentuoso Otto Octavius si nasconderà dal resto della società, non considerando degno di interagire con lui nessuno, nè dal punto di vista umano nè in campo lavorativo, fino a quando non troverà nelle sue braccia meccaniche delle compagne in grado di trasformarlo in un essere superiore paragonabile all'uomo vitruviano di Leonardo.
    E ho veramente apprezzato il fatto che il volume fosse veramente dedicato a Octopus, con un Uomo Ragno non onnipresente ma che appare solo in un paio di comparsate occupando una ventina di pagine.
    Un'ottima miniserie che può considerarsi entrata ufficialmente nella mitologia di Spiderman, retconizzando la storiellina di Lee/Dikto sostituendola con una versione più profonda e con una potenza visiva ed epica nettamente superiore.
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    Segnalo, a chi potesse interessare, l'uscita di Spiderman Collection 41. La serie sta ripubblicando ormai da anni le prime storie dell'Uomo Ragno; ormai da un po' si è superata la fase Lee-Dikto e in particolare in questo numero viene pubblicata "La Morte di Gwen Stacy" universalmente considerata come una delle storie più importanti della storia del fumetto, quella che ha concluso la Silver Age e ha decretato la fine dell'innocenza nei fumetti di supereroi, fino ad allora piuttosto all'acqua di rose per quanto riguardasse le trame. Da allora nulla è più stato come prima, gli autori non si sono più limitati nel far accadere eventi drammatici che rivoluzionassero lo status quo e che potessero turbare anche i lettori più adulti.
    La storia, considerato il suo valore narrativo e storico, è già stata ristampata in numerose raccolte e volumi dedicati all'Uomo Ragno, ma se qualcuno ancora non l'avesse può portarsela a casa per soli 3,50 euro.
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  • L’Uomo Ragno – Il Segreto del Vetro

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    Pochi giorni fa entro inaspettatamente in possesso di questa storia, di cui tanto ho sentito parlare ma che mai ho avuto l’occasione di leggere. Ho visto che proprio nella prima pagina di questo topic se ne parla, e in coda riporto anch’io qualche mia impressione (a proposito, il professor Grimani è stato ispirato come aspetto da Domingo De la Cueva, amico di Cavazzano).
    Il Segreto del Vetro è una breve storia scritta da Tito Faraci e disegnata da quel gran talento di Giorgio Cavazzano. E’ la prima storia italiana dell’Uomo Ragno, e come esperimento direi che non c’è male, non c’è proprio male.
    Certo, le mie esperienze di lettore di Spider-Man sono molto molto ridotte, si limitano alla lettura di qualche storia pubblicata negli anni scorsi in un paio di allegati da edicola e ai tre film. Ciononostante non serve un background così elevato per fruire della storia, che infatti è molto godibile. Certo, la breve durata penalizza leggermente la trama e soprattutto il ritmo degli eventi, ma nel complesso la buona idea di base c’è e Faraci è comunque bravo a narrarla restando nei limiti di spazio.
    Peter Parker viene mandato a Venezia da Jameson per un servizio, ma lì deve trasformarsi in Spider-Man per sconfiggere Alvise Gianus, antico mastro vetraio dell’isola di Murano che è rimasto imprigionato in una colata di vetro fuso, ma che ora si è risvegliato come spirito maledetto e porta scompiglio nella Venezia che sta festeggiando il carnevale.
    Quello che più colpisce, comunque, sono i dialoghi. Faraci sfrutta la tecnica delle didascalie che riportano i pensieri del personaggio per farci conoscere i sentimenti del protagonista (tecnica consolidata in tante storie Disney e non solo), e quando fa vestire a Parker il costume da Uomo Ragno fa uscire dalla sua bocca battutine sarcastiche che sono in pieno stile da supereroe Marvel ma nello stesso tempo anche da PK, per dire l’esempio più lampante in cui Faraci abbia usato lo stesso linguaggio. Lo “scontro verbale” diventa così anche divertente, oltre che d’azione.
    A questo proposito, sono molto utili le note di Tito stesso, poste nell’ampio “dietro le quinte” che chiude il volume, che tra le tante cose ne dice due a mio parere molto interessanti: che per lui il vero protagonista della storia è più Peter Parker che l’Uomo Ragno, e che era da tanto tempo che non riusciva a bilanciare così bene in una storia il lato serio a quello più comico in alcune scene e in alcuni dialoghi. Condivido con Faraci che nelle due scene di scontro tra eroe e cattivo la fusione riesce alla grande.
    Poi dice anche dell’importanza nella trama delle storie di Spider-Man del momento tra primo e secondo scontro, dove si entra nella testa di Parker. Quoto.
    Inoltre aggiungo il fatto che i vari riferimenti e “strizzate d’occhio” ai personaggi Marvel sono azzeccati e deliziosi perfino per uno come me che conosce poco di questo mondo.
    Per il comparto grafico… è strano vedere Cavazzano disegnare una storia del genere. Ma i suoi disegni, ancora una volta, fanno volare la mia fantasia. Sono stupendi. Gli sfondi e le architetture della sua Venezia sono raffigurate con una cura e una maestria che lasciano a bocca aperta. Inoltre, il suo modo di disegnare l’Uomo Ragno è molto fedele a quello dei disegnatori americani, non si notano discrepanze. Si notano invece, a mio parere, nel volto di Peter Parker, poco simile alla faccia che io ho in mente e che molto ricorda invece Altai di Altai & Jonson. Ma poco male, anche un volto così rende riconoscibile Parker, e gli dà un tocco personale alla Cavazzano che strania, ma non stona eccessivamente.

    Non la metterò forse tra le storie migliori di Faraci che ho letto, ma mi è piaciuta!
    Belle le note di Faraci a fine volume, che menzionavo prima, le pagine di sceneggiatura e i tanti bozzetti di Cavazzano che le completano.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
    Osservate l'orrendo baratro su cui è affacciato l'universo! ... senza spingere...

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  • Spider-Man: Blue

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    Storia a dir poco strepitosa!
    Non sono un fan di Spider-Man, oltre ai film conosco ben poco del Ragnetto. Eppure questa storia dell'inossidabile coppia Jeph Loeb e Tim Sale mi ha conquistato al punto da farmi venir voglia di conoscere di più di Spider-Man, quanto messo in scena dalla sceneggiatura del sempre ottimo Loeb mi ha proprio messo addosso la curiosità di leggere altro dell'Uomo Ragno. Vedrò di organizzarmi, dal momento che temo sia più che probabile che il nuovo film, in uscita fra pochi mesi, possa contribuire notevolmente in questo senso.
    Ma per ora mi godo le sensazioni che mi ha regalato la storia in questione: Blue fa parte del trittico di storie Marvel "coloured" realizzate da Loeb e Sale, appunto, che oltre all'amichevole Uomo Ragno di quartiere si sono dedicati a Devil (Yellow, stupenda pure quella) e Hulk (Grey, che a questo punto mo procurerò...).
    Eppure, per quanto mi sia piaciuta la storia di Devil, questa di Spider-Man mi ha conquistato anche di più, nonostante la tematica di base sia sempre quella dell'amore, e della nascita di questo sentimento nell'eroe.
    Infatti in Blue ci si concentra sulle due ragazze che più significano qualcosa di importante nella vita di Peter Parker: Gwen Stacy e Mary Jane Watson. Nel giorno di San Valentino Peter rievoca i giorni di anni prima, quando nei primi mesi di attività come Spider-Man sembrava che tutto fosse solo una gran figata, e dove era addirittura conteso dalle due splendide quanto opposte ragazze. Ma la maturità e la brusca crescita erano dietro l'angolo, e il tragico destino di Gwen era scritto.
    La storia porta con sè quindi una forte intensità: da una parte il trasporto giovanile dello Spider-Man agli inizi, dall'altra i rimpianti e il peso di tante avventure nel Peter adulto e sposato che rievoca quegli avvenimenti, quell'amore e quegli amori, quelle situazioni così strane e così naturali.
    A fare da compendio a queste sensazioni, la trama fonde tranquillamente la vita quotidiana di un giovane studente con le prime esaltanti avventure dell'Uomo Ragno: le ronde notturne, gli scontri con Goblin, con Lizard, con l'Avvoltoio... è davvero una goduria vedere Spider-Man che mentre combatte non smette un attimo di sparare fulminanti battutine, tra un cazzotto una ragnatela, è uno spettacolo vero da vedersi!
    Il merito, oltre che alla sceneggiatura brillante di Loeb, è da ascrivere al suo degno compare di merende, che anche stavolta fa un lavoro egregio. Tim Sale riesce magnificamente a recuperare lo stile grafico anni '60 delle storie del Ragno e allo stesso tempo rimane anche perfettamente riconoscibile con il suo stile, che ho imparato a conoscere ed amare nelle graphic novel su Batman. Le sue splash page sono qualcosa di eccezionale, giuro sono quasi andato in estasi a vedere certe sue tavole. Amo Tim Sale e amo il suo tratto. Mamma mia che capolavoro questi disegni!

    La storia sa offrire un perfetto scorcio delle avventure del giovane Spider-Man tra lotte e battutine da classico supereroe dei comics, inoltre sa intrecciare una storia romantica e commovente che mi ha fatto versare calde lacrime in più occasioni. A questo unisce disegni da urlo che riescono a sottolineare i momenti più d'azione e quelli più introspettivi, che ho amato e che mi hanno preso in una maniera molto forte. Jeph Loeb non si smentisce.
    Una delle migliori storie a fumetti che abbia letto negli ultimi anni.
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  • La Saga del Clone

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    Quello di cui ho bisogno, quando mi viene il "pallino" per qualche campo nerd che vorrei esplorare, è qualche altro nerd che quel campo già lo conosce che mi sproni. Può essere Grrodon che mi fa comprare il dvd di Oswald durante un giro alla Mondadori, piuttosto che un Uomochesapevatroppo che mi regala un albettino in cui compare una delle storie più celebri dell'Uomo Ragno, dopo che gli ho espresso il mio desiderio di conoscere di più questo personaggio.
    Alla fiera di Reggio Emilia di un mesetto fa l'Uomo, insieme al prode Zuhr-En-Ahr, mi hanno regalato un vecchio volumetto pocket del 1996 che ristampava la prima saga del clone, quella degli anni '70.
    Ho letto con molto interesse questa avventura, e ne sono rimasto davvero conquistato! Inizio, stranamente per quanto riguarda le mie analisi, dai disegni. Perché questo Ross Andru è fenomenale, il suo tratto pulito, classico e moderno allo stesso tempo è invecchiato benissimo, anzi non è invecchiato per niente risultando perfettamente vendibile anche oggi. E chissà perché, da un comics anni '70 non me lo aspettavo un tratto così accattivante, nonostante nomi con Neal Adams erano lì a suggerirmi che di disegnatori talentuosi ce n'erano eccome anche in quel periodo.
    Oltre al disegno, è bella anche la storia, scritta da Gerry Conway. Oddio, è un po' poco uniforme, nel senso che si perde in alcuni punti in certi filler che poco hanno a che fare con la trama principale, che vede il ritorno a sorpresa di un personaggio che dovrebbe essere morto!
    Quel che mi ha stupito è che per essere una "saga del clone" si parla di cloni solo alla fine, perché tra viaggi in Francia, lotte con lo Scorpione e altre fillerate il mistero sulla ricomparsa di questo fantasma del passato di Peter aleggia sempre ma quasi sullo sfondo, e trova la sua soluzione proprio negli ultimi due episodi.
    Però, finché l'avventura è di qualità come in questi casi, ci posso anche passare sopra... ma dato che la suddetta qualità si impenna proprio nel gran finale, è chiaro che avrei desiderato una parte maggiore dedicata all'intrigo dei cloni. Ciò detto, potrebbe anche essere che uno o due episodi finali possano essere stati tagliati da questa edizione, motivo per cui nel recupero che mi appresto (chissà quanto presto :P ) a fare inserirò comunque il volume della collana allegata alla Gazzetta anni fa che proponeva questo importante tassello della vita di Spidey, così da avere anche le tavole in una dimensione più rispettosa del magnifico lavoro di Andru.
    Ma per il momento ringrazio l'Uomo e Zuhr (iscriviti anche qui!!! :P ) per il graditissimo regalo, ottimo ingresso ufficiale (dopo la preview di classe avuta qualche mese fa con Blue e la visita guidata ;) alla mostra sull'Uomo Ragno al Museo del Fumetto WOW di Milano) nell'universo del tessiragnatele.
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  • Amazing Spider-Man #583

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    Nel mio processo di avvicinamento all'Uomo Ragno, ho ben pensato su sprone dell'Uomochesapevatroppo di comprare anche il numero del suo spillato attualmente in edicola, approfittando del fatto che proprio da giugno cambia titolo (Amazing Spider-Man in luogo del solito Spider-Man) e periodicità (da quindicinale a mensile)... e devo dire che a me questo numero è piaciuto molto, e Da Grandi Altezze di Dan Slott è una gran bella storia! Bello l'atteggiamento dell'Uomo Ragno, bella l'interazione tra Peter e la sua ex, bella l'indagine che svolgono insieme, bello il piano dell'Avvoltoio e le battute sulla sua anzianità :P
    L'idea di affiancargli dei bulletti come allievi mi è parsa vincente, e l'azione non manca, specie nel finale, mista in quel modo adorabile con le battutine di Spidey.
    Ah, e sono rimasto a bocca aperta per i disegni del "nostro" Giuseppe Camuncoli, davvero: tanto di cappello vedendo tavole del genere, merita di essere arrivato a lavorare per la Marvel.

    Mooolto meno entusiasta sono per le Guerre Segrete, che per quanto mi riguarda avrebbero potuto rimanere segrete :P I disegni ancora ancora non sono male, un po' particolari ma a me non dispiace un tratto anche strano... ma la storia in realtà mi ha detto poco, con un Uomo Ragno un po' troppo "simpa" e una situazione già complessa di suo raccontata per di più male e concentrandosi troppo sui conflitti tra gli eroi... mi ha detto poco.
    Taccio sulla terza storiella, un divertissement senza arte né parte, sconclusionata e senza un obiettivo chiaro nella narrazione: sul fronte grafico, ok che ho appena detto di apprezzare anche tratti non convenzionali, ma c'è un limite a tutto :P

    In definitiva, non sono mica sicuro di proseguire con l'acquisto del mensile... anche perché speravo in una rinumerazione in concomitanza col cambio di titolo e invece non c'è stata, e la preview del prossimo numero annuncia una storia dell'Uomo Ragno insieme a Devil che si concluderà sul mensile dell'avvocato cieco. E la cosa mi sconforta non poco -_-
    Valuterò, insomma...
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  • L'Ultima Caccia di Kraven

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    Immagino che sia quasi naturale, per uno che ama Batman e adora alla follia l'atmosfera di fine anni '80 nei fumetti americani (Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Watchmen ecc) leggere questa storia tra le prime scelte per avvicinarsi a Spider-Man.
    Ne ho sentito parlare benissimo quasi ovunque... le influenze narrative che si percepivano erano quella a me consone... tutto mi spingeva a interessarmi de L'Ultima Caccia di Kraven, e tosto mi sono recuperato il volume delle Storie Indimenticabili.
    Ma io non mi aspettavo un cosa così spettacolare! Nonostante quel che avevo letto in giro mi predisponeva positivamente alla lettura, mai avrei immaginato di trovare un villain come Kraven, così folle ma di una lucida follia, così calato nei panni del cacciatore nel senso più intimo della parola. Perchè ritengo che Kraven sia il vero nucleo della storia, ancora prima di Spidey che, non a caso, [spoiler]resta sottoterra per una buona parte dell'avventura[/spoiler]...
    Kraven e la sua missione, Kraven e le sue ossessioni, Kraven e il suo passato che lo perseguita e che ne ha minato irrimediabilmente la psiche, insieme all'uso di droghe varie. Kraven è un nemico letale, perchè freddo e determinato, e perchè nella sua pazzia intensa fa riemergere nel lettore le proprio paure mai veramente sopite. Spider-Man è spiazzato di fronte all'attacco del cacciatore, è preda inattesa, e infatti inizialmente soccombe. E quando si rialzerà, come da copione, lo farà in maniera meno ovvia, lo farà affrontando a muso duro le proprio ansie e i propri timori, fino a che le differenze tra cacciatore e preda sfumeranno in un'ambiguità feroce.

    Non posso fare raffronti con altre storie ragnesche perchè finora ne ho lette troppo poche... ma devo dire che questa storia è strabiliante, i monologhi interiori di Kraven dimostrano una scrittura sopraffina da parte di John DeMatteis, capace di scrivere frasi intense e introspettive molto oscure... e d'altro canto, anche il filo dei pensieri di Peter Parker è gestito con maestria narrativa. E tutto il costrutto della trama, con la sparizione benchè momentanea di una linea di demarcazione tra il Ragno e il Male, il triste punto di vista di Mary Jane, Vermin e la pietà che tutto sommato riscuote, lo stesso costume nero che indossa Spidey... rendono quest'opera una delle storie a fumetti più intense che ricordi di aver letto, che scende a turbare la mente del lettore nel modo più potente.
    I disegni di Mike Zech sono poi davvero buoni, profondamente calati nello stile di quegli anni ma - anche per questo - apprezzabilissimi anche oggi. Ottimi gli sfondi e bellissimo Kraven visualizzato da questo disegnatore.

    Un pezzo da 90 del fumetto americano, a mio parere, a prescindere da Spider-Man... che comunque, beninteso, non si limita qui ad essere protagonista di una storia potente e importante ma fuori dalle sue corde: dal basso della mia semi-ignoranza sul personaggio, penso di poter dire che la storia funzioni così bene proprio perchè è una storia con l'Uomo Ragno/Peter Parker protagonista, con il suo passato e le sue caratteristiche. E se per una volta mancano le battutine ironiche o la solarità dell'Arrampicamuri, non ne farei un dramma ma ammirerei anzi la duttilità del personaggio, capace di perdere alcune caratteristiche sapendo esaltarne altre e senza mai andare off character.
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  • "Ragno, ragno, bruciante di luce..."

    La Marvel nei suoi momenti migliori funziona perchè crea intimità.
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    Ottimo lavoro.
  • L'arrivo di Venom - La sfida di Goblin - Tornando a casa

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    Continua il mio approfondimento delle storie a fumetti di Spider-Man, addentrandomi in questo universo sotto le solerti guide di un uomo che sapeva troppo e di un avvocato.
    Questi miei personali e singolari Virgilio sono stati stranamente concordi nel consigliarmi 3 volumi della vecchia collana allegata alla Gazzetta dello Sport anni fa, e sui quali ero comunque già orientato anch'io.

    I primi due volumi infatti sono incentrati su due classici e celebri nemici dell'Arrampicamuri, Venom e Goblin, presentando una bella selezione di avventure con loro come antagonisti.
    Per quanto riguarda Venon, non mi ha entusiasmato molto la storia del 1984 in cui il simbionte era parte di Peter, mentre il ciclo di fine anni '80 a firma di Michelinie e McFarlane mi ha entusiasmato. Appassionante, oltre alla storia in cui Spider-Man combatte per la prima volta l'alieno attaccatosi al giornalista Eddie Brok, soprattutto la trama che si dirama per 3 episodi e che vede Peter messo davvero alle strette, contro un nemico che conosce la sua identità ma che è caratterizzato da un rigido codice d'onore e di giustizia. Ottima in tal senso la sceneggiatura, quindi, ma sono diviso per quanto riguarda i disegni di McFarlane, mito del fumetto americano di cui però ancora non avevo letto nulla, che se tra la storia del 1988 e quella del 1989 migliora molto sul piano dello stile, ma che comunque mi lascia un po' in sospeso anche in quelle storie. Laddove gli sfondi e l'Uomo Ragno sono disegnati in modo effettivamente convincente, le mie riserve più pesanti sono sulla sua Mary Jane, che a tratti appare troppo mascolina e non mi attira molto.
    Buone anche le due storie che chiudono il volume, anche se i disegni di Larsen sono leggermente inferiori a quelli di McFarlane stesso, che MJ a parte già mostrava un certo talento.

    Per quanto riguarda Goblin, gli anni di riferimento sono precedenti a quelli di Venom: qui viaggiamo tra i '60 e i '70, e questo significa molto Stan Lee ai testi e una buona dose di John Romita Senior ai disegni. Un Uomo Ragno molto classico, insomma, che temevo non apprezzare abbastanza fuori dalla consueta ammirazione per un fumetto pionieristico e dall'attenzione "archeologica" da studioso e appassionato di fumetto, e che invece mi ha genuinamente incantato. Dimostrazione del fatto che il Sorridente Stan era davvero un grande affabulatore e sapeva scrivere ottimamente, tanto da ottenere storie ancora oggi valide e godibili.
    L'avventura di esordio del villain, in realtà, non è niente di che, ma con la seconda storia contenuta nel volume si fa sul serio: Il vero volto di Goblin/La fine di Goblin è una bilogia ottima, meravigliosa, magistrale, una gragnuola di colpi di scena orchestrati benissimo che incollano il lettore alla pagina. Anche Goblin vive! non è male, ma senz'altro meno interessante del'avventura precedente e soprattutto di quella successiva, quella dove il fumetto arriva ad un turning point importante con [spoiler]la morte di Gwen Stacy[/spoiler].
    Si tratta di storie qualitativamente eccellenti con uno Spider-Man ottimo davvero, personaggio a tutto tondo e con cui è facile immedesimarsi grazie ai problemi credibili che ha in abiti civili, e con storie che fanno degli stilemi supereroistici il loro fondamento.

    Balzo in avanti fino agli anni 2000, quando un restyling del personaggio porta Straczynski a scrivere per la testata ragnesca, godendo delle matite di John Romita Jr.
    Tornando a casa è la prima miniserie che compongono la run dell'autore di Babylon 5, e ne sono rimasto letteralmente conquistato. Come un decennio dopo avrebbe fatto Grant Morrison per Batman, Stracchino immagina che non sia stato un caso quello che ha portato Peter Parker a diventare Spider-Man. Morrison per l'Uomo Pipistrello ha introdotto i temi della predestinazione, similarmente qui viene introdotto il concetto di poteri totemici, legati cioè a un "totem", un animale o un'entità che si erge e simbolo del potere che rappresenta.
    Stracchino scrive una gran bella storia, dove dapprima Spidey incontra l'enigmatico Ezekiel, e poi una specie di vampiro che sarà l'impegnativo villain da combattere, entrambi individui capaci di introdurre questo tema del totem nella vita e nei pensieri di Peter.
    Per il vampiro, applausi: un personaggio che rischiava di diventare difficilmente gestibile in modo credibile è qui invece tratteggiato senza svelare molto, lasciando quell'alone di mistero e penombra che regalano spessore ad un personaggio che riesce a creare numerosi grattacapi all'eroe, in più di uno scontro, tutti epici.
    Il tutto supportato da un Romita Jr. in forma smagliante, mamma mia, un gigante del fumetto.
    E se ho letteralmente goduto come un riccio per tutto questo arco, l'apoteosi è stata la parte finale del volume, dove Stracchino riesce a inserire nella trama uno scossone tante volte ipotizzato fin dagli anni '60, paventato, ma mai concretizzatosi. Uno dei pericoli maggiori che avverte Peter da sempre, uno dei suoi incubi peggiori prende forma nella realtà, e questo ci regala numerose tavole introspettive, che presentano un dialogo lungo, articolato, profondo che nè i lettori nè Peter avrebbero mai immaginato di vedere concretizzarsi. E lo sceneggiatore ci regala così alcune pagine di rara bellezza.
    Insomma, tanta azione ben gestita, molto buona l'ironia sottile che permea la storia e non solo nelle battute dell'Uomo Ragno, e una buona dose di profondità emotiva. Wow.
    Grande è il desiderio, ora, di trovare i volumi che continuano la run della coppia di autori.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
    Osservate l'orrendo baratro su cui è affacciato l'universo! ... senza spingere...

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  • Amazing Spider-Man #585

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    Comprato perché si può considerare un numero speciale, questo: esattamente nel mese di agosto del 1962, sull'ultimo numero di Amazing Fantasy, esordiva l'Uomo Ragno, nella storica storia scritta da Stan Lee e disegnata da Steve Dikto.
    Per l'occasione, infatti, il mensile Panini decide di ristampare quella prima avventura, che ovviamente altro non è se non le origini del supereroe che abbiamo tutti visto e rivisto, narrate anche in maniera meno interessante, dal momento che in quegli anni si cercava di concentrare in poche tavole molti avvenimenti. Ma l'importanza filologica di tale storia e della sua presenza su questo numero è ovvia e mi ha fatto piacere trovarla, anche per i bei disegni di Dikto, invecchiati, sì, ma non quanto temessi.

    Il piatto forte del numero comunque è l'inedito, Ho ucciso il domani, di Dan Slott e Humberto Ramos. Un grande omaggio dello sceneggiatore al serial Doctor Who di cui è un grandissimo fan (come dice Max Brighel nell'editoriale, ha perfino una foto in cui appare insieme a Steven Moffat!).
    Un collega scienziato di Peter ha inventato una porta che attraversandola conduce 24 ore avanti nel tempo: quando ci passa lui non succede nulla di che, quando lo fa Peter quel che si trova davanti è distruzione apocalittica. Peter ne deduce che, essendo virtualmente stato assente dal mondo per un giorno intero, non abbia potuto fermare un grave disastro, e comincia quindi una giornata intensa per cercare di cambiare il futuro.
    Una trama a base di viaggi nel tempo sorprende se vista sulle pagine di Spider-Man, ma il ragazzo se la cava bene anche in questo frangente, e la corsa contro il tempo appare interessante e ben gestita. Anche la risoluzione finale dell'inghippo risulta in pieno stile Who e in generale la storia è molto carina, anche in virtù di disegni davvero ottimi a firma di questo Ramos, che non conoscevo ma che si rivela assai dotato, osservando queste sue tavole.

    Per il resto, c'è la terza parte delle dimenticabili Guerre Segrete, che mostra un minimo interesse per via della situazione molto onirica in cui si trova l'Uomo Ragno.
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  • Ho letto l'omaggio al Dottore. Che praticamente è un omaggio a Tennant, lo potevano chiamare anche "Il ragno che corre" :P
    Storiella simpatica, con l'Hugo Reyes di turno e un po' di paradossi, che non fanno mai male... (in verità la risoluzione dell'inghippo non mi ha convinto molto, ma davanti ad un ritmo così pimpante e brillante me ne posso anche fregare)
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    Ottimo lavoro.
  • Poi uno non deve incazzarsi.
    Io dopo Fear Itself (totale presa per il culo) non ho più comprato nulla made in Marvel (sciopero degli acquisti mode ON), tranne gli Ultimates di Hickman che meritano, oh se meritano.
    Poi se ne escono con questa cagata fotonica:
    http://majorspoilers.com/wp-content/upl ... NoMore.jpg

    Vi prego, non mi rovinate anche l'Ultimate Universe.
    E' colpa del Pelato. L'ho sempre detto, io, che i calvi sono malvagi.
    "Furfanti di più nobile stirpe di te mi hanno reso cauto, ingegnoso e litigioso! Ma tu... TU MI HAI FATTO ARRABBIARE!"

    Blog: http://kforkaos.blogspot.it/
    YouTube: http://www.youtube.com/user/KforKaos?feature=mhee
  • Kaos ha scritto:Poi uno non deve incazzarsi.
    Io dopo Fear Itself (totale presa per il culo) non ho più comprato nulla made in Marvel (sciopero degli acquisti mode ON), tranne gli Ultimates di Hickman che meritano, oh se meritano.
    Poi se ne escono con questa cagata fotonica:
    http://majorspoilers.com/wp-content/upl ... NoMore.jpg

    Vi prego, non mi rovinate anche l'Ultimate Universe.
    E' colpa del Pelato. L'ho sempre detto, io, che i calvi sono malvagi.
    E questo è niente, aspetta di vedere cosa hanno fatto in America con "Superior Spiderman".....
  • Don Homer ha scritto:
    Kaos ha scritto:Poi uno non deve incazzarsi.
    Io dopo Fear Itself (totale presa per il culo) non ho più comprato nulla made in Marvel (sciopero degli acquisti mode ON), tranne gli Ultimates di Hickman che meritano, oh se meritano.
    Poi se ne escono con questa cagata fotonica:
    http://majorspoilers.com/wp-content/upl ... NoMore.jpg

    Vi prego, non mi rovinate anche l'Ultimate Universe.
    E' colpa del Pelato. L'ho sempre detto, io, che i calvi sono malvagi.
    E questo è niente, aspetta di vedere cosa hanno fatto in America con "Superior Spiderman".....
    Visto, visto... Bah.
    "Furfanti di più nobile stirpe di te mi hanno reso cauto, ingegnoso e litigioso! Ma tu... TU MI HAI FATTO ARRABBIARE!"

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    Tangled Web. Non nego di averne sentito parlare, in passato, ma non ponevo queste storie tra le priorità da recuperare di Spider-Man, specie considerando che il mio recupero di storie cult del Tessiragnatele prosegue molto a rilento, dando spesso la precedenza ad altri fumetti, nuovi o recuperi che siano.
    Ma allo scorso Cartoomics sia Eddy che l'Uomo sono stati unanimi nel consigliarmi il volume 23 della bella collana sull'Uomo Ragno uscita con la Gazzetta anni fa, e che rimane una manna per chi come me vuole recuperarsi alcune pietre miliari del personaggio.
    Ho in effetti trovato un volume piacevole, e leggendo l'introduzione mi è facile capire perché: l'imprinting della testata e gli autori coinvolti sono di chiara formazione DC/Vertigo, il che è particolarmente nelle mie corde. Mi sono così trovato a leggere una bella storia (Fiori per Rhino, di Milligan/Fegredo) in cui Rhino viene scandagliato nella sua psicologia e nel suo animo: gli autori, poi, non paghi di aver approfondito così un personaggio che solitamente viene utilizzato solo per distruggere cose, decidono di sottoporlo anche ad un esperimento che lo rende più intelligente, per soddisfare un suo desiderio. Il risultato è una storia molto interessante, che dimostra come qualunque personaggio possa avere la possibilità di dire la sua e di essere più tridimensionale di quanto non appaia di primo acchito. Il bello è che la sceneggiatura non nasconde comunque i lati comici che la nuova situazione prevede, ma questo non la rende meno complessa e intrigante dal punto di vista psicologico e filosofico.
    Segue Promessa d'Onore (Jones/Weeks), una storia dove Spider-Man è ancora più assente della storia con Rhino, e dove il vero protagonista è un tassista che sta per morire per un cancro. Scopriamo così il suo difficile passato, un matrimonio finito alle spalle, un rapporto turbolento con il figlio... e soprattutto la storia si concentra sul dilemma morale che quest'uomo comune deve affrontare, che lo pone a confronto con un'etica non banale che si scontra con la propria vita. Un'avventura decisamente ricca di spunti e sfumature capaci di far riflettere il lettore.
    C'è poi Un Altro Giro (Zimmermann/Phillips) è spassosissima, mostrando 2 supercattivi come l'Avvoltoio e il figlio di Kraven che seduti in un bar parlano della propria settimana "lavorativa" e di ragazze come se fossero due normalissimi amici che si bevono insieme una birra al solito pub discorrendo dei propri guai. La forza della storia sta proprio nell'apparente normalità della situazione raccontata, apparente perché appena si ascolta il tono dei discorsi e ci si ricorda chi sono i due amici al bar, la situazione diventa grottesca. Geniale poi la terza figura che compone il gruppo al tavolo, nascosta da cappotto e cappello, che si rivelerà solo alla fine con un colpo di scena decisamente calzante e spiazzante. Geniale, sul serio, specie nelle frecciatine lanciate all'Avvoltoio.
    Infine Azzarello e Levy con L'Ultimo Shoot tornano al wrestling dove Spider-Man aveva mosso i primissimi passi della sua carriera, con una storia sì interessante ma che risulta la meno riuscita del lotto qui presentato.

    In sostanza, è davvero un bel volume, forse alternativo rispetto a quello che si può solitamente trovare nelle avventure di Spider-Man, ma anche per questo rappresenta una lettura divertente e appassionante.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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