
Spagna, 1944. L'esercito fascista cerca di sbarazzarsi degli ultimi resistenze che si oppongono al regime di Franco. La piccola Ofelia si vede costretta a trasferirsi nella base capitanata dall'ufficiale Vidal, suo prepotente patrigno che sembra non nutrire alcun sentimento d'affetto nei suoi confronti. La bambina concentra le sue attenzioni sulla madre, cercando di aiutarla dato che la donna è in cinta, e a breve dovrebbe mettere alla luce il figlio del capitano Vidal. Ma Ofelia passa le sue giornate anche immergendosi nella lettura di libri di favole, che la trasportano in un mondo di fantasia; questo mondo si paleserà davanti a lei quando la bambina incontrerà un fauno, che le rivelerà che lei è in realtà è la principessa di un mondo sotteraneo, dove non esistono dolore e morte. Ma per raggiungere questo regno, Ofelia dovrà dimostrare di essere pronta a rivestire la sua posizione, superando tre pericolose prove.
Il labirinto del fauno non è un film per bambini. Narra di un mondo "parallelo", di un fantastico che si fonde col mondo moderno, ma non è Alice nel paese delle meraviglie, non è La Storia Infinita, non è Il Mago di Oz, non è Mirrormask. E' un film crudo, viene lasciato poco spazio alla speranza; non c'è nessuna storia fiabesca, nessuno stereotipo confortante, ma in compesno ci sono diversi pugni nello stomaco dello spettatore.Del Toro è tornato alle fiabe vecchio stile, quelle cattive che col tempo sono state edulcolorate. Il lupo di Cappuccetto Rosso che viene sventrato, le sorellastre di Biancaneve che si tagliano i piedi per farsi entrare le scarpette; quella violenza che era insita nel racconto per l'infanzia perchè è la giusta esorcizzazione del male che il bambino deve imparare, attraverso la paura che era elemento fondante di ogni fiaba.
Il film analizza i soprusi nei confronti dell'infanzia, la violenza degli uomini, tutto questo immerso in un contesto storico ben preciso; e l'elemento fantastico è molto più permeato nella realtà rispetto ai film appena citati. Lì il mondo parallelo era qualcosa di distaccato dalla realtà, una parantesi nella vita del protagonista della storia, mentre qui la fantasia è addirittura in secondo piano rispetto agli avvenimenti del mondo reale. Guillermo Del Toro ha sempre saputo miscelare abilmente film di successo che comunque non potevano definirsi blockbuster (ha infatti rinunciato a Il prigioniero di Azkaban per dedicarsi al suo Hellboy, che sentiva più personale) con una sensibilità e uno stile più personale, che ha sempre saputo portare sullo schermo storie più approfondite del solito.
Un film per adulti che sanno accettare il fantastico, una fiaba malinconica che fonde realtà storica ed elemente di fantasy/horror. Del Toro riesce ad affascinare, a rapire lo spettatore, e allo stesso tempo a smuovere la sua coscienza.
Del Toro ha preferito rinunciare all'utilizzo della computer graphic, puntando maggiormente sull'utilizzo di modellini, maschere e make-up, sia per la creazioni delle creature che compaiono nel film (tra le quali l'inquietante fauno del titolo) che per le scene di violenza, che d'istinto porteranno lo spettatore a coprirsi lo sguardo. Perchè come ho già detto, Il Labirinto del Fauno non è un film per bambini, oltre che per la profondità della trama e del messaggio trasmesso, anche per la presenza di certe scene abbastanza cruente.
Da Zelda fan, mi è sembrato di notare alcuni elementi che mi hanno ricordato Ocarina of Time, chissà che Del Toro non vi abbia pescato a piene mani, oppure è solo un caso?
Boh, comunque nel film è possibile rivedere una sequenza che ricorda il Deku Tree (primo dungeon di OoT) e ci sono due mostri nel film che ricordano Dodongo e quella sorta di mummie (quelle che appena ti avvicinavi lanciavano un urlo che ti paralizzava, per intenderci...).
Chissà...






