No, non è fatto bene, per niente. Benché i tre romanzi adattati siano tra i migliori fra quelli con protagonista il buffo ometto belga (e, senza esagerare, anche tra i migliori nella produzione della Christie in assoluto) non solo il corrispettivo a fumetti non è degno di essere paragonato all’originale ma è anche sgradevole da leggere e seguire. E lasciamo stare il fatto che il Poirot rappresentato non assomigli nemmeno lontanamente al Poirot
definitivo, ovvero David Suchet, perché è già tanto vederlo disegnato decentemente: ne
L’Assassinio di Roger Ackryod (Lachard) è inspiegabilmente macrocefalo e nei primi piani sembra quasi obeso. E se i disegni di questa storia risultano fin troppo sintetici si migliora in
Morte sul Nilo e in
Assassinio sull’Orient Express, entrambi del duo Rivière/Solidor: purtroppo però le tonalità di grigio utilizzate per dare un’aria più
vintage alle tre storie risultano troppo forti e troppo varie e confondono assai la lettura, specie con l’
Orient Express che non vanta l’inchiostrazione marcata di
Morte sul Nilo, dove invece le forme dei
balloon non fanno sempre capire chi sta parlando, confondendo il tutto.
La sceneggiatura almeno è buona? Ahimè, no. Le battute sembrano semplicemente copiate e messe nelle vignette senza alcun criterio, causando una mancanza assoluta di ritmo: i colpi di scena non sono evidenziati a dovere e anzi si perdono nell’affollamento di vignette e dialoghi. L’
Orient Express è palesemente adattato non dal libro ma dal film del 1974 con Albert Finney (identiche molte scene: si inizia direttamente con la partenza dell’Orient Express con conseguente slittamento del dialogo tra Mary Debenham e il Colonnello Arbuthnot; il padre di Daisy si toglie la vita invece di morire di crepacuore come descritto nel libro; durante le spiegazioni di Poirot viene mostrata l’uccisione di Ratchett in maniera identica a quella della versione cinematografica), mentre
Roger Ackryod, che poteva presentare soluzioni e spunti interessanti per la sua peculiarità se la sbriga senza alcun guizzo creativo, salvo un piccolo
flashforward finale ben pensato. Ma non basta certo a salvare un volume a dir poco disastroso, di cui non rimane niente dopo la lettura (io mi sono spoilerato
Morte sul Nilo, ma fortunatamente non mi ricordo più nulla, né ci avevo capito un granché), utile solo per farci apprezzare ancor di più il genio di Zia Agatha.
Morale: Elik, mi devi 12 € tondi tondi
