I grandi comici del fumetto #4: Pedrito el Drito (Castelli/Terenghi)

In occasione del cinquantennale del personaggio di Terenghi, l'onnipresente Alfredo Castelli sfrutta il quarto e ultimo numero della collana I grandi comici del fumetto per scrivere la storia più lunga con protagonista lo sceriffo più ubriacone del West.
E così, dopo Jacovitti e la coppia Bonvi-Cavazzano, a dare il commiato all'unica collana comica della Sergio Bonelli Editore ci pensa un gioiellino, opera di un'altra coppia, Castelli-Terenghi, amici di lunga data e collaboratori ai tempi di Monello e ritornati a lavorare insieme solo nel 1997, su di un breve team-up fra Pedrito e Martin Mystère uscito su uno speciale di Cronaca di Topolinia.
Quando esce quest'albo è ormai pieno 2000, e dietro l'idea di usare un personaggio dalla comicità "vecchio stile" come Pedrito potrebbe nascondersi nient'altro che un revival di vecchi personaggi morti e sepolti. E invece così non è, anzi, l'albo in questione si rivela essere un gioiellino, indispensabile per ogni amante dell'assurdo che si ritenga tale.
Castelli sfotte alla grande la moda dello sceneggiare fumetti con modalità forzatamente cinematografiche e sfrutta tutti i cliché del caso, dallo stacco che nulla c'azzecca con la scena precedente al momento sentimental-erotico che non può mancare, dalla mania di complicare tutto per aumentare la suspence (rappresentata dal personaggio dell'attore trasformista Chon Laney, il cui vero volto è nientemeno che quello di [spoiler]Topolino[/spoiler]) fino allo splatter più inutile, per cui cade a fagiolo il ritorno della famigerata tribù dei Pistilli Forellati, ex-tagliatori di alluci ritiratisi in una riserva e col tempo divenuti pigri mollaccioni.
In tutto questo trovano spazio altre perculate, al genere western in particolare (vedi il duello al rallenty), ma anche alla soap-opera, al dramma, e, soprattuto, alle beote censure di ogni tipo che un fumetto del genere avrebbe potuto subire (e che davvero aveva subìto fra gli anni '50 e i '60).
L'effetto comico è aumentato dalla presenza stessa di Terenghi, con il suo stile "donrosiano", in cui ogni vignetta contiene una o più piccole gag, e dall'uso di personaggi così classici, un po' dimenticati, magari, ma ritornati sulla scena e perfettamente calati nel contesto. Nelle elezioni per il nuovo sceriffo, in cui il villain Tony Terry fa di tutto per screditare Pedrito così da poter legalmente fare il bello e il cattivo tempo in caso di vittoria, non è difficile cogliere analogie con quanto sarebbe poi effettivamente accaduto nel nostro Paese soltanto un anno più tardi.
In tutto questo Pedrito e il suo mondo non ne escono stravolti o riaggiornati per forza: sono sempre loro. Però non sembrano affatto personaggi "vecchi". Anzi, con questa storia dimostrano di poter dire ancora qualcosa. Al tempo stesso vivono l'avventura più lunga della loro carriera e, soddisfatti, possono raggiungere la pace dei sensi.
Provaci ancora, Pedrito!

Questo me l'ha mandato Edizioni IF, due o tre anni fa, dopo aver risposto ad un questionario sul tema "la ristampa che vorresti leggere": indicai qualcosa come Zona X o Martin Mystère, giusto perché sono un monomaniaco; la IF, però, dimostrò di tenere davvero in considerazione le risposte, dato che mi spedì questo libricino contenente storie e pre/postfazioni di Castelli. Evidentemente hanno pensato che mi sarebbe piaciuto, e infatti mi è piaciuto.
Si tratta di un'antologia del 2003, contenente storie, di una pagina ciascuna, uscite fra il '51 (c'é anche la prima tavola - o meglio, le prime due strisce - in assoluto, o almeno così dice Pedrito) e il '92, più 12 storie di "Pedritissimo", sottoserie ospitata su Il Monello. Storie più ampie, ciascuna di una dozzina di tavole circa, alcune scritte da Castelli. Lui stesso non dice quali siano, anche se è possibile intuirlo da alcuni suoi tormentoni e sfottò alla società del tempo (la storia sulle tasse è la migliore del libro).
In capo e in coda al volume, Castelli racconta qualche aneddoto, come suo solito ai confini dell'assurdo, su Terenghi, sull'origine di Pedrito e sul rapporto con la casa editrice Intrepido.
Ah, c'é anche una doppia pagina con una breve carrellata sulla carriera di Pedrito, da quando era sguattero nei primi anni '50 fino al 2000, in cui viene disegnato coi baffi bianchi e in pensione.
E a questo punto, considerando pure l'albo Bonelli di cui sopra, vorrei sapere se la serie è da considerarsi chiusa o se qualcuno, dopo Terenghi, potrà riprenderla in mano di tanto in tanto.

