
A Lucca stavo girovagando per gli stand in compagnia del buon Eddy. A un certo punto, guardando il banco della Edizioni BD, Eddy prende in mano una delle poche copia rimaste de Il Garage Ermetico e sfogliandolo mi tesse le lodi prima di tutto dell'autore, Moebius, e poi dell'opera in sè che definisce come qualcosa di meraviglioso e bellissimo.
Lo standista che osserva la scena interviene, allora, sponsorizzando a sua volta in volume e proponendomelo addirittura scontato. Decido di effettuare l'acquisto di questo "capolavoro del fumetto mondiale" (definizione dello standista), e finalmente ho potuto leggerlo.
Premessa: io di Moebius lessi l'altra opera lodata da chiunque, cioè il suo Arzach. E non mi aveva colpito quasi per niente, dal momento che a disegni fantastici si univa una storia pressochè inesistente, tante micro-avventure in cui il non detto (letteralmente
Il Garage Ermetico non è privo di testi o dialoghi. Ciononostante IMHO soffre dello stesso difetto: è troppo ermetico, e a dispetto del titolo che indicherebbe coerenza tra la nominazione del fumetto e il suo contenuto, la cosa mi ha lasciato ancora una volta frastornato. La storia, intendo la trama, non è un qualcosa si seguibile, non è lineare. Ma neanche: ho seguito e apprezzato molte narrazioni non lineari, se avevano un loro perchè, un loro motivo, una chiave nascosta che permetteva di risolvere il rebus della storia.
Così non è qui: Moebius fa un lavoro da venerare per quanto riguarda il disegno, per il quale gli riconosco lo stato dell'arte senza se e senza ma. Le sue tavole sono qualcosa di ottimo, perfetta simmetria degli elementi e disegno pulito e meraviglioso, sottolineato dal bel bianco e nero. Inoltre la tavola con il titolo che appare ad apertura di ogni episodio riporta sempre il titolo scritto in modo diverso, con quella tecnica che ricorda molto da vicino quella usata da Will Eisner negli episodi di Spirit.
Apprezzo anche l'ironia sottile e assurda usata nei cosiddetti "riassunti" presenti ogni volta accanto al titolo.
Ma la storia non è altro che un labirinto senza uscita, un'avventura fantascientifica dove si capisce che il protagonista è il Maggiore Grubert e il suo antagonista Jerry Cornelius. Per il resto è un sussegguirsi di situazioni e personaggi di cui non si capisce da dove arrivino, dove vadano e quale sia il loro scopo, oltre a quello di dare la possibilità a Moebius di sbizzarrirsi nella sua straordinaria abilità nel disegno.
Chi mi conosce almeno un poco sa che non rifiuto a prescindere le storie non immediate: anzi, tanto nei film quanto nei libri quanto nei fumetti cerco e apprezzo testi e autori che parlano per metafore, in modi complessi e con tecniche narrative originali e anche confuse... ma tutto questo deve avere un fine e come dicevo prima un modo per decodificare la trama e il messaggio del testo.
Con Il Garage Ermetico questo non l'ho trovato, mi sono goduto delle tavole curatissime che però non mi hanno raccontato niente. Proprio come Arzach. E mi dispiace fare una recensione sostanzialmente negativa di un "capolavoro del fumetto mondiale" e di una delle opere più rappresentative di uno dei massimi Maestri di questo medium, ma evidentemente non è la mia tazza di tè.

