[Star Comics] San Michele: I Sigilli della Folgore

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.
  • Franz ha scritto: Il nostro protagonista (che non si chiama Michele, ma ormai il casino è fatto e per me si chiama MIchele)


    Rotfl, ma che c'entra? Insomma, in Twin Peaks c'era qualcuno che si chiama Twin o Peaks? E Lost allora? E, per rimanere in ambito fumettistico, Caravan? Non mi sembra così strano intitolare una serie con il nome di un luogo o di un qualcos'altro che non sia il nome del protagonista. Quello su cui il nome della serie potrebbe trarre in inganno è sul genere trattato: San Michele, visti anche i precedenti di Celoni (Nemrod) potrebbe far pensare più ad una serie fanta-esoterica piuttosto che ad una serie di fantascienza.
    Gli inevitabili spiegoni fantascientifici sono ovviamente ridicoli. Purtroppo la fantascienza o la fai seriamente o sennò fa ridere i polli. La cosa fastidiosa è che per ora di questo setting fantascientifico non si è fatto minimamente uso. Mi chiedo quindi: non se ne poteva fare a meno?
    Premetto che per il momento ho letto solo il primo albo, e che quindi poco so di eventuali spiegoni presenti nel secondo, non ho mica ben capito questa faccenda del setting. E' scritto forse da qualche parte che una storia fantascientifica debba essere fatta di astronavi, robot e raggi laser? A parte il fatto che il contrasto "mondo tecnologicamente evoluto" - "borgo medioevale" è voluto, non sono poi tanto sicuro (vabbè, per quello che ho letto) che la fantascienza sia il solo aspetto di questa storia, che, considerato anche il suo essere una sola storia divisa in 6 capitoli, si potrà giudicare totalmente solo a mini-serie conclusa.

    Ad ogni modo, per quanto mi riguarda il primo albo mi è piaciuto proprio tanto. Ottimi i dialoghi e la sceneggiatura, che non soffre minimamente dalla "sindrome da primo albo": qui si entra subito nel cuore della storia, senza tralasciare di presentare personaggi e luoghi. E personalmente apprezzo anche l'idea di base e le ambientazioni. Ma gusti a parte, non si può comunque non riconoscere agli autori una buona dose di originalità, visto che la storia si muove in direzioni differenti da quelle di solito seguite nei "bonellidi".
  • Riguardo al titolo, sono sicuro che sia un problema solo mio. Il fatto è che capita una singolare serie di coincidenze che per qualche inspiegabile motivo altera i miei schemi logici: intanto il protagonista ha proprio la faccia da Michele (ora non chiedermi di definire come deve essere uno con la "faccia da Michele", non lo so, ma così mi sembra); poi è strano che in un ambientazione italiana il protagonista sia straniero, e questo mi impedisce subito di assegnargli il suo nome (Brian), che quindi vado a compensare col nome italiano più disponibile (che è quello che trovo in copertina).
    Devo farmi vedere da un bravo neurologo, lo so :martel:

    La critica seria al titolo è quella che facemmo già in passato, cioè su quanto sia poco accattivante come titolo il nome di un borghetto italiano derivato dal nome di un santo. In realtà ora che questa storia ce l'abbiamo fra le mani il titolo non costituisce più un problema, ci si abitua subito (e poi ci sono i disegni di copertina che sono accattivanti abbastanza anche per compensare le mancanze del titolo).

    La fantascienza è invece il vero tallone d'achille. Gli spiegoni ci sono nel secondo numero come nel primo (già nelle primissime tavole). Non si può inventarsi un futuro in sei episodi, non si può usarlo solo come espediente per contestualizzare un'ideuzza (che ancora non sappiamo qual è, forse avrà a che fare coi fulmini), altrimenti si è costretti a fare gli spiegoni, appunto. Che sono ridicoli, per definizione.
    Ma proprio perché la fantascienza finora non sembra così determinante, forse se ne poteva fare a meno. Forse la stessa idea di base di questa miniserie, con qualche aggiustamento, poteva essere ambientata anche ai giorni nostri. Se invece la fantascienza sarà determinante, proprio per il poco tempo e per la scarsa attenzione che una costruzione del genere richiede, è molto probabile che la serie deluderà, come deludono molti racconti di fantascienza improvvisata che si trovano in giro di questi tempi.
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Com'è che la discussione su questa bella mini-serie si è interrotta dopo tre post, l'ultimo dei quali scritto il penultimo giorno dello scorso anno? Proviamo a riprendere il discorso; Franz al momento è a mezzo-servizio, ma nel frattempo c'è stato l'arrivo del buon Max Brody, che so per certo che sta seguendo la serie.

    Inizio col dire che dopo quattro numeri io sono pienamente soddisfatto da San Michele; la serie per quanto mi riguarda si è confermata sempre più, ed è una lettura che aspetto davvero con impazienza. Unico vero neo: la bimestralità, che rende l'attesa davvero senravante.


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    Dopo il primo albo, arriva Il Pescatore di Fulmini, titolo molto suggestivo che si riferisce ad Akira, il misterioso giapponese che nel finale dello scorso episodio pareva volesse aggredire Brian/Michele, che invece ora non si troverà più solo soletto con Puck. Nonostante una diffidenza iniziale di Brian, infatti, i due uniscono le loro forze andando a formare una coppia che funziona davvero bene. Frattanto scopriamo che nessun personaggio è stato introdotto per caso: ritorna la Casamari, la tosta vecchietta vista nello scorso albo e proprietaria della torre nella quale Akira ha allestito la sua stazione meteorologica, grazie alla quale non mancano di certo i momenti divertenti; ritorna Radi, l'addetta al museo per la quale Akira ha una cotta; ritornano i frati di San Giorgio; e ritorna soprattutto il dottor Videserti, che si scopre essere anch'egli sulle tracce del segreto di San Michele, e la cui sotto-trama prende il via rivelandosi parecchio importante. E iniziano a saltare fuori anche i primi indizi circa l'esperimento visto nelle tavole di apertura del primo albo. Insomma, dopo un buon esordio la storia si rivela essere ancora più interessante e composita di quel sembrava, e si scopre che ogni elemento inserito non è frutto del caso. Ai disegni, il Pastro jr., Alessandro, davvero molto bravo con il disegno realistico.

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    In Simboli del Potere continua la sotto-trama legata ad Adamo Videserti, alle prese con la misteriosa organizzazione che ha rapito suo padre per ricattarlo e costringerlo a rivelare quanto i suoi progetti legati al borgo di San Michele; il tutto si concluderà in maniera drammatica con la F.O.R. (che sta per "Forze dell'Ordine Riunite"), nella quale opera anche suo fratello Cesare, che lo accuserà dell'omicidio del padre. I nostri Brian/Michele e Akira nel frattempo diventano sempre meno diffidenti l'uno nei confronti dell'altro, anche se Brian è ancora restio a rivelare il vero motivo per il quale si trova in quei luoghi (che infatti non è la sola ricerca delle erbe). Iniziano ad arrivare le prime risposte, anche se non si tratta, fortunatamente, di spiegoni, ma il frutto delle indagini che i due stanno conducendo insieme a Radi. Si arriva quindi a due importanti rivelazioni: la prima riguarda il "Progetto Giove", quello visto in apertura del primo albo, che non stato realizzato nei tempi in cui avvenne la grande catastrofe globale che portò al "Ventennio Bianco", ma, come già intuito nello scorso albo, molto prima, precisamente in epoca mussoliniana. La seconda riguarda dei misteriosi simboli che si trovano nel borgo di San Michele, precisamente nei punti in cui i fulmini si formano più facilmente; dei simboli legati agli Ernici, antica popolazione che abitò il Lazio in epoca preistorica.
    Con questo albo Adriana Coppe e Fabio Celoni dimostrano quanto la loro storia sia tutt'altro che semplice e scontataM ora scopriamo che gli avvenimenti importanti si svolgono su tre piani temporali principali: il presente dei protagonisti, il ventennio fascista e l'epoca degli Ernici. Ovviamente a queste rivelazioni corrispondono altrettante nuove domande, legate anche ai misteriosi Custodi che agiscono nell'ombra delle cavità sotterranee di San Michele. Il finale poi è un cliffhangerone niente male che mal fa sopportare il fatto di dover attendere due mesi per l'episodio successivo.
    Ai disegni dell'albo questa volta c'é Giuseppe Candita che già avevo apprezzato su Nemrod, ma che qui a mio parere si è superato. Quanto alla copertina, come sempre realizzata interamente da Fabio Celoni, abbiamo la migliore della serie sino a questo momento.

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    I sentieri dei Custodi non delude e proseguendo sulla scia dei precedenti si dimostra essere un buon albo. Anzi, a dire il vero è al momento l'albo che ho apprezzato di più, per via del fatto che grazie agli elementi ora in possesso si riescono a comprendere meglio diverse cose, anche se il bandolo della matassa e ancora lontano dall'essere sbrogliato (e meno male, visto che mancano ancora due albi). Questa volta gran parte dell'azione non si svolge nei pressi di San Michele, ma nei dintorni, per lo più all'interno dell'abbazia di San Giorgio, e non è che la cosa mi sia dispiaciuta, anzi l'ho apprezzata, visto che da quanto visto negli scorsi albi i dintorni non sono meno importanti del borgo. Non mancano comunque le scene ambientate a San Michele, o meglio sotto di esso visto che aumenta lo spazio dedicato alle misteriose azioni dei misteriosi Custodi, ai quali si unisce anche quell'Adamo Videserti ormai dato per un omicida latitante dal resto del mondo. Quanto visto nel finale dello scorso albo viene parzialmente accantonato; o meglio, non si scopre nulla di nuovo sui misteriosi scheletri ritrovati, ma in compenso il diario ritrovato di Ettore Majorana, lo scienziato a capo del "Progetto Giove", permette di fare luce su quel che accadde durante gli esperimenti condotti all'epoca. E luce, almeno parzialmente, viene fatta anche sull'abbazia di San Giorgio, nella quale non è tutto "ora et labora", ma anche lì c'é qualcuno che dimostra di saperla lunga sui misteri di San Michele.
    Rimangono ancora oscuri molti aspetti legati a San Michele, ma qualcosa è stata già delineata, e riguarda l'aspetto fantascientifico della storia (o parte di esso). Come Lost insegna, alla fine l'elettromagnetismo è la chiave di tutto. :P Ai disegni Giuseppe De Luca, un altro bravo disegnatore di Nemrod, che si riconferma e mantiene l'alta media dei disegni della serie.
  • Sì, sto seguendo la mini, e con molto piacere. Il numero 5, La realtà e l'apparenza, conferma questo piacere, anzi lo aumenta. Anche per me i numeri vanno in crescendo, probabilmente perché, per citare il topic di Lost, siamo in answer mode e i nodi cominciano a venire al pettine, senza però rinunciare a ultime, sfiziose domande quali, ad esempio: [spoiler]qual é il segreto di Brian[/spoiler]?

    In realtà i primi numeri non è che siano peggiori, anzi secondo me questa è una mini di grande costanza, chiaramente nella prima lettura si apprezzano più le risposte che le domande. Con la rilettura (che farò, a mini conclusa) si avrà un quadro completo e si apprezzeranno i dettagli e l'atmosfera serenamente straniante (o straniamente serena) di San Michele e dintorni e dei bizzarri personaggi che vi bazzicano.
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    Ottimo lavoro.
  • Cucù.
    Forse, se finisco di fare le mille cose che devo finire di fare, riprendo a leggere anche questa serie. Per le solite vicissitudini da edicola mi ero perso il #3, che mi è arrivato SOLO OGGI. La serie intanto è finita, l'avranno letta si e no in 12-13, e nessuno ne parlerà più in saecula saeculorum amen. Con questi irresistibili incentivi forse riprenderò a leggerla, ora che ho colmato il buco...
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
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