Dylan Dog Color Fest 7
Sotto una bella e ben colorata, ma priva di fantasia, copertina dei f.lli Cestaro (che ricordo con piacere su Zona X), ecco altre quattro storie tutte coloratose come piace ultimamente al Sergione.
E anche a me, lo ammetto. Imho, anche se ci sono singole storie che sono stupende in b/n, in generale Bonelli e colori costituiscono una bella coppia (non andate su Comicus o altrove a dire che ve l'ho detto, ché mi linciano

). E difatti, anche se Dylan in sé oramai mi dice poco o nulla, i Color Fest mi piacciono anche quando non mi piacciono: sono belli da risfogliare, è bella la carta, è buono il profumo degli inchiostri, è bello che la collana costituisca una galleria di quello che si può fare con un personaggio piuttosto statico e granitico (nel concept), delle varianti/zioni che si possono apportargli.
Chiaramente mi sto riferendo al personaggio extraSclavi, ché lui sì che sapeva variare. Gli altri no. Bisogna accontentarsi di singole storie buone o di due-tre autori più malleabili degli altri.
Questo ragionamento si applica anche su questa collana, e questo numero non fa eccezione alla regola.
Dunque: io ho da un po' di tempo abolito quasi del tutto le aspettative, ma non so perché, stavolta me ne ero creata qualcuna sulle prime tre storie. Ho fatto male (tranquilli, ho già provveduto a punirmi duramente guardando su Italia1 il cameo di Lucas in
O.C.).
Passaggio per l'inferno (Accattino/Simeoni): lo sceneggiatore ha fatto due, massimo tre, storie nei primi anni 2000 e poi è sparito. Impegni televisivi, ci dice Gualdoni. Di quelle due, massimo tre, storie ne lessi una, che non era malaccio. Questa è uguale: non è malaccio. Sa di già visto, e non una ma almeno duecento volte, però ha quel non-so-che che, boh, alla fine la rende carina. Forse è la donna, la cui follia è ben resa, e difatti - ora ricordo - anche in quella storia di Accattino che lessi c'era un personaggio strambo ben caratterizzato. Non ho letto l'altra, o le altre, ma so che anche in quella c'é un personaggio schizoide che "buca" la pagina. Che Accattino sia pazzo? Forse è strambo anche lui, altrimenti come spiegarmi il non sapere spiegarmi il sottolineare il portachiavi col nome della donna nel finale? Può mai essere che si tratti di una citazione di
Julia, la cui nemica fissa è una donna maniaca/paranoica che porta lo stesso nome? Non credo, perché le due donne non si assomigliano per niente. Dal ché deduco che Accattino è strambo e basta.
Simeoni invece è un figo, l'ha dimostrato con
Stria e altre cose, e lo dimostra anche qui, nonostante qualche imprecisione.
Il banco dei pegni (Badino/Alessandrini): Bonelli in persona ha prefatto (prefazionato?) il libro di Badino. Ne deduco che a Bonelli piace Badino. A me non molto, se leggo cose banali come questa. Però una cosa astuta l'ha fatta, facendo disegnare vecchi barboni ad Alessandrini: se c'é una cosa che Alessandrini sa fare benissimo sono i vecchi, meglio ancora se barboni. Soprattutto da quando è invecchiato... l'Alessandrini degli anni '90 è Dio sotto mentite spoglie, quello degli ultimi anni è così, gli si vuol bene ma si finisce sempre per pensare a com'era negli anni '90. Comunque ha uno stile unico, che ha generato molti cloni, è sempre un pezzo di Storia del Fumetto vivente.
Luci della ribalta (Medda/Di Gennaro): è un pezzo di Storia del Fumetto vivente anche Di Gennaro, che fa belle cose sugli almanacchi bonelliani (tutti) e che qui ritorna a disegnare una storia dopo venti o trent'anni circa. Considerando questo, la prova è molto buona, forse me l'aspettavo più incisiva, ma mi accontento del premolare. Anche perché c'é Medda, che sfotte Alba Parietti (oh, io pensato a lei per tutta la lettura) e tutta la tv commerciale, e che scrive come sappiamo. Quello che non sapevamo, o che io non sapevo, è che avesse preso gusto a fare finali interpretabili. Non è un giudizio: è che un tempo era più "canonico".
Strage di mezzanotte (Gualdoni/Montanari&Grassani): oddio, non so come possa essere presa questa storia sul Sollazzo. Come si sa, è il seguito del n.36
Incubo di una notte di mezz'estate; solo che nell'introduzione scrivono che quella è una storia indimenticabile, mentre in realtà è solo caruccia. Cioé, caruccia se vi piace lo splatter anni '80. A me non piace, ma è caruccia lo stesso, perché io amo le ingenuità dei prodotti artigianali di una volta. Io non lo so perché Gualdoni sia andato a riprendere proprio quella storia, forse prende troppo sul serio il suo ruolo di curatore e vuole dare un seguito a tutto, più probabilmente ha voluto omaggiare gli storici disegnatori (mai visti a colori in venticinque anni!) e sfruttare un po' di nostalgia, accontentando i lettori che rivogliono lo splatter. Secondo me non saranno contenti lo stesso, in parte perché non lo sono per definizione, in parte perché lo splatter a fumetti è morto, dai. Dubito che i ragazzini acquistino in massa il Color Fest...
Insomma, avevo aspettative per le prime tre: la prima mi ha un po' deluso, ma la salvo; la seconda mi ha deluso (ma col senno di poi ammetto che non avrei dovuto proprio crearmi aspettative), anche se voglio bene al disegnatore; la terza no, ma nemmeno mi ha estasiato: è un po' quello che mi aspettavo. La quarta mi ha quasi sorpreso: è ingenua, ma è un omaggio affettuoso a un'epoca che non c'é più, e gli omaggi affettuosi mi piacciono sempre.