
Finora Eternal Sunshine of a Spotless Mind era senza ombra di dubbio il titolo più vergognosamente adattato nella nostra lingua, ma anche il titolo italiano di questo How To Lose Friends & Alienate People non scherza affatto, facendo sembrare una commedia più che buona un film demenziale che in realtà non è (e il titolo scritto con un font che ricorda American Pie o Epic Movie non aiuta di certo).
Inizialmente però, il timore di trovarsi di fronte a un film americano per decerebrati c'è: Sidney Young (Simon Pegg) è il classico tizio sfigato che indossa magliette con battute volgari, balla in modo convulso e si comporta in modo imbarazzante creando tanti casini in contesti che richiedono un minimo di decoro. Sidney è il caporedattore di un giornaletto di gossip inglese dal dubbio successo, ma un giorno viene chiamato dal direttore (Jeff Bridges) del principale magazine d'alta moda americano, così si trasferisce in fretta e furia a New York, catapultato in mezzo ai party con gli attori più famosi dello star system (brrr, il titolo italiano...). Un po' alla volta il novellino scoprirà quali sono le regole che gestiscono quell'ambiente, dove non potrà più scrivere quegli articoli graffianti che faceva un tempo, ma deve mettersi al servizio delle stelle di Hollywood, che dovrà considerare come una sorta di propri capi.
In redazione incontra Alison (Kirsten Durnst), una sua collega che inizialmente lo detesta per i suoi atteggiamenti ridicoli, ma un po' alla volta tra i due nasce un'amicizia abbastanza ben costruita. Ad attrarre però veramente Sidney è Sophie Maes (Megan Fox) l'attrice più famosa del momento, sulla quale cerca di fare colpo sia personalmente che professionalmente, ma si troverà come ostacolo l'agente della diva (interpretata da una Gillian Anderson invecchiata taaaaanto male dai tempi di Skully).
Il film, dopo una partenza un po' traballante diventa una commedia piuttosto interessante che riflette sui compromessi che un individuo può dover accettare per raggiungere i propri sogni, ma qual è il confine oltre il quale i compromessi hanno completamente modificato la strada che uno si era prefissato di seguire? Una sorta di parodia del mondo del cinema è presente in diversi elementi della pellicola, soprattutto una fantastica Megan Fox che interpreta una versione esagerata di se stessa, un'attrice tanto bella quanto stupida che riesce ad attirare l'attenzione su di sè agli eventi mondani; spassoso il finto film (come quelli visti in Tropic Thunder) nel quale interpreta una Madre Teresa in versione Uccelli di Rovo.
Il ruolo del giornalista degli eventi mondani in questo film può essere paragonato al paparazzo de La Dolce Vita, film che tra l'altro viene citato in più occasioni nel corso della storia: oltre a parlarne, farne sentire la colonna sonora e mostrarne spezzoni, ci sono un paio di scene che "ricalcano" celebri scene di quella pellicola, pur non essendo copie spudorate ma una sorta di ricostruzioni in contesti differenti. Anche il rapporto tra le persone "normali" e le star ha qualcosa in comune col film di Fellini, si crea una netta distinzione tra i due universi; lo spessore e le pretese degli autori sono sicuramente differenti, ma per essere una commediola leggera riesce a instillare riflessioni sulla società e su come un individuo dovrebbe comportarsi sopra la media. Buone le recitazioni dei personaggi, con un Jeff Bridges che con un sorriso finale riesce a dare uno spessore incredibile al suo personaggio, e una Kirsten Durnst elizabethtowneggiante che nel suo ruolo consolidato da ragazza della porta accanto riesce a ritagliarsi un ruolo adorabile nella storia.
Particolarmente la scena finale del film, dal sapore quasi neorealista per il modo in cui è girata e la delicatezza raggiunta... anche se rimane una commedia hollywoodiana. Un prodotto ambiguo, una sorta di meticcio tra un filmetto leggero e qualcosa di più alto, forse intrappolato in questa natura di transizione, per colpa della produzione americana, che riesce però a fare ancora auto-ironia in modo interessante, nonostante ultimamente questo tentativo di parodizzare se stessi aumenta sempre più.



