
Il quindicenne Sacha Gervasi scopre agli inizi degli anni '80 gli Anvil, una band canadese ritenuta tra le prime importanti esponenti dell'heavy metal e apprezzata dalle più famose band del genere come i Guns'n'Roses e i Metallica; con i componenti del gruppo musicale stringe una forte amicizia e li seguirà durante tre interi tour.
Finito il college Gervasi comincia a scrivere per il teatro e dopo qualche anno passa al cinema, realizzando le sceneggiature di diversi film tra cui "The Terminal" diretto da Spielberg; nel 2005 decide di fare il suo debutto come regista di un documentario, tornando a seguire dopo 20 anni gli Anvil per raccontare la storia e le dinamiche della band.
Nel frattempo però i musicisti che avevano solcato i palchi più grossi del mondo suonando a concerti con migliaia di persone erano decisamente cambiati: complice una scarsa attenzione distributiva e un'organizzazione traballante, gli Anvil sono ora un gruppo costretto a esibirsi come secondo lavoro in piccoli locali e con nuovi dischi pubblicati in poche copie. Nonostante questa situazione il cantante Steve Kudlow e il batterista Robb Reiner continuano a suonare con un entusiasmo incredibile dopo quasi trent'anni, senza farsi demoralizzare dai continui insuccessi o dalle sfortune produttive che hanno costellato la loro carriera dopo l'inizio folgorante.
Il regista Gervasi riesce a catturare su schermo la grinta e la passione che i due musicisti cinquantenni continuano a infondere nel proprio patto di fare rock assieme per tutta la vita, anche se i dubbi e le difficoltà lasciano crepe nel loro cammino; l'amicizia e le tensioni che affiorano nel documentario sono emozioni forti, più reali e toccanti di quanto riesca a ricostruire qualsiasi film di fiction.
Tutto ciò potrebbe far pensare a un progetto melodrammatico, ma il film è invece anche molto divertente grazie ai protagonisti e l'ambiente estremamente sopra le righe: lo spettatore passa da un sorriso dolceamaro che scaturisce dalla visione di un rocker che di giorno rifornisce mense per bambini, alla risata grassa che non può non scoppiare davanti al fan rocker esaltato che si scola una bottiglia di birra dal naso. A tutto ciò si aggiungono le sfighe di un tour mondiale organizzato malamente che tenta vanamente di rilanciare gli Anvil, tra treni persi, bar minuscoli e litigi tra i membri del gruppo. L'organizzatrice di questa catastrofica tournèe in giro per il globo è Tiziana Arrigoni, uno dei personaggi più pittoreschi di tutto il documentario: un'italiana assolutamente incapace di organizzare un tour, che parla in un inglese incomprensibile e bestemmia a ripetizione in italiano, una vera e propria tanica di benzina sulla disastrata situazione della band.
Il film è stato un fenomeno eccezionale: ha vinto il Premio del Pubblico al Sundance 2008, Micheal Moore l'ha definito il migliore documentario degli ultimi anni, il Times lo ha descritto come il più grande film sul rock mai girato e un sacco di star si sono dichiarate fan spassionate di "The Story of Anvil"... (Keanu Reeves, Dustin Hoffman e numerose band)
Probabilmente questo documentario riesce a spiegare nel modo migliore che abbia mai visto la dedizione nei confronti di un pubblico e nei confronti della propria arte che un artista può avere, facendo sacrifici e dimostrando una tenacia a tratti sovraumana. Meraviglioso.
