
No, non va proprio a mio modesto avviso. Questa di Disney Anni D'Oro è un'idea bislacca a partire dalle basi. Già il fatto di parlare di periodo aureo dopo che in giro per i forum chi fa il Disney attuale non fa altro che ridimensionare il mito dei tempi che furono, è paradossale (ma a suo modo ironico), poi il periodo preso in esame, quello degli anni 70 e 80, non vedo proprio perché dovrebbe meritare tale dicitura. E' un buon periodo come lo possono essere molti altri, nulla più. Anzi, fare una testata collezionistica improntata su questo particolare ventennio può essere anche molto limitante. Avrebbe avuto senso un titolo e un tema simile se si fossero presi in esame gli anni a cavallo tra i 50 e i 60, con uno Scarpa a pieno regime come autore completo, oppure si sarebbe potuto usare la medesima dicitura per fare una testata sulla produzione sindacata per i giornali, mettendo dentro quindi la tanto agognata cronologica di Gottfredson, insieme alle strisce di Paperino, alle tavole delle Silly Simphony. Ma questa valorizzazione assolutamente arbitraria di tale ventennio a chi giova? Perchè creare un triplone di Disney Big e Grandi Classici? Perché a differenziare Anni d'Oro da queste altre due testate è solo ed esclusivamente la presenza degli articoli di Boschi, Becattini & co. Che sono sempre ben fatti, ma bastano? E soprattutto si addicono al materiale pubblicato? Non mi pare proprio. Anzi, a differenza che nelle altre testate di ristampe il numero delle storie presentate qui è risibile e il prezzo maggiorato. E come se non bastassero questi presupposti a rendere inutile la testata, pure la selezione delle storie è alquanto discutibile. Zio Paperone e l'Operazione Galeone (Pavese/Cavazzano) e Zio Paperone e la Micropubblicità Perniciosa (Cimino/Scarpa) sono le uniche storie davvero degne di lettura, un'avventura interessante e una vicenda colma di satira ciminiana. Entrambe però sono parecchio più apprezzabili nel loro contesto naturale, cioè i Grandi Classici, piuttosto che qui dove rappresentano senza troppa convinzione lo standard paperesco dell'epoca. Insomma, quanto di meglio l'albo offre è puro materiale da macroantologia, piuttosto che un qualcosa su cui zoomare, approfondire, o anche solo a cui dedicare un'uscita tanto prestigiosa. Il resto è fuffa, visto che Topolino e il Buco nell'Acqua (Gazzarri/Rota) è il tipico gialletto fiappo, che ha contribuito a render monotono lo scenario topoliniano in quegli anni, Topolino e il Corno di Orlando (Wright) è una storiella infima e Topolino e lo Snowbell Scomparso (Studio Program/Scarpa) è la solita storiella del Disney Studio che con la narrativa scarpiana non ci azzecca proprio nulla, materiale che ci è stato propinato in più salse nei periodi magri di Zio Paperone e I Maestri Disney. Irrita moltissimo anche la pubblicazione di un solo Spot della Settimana, che messo lì così non significa nulla mentre raccolto sistematicamente poteva avere un suo perché.
Per quanto riguarda l'articolume è apprezzabile quando non cerca di valorizzare oltre il dovuto una selezione tanto fiappa: ho apprezzato il portfolio di Carpi ad esempio, e pure l'intervista a Capelli, la cui chiosa finale mi ha fatto gelare il sangue per davvero. Possibile che l'abbiano fatta passare come se niente fosse?
Insomma, in definitiva abbiamo una testata senza un suo perché, con una base di partenza bislacca, uno svolgimento pessimo e - mi pesa dirlo - pochissimo margine di miglioramento. Come si possa partorire l'ottimo Tesori e contemporaneamente questa cosa qua, lo vorrei tanto capire, per il momento posso solo dire che salvo numeri davvero eccezionali, questa testata i miei soldi non li avrà.









