L’ultimo cavaliere (La Torre Nera 1)
Titolo Originale: The Gunslinger
Autore: Stephen King
Traduttore: Dobner Tullio
Anno: 1982
Pagine: 223
Prezzo: euro 13.00
Editore: Sperling & Kupfer
Ebbene sì, alla fine mi sono deciso. Avere un amico insistente il cui scrittore preferito è Stephen King ha i suoi svantaggi, per esempio ti toglie le carne dalle ossa. Se poi anche un autore di fumetti che amo e stimo come Tito Faraci lo annovera tra i suoi scrittori prediletti, amando la sua scrittura, c’è proprio da cedere. Se infine leggo che King è un estimatore della scrittura di Neil Gaiman e di J K Rowling, allora capitombolo. L’iniziazione a questo autore, da cui mi sono sempre tenuto alla larga essendo io tipo impressionabile e non amando quindi libri dell’orrore o comunque un po’ macabri, era inevitabile. Soprattutto per l’amico insistente.
Se poi questo amico ne ha un altro, anch’esso appassionato di King, ed entrambi pensano che la sua saga fantasy (o horror-fantasy, o fantasy-western o come diavolo la si voglia definire) sia una capolavoro e una delle cose migliori e più suggestive (sicuramente più ambiziose) che lo scrittore del Maine abbia partorito, è il caso di provare a partire proprio da questa lunga saga per farsi un’idea sullo stile di scritture di King e per avere qualcosa che abbia almeno qualche affinità con un genere a me più consono, il fantasy o il fantastico in genere.
C’è poi da ricordare che proprio pochi mesi fa si scopre che JJ Abrams ha intenzione di ricavare una trasposizione cinematografica o telefilmica di questa saga, direi che non potevo fare a meno di conoscerla.
Sto parlando, ovviamente, della saga della Torre Nera, di cui L’ultimo Cavaliere è il primo romanzo.
In realtà già qualche anno fa questo amico mi aveva prestato questo primo libro, che io lessi e non apprezzai, al punto di non voler leggere i successivi. Rileggendolo in questi giorni, ecco che qualcosa è cambiato. Alcune parti me le ricordavo, altre no, e quelle che non ricordavo (specie dell’ultima parte del libro) sono tra le più suggestive e intriganti. E c’è da dire che questi sentimenti pervadono comunque tutte le 250 pagine circa.
Vabbè, dopo questo cappello introduttivo a La Torre Nera, direi che posso spendere due parole per entrare nello specifico de L’ultimo Cavaliere.
“L’uomo in nero fuggì nel deserto, e il pistolero lo seguì”.
Questo è il famosissimo incipit del libro. Tutto parte da qui. Non sappiamo chi sia questo uomo in nero, né tantomeno chi sia il guslinger che è sulle sue tracce. L’azione parte in medias res, e senza spiegare nulla ci mette al fianco del protagonista, che si addentra nel deserto. Di lui sappiamo solo che sta inseguendo l’uomo in nero, il quale è uno stregone. Il pistolero, che solo a libro avanzato scopriamo chiamarsi Roland, prima incontra la casa di un colono, che gli dà da bere e da mangiare, poi uno strano ragazzo fermo in una stazione di posta. Il ragazzo è sicuramente la prima situazione che riscuote in me l’interesse della serie. Difatti dal racconto che Jake (il ragazzino) fa a Roland, capiamo che egli proviene dal nostro mondo, dove è morto, ed ora misteriosamente (probabilmente per un piano dell’uomo in nero) si ritrova nel mondo di Roland, che non è quindi il nostro ma è quello di una dimensione parallela, un mondo che “è andato avanti”, come ripete sovente il pistolero, e che ha tratti in comune con la nostra civiltà pur discostandosene.
Questo è interessante non solo per il fatto in sé, ma per qualcosa che si scoprirà alla fine.
Intanto dico che, durante la narrazione, spesso ci sono flashback, in cui l’autore ci fa vedere quello che è successo nella città di Tull al passaggio dell’uomo in nero e quello che è successo a Roland quando vi si è fermato (scena agghiacciante, quella di Tull!), e in un altro paio di situazioni flashback sulla giovinezza di Roland, dove apprendiamo del suo apprendistato da pistolero, del tradimento subito da suo padre da parte di un certo Marten e del giuramento di trovare la Torre Nera. Già, ma cos’è la Torre Nera? Nemmeno Roland lo sa bene, ma sa che quando catturerà l’uomo in nero avrà le risposte che cerca.
L’ultima parte del romanzo, infatti, vede il dialogo tra il cavaliere e l’uomo in nero, in cui capiamo qualcosa di più sull’identità del misterioso stregone, sulla Torre e sull’universo. O meglio, sugli universi. [spoiler]Lo stregone rivela infatti a Roland che esistono infiniti universi, tanto che se uno esplorasse tutta la sua galassia e arrivasse alla fine di essa, probabilmente scoprirebbe che è solo una tra migliaia, o tra milioni. Non un mondo in mezzo ad altri, ma addirittura infiniti universi che contengono infiniti mondi! Jake veniva da un’altra realtà, per esempio, che poi sarebbe la nostra.
Bene, la Torre Nera è il luogo fisico in cui tutte le realtà possibili ed esistenti si incontrano, ed è lì che Roland vuole e deve andare[/spoiler].
Anche se, a dir la verità, il nesso tra la Torre e il tradimento che il cavaliere deve vendicare non sono ancora chiari, come non sono chiari moltissimi passaggi del passato del pistolero prima che entrasse nel deserto, e tante altre cose. Ma è solo il primo romanzo di sette, e di carne (interessate) al fuoco ne è stata messa, direi! Tutta la questione degli infiniti universi, delle realtà parallele, e della Torre dove le realtà si incontrano è dannatamente interessante, senza contare che buona parte della spiegazione che l’uomo in nero dà è molto filosofica, aspetto che non mi è indifferente, anzi. Il che è un valore aggiunto.
Poi anche gli sprazzi del passato del protagonista sono godibili, come le avventure incontrate sul percorso (nella città di Tull, come ho detto prima, ma anche quando Roland consulta l’Oracolo e quando combatte contro i Lenti Mutanti).
Insomma, mi ha conquistato questo romanzo e questo mondo. E anche la scrittura di King, che mi sembra di notare abbia un sottofondo di ironia costante che rende il suo stile delizioso. L’edizione che ho letto io (copertina a sinistra) contiene una nota dell’autore, in cui King spiega un po’ l’origine dell’idea di questa saga (avuta al quarto anno di università avendo ricevuto una risma di bei fogli verdi, avendo a disposizione tanta solitudine e ispirandosi al poema Childe Roland alla Torre Nera giunse di Robert Browning). Lo fa in totale onestà, scrivendo a che punto è arrivato all’epoca nella stesura dei libri successivi della saga, dicendo cosa già sa del destino (e del passato) di Roland e altri comprimari, e il tutto con un tono così divertito e familiare da rendermelo molto più simpatico di quanto non lo immaginassi o di quanto la sua faccia potesse far pensare. So che nel 2003 è uscita una nuova edizione con alcune correzioni fatte da King, aggiornamenti per rendere più uniforme nello stile e nei contenuti il primo capitolo della saga con i seguenti, che sono stati scritti a distanza di anni l'uno dall'altro (l'ultimo è del 2004). Ma da quello che ho sentito è tutto comprensiblissimo anche leggendo questa prima edizione, quindi sono soddisfatto così.
Lo consiglio quindi a chiunque possa essere interessato a tematiche avventurose, fantasy, fantastiche, che abbiano però anche spruzzate di western e temi di terre parallele, molteplici realtà e mondi. Oltre che per situazioni leggermente orrorifiche e per un po’ d’avventura condita di mistero con l’ultimo prototipo degli eroi romantici, un enigmatico pistolero dal difficile e oscuro passato con una difficile missione da portare a termine, giungere alla Torre Nera.
Quello che si è scoperto ora è solo un piccolo pezzo del grande mosaico di questa saga e della storia di Roland, che io sono intenzionato a completare perché ora mi ha preso e perché tutta la faccenda mi sta intrigando.
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