[Neil Gaiman] I Ragazzi di Anansi

Rispetto agli altri animali l'uomo ha un'utile facoltà: può immaginare cose che non esistono, generando interi mondi fantastici grazie al potere della fantasia. E c'è chi di fantasia ne ha così tanta da non inventare solo storie ma da creare universi che riempiono più e più libri, e che ora sono raccolti in questa cartella.
  • anch'io, pur non avendo letto questo libro, ho passato il ferragosto chiuso in casa :P

    di gaiman ho sentito parlare solo in concomitanza con l'uscita del suo ultimo libro (credo) "Nessun dove", in un intervista alla radio.

    Fralaltro apprendo ora che è anche l'autore di mirrormask, opera assai apprezzata da qualcuno in questo forum che adesso non mi sovviene :P

    cmq non sapevo che il suo stile comprendesse la "magia" :P pensavo fosse un autore più da thriller/horror...
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Datemi il tempo di finirlo (lo sto leggendo in originale) e commenterò anch'io... cmq finora un ottimo libro, e divertente come dice conker.
    (Resta il fatto che preferisco American Gods, perché propendo sempre per il dramma. E perché era molto più complesso e mitologico).
    A presto,
    Michele
  • Sono andato un po' in giro a informarmi su questo neil gaiman, e ho decisamente voglia di comprarmi più o meno tutti i suoi libri :P
    mi piacciono le trame (e i commenti dei lettori) di American Gods, Stardust, Nessun dove, i ragazzi di Anansi. e ho anche scoperto che "nessun dove" non è il suo ultimo romanzo, ma forse era in occasione di una ristampa cartonata che l'ho sentito.

    Penso che inizierò con American gods, anche se, al contrario di quackmore, io in questo periodo preferisco le cose divertenti :P però, se non ho capito male, anansi è il seguito di american gods, no? boh, illuminatemi :P
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Sì, anche se noi due abbiamo gusti diversi, ti consiglio tutti i suoi libri. E' un genio, ma del genere comprensibile e piacevole.
    Di "Nessundove" in effetti ho visto una nuova edizione.
    "Anansi boys" non è il seguito di "American Gods", ma parte dalle stesse premesse, dallo stesso universo, in cui gli dei mitologici sono tra noi... e fanno figli :) Due variazioni sul tema, insomma.
    A presto,
    Michele
  • Quackmore ha scritto:DResta il fatto che preferisco American Gods, perché propendo sempre per il dramma. E perché era molto più complesso e mitologico
    su questo sono d'accordo, se dovessi indicare un romanzo di Gaiman (il migliore secondo me) ad un nuovo potenziale lettore non esiterei a dire "American Gods" :adore:

    certo è che anche quest'ultimo romanzo ha delle frecce nel suo arco, ed offre al lettore qualcosa di diverso rispetto agli altri lavori gaimaniani... io non mi lamento :D
  • dio mio, da quando avete parlato di Neil Gaiman, non la smetto più di fare ricerche su di lui :D

    ha meno di 50 anni e ha scritto così tanto, e così bene (pare)...

    Non mi darò pace finchè non recupero tutto Sandman, Mr. Punch, e American Gods, i ragazzi di anansi, e nessun dove. e poi mirrormask.

    cioè, ha fatto fumetti, libri, film, videogiochi, ha pure scritto la guida ufficiale alla "guida galattica per autostoppisti"! E' un mito, e io non ne sapevo niente!
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Elikrotupos ha scritto:dio mio, da quando avete parlato di Neil Gaiman, non la smetto più di fare ricerche su di lui :D
    :clap:
    ha meno di 50 anni e ha scritto così tanto, e così bene (pare)...
    se penso che Neil impiegava 1 mese pieno a scrivere 1 numero di Sandman mentre la stragrande maggioranza degli scrittori di comics è in grado di portare avanti più serie ogni mese... nah, direi che ha scrtitto "il giusto" :)

    riguardo la qualità dovrai giudicare da te... ma non penso proprio resterai deluso :D
    Non mi darò pace finchè non recupero tutto Sandman, Mr. Punch, e American Gods, i ragazzi di anansi, e nessun dove. e poi mirrormask.
    con un po' di pazienza dovresti riuscire a recuperare tutto :)

    per il film Mirrormask non credo esista una versione italiana ( :( ), ma su internet la si può reperire in inglese... in italiano c'è il libro Mondadori (testi di Gaiman e illustrazioni di Dave McKean) sulla falsariga delle altre "fiabe" gaimaniane "Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi" e "I lupi nei muri" :)
    cioè, ha fatto fumetti, libri, film, videogiochi, ha pure scritto la guida ufficiale alla "guida galattica per autostoppisti"! E' un mito, e io non ne sapevo niente!

    puoi sempre recuperare e, eventualmente, diffondere "il Verbo" :D
  • Alla fine l'ho finito.
    Un romanzo dalla struttura classica. Spudoratamente viaggio-dell'-eroe. Ma molto divertente, pur avendo la sua dose di dramma.
    Però mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Dal titolo, pensavo parlasse di ragazzi che diventavano uomini-ragno grazie ad Anansi... ma la mia mente era deformata da anni di letture marvelliane.
    E mi aspetto qualcosa di più "serio".
    Ma Neil scrive sempre meglio della maggior parte dei suoi colleghi. In inglese è una goduria leggere i termini che usa :rotfl:
    A presto,
    Michele
  • In una settimana me lo sono sparato dall’inizio alla fine.
    Mi ha preso, non c’è niente da fare. Mi ha catturato fin dalle prime pagine e mi ha portato fino all’ineffabile conclusione.
    Eppure sicuramente anch’io preferisco American Gods come libro, e Nessun dove, rispetto a questo: nonostante ciò, ecco che ci ho messo molto meno a leggere questo che i due sopra citati.
    Vien da chiedersi perché. Ma forse è molto semplice. American Gods richiedeva un coinvolgimento di pathos, emozioni, mistero, numero di personaggi molto superiori a quelli di questo libro, questo mi intrigava alquanto ma allo stesso modo ho forse goduto di una sorta di dilatazione temporale nella lettura, per gustarmi il meglio possibile le complicate vicende e i loro sottotesti.
    O forse semplicemente c’erano circa 200 pagine in più.
    Qualunque sia il motivo, ritengo questo Anansi Boys un bellissimo e degnissimo libro, proprio perché qui il fantastico di Neil Gaiman viene piegato a due cose che erano minori in American Gods: gli umani e l’umorismo.

    A sviscerare bene il romanzo, infatti, non è che la componente fantastica faccia capolino tanto spesso. Certo, è sempre presente fin dall’inizio come motore stesso delle vicende (la morte di Anansi-Nancy, l’arrivo del fratello del protagonista) e si percepisce costantemente come sottofondo, ma appunto resta sullo sfondo, davanti al quale recitano vite normali, soprattutto quella del massimo catalizzatore di ironia e risate del libro, il protagonista Ciccio Charlie. Questi – timido, impacciato e inconcludente – conduce una vita spenta, ha un lavoro che non ama e sta per sposarsi, nonostante sia odiato dalla suocera ricambiando il sentimento (memorabili alcune battute sulla donna intesa come vampiro…). La morte del padre, che l’ha sempre messo in imbarazzo fin da piccolo, lo porta a conoscere 4 amabili vecchiette che gli spiegano che suo padre era il dio Anansi (a cui appartengono tutte le storie e che Gaiman ci aveva presentato in American Gods), che ha un fratello di cui ignora l’esistenza e come richiamarlo.
    Peccato che questo genererà una sfilza di imprevedibili conseguenze per il povero Ciccio Charlie, scatenando una girandola di avvenimenti divertenti a assurdi, in cui l’autore preme il pedale della fantasia e del divertimento con un insieme di gag spassose e di battute fulminanti, unito all’elemento magico/divino tipico di Gaiman.
    Tra animali-dei, fantasmi, truffatori, cantanti, villeggiature, e anziane signore dalle insospettabili attività, il romanzo scorre velocemente perché non si può fare a meno di affezionarsi al protagonista, ritratto del perfetto perdente a cui ne capitano di tutti i colori senza capire molto bene cosa esattamente gli stia capitando, ma che alla fine del suo “viaggio di formazione”, come ha scritto Quackmore, saprà trovare la serenità che andava a cercando assumendo in sé nuove consapevolezze sulla sua natura.

    Gaiman dà una lezione di scrittura realizzando un romanzo che si proclama fantastico pur riuscendo a parlare anche d’altro, cioè confezionando un libro divertente che ha i contorni del romanzo di formazione senza però sfruttare i soliti cliché del genere ma appunto rendendolo originale grazie alle premesse e allo sviluppo di tipo fantastico, con gli dei e quant’altro.
    Il risultato è un tomo che vive di luce propria – anche se strizza l’occhio a chi quei mondi li ha già visitati con American Gods – capace di far sorridere in più punti ma anche spaventare e appassionare. Gli dei di Gaiman sono sempre diversi da quelli che di solito ci immaginiamo, e questo è un bene perché orchestrato con intelligenza. Un tomo che non raggiunge le vette di lirismo e la complicatezza filosofica di American Gods ma che non punta nemmeno a ciò, riuscendo comunque a mantenere buoni livelli di epicità.
    Libro molto godibile, e consigliato.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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